di Francesco CARACCIOLO
La figura di San Sebastiano nell’Arte
La mia disanima si prefigge lo scopo di approfondire l’immagine di San Sebastiano nella storia dell’arte, segnatamente in ambito pittorico, tramite alcuni esempi tra i più rimarchevoli del Rinascimento e del Barocco.
L’iconografia del Santo martire trafitto dalle frecce si configura come una delle rappresentazioni più affascinanti e sensuali di tutta la storia dell’arte, grazie all’opportunità per gli artisti di poter esprimere il tormento e l’estasi di una figura umana, spesso rappresentata seminuda e dal fisico scultoreo: ma vedremo che la stessa immagine del Santo compare in più pose e più varianti a seconda della sensibilità dell’artista oppure della committenza che richiedeva l’immagine di un Santo secondo un preciso scopo devozionale, pietistico o taumaturgico.
Partiamo dunque da alcune notizie storiche e documentarie che ci narrano della vita di Sebastiano, il quale visse e morì a Roma nel corso del III sec. d. C. sotto le persecuzioni degli imperatori Diocleziano e Massimiano (che regnarono in diarchia tra il 286 e il 305). Il testo alla base del culto dedicato a San Sebastiano la “Passio Sebastiani” ci informa che il giovane ufficiale fece opera di proselitismo affinché tanti pagani si convertissero al cristianesimo. Dopo aver saputo che i due fratelli Marco e Marcelliano furono condannati a morte per via della loro fede in Cristo, Sebastiano pronunciò un discorso così convincente e infervorato da portare alla conversione un gran numero di pagani. Lo stesso guardiano dei due fratelli, Nicostrato, si battezzò con una tale convinzione grazie all’intervento miracoloso del Santo che riuscì a guarire la moglie.

Quando iniziarono le persecuzioni (nel 296) tutti i seguaci di Sebastiano, rimasti a Roma, furono martirizzati uno ad uno: lo stesso Sebastiano subì la stessa sorte per ordine di Diocleziano, il quale chiamò i suoi arcieri affinché lo trafiggessero con le frecce da loro scoccate; ma egli sopravvisse e fu curato da Sant’Irene. Dopodiché egli tornò al palazzo dell’imperatore per dimostrare la potenza di Cristo ma questa volta perì dopo essere stato flagellato a morte. In genere la rappresentazione più comune di San Sebastiano mostra il giovane Santo, quasi sempre imberbe e con i capelli lunghi, legato al tronco di un albero dopo essere stato trafitto dalle frecce. Nel famoso dipinto di Antonello da Messina (fig. 1) il corpo del Santo non è minimamente compromesso dalle ferite delle frecce ma permane un atteggiamento estatico come se lui stesso rivolgesse il suo sguardo al Cielo, in contemplazione divina. La luce mette in risalto la levigatezza dell’epidermide senza violenti contrasti chiaroscurali.
Nel corso del Rinascimento maturo invece la figura del Santo si erge essenzialmente solitaria assieme agli attributi del suo martirio, ovvero le frecce, lo sguardo estatico e il tronco attorno a cui è legato il giovane martire; nella pittura veneta come nei dipinti del Mantegna il Santo è legato ai resti di un edificio classico e sullo sfondo vi è un paesaggio con i resti di rovine classiche.

Sempre in ambito veneto vi è una rappresentazione del Santo che si carica di una forte connotazione sensuale a causa della posa che egli stesso assume: trattasi del martirio di San Sebastiano di Andrea Vicentino (fig. 2), già presso Sotheby’s. Quest’ultimo dipinto mostra in maniera ineccepibile le qualità di Andrea Michieli, detto il Vicentino (1542-1618), pittore atmosferico e di forti chiaroscuri: domina dal punto di vista compositivo una prospettiva ribassata grazie alla quale viene messa in evidenza vieppiù la sensualità della figura di Sebastiano con il suo corpo levigato e i muscoli ben risaltati dagli sprazzi di ombre che conferiscono all’immagine del Santo un vigore e un risalto senza precedenti. Inoltre, sia il tronco d’albero al quale è legato Sebastiano che il Santo stesso hanno un taglio fortemente obliquo che accentua il movimento delle masse e la drammaticità dell’evento; il Santo ha il ventre leggermente gonfio e ha una posa molto artefatta in cui il suo braccio sinistro è portato innaturalmente verso la testa, il braccio destro piegato dietro la schiena e lo sguardo estatico rivolto verso il cielo.

Quest’ultima caratteristica – lo sguardo estatico e la testa rivolta verso l’alto – l’accomuna alle figure tanto reiterate da Guido Reni (fig.3), esponente del rinnovamento della pittura bolognese a partire dalla riforma dei Carracci.
Nell’esemplare conservato al Prado di Madrid Guido Reni accentua l’atmosfera lunare e in particolare l’attitudine malinconica che pervade il volto acerbo ed efebico del Santo martire. Il paesaggio è ancora quello dei Carracci, mentre le verzure a sinistra hanno un trattamento piuttosto sintetico e monocromatico per il persistere dei toni bruni, ravvivati solamente da flebili colpi di luce. Infine, mi propongo di concludere tale carrellata di iconografie sebastianesche attraverso la breve analisi di un’opera di Francesco Boneri, detto Cecco del Caravaggio (fig. 4).


Allievo molto valente della “schola del Caravaggio”, a detta di Giulio Mancini, Cecco affonda il suo San Sebastiano (inizi ‘600) nella penombra più cupa, laddove emerge drammaticamente solamente il torso di una beltà classica: il volto è completamente avvolto in un cuneo d’ombra, mentre altresì risalta meravigliosamente il bianco abbagliante del perizoma.Le altre figure degli sgherri si scalano nello spazio con grande arditezza prospettica, mentre una f igura maschile, in basso, è tagliata orizzontalmente in corrispondenza del margine inferiore della tela. Lo sbilanciamento della figura, un pochino sbaricentrata rispetto all’asse centrale dell’inquadratura riecheggia altresì nella scultura di Alessandro Vittoria, artista lombardo vissuto nel tardo ‘500 ed operante a Venezia, come nell’esempio di stupefacente effetto del San Sebastiano della chiesa sansovinesca di San Francesco della Vigna nella città lagunare (fig. 5).
Francesco CARACCIOLO, Vicenza, 22 Febbraio 2026
