di Marco FIORAMANTI
Massimo Cacciari
Saggio sull’Uomo senza qualità di Musil
Einaudi 2022 – pp. 128, e 13,00
L’Homo Mathematicus, il possibilista che reinventa la realtà
Tutto è a caso. Ecco l’intera saggezza.
(Robert Musil, I turbamenti del giovane Törleß)
Attraverso l’opera di Robert Musil – Der Mann ohne Eigenschaften, scritta tra il 1930 e il 1942 e interrotta per la scomparsa dell’autore – Massimo Cacciari elabora un saggio filosofico in chiave odierna individuando i tratti pertinenti della crisi culturale e spirituale della nostra epoca. Musil vive la grande tragedia europea dall’inizio alla fine, ma anche per condizioni esistenziali personali che durante la sua vita fino alla morte si fanno sempre più dure per mancanza di mezzi, vive di aiuti a un certo punto praticamente, durante il suo soggiorno in Svizzera fuori evidentemente dalla sua Vienna.
Perché Paradiso e Naufragio? Paradiso come simbolo di felicità a cui tutti dobbiamo anelare, il sogno di un amore compiuto e Naufragio come impossibilità di raggiungere questa mèta, nel mondo di ieri, quello rappresentato dal romanzo, e che Musil ci mostra sia nella tragedia che anticipa la prima guerra mondiale, sia quella tra le due guerre. È la catastrofe europea, dei valori, della cultura, è l’apocalisse che incombe anche ai nostri tempi.
Il romanzo è ambientato quando l’impero austro-ungarico è al suo declino. Le vicende narrate si svolgono intorno al 1913, nella Vienna Imperiale. Quel tempo è ormai finito. Si organizzano grandi festeggiamenti per i settant’anni di regno dell’imperatore Francesco Giuseppe.
Ulrich, il protagonista è un matematico di professione e, in virtù del suo mestiere, prova a dare a questo caos una visione razionale. Si dibatte tra il senso del reale e il senso del possibile, è l’uomo statistico, l’uomo probabilistico. Musil si laurea in ingegneria a Berlino nel 1908 discutendo una tesi dedicata al pensiero e alle teorie del fisico e filosofo Ernst Mach e quindi si sente profondamente legato a un atteggiamento relativistico nei confronti anche della scienza e fisica classica. Il suo punto di vista è quindi consapevole che ogni cosa ha sempre uno sguardo relativo, e non può mai essere la verità. L’uomo senza qualità, più correttamente senza “proprietà” (Eigenschaft), è l’uomo che non possiede più la cosa in sé, perché sa che non esiste. Ha compreso, wittgensteinianamente, che non è possibile spiegare il mondo con le leggi del mondo. Per questo il viaggio verso il Paradiso è il tentativo di dare ordine razionale alle cose della vita, seppure il naufragio è l’esito scontato.
Ulrich vaga in una realtà a lui estranea e cerca di carpirne i tratti pertinenti che la rappresentano.
L’Homo mathematicus non spiega le ragioni del mondo, ma cerca di chiarire con precisione la crisi della meccanica classica, quella degli antichi princìpi della spiegazione del mondo. Il modello di Schrödinger descrive gli elettroni come onde di probabilità anziché come particelle che ruotano su orbite fisse. Da matematico, Urlich – scrive Cacciari –
sembra in grado di “immaginare” con esattezza e coerenza proprio la “sconnessione”, i salti nell’ordito delle cose; è essa a esigere la costruzione dell’immaginario, e cioè che l’irrazionale venga rigorosamente pensato.
Il paradosso della matematica porta dunque a convincerci della decostruzione del “paradiso” nel quale finora avevamo concentrato le nostre certezze. Il mondo non è più legato e controllato da pure logiche formali, ma legato a “una dimensione acausale dei fatti”, per cui l’impossibilità di formulare il non-formulabile. La forza dell’Uomo senza qualità sta nel “ripudiare la pretesa che matematica sia il linguaggio della natura”. Nonostante sembri un paradosso, una volta stabilito che non è possibile trovare un ordine “tra gli enti e tra osservante e osservato”, la forma matematica è la sola in grado di rappresentarlo “con esattezza”. La matematica, dunque, è un’illusione necessaria all’esistenza, e non il fondamento e la verità ultima del mondo. Ora è possibile applicare – per analogia – la stessa regola alla sfera del sentimento? Forse attraverso un approccio intermedio, nel cercare di unire il senso del possibile all’esattezza fantastica.
Dice Cacciari in un’intervista citando Nietzsche:
“Noi vediamo, viviamo soltanto nel chiaroscuro, a mezzaluce, una luce nella tenebra, nel viaggio, nel cammino di questo personaggio che cerca, che va cercando. Il Nietzsche logico-filosofico, non quello del fanatismo estetico. Esclude il cammino mistico, procede nel buio, che illumina per istanti, che ti fa presagire il paradiso ma non arriverà mai nel paradiso.
Massimo Cacciari è dagli anni ’70 uno dei protagonisti della discussione filosofica e politica europea. Ha insegnato a Venezia, Lugano e Milano, ha ricevuto numerosissimi riconoscimenti internazionali ed è socio dell’Accademia dei lincei. Molte le sue opere, da Krisis (1976) fino alla summa della sua riflessione teoretica rappresentata dal trittico Dell’Inizio (1990), Della cosa ultima (2004) e Labirinto filosofico (2014). Con Einaudi ha recentemente pubblicato La mente inquieta. Saggio sull’Umanesimo (2019). La presente edizione ripropone, integralmente riveduto e corretto, il saggio apparso in Il romanzo (vol. V, Lezioni, Einaudi 2003).
Marco FIORAMANTI Roma 30 Agosto 2026

