“Helmut Newton. Legacy”; all’Ara Pacis in mostra oltre 200 scatti del fotografo “tra i più amati di tutti i tempi”.

di Silvana LAZZARINO

Esposizione che ripercorre l’evoluzione fotografica di Helmut Newton; aperta fino al 10 marzo 2024

  Newton non è stato solo un fotografo di moda: è stato un visionario, un genio capace di leggere la società fin nelle sue pieghe più nascoste. Con la sua fotografia ha dato forma a desideri, fantasie e perversioni, senza per questo rimanere invischiato in una volgarità grossolana e fine a sé stessa.”
Helmut Newton. Italian Vogue. Como Italy, 1996

Queste le parole di Denis Curti, curatore dell’esposizione insieme a Matthias Harder dedicata ad “uno dei fotografi più amati di tutti i tempi” Helmut Newton, aperta a Roma all’Ara Pacis lo scorso 18 ottobre 2023, visibile fino al 10 marzo del 2024. Promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e Marsilio Arte, organizzata da Zètema Progetto Cultura e Marsilio Arte, la mostra “Helmut Newton. Legacy” è organizzata in collaborazione con la Helmut Newton Foundation di Berlino.

1. Helmut Newton. Autoritratto, Monte Carlo, 1993 © Helmut Newton Foundation

Registrato all’anagrafe con Helmut Neustädter, cognome anglicizzato poi in Newton, il fotografo nasce a Berlino nel 1920 da una benestante famiglia ebrea e già a 12 anni dimostra familiarità con la macchina fotografica tanto che a 16 lavora come apprendista dalla famosa fotografa di moda Yva, sperimentando i suoi primi autoritratti inscenati con grande sicurezza. Costretto al lasciare la Germania nel 1938 a causa delle persecuzioni antisemite, dopo una tappa a Trieste s’imbarca verso l’Australia dove apre un piccolo studio di fotografia che segnerà l’inizio della sua carriera.

Ma è a Parigi dove si trasferisce nel 1961 che inizia a collaborare con le più importanti riviste di moda quali: “Vogue” e“Harper’s Bazaar” per poi giungere alla consacrazione negli anni Settanta diventando uno dei fotografi più richiesti e pagati del settore della moda. È a questo periodo, il più significativo della sua carriera, che fanno riferimento i ritratti e le fotografie di moda scattate nelle strade di Londra e di Rio, una specie di fotoromanzo sul confine franco-belga e un editoriale sulla moda maschile incorporato in una storia di James Bond.

Helmut Newton. Self-portrait at Yva’s studio, Berlin, 1936 © Helmut Newton Foundation

Curata da Matthias Harder, direttore della Helmut Newton Foundation, e da Denis Curti, direttore artistico de Le Stanze della Fotografia di Venezia, la mostra ripercorre la figura, umana e professionale, di un uomo ricordato come l’autore di scatti che hanno fatto la storia della fotografia, apparsi nelle più importanti copertine di fashion magazine, arricchiti da un corpus di inediti con cui sono svelati aspetti meno noti della sua opera. Sono esposti oltre 200 scatti di cui circa 80 per la prima volta, accompagnati da testimonianze prodotte dai materiali d’archivio come le stampe a contatto o le pubblicazioni speciali.

Viene ripercorsa lungo sei capitoli in ordine cronologico l’evoluzione fotografica di Newton: dagli esordi degli anni Quaranta e Cinquanta in Australia fino agli ultimi anni di produzione, passando per gli anni Sessanta in Francia, gli anni Settanta negli Stati Uniti, gli Ottanta tra Monte Carlo e Los Angeles e i numerosi servizi in giro per il mondo degli anni Novanta.

Helmut Newton. Il muro di Berlino, Berlino 1977 © Helmut Newton Foundation

Disciplina e metodo, profonda attenzione a gesti e sguardi dei soggetti rappresentati, caratterizzano i lavori di questo artista capace come pochi di restituire quel lato invisibile che va oltre la pura e semplice riproduzione dell’immagine, per cogliere il non detto legato ad un fatto o ad un’emozione che unisce per sempre quel soggetto ad una storia o ad un luogo distante eppure vicino in questo tempo dove tutto è visione e rappresentazione. A partire dagli anni Sessanta inizia a sviluppare il proprio stile con le collaborazioni per riviste quali Vogue Paris, Elle France, Vogue UK e per Queen rivista d’avanguardia inglese, dove emerge il suo modo nuovo e innovativo di interpretare la moda da cui si evince un elemento di intrigo e talora dettagli di sado-masochismo, omosessualità e voyeurismo.

Helmut Newton, Elle, Parigi, 1967, © Helmut Newton Foundation

Sono di questi anni anche i ritratti intimi della moglie June e gli autoritratti, ma si palesa anche la tematica del doppio (Doppelgänger): le immagini raddoppiate e l’accostamento tra manichini e modelle in carne e ossa si fa strada nelle sue collaborazioni con diverse riviste a Venezia, Londra, Parigi, Milano, Roma, Montreal e Tunisi.

È degli anni Settanta, durante i quali si reca con regolarità negli Stati Uniti, una propria versione più audace delle fotografie di moda per le quali si serve dei set, ma anche delle modelle e degli stylist set. Molte di queste immagini inedite apparvero nel suo primo libro di fotografia, White Women, cui segue il secondo libro, Sleepless Nights, che raccoglie fotografie già apparse su Vogue e Playboy.  Strade hotel o appartamenti signorili ma anche ristoranti di lusso, sono gli scenari e spazi ideali per le sue fotografie di moda in cui compaiono come accennato sopra, manichini da vetrina e modelle in carne e ossa. Solo a un’osservazione più approfondita diventa chiaro cosa è reale e cosa invece è una ricostruzione di scene da lui osservate o immaginate. Le sue fonti di ispirazione spaziano dal Surrealismo, ai racconti fantastici di E.T.A. Hoffmann e film che esplorano i temi del doppio e della metamorfosi, come Metropolis di Fritz Lang. Diverse immagini di questi anni sono talmente emblematiche e intramontabili che ancora oggi vengono rivisitate e considerate punti importanti di riferimento. La sua idea visiva rivoluzionaria caratterizza gli anni Ottanta per Vogue Italia e Vogue Paris dove colpiscono le fotografie di modelle nude immortalate nelle stesse pose del loro precedente servizio di moda. Sono questi gli anni del Big Nudes, destinati sia alle pagine delle riviste sia a stampe a grandezza naturale, con queste ultime viene inaugurata la gigantografia che consente alle stesse fotografie di entrare nelle gallerie e nei musei di tutto il mondo.

“Big Nudes” diventa poi il suo libro di maggior successo dove risaltano nudi a figura intera ed in bianco e nero ripresi in studio con la macchina fotografica di medio formato. Ritrae inoltre in particolare a Los Angeles celebrità di Hollywood che frequentava come amici o conoscenti, senza tralasciare ritratti dedicati a June, che dal 1970 aveva intrapreso una carriera di successo come fotografa con lo pseudonimo di Alice Springs.

Helmut Newton, Elsa Peretti as a Bunny, New York 1975

Negli anni Novanta diventano sempre più richiesti i suoi servizi assegnategli direttamente dagli stilisti tra cui Chanel, Mugler, Yves Saint Laurent, e da altri clienti quali Swarovski e Lavazza che gli affidano campagne pubblicitarie su larga scala. Non mancano in questo periodo anche pubblicazioni personali, tra cui due numeri di Helmut Newton’s Illustrated e un libro dei suoi scatti con Polaroid realizzato con Schirmer/Mosel. Molto importanti per Newton, sono sempre le istantanee in particolare perché rappresentano un modo rapido per verificare un’idea o controllare una composizione durante un servizio fotografico.

La sua attività non si ferma: egli ha infatti continuato a lavorare anche negli ultimi anni per stilisti e riviste Tra una sezione e l’altra, si può scorgere l’intensa attività ritrattistica di Newton che ha immortalato volti celebri come Gianni Versace, Andy Warhol, Charlotte Rampling, Romy Schneider, Catherine Deneuve, Mick Jagger, Nastassja Kinski, David Bowie, Elizabeth Taylor, Arthur Miller, solo per citarne alcuni.

Helmut Newton, Moda, ca 1960’s, © Helmut Newton Foundation

Nel 2000, in occasione dell’ottantesimo compleanno di Newton, la Neue Nationalgalerie di Berlino gli ha reso omaggio con una grande retrospettiva che è stata successivamente esposta in diverse città del mondo. Si è trattato della prima mostra permanente di un fotografo mai allestita nel leggendario edificio di Ludwig Mies van der Rohe.

Il percorso espositivo nel rivolgersi ad un pubblico sempre più vasto con attenzione alla fruibilità e quindi all’accessibilità, prevede audiodescrizioni, video LIS e disegni tattili (scaricabili online) con approfondimenti tematici su alcune delle fotografie più rappresentative, comprese visite tattili e in LIS gratuite disponibili per tutto il periodo di apertura dell’esposizione. Questo impegno è stato possibile grazie alla collaborazione con Rai Pubblica Utilità e Rai Cultura, con il Dipartimento Politiche sociali e Salute – Direzione Servizi alla Persona di Roma Capitale e Cooperativa Segni d’Integrazione – Lazio e con Radici Società Cooperativa Sociale. La mostra si avvale del sostegno di Rinascente, Fashion Partner Vogue, Travel Partner Ferrovie dello Stato Italiane, Media Partner La Repubblica, e le citate Rai Cultura, Rai Pubblica Utilità. Radio ufficiale Radio Monte Carlo.

Silvana LAZZARINO  Roma  22 Ottobre 2023

Helmut Newton Legacy

Museo dell’Ara Pacis

Ingresso alla mostra da Via di Ripetta n. 180 – 00186 Roma

Orario: tutti i giorni ore 9.30 – 19.30. 24 e 31 dicembre ore 9.30 – 14. Giorni di chiusura 1° maggio e 25 dicembre Ultimo ingresso un’ora prima della chiusura; fino al 10 marzo 2024 ; per informazioni. tel. 060608 (tutti i giorni ore 9.00 – 19.00)

http://www.sovrintendenzaroma.it/,

https://www.museiincomuneroma.it/

https://www.arapacis.it/,

 https://www.zetema.it/