Caravaggio e gli Antichi: un probabile e insospettabile modello.

di Claudia RENZI

CARAVAGGIO E GLI ANTICHI, UN PROBABILE INSOSPETTABILE MODELLO

Anonimo, Ritratto di ecclesiastico seduto con lettera in mano (tardo XVI sec., già asta Minerva Auctions Roma, 28.11.2017, ubicaz. ignota)

Apparsa in asta Minerva Auctions, Roma, 28.11.2017, la tela proposta con il titolo di Ritratto di ecclesiastico seduto con lettera in mano 136×100, olio su tela, lotto n. 39 (Fig. 1), fa subito venire in mente un quadro di Caravaggio poco studiato, il Ritratto di prelato con caraffa di fiori (1595 ca., collezione privata Corsini, già proposto dalla scrivente quale ritratto ideale di Mons. Francesco Barberini senior[1] – Fig. 2) nonché il Ritratto di Maffeo Barberini (1598 ca., coll. priv. Firenze – Fig. 3) al primo strettamente legato per via della parentela dei ritrattati e per il committente, Maffeo Barberini.

Il quadro comparso in asta proviene dalla collezione romana Riario Sforza. Non c’è bibliografia precedente e non si hanno notizie di documenti noti, ma quel “Sforza” fa suonare un campanello d’allarme nelle orecchie di studiosi di Caravaggio.

Caravaggio, Ritratto di prelato con caraffa di fiori (1595 ca., proposto dalla scrivente come Mons. Francesco Barberini senior, coll. priv. Corsini)

C’è da ipotizzare che un pittore attivo a Roma a fine Cinquecento – questa l’epoca, condivisibile, avanzata dall’estensore della laconica (appena tre righe) scheda del catalogo – abbia eseguito il ritratto per un religioso non meglio identificato e che, ad un certo punto, Caravaggio giunto a Roma l’abbia visto, magari perché nella disponibilità di qualche famiglio della marchesa di Caravaggio Costanza Sforza, sua patrona. Non è nemmeno da escludere che il giovane Caravaggio possa aver visto un prototipo ignoto, una sorta di fonte Q pittorica dalla formula che, viste le varianti, deve aver goduto di una certa fortuna.

La tela passata in asta è ben dipinta, notevoli i dettagli delle mani e del volto; presenta una fine introspezione psicologica e una certa padronanza del mezzo; ha uno stile tardo cinquecentesco con una componente di vaga ascendenza veneta.

Caravaggio, Ritratto di Maffeo Barberini (1598 ca., coll. priv. Firenze)

L’impianto generale lo si ritrova abbastanza puntuale nel Prelato di Caravaggio sebbene, com’è ovvio in arte, il maestro abbia introdotto delle varianti rispetto al modello ispiratore: in primo piano è collocato un tavolinetto a parziale copertura delle ginocchia del soggetto, sul quale campeggia una piccola, preziosa natura morta che, assieme al libro aperto in prospettiva, già presenta quella “tanta manifattura” anche per i dettagli secondari così cara al pittore; il risvolto rosso acceso è uno solo, come una sciabolata di colore caldo, che rimbalza dal rosso di due dei fiori nella caraffa a quello quasi ciliegia delle labbra; la mano sx ghermisce il pomello in un bel gioco sia prospettico che naturalistico ed è, infine, più caldo il nucleo di luce ocra dello sfondo, che accentua il contrasto con il contorno della figura: anche nel dipinto passato in asta si intravedono i profili della sedia (una savonarola probabilmente) e della veste, ma i dettagli sono meno leggibili che in Caravaggio, per via del fondo totalmente scuro. Le misure sono invece analoghe, con uno scarto di pochi centimetri, forse a conferma di un modello di successo ben preciso da riproporre.

Il Ritratto di Maffeo Barberini, invece, riprende dall’anonimo predecessore il dettaglio della lettera in mano, ma Caravaggio gliela pone nella mano sx perché la dx è evidentemente impegnata nell’indicare qualcosa o qualcuno fuori campo.

In conclusione, la tela apparsa in asta Minerva Auctions nel 2017 è solo uno dei possibili esempi di come sia del tutto infondata l’affermazione secondo cui Caravaggio andasse “Spregiando gli eccellentissimi marmi degli antichi e le pitture tanto celebri di Raffaello[2], cioè non conoscesse né studiasse i predecessori (men che meno che non disegnasse): e chissà in quanti archivi e fondi privati ci sono altre prove a conferma di ciò che attendono solo di venire riscoperte.

© Claudia RENZI  Roma 15 ottobre 2023

NOTE
[1] Per la proposta identificativa si veda C. Renzi, https://www.aboutartonline.com/da-caravaggio-a-bernini-sarebbe-di-mons-francesco-barberini-senior-il-noto-ritratto-di-prelato-di-coll-corsini/
[2] Giovanni Pietro Bellori, Vite de’ pittori, scultori et architetti moderni, scritte da Gio: Pietro Bellori, Roma, 1672, p. 208.

BIBLIOGRAFIA

  • Minerva Auctions Roma 28.11.2017 (cat. asta)
  • Gianni Papi (a cura di), Caravaggio e i Caravaggeschi a Firenze, Firenze, 2010
  • Giovanni Pietro Bellori, Vite de’ pittori, scultori et architetti moderni, scritte da Gio: Pietro Bellori, Roma, 1672
  • Lionello Venturi, Opere inedite di Michelangelo da Caravaggio, in: «Bollettino d’Arte», VI, 1912, pp. 1-18
  • Marilyn Aronberg Lavin, Seventeeth Century Barberini Documents and Inventories of art, New York, 1975
  • Maurizio Marini, Caravaggio pictor praestantissimus, Roma, 2005
  • Roberto Longhi, Il vero Maffeo Barberini del Caravaggio, in: «Paragone» XIV, 165, 1963, pp. 3-11
  • Claudia Renzi, Da Caravaggio a Bernini: sarebbe di Mons. Francesco Barberini senior il noto Ritratto di Prelato coll. Corsini, in: aboutartonline.com del 30.07.2023 https://www.aboutartonline.com/da-caravaggio-a-bernini-sarebbe-di-mons-francesco-barberini-senior-il-noto-ritratto-di-prelato-di-coll-corsini/