redazione
A Trieste, nel corso di due eventi organizzati da Enzo Santese con la presentazione dei due miei volumi usciti di recente (si tratta di “Arte criminale.Vite spericolate tra genio, eros e follia” insieme a Vania Colasanti e “Dalle botteghe alle accademie. Artisti e società a Firenze e Roma dal Trecento a Caravaggio“).
Ed a questo mio amico triestino, poeta, scrittore, critico d’arte, instancabile e poliedrico organizzatore di eventi culturali pongo alcune domande:

D: Tu sei reduce dal Festival della Poesia di Pirano, un importantissimo evento culturale con cadenza biennale che coniuga poesia, musica, arte figurativa ed è giunto ormai alla IV edizione.
R: Come sai Pirano è una splendida cittadina slovena affacciata sull’Adriatico e dall’architettura tipicamente veneziana, dove si conserva anche la casa natale di Giuseppe Tartini (Pirano 1692-Padova 1772) uno dei violinisti e compositori più in vista della Repubblica di Venezia e dove si sono svolte anche alcune sezioni del Festival di quest’anno (18 e 19 settembre). Si tratta di un’iniziativa capace di porsi in ascolto delle più interessanti “voci” di questa parte centrale d’Europa, trovando nel mare i motivi di una convergenza nel confronto fra culture, formazioni e credi diversi. Fin dalla prima edizione del Festival (2020) i punti di riferimento ideale della manifestazione sono state e rimangono due personalità letterarie molto diverse per formazione, sensibilità e spirito di appartenenza all’esistente: il primo è Federico Garcia Lorca che nella sua Ballata dell’acqua del mare (1919), con i versi “Il mare sorride in lontananza. /Denti di spuma, / labbra di cielo”, invita a un’immersione ideale dentro il reticolo di sollecitazioni emotive scaturite dal mare stesso. Il secondo è Umberto Saba che, nell’essenzialità espressiva della sua lirica di 13 endecasillabi sciolti, Ulisse, della raccolta “Mediterranee” (1946), cita le coste della Dalmazia come un luogo privilegiato per un recupero memoriale e per un appunto sul tema del viaggio. Nell’ultima edizione è stata data facoltà ai partecipanti, secondo i moduli delle rispettive sensibilità creative, di interpretare l’idea del mare con una massima dilatazione tematica: Pirano e la sua vocazione marinara; gli influssi veneziani anche nella tradizione marinara; il rapporto fra l’uomo e il mare nella dinamica quotidiana del vivere; il mare, alveo di scorrimento di fantasie che suggeriscono magie di segni, colori, parole; il mare, protagonista di vicende storiche e di cronaca; aspetti di costume e cultura dei Paesi che si affacciano sull’Adriatico. Uno dei motivi essenziali attorno a cui è ruotata la riflessione degli autori è stata la metafora del viaggio nel mare dell’esistenza; e fondante è il desiderio di conoscerne e apprezzarne anche gli aspetti più segreti e le manifestazioni più enigmatiche.
D: Nell’edizione del ’24, cui anch’io avevo partecipato, mi aveva particolarmente colpito il fatto che giovani e giovanissimi si siano confrontati alla pari con poeti adulti e in alcuni casi anche già affermati.
R: Infatti Il concorso internazionale di poesia mira a promuovere negli adolescenti e nei giovani un interesse specifico per la scrittura con l’aiuto di un motivo (il mare appunto) che per tutti o, comunque, la maggior parte delle persone ha un fascino straordinario; questo, nell’occasione, va incanalato nelle norme di una scrittura a cui ognuno affida il senso di una comunicazione emotiva o di un’espressione del mondo interno sulla base di quanto il mare e l’ambiente variegato ad esso collegato propone. Voglio anche ricordare che negli anni precedenti al 2020 si sono svolti, sempre con la mia direzione, quattro Festival della Poesia del Mare: al Lido di Venezia (dove si svolge ogni anno nel prestigioso spazio di Villa Pannonia prima e del Museo navale “Falconi” poi), a Trieste (in sedi sempre diverse), a Lignano Sabbiadoro nella Terrazza a Mare, con la partecipazione di oltre 130 poeti provenienti da diversi paesi che si affacciano sul Mediterraneo.
D: Ma nel Festival trovano spazio anche la musica, quest’anno in particolare con Paolo Di Giorgio e Francesco Sainato, e le arti figurative. Ed a questo proposito mi piace sottolineare come tra le artiste presenti nelle ultime due edizioni ve ne sono in particolare due di cui io ho già scritto in questa rivista, Alexandra Mitakidis e Bernarda Visentini.
R: La Mitakidis mimetizza la dimensione oggettuale come immergendo l’immagine in uno stato liquido che fa dilatare il tessuto cromatico con estensioni nell’azzardo di colori che rifanno del tutto il volto esterno delle cose, con sovrapposizioni di toni, accenni di incandescenze sotto pelle.
Inoltre trasforma i particolari anatomici in punti generatori di immagini altre, che talora deflagrano come se l’effetto mosso si sviluppasse a raggiera, diffondendosi in direzione centrifuga. In questo modo traduce i suggerimenti della realtà in ritmi di pensiero, in onde d’emozione, in slanci fantastici verso isole lontane dove il rumore diventa musica, lo scoppio conflittuale si trasforma in battito ritmato, il colore delle cose si avverte secondo un climax generato dallo stato d’animo concomitante con il momento creativo. La fotografia è per Alexandra un mezzo straordinario di connessione tra lo sguardo e gli orizzonti concettuali offerti dalle cose vicine e quelle remote, viste con l’occhio di una fantasia che si nutre, peraltro, profondamente di realtà. Anche in questo volume, per esigenze legate alla comodità compilatoria si raggruppano in tre sezioni, originate da specifiche tensioni tematiche dell’autrice.

Quanto alla Visentini, considerando che Pirano è patria di Tartini, l’artista ha realizzato alcune sculture appositamente per la Casa del Maestro. Le sculture “Il grande flauto” e “Il piccolo flauto” nonché i due tamburi rappresentano il potere della musica capace di attivare sfere sensoriali e campi cerebrali noti e ignoti. I tamburi più antichi, trovati nelle sepolture di bambini con rappresentazioni di spirali, semi, triangoli… raccontano, esaltandoli, la forza della vita, il superamento della morte e la futura rinascita. Non a caso quello che è considerato il più antico strumento musicale è il flauto di Divje Babe rinvenuto nella Slovenia nord-occidentale e conservato nel Museo Nazionale di Lubiana, risalente a 50.000 – 60.000 anni fa circa e dunque le opere della nostra artista partono dal passato per proiettarsi verso il futuro e pirano è stato certamente una location particolarmente adatta alla sua esibizione.
D: Passando ad un’altra delle tue attività principali parlami brevemente della Rivista “Amicando”
R: Quanto ad AMICANDO SEMPER, il titolo significativamente dice in latino “Ricercando sempre l’amicizia”, che è una merce poco frequentata dagli artisti, dai pittori e dai critici, perché ognuno – nella maggior parte – si crogiola nel suo individualismo esasperato perdendo molto spesso di vista le evidenze della realtà. È una rivista on line che ho fondato nel 2018 e che dirigo con grande soddisfazione, perché vi collaborano a rotazione colleghi e amici che vengono da ogni parte d’Italia. La cosa straordinaria è che ha ormai circa 18.000 visite ad ogni uscita (mensile). Le sezioni sono quelle dell’arte, della letteratura e della critica culturale.

D: Tu sei anche fra i curatori delle iniziative di uno dei più stimolanti e originali spazi culturali veneziani “Micromega” fondato dall’amico Roberto Carlon, che si definisce modestamente un “artigiano” ma è in realtà un designer di occhiali apprezzato in tutto il mondo oltre ad essere un uomo di straordinaria sensibilità e cultura. E proprio a Micromega ho presentato nel corso degli ultimi anni i due libri che ripresenteremo il 13 ottobre all’ITIS di Trieste e il volume La cultura siamo noi. Umanismo operativo e funzionalismo storico nel pensiero di Mario Rossi, a cura di Roberto Bufalo, edito da Mimesis nel 2024.
R: Senza dubbio hai ragione nel definire Micromega uno degli spazi culturali più originali di Venezia e direi anche non solo di Venezia. E per rendersene conto basta dare un’occhiata allo Statuto fondativo dell’istituzione che si articola in 4 punti e così recita: «1) Mac si dispone ad accogliere il pubblico interessato alla sua proposta culturale, nella intenzione e allo scopo di creare nuove aperture che vadano a beneficio di tutti. 2) Nei limiti delle proprie capacità, ognuno con i propri strumenti, all’interno delle problematiche sempre più esasperate che pone il “vivere civile” nella Società contemporanea, i costituenti si adoperano nella consapevolezza della necessità di rimuovere barriere, che spesso appaiono insormontabili e che investono in primis la stessa comunicazione. 3) Mac ripudia la violenza, verbale e fisica. Non esalta le polemiche, ed anzi le stigmatizza come inconcludenti, in quanto reiterano lo spirito del conflitto. Promuove l’ascolto e favorisce il dialogo. 4) Mac promuove la Pace, che considera il bene più prezioso da coltivare. Stabilisce la necessità del limite della tolleranza. Al suo interno non sono quindi tollerate polarizzazioni, che determinano situazioni di conflittualità. Con questa consapevolezza MAC ribadisce proporsi nella “intenzione” di non selezionare il pubblico. L’elemento di base è proprio lo spirito della accoglienza e della gratuità, unico che può realizzare, nel farsi cultura, la demistificazione dello sfruttamento e della mercificazione, per costituirsi come momento di condivisione. Vuole essere quindi l’incipit di una piccola rivoluzione culturale che intende restituire il riconoscimento della propria dignità alle persone, al di là dello stato sociale e delle rispettive appartenenze, nel ribadire che “in linea di principio” siamo tutti esseri umani figli di madre terra». E voglio sottolineare che oltre a me e Carlon non si possono non citare il direttore, coordinatore e regista Marco Giommoni, fine musicista e musicologo e egli stesso, che si fa carico di programmare e gestire il calendario degli eventi, oltre a realizzare direttamente e presentare svariate manifestazioni, in particolare in ambito musicale; Paolo Puppa, docente, scrittore, saggista e drammaturgo di fama internazionale e Franco Ferrari Delfino, conoscitore come pochi della storia e della cultura veneziana.
Curriculum di Enzo Santese
Enzo Santese è di Trieste, dove risiede e opera. Svolge un’intensa attività di critico d’arte, scrittore e poeta. La sua bibliografia comprende oltre un centinaio di libri, divisi tra le traduzioni degli autori classici, greci e latini, la poesia, la narrativa e la saggistica. È autore di diverse trasmissioni radiofoniche e televisive (RAI e Tele Capodistria). Scrive testi per il teatro. Sue liriche sono state tradotte in inglese, tedesco, romeno, polacco, sloveno e spagnolo. E’ direttore responsabile della rivista on line di Arte e Letteratura “Amicando Semper” e direttore artistico di ben quattro Festival: l’uno è “Poetando” e si svolge a ogni inizio primavera a Pordenone; un altro è “Orbite mutanti”, che si svolge a Trieste; il terzo è il “Festival del Pensiero In / verso” a Venezia ed il quarto è il Festival della Poesia del Mare di Pirano.

