di Silvana LAZZARINO
Nel ritenere gli alberi un patrimonio pubblico da salvaguardare, rappresentando essi la storia e l’identità dei cittadini, CURAA-Cittadini Uniti per Roma i suoi Alberi e i suoi Abitanti nelle sue dichiarazioni, continua a mettere in luce quelli che definisce i rischi di una crescente comentificazione e “speculazione sul verde” e sulle conseguenze ambientali e di salute pubblica delle politiche di gestione del patrimonio arboreo. E’ quanto emerso dall’incontro pubblico svoltosi a Roma lo scorso 4 ottobre, giorno di San Francesco d’Assisi, a Piazza Cavour, dedicato alla difesa dei pini e del patrimonio verde della Capitale. Nel corso dell’incontro, CURAA e SOS Roma hanno lanciato l’allarme sul rischio che Roma si trasformi in una città priva dei suoi pini. In particolare, al centro del dibattito è emersa la necessità di tutelare il Pinus pinea, l’albero simbolo di Roma e parte integrante e irrinunciabile del suo paesaggio storico.
Nel mirino c’è anche l’annuncio del nuovo Piano del Verde e della Natura, coordinato da Carlo Blasi. Come riportato da a Repubblica, lo stesso Blasi ipotizza di inserire progressivamente i lecci tra i pini “via via che moriranno”. Per le associazioni, dietro questa impostazione si nasconde il rischio di una vera e propria “cancel culture” del paesaggio romano: sostituire lentamente i pini significa, nel tempo, cancellare uno dei simboli più riconoscibili della città.
Ma nelle Relazioni sui pini dei Fori Imperiali -ottenuti tramite “accesso agli atti”- rendono la vicenda ancora più inquietante: nove pini risultano abbattuti nonostante fossero in buona e ottima classificazione alle cosiddette “prove di trazione” di stabilità, perché allora si è proceduto ad abbatterli se non erano a rischio crollo ma stabili?
“I pini di Roma sono beni preziosi, definiti ‘alloctoni’ sembra un pretesto per discriminare la specie e aggirare i vincoli ministeriali”,
denuncia Francesca Marranghello, contestando anche la scelta di privilegiare il leccio in quanto “autoctono”.
Lo storico dei giardini Prof. Mario Bencivenni (Vice Presidente di Italia Nostra Firenze) è altrettanto netto:
“I pini sono naturalizzati da 3000 anni. Preoccupiamoci piuttosto di come si gestiscono le centinaia di migliaia di nuovi impianti: le logiche speculative stanno seminando deserti di piante secche. È un disastro etico, ecologico ed economico”.
Daniele Giannini di SOS Roma ribadisce: “Roma non è Roma senza i suoi pini”, richiamando la tutela del Paesaggio prevista dall’articolo 9 della Costituzione e dal Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio (2004). E mentre si discute di quale specie piantare domani, oggi a Roma si stanno abbattendo alberi sani. Contemporaneamente, altri pini malati vengono lasciati senza gli interventi endoterapici necessari contro la cocciniglia tartaruga, nonostante il Decreto Ministeriale del 3 giugno 2021 preveda misure di obbligo di cura, prevenzione e contrasto sia per i comuni che per i privati.
Jacopa Stinchelli storica dell’arte e Presidente CURAA così dichiara:
“Il Comune di Roma deve smettere di trattare l’abbattimento come una politica del verde. Un albero sano non è un problema da eliminare e un pino malato non è una condanna all’abbattimento: è un albero da curare e salvaguardare in quanto patrimonio storico irrinunciabile. I pini di Roma non sono un arredo urbano da sostituire a piacimento. Sono patrimonio della città, della sua storia e dei suoi cittadini. Se il Comune li lascia scomparire, non perderemo soltanto degli alberi: perderemo il vero volto storico di Roma”.
Silvana LAZZARINO Roma, 11 Ottobre 2026
