di Matteo VISCONTI
“…anche il silenzio canta”
Finissage della quinta mostra della rassegna Di-Versi Di-Segni. Arti visive e performative, poesia e musica, a cura di Laura Turco Liveri, in occasione della presentazione del libro d’artista Sensi di Fabio Fornasari con poesie di Laura Anfuso, con laboratorio esperienziale
Per RAW 2026, SpazioCupra, il centro culturale polivalente aperto da poco più di un anno nei pressi della Stazione Tiburtina (zona Largo A. Beltramelli) propone ben tre eventi.
Martedì 20 ottobre, infatti, dalle 17 alle 20, la quinta mostra della rassegna Di-Versi Di-Segni. Arti visive, performative, poesia e musica giunge al termine dopo la lunga proroga, fatta salva la pausa estiva, e rilancia per Roma Art Week 2026 con la presentazione di Sensi, libro d’artista di Fabio Fornasari con poesie di Laura Anfuso.
L’esposizione propone un ulteriore lavoro tra poesia e arti visive e musica, con acquerelli di Anna de Silva, Stefania Lorenzini e fotografia di Iria Seta, su poesie di Giuseppe Turco Liveri con musiche originali di Marco Visconti.
Le tre artiste hanno lavorato sulle poesie edite di Giuseppe Turco Liveri, collegando sensibilità, soggetti e perizia tecnica a frasi o a interi componimenti del poeta e filosofo palermitano (1935-2006). Nell’allestimento, fogli in libera installazione mostrano per intero le poesie da cui sono stati tratti i versi riferiti alle opere. Il tema ricorrente è l’acqua, come tecnica, l’acquerello, su cui lavorano da anni Stefania Lorenzini e Anna de Silva, e come soggetto, fotografato da tempo da Iria Seta.
Come scrive la curatrice della rassegna, la storica e critica dell’arte Laura Turco Liveri nel pieghevole della mostra:
“…. In Anna de Silva, che del poeta era anche la moglie, l’energia visiva si dilata e si diffonde sul foglio sublimando il racconto su di un piano meditativo e concettuale. Segni astratti che si compongono in andamenti cromatici tono su tono, in ipnotiche textures o in narrazioni dove il momento viene fissato in un eterno e identico scorrere.
Temi e immagini che tutti abbiamo visto e sentito, e in cui ci rispecchiamo guardando le sue opere, partendo per un unico e personale viaggio, come nelle onde del mare sguinzagliate nella tempesta, che astratte rimestano profondità e superficie inseguendo l’animo di chi osserva, agitandolo a sua volta, o nell’apparente quieta risacca che lo abbraccia, sempre possente e immensa.

L’energia segnica, cromatica e tridimensionale dei fiori è invece ciò che interessa Stefania Lorenzini, che del verde e dei giardini ne fa un complemento fondante del proprio lavoro. Declinando la delicatezza e la trasparenza serica dell’acquerello in velature emozionali, la Lorenzini fa letteralmente germogliare emozioni cromatiche e visive da poche intense velature e dalla sapiente giustapposizione di colori vividi e vibranti, in questo trovando immediata corrispondenza con certo sentire del poeta scelto per la mostra. Fiori ritratti o inventati – cioè ‘trovati’ nel proprio immaginario – foglie come ali che si integrano nel forte dinamismo delle stesure, e integrazioni segniche a completamento di un equilibrio instabile ed esplosivo rimandano al brulicante entusiasmo per la vita e di amore per la luce: questo il lavoro pittorico della Lorenzini, forte artista grata alla vita nonostante le difficoltà che sempre si affrontano.
Difficoltà che Iria Seta sublima nell’indagine profonda e sensibile della realtà e del soggetto da anni prediletto, l’acqua. Cercando l’acqua, come una moderna rabdomante, Seta si collega ad uno degli elementi primordiali all’origine della vita per lasciarsi trasportare da quel filo in una ricerca nelle profondità delle immagini che le si palesano agli occhi e nell’obiettivo fotografico. Non ritoccando la fotografia in postproduzione, Seta compie una scelta narrativa di chiarezza e semplicità che rimanda la propria visione pittorica e cromatica del mondo al contempo invitando chi guarda ad entrare e collegarsi a propria volta alla personale realtà interiore.
Il mondo a volte oscuro, che inquieta e che tuttavia si avverte necessario al fluire inesorabile della vita, è l’ambiente mentale che più si lega ai versi di Giuseppe Turco Liveri, che innamorato del sole, dei colori e della vita, si piega, come il giunco quando viene la piena del fiume (da uno dei proverbi siciliani da lui preferiti), all’ineluttabilità della vita stessa, la morte.”.

Dal libro poetico alla poesia del libro: il legame tra i due eventi proposti è inverso: se l’emozione di fronte alla grandezza e potenza della natura si traduce in segno, di converso i segni tattili formano parole e le parole poetiche dilatano spazi mentali.
Come descrivono gli autori: “Le parole di Laura Anfuso non cercano la rima o l’assonanza, ma la profondità. Sono parole che chiedono di essere ascoltate, sostate, attraversate nell’equilibrio sensibile. Questo libro prova a dare loro una forma nello spazio. Le pagine diventano petali: si aprono una dopo l’altra, si sovrappongono, si allontanano, trasformando progressivamente il libro in un fiore e, insieme, in una geometria cristallina. Il gesto dello sfogliare non serve soltanto a procedere nella lettura: costruisce la forma stessa del libro.
Cinque sensi lo attraversano e danno corpo alle parole. Sui petali, il tratto disegnato incontra il testo senza illustrarlo: ne raccoglie una risonanza, un’emozione, una possibile figura. Petalo dopo petalo, parola dopo parola, ciò che era disteso sulla pagina acquista profondità. Il libro non contiene semplicemente le parole di Laura: aprendosi, prova a fare loro spazio.”.
Ci rivedremo al terzo evento previsto da SpazioCupra per RAW 2026, l’inaugurazione di una nuova mostra. Buona visione!
Matteo VISCONTI Roma, 11 Ottobre 2026






