Convegno “La nuova età del bronzo. Fonderie artistiche nell’Italia post-unitaria (1861-1915)”. All’Accademia di San Luca (22 e 23 Febbraio).

redazione

Mercoledì 22 e giovedì 23 febbraio, si terrà all’Accademia Nazionale di San Luca il convegno internazionale di studi e testimonianze La nuova età del bronzo. Fonderie artistiche nell’Italia post-unitaria (1861-1915) Patrimonio d’arte, d’impresa e di tecnologia, organizzato e con il coordinamento scientifico di Paolo Coen, Mario Micheli, Sandro Scarrocchia, frutto di una convenzione tra l’Accademia di Belle Arti di Brera, il Politecnico di Milano, l’Università degli Studi “Roma Tre” e l’Università degli Studi di Teramo.

L’evento si svolge con il sostegno della Fondazione “Luigi Spezzaferro” ONLUS, in collaborazione con l’Accademia Nazionale di San Luca, l’Archivio Centrale dello Stato, il Consiglio Nazionale delle Ricerche, l’Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione e il Museo Internazionale della Ghisa – Fondazione Neri, e con il patrocinio dell’Associazione Italiana Fonderie.

Organizzati da Paolo Coen (Università degli Studi di Teramo), Mario Micheli (Università “Roma Tre”) e Sandro Scarrocchia (Politecnico di Milano), i lavori si tengono cominceranno a partire dalle ore 9.30 di mercoledì 22 febbraio. Gli atti del convegno sono destinati a confluire in un numero monografico de “Il capitale culturale. Studies on the value of cultural Heritage”, rivista di Fascia A per l’area 10 e per il settore 11/B1 – Geografia.

SCHEDA: L’Italia può anche dirsi una nazione di fonditori e di fonditori d’arte. La storia racconta di una Penisola dove la nobile arte della fusione in bronzo rivisse in maestri dal Rinascimento al Barocco come Donatello, Benvenuto Cellini e Gian Lorenzo Bernini, o in famosi opifici quali la Fonderia Vaticana a Roma, la Fonderia del Granduca a Firenze o le fonderie per campane di Agnone. Ma anche l’oggi va nello stesso verso. L’oggi racconta di un settore di oltre 1.000 imprese e 30.000 addetti, che producono ogni anno circa 2.3 milioni di tonnellate di fusioni, per un fatturato di 7 miliardi di euro: numeri che valgono all’Italia il secondo posto in Europa e il nono al mondo.

Fra i due estremi, la storia e l’oggi, un momento chiave nella vicenda delle fonderie d’arte italiane cade fra il 1861 e il 1915.

All’indomani dell’Unità, il paese soddisfece una richiesta crescente di oggetti d’arte e di arti applicate in metallo, che proveniva sia dall’interno che dall’esterno dei confini. Bisognava fra l’altro rendere omaggio pubblico nelle piazze e nelle strade del Regno agli eroi risorgimentali, eternandoli in monumenti, arredare in ghisa, in ferro e poi in acciaio le città o rispondere al nuovo gusto borghese per piccoli bronzi da salotto, talvolta originali di maestri contemporanei, più spesso riproduzioni da capolavori dell’arte classica o rinascimentale.

Questi e altri elementi, concatenati e interconnessi, spiegano la fioritura in molte città della Penisola di una nuova generazione di fonditori. Interpreti della tradizione italiana ma soprattutto aggiornati sui progressi tecnologici della rivoluzione industriale, costoro si sovrapposero a precedenti realtà locali, spesso sostituendole, per diventare un’ulteriore versante di quel più ampio fenomeno noto come il ‘Recupero del Rinascimento’. Così configurato, questo settore dell’industria dell’arte innescò un meccanismo di competizione con le imprese più avanzate d’Europa, da Parigi e Londra a Monaco, Berlino e Vienna.

Diverse fonderie e distretti artistici italiani del periodo risultano ormai noti. Il discorso sembra valido per Milano, Brescia e dintorni, per Verona, Lucca e Pistoia, per Roma e anche per Napoli e Palermo. D’altro canto, un congruo numero rimane in attesa di un’adeguata ricognizione scientifica. Quel che forse più conta: manca ancora un tessuto di ricerca, in grado di rendere conto del fenomeno sul piano nazionale e internazionale, come pure di restituirlo in termini comunicativi moderni. Solo in questo modo sarà possibile ritrovare quella sorta di anello mancante nella lunga tradizione italiana dell’arte della fusione, capace di tenere unita la Penisola artigiana di ieri al Made in Italy di oggi.

Accademia Nazionale di San Luca

Palazzo Carpegna – Salone d’Onore Roma, piazza dell’Accademia di San Luca 77

Intervengono

Maria Baruffetti, Raffaella Bassi, Arturo Bruni, Ferruccio Canali, Stefano Capolongo, Valerio Caporilli, Tiziana Casagrande, Arabella Cifani, Paolo Coen, Giampaolo Conte, Christian Corsi, Stefania Cretella, Roberta Cruciata, Stefano Cusatelli, Elena Dellapiana, Sante Guido, Sharon Hecker, Donata Lazzarini, Francesco Lucenti, Fabio Mangone, Ettore Marinelli, Massimo Mazzone, Manfredi Merluzzi, Mario Micheli, Simone Misiani, Luca Monica, Pietro Neglie, Pierfrancesco Palazzotto, Valentina Pellegrinon, Annalisa B. Pesando, Pietro Petraroia, Giuseppe Rizzo, Massimiliano Rossi, Maria Letizia Sagù, Sandro Scarrocchia, Silvano Squaratti, Claudio Strinati, Angelo Torricelli, Serena Veggetti, Fabio Zanardi

Ingresso gratuito fino ad esaurimento dei posti disponibili con prenotazione via mail: prenotazioni@accademiasanluca.it

STREAMING SUL CANALE YOUTUBE DELL’ACCADEMIA: https://www.youtube.com/channel/UCDDA_EUENmzUY9I2uKalsLg

Roma 20 febbraio 2023