Le Terme di Caracalla. Il percorso tra i grandiosi resti architettonici, gli affreschi di Vigna Guidi e le “Idee di pietra” di Giuseppe Penone

di Nica FIORI

Le Thermae Antoninianae, nome ufficiale delle terme fatte costruire da Caracalla (imperatore dal 211 al 217), sono l’esempio più grandioso e meglio conservato di edifici termali di età imperiale. Furono edificate a partire dal 212 d.C. e al loro approvvigionamento idrico si provvide con un ramo speciale dell’Acqua Marcia, l’Aqua Antoniniana Iovia, che oltrepassava la via Appia sul cosiddetto Arco di Druso.

1 Terme di Caracalla, foto Francesca Licordari

Certo Caracalla, importante storicamente per aver promulgato nello stesso 212 la Constitutio Antoniniana, un editto che concedeva la cittadinanza a tutti gli abitanti liberi dell’impero, non aveva badato a spese per realizzare quest’opera pubblica (inaugurata nel 216), che consentiva a tutti i romani di usufruire dei bagni in ambienti lussuosissimi, che comprendevano straordinarie opere d’arte come i celeberrimi Ercole Farnese e Toro Farnese (un grande gruppo marmoreo raffigurante la tortura di Dirce, legata a un toro dai gemelli tebani Anfione e Zeto per vendicare la madre Antiope), che sono ormai vanto del Museo Archeologico di Napoli, le grandi vasche di granito riutilizzate nelle fontane di Piazza Farnese e il mosaico con figure di Atleti, conservato nei Musei Vaticani.

Il complesso venne dotato di un recinto esterno dagli ultimi due imperatori della dinastia dei Severi, Elagabalo e Severo Alessandro, mentre successivamente intervennero con restauri Aureliano, Diocleziano e Teodorico.

2 Caracalla in un’immagine ispirata al ritratto conservato al MANN di Napoli
3 Terme di Caracalla, con un’immagine dell’Ercole Farnese

Nella loro più ampia estensione, le Terme di Caracalla misurano m 337 x 328, dimensioni superate solo dalle Terme di Diocleziano. Il recinto esterno era costituito da un portico, di cui non resta quasi nulla. Sui suoi lati si aprono due grandiose esedre, che includevano una sala absidata centrale, preceduta da un colonnato e fiancheggiata da due ambienti minori, uno dei quali ottagonale. Sul lato di fondo un’esedra schiacciata, munita di gradinate, nascondeva le enormi cisterne. Tra gli edifici del corpo centrale, la cui pianta è più o meno simile a quella delle altre terme più antiche (in particolare quelle di Traiano), oltre alla piscina scoperta (natatio) e alle palestre, ci colpisce in particolare il salone centrale (frigidarium), che misura m 58 x 24 ed è coperto da tre grandi volte a crociera, poggianti su otto pilastri, fiancheggiati un tempo da altrettante colonne di granito. Il calidarium, di cui resta in piedi solo una parte, doveva essere di forma circolare, di m 34 di diametro.

4 Terme di Caracalla, foto Francesca Licordari
5 Terme di Caracalla
6 Terme di Caracalla, foto Francesca Licordari

Nel percorso si possono ammirare grandi mosaici pavimentali colorati (con marmi quali il serpentino verde, il porfido rosso, il giallo antico) e altri bicromatici in bianco e nero. Nella palestra occidentale in corrispondenza delle absidi vennero ritrovati negli scavi del 1824 i mosaici conservati nei Musei Vaticani, dove sono stati rimontati nell’ordine originario con i vari riquadri alternativamente rettangolari (con figure intere) e quadrati (con busti), incorniciati da un motivo a treccia e dentelli. I soggetti sono atleti vittoriosi (pugili, lanciatori di disco, lottatori ecc.), raffigurati nudi con in mano gli attributi della loro specialità sportiva, e figure di arbitri. La datazione viene fatta risalire agli anni 210-230.

I pavimenti del piano superiore erano pure decorati a mosaico con cortei marini, ovvero Nereidi, Tritoni, delfini, Amorini e mostri marini. Misuravano circa 300 metri di lunghezza. Sono crollati e ora giacciono in larghi frammenti appoggiati ai muri delle due palestre.

7 Terme di Caracalla, resti di mosaici pavimentali

Dallo scorso giugno sono stati restituiti alla pubblica fruizione, dopo 30 anni, due ambienti di una domus affrescata di età adrianea, detta di Vigna Guidi, parzialmente distrutta per la costruzione del grande complesso termale. Scoperta tra il 1858 e il 1869 sul lato sud-est delle Terme, la domus venne interrata e poi nuovamente scavata negli anni Settanta del Novecento.

8 Terme di Caracalla, mosaici con scene marine

L’esposizione, a poca distanza dal luogo del ritrovamento, dà un’idea della situazione precedente a Caracalla, quando quest’area, già adibita a uso residenziale in epoca repubblicana, si infittì nel II secolo di caseggiati a più piani (insulae) e di alcune case (domus). Si ricorda, in particolare, nel vicino convento di Santa Balbina la presenza dei resti di una lussuosa dimora, che era forse l’abitazione privata dell’imperatore Adriano, poi appartenuta a Fabio Cilone, console e prefetto di Roma all’epoca di Settimio Severo.

In uno degli ambienti di Vigna Guidi è stato riconosciuto un triclinio. Si tratta di una sala di forma quasi quadrata (m 7,30 x 8,20), riccamente pavimentata in opus sectile, che si affacciava sul cortile porticato. Durante lo scavo del vano è stata rinvenuta la decorazione del soffitto dipinto, crollata in frammenti sul pavimento. Grandi porzioni della pittura furono restaurate e ricomposte già all’epoca della scoperta. La decorazione è composta da uno schema geometrico organizzato secondo assi diagonali e ortogonali convergenti verso un quadrato centrale che non si è conservato. Ghirlande, uccelli e figure fantastiche quali amorini su bighe e centauri campiscono riquadri e spazi di risulta, mentre lungo i quattro assi ortogonali si aprono dei pannelli a fondo rosso con figure di menadi, sileni e personaggi del corteo dionisiaco, soggetti molto comuni nei triclini.

Sono esposte per la prima volta due straordinarie porzioni della decorazione: in una si vedono degli amorini che cavalcano caproni, ai lati un motivo ornamentale raffigurante una testa di sileno sormontata da una colonna coronata da una statua; l’altra è un magnifico pannello del soffitto con Dioniso su uno sfondo rosso cinabro. L’utilizzo di colori costosi come il blu egizio e il cinabro, di forte impatto visivo, e la raffinatezza esecutiva dei soggetti figurati fanno pensare a una committenza di rango elevato.

9 Amorini su caproni, particolare dell’affresco dalla domus di Vigna Guidi
10 Affresco raffigurante Dioniso, dal triclinio di Vigna Guidi

L’altro ambiente è il vano utilizzato come sacello per il culto domestico (“Larario”), che al momento del rinvenimento presentava un altare sulla parete di fondo. Sulle pareti e sulla volta di questo vano si conservano le tracce di due decorazioni pittoriche diverse, stese l’una sull’altra a distanza di pochi decenni.

La prima decorazione, risalente alla fine dell’età adrianea (134-138 d.C.) si articolava in prospettive architettoniche popolate da figure umane, statue, felini rampanti e simboli dionisiaci che occupavano lo spazio delle lunette.

11 Sacello della domus di Vigna Guidi
12 Particolare degli affreschi del sacello di Vigna Guidi

Al centro campeggiavano grandi cornici con scene di colloquio. Sulla volta, decorata con schema concentrico a larghe fasce, si potevano contemplare le figure delle Quattro Stagioni, oggi scomparse.

Nella seconda decorazione, che si data alla fine del II secolo d.C., il tradizionale soggetto con motivi architettonici e ornamentali fu sostituito da figure di grandi dimensioni, nelle quali si riconoscono divinità greco-romane e orientali, ovvero le tre figure di Giove, Giunone e Minerva costituenti la Triade Capitolina (parete D), la dea egizia Iside (parete B), e Anubi (parete A), un dio infero egizio dalla testa di cane.

Lo strato pittorico fu steso direttamente sul precedente, al di sopra di una sottile scialbatura di calce, e per questo motivo si è notevolmente degradato.

13 Anubi nel sacello di Vigna Guidi, foto di Fabio Caricchia

I soggetti costituiscono un raro esempio di pittura romana con esplicito contenuto religioso: un’interessante testimonianza della fusione di culti che si andava affermando a Roma in quei decenni. «Si tratta di un unicum nel panorama romano di età adrianea», secondo quanto ha dichiarato Mirella Serlorenzi, direttrice delle Terme di Caracalla. Questo sincretismo religioso, tuttavia, non deve stupirci, perché le divinità orientali erano venerate a Roma insieme a quelle più tradizionali e le stesse Terme di Caracalla hanno restituito un importante mitreo (il più grande tra quelli romani), ovvero un santuario del dio Mitra, il cui culto di tipo misterico proveniva dal mondo indo-iranico.

Il mitreo di Caracalla può essere visitato, però, solo nel corso delle aperture programmate dalla Soprintendenza speciale di Roma, così come i sotterranei del complesso termale, molto ben conservati. Nell’impressionante dedalo di gallerie carrabili (percorribili per 6 km), che conducevano agli ambienti di servizio, si svolgeva l’attività frenetica delle terme. Queste funzionavano grazie a un numero consistente di schiavi che trasportavano il legno da ardere e lo immettevano nelle caldaie per scaldare sia l’acqua delle vasche, sia l’aria che passava entro tubuli di terracotta dentro le pareti degli ambienti e sotto i pavimenti marmorei. In effetti, mentre al di sopra i romani si rilassavano trascorrendo alcune ore tra gli edifici termali (calidarium, tepidarium e frigidarium), la sauna (laconicum) e i massaggi, senza trascurare lo sport e la cultura (vi erano due palestre e due biblioteche), nei sotterranei dominavano il fuoco e la fatica.

All’interno degli ambienti ipogei è stato collocato un antiquarium che espone i più bei frammenti lapidei dell’edificio, sopravvissuti alle spoliazioni cinquecentesche, e un’opera di arte contemporanea, la Mela Reintegrata di Michelangelo Pistoletto, dono dell’artista.

È già da qualche anno, in effetti, che il complesso delle Terme di Caracalla, palcoscenico privilegiato per la stagione estiva del Teatro dell’Opera di Roma, si è aperto ad altre forme di arte, e in particolare all’esposizione di mostre e installazioni contemporanee che dialogano con l’antico.

Attualmente è in corso, fino al 19 marzo 2023, il progetto espositivo “Idee di pietra” dell’artista piemontese Giuseppe Penone, comprendente quattro opere installate nella grande natatio. Si tratta delle suggestive sculture Identity (2019 – alluminio, bronzo), Triplice (2011 – bronzo, pietre di fiume), Idee di pietra, Olmo (2008 – bronzo, pietre di fiume) e Idee di pietra, Ciliegio (2011 – bronzo, pietre di fiume), raffiguranti alberi senza tempo, ma che vogliono racchiudere e raccontare il tempo.

14 Idee di pietra di G.Penone, nella natatio delle Terme di Caracalla
15 Giuseppe Penone, Idee di pietra
16 Idee di pietra. Giuseppe Penone a Caracalla
«L’arte contemporanea è di casa alle Terme di Caracalla – ha dichiarato il Soprintendente Speciale di Roma Daniela Porro – come lo era ai tempi degli imperatori Severi, che le adornarono con meravigliose statue e decorazioni di grande valore simbolico, oggi sparse in tutto il mondo in musei, edifici e spazi pubblici. E proprio un artista celebrato nel mondo come Penone con “Idee di Pietra” porta alle Terme un momento di riflessione sull’emblematico rapporto dell’uomo con la natura, lo spazio e il tempo».

Viene spontaneo pensare allo scorrere del tempo che nel tronco legnoso determina anno dopo anno quegli anelli concentrici, sul conteggio dei quali si basa la dendrocronologia, modellandone allo stesso tempo la forma esteriore, così come nei millenni l’acqua modella i sassi levigandoli. E con questi elementi, sassi e alberi, Penone crea le sue installazioni mediante un’operazione che avvicina l’uomo alla natura, perché, come ha spiegato in un suo scritto:

«Non è permesso all’albero dimenticare: sono i contorcimenti, il suo equilibrio, la ripartizione armoniosa delle sue masse, la sua perfezione statica, la freschezza del suo modellato, la purezza della sua struttura unita al carattere compatto della sua superficie di bronzo, che ne fanno una scultura vivente».

La Natura si riappropria così emblematicamente di un importante luogo di grande impatto architettonico e socio-politico, trasformato dal tempo, in perfetta simbiosi con il pensiero dell’artista.

Nica FIORI   Roma  8 Gennaio 2023

Terme di Caracalla. Viale delle Terme di Caracalla, 52 Roma

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