La mostra “Marina Ortona, Ceramiche & Sculture” spiegata opera per opera – Pinocchio e pigna

Marina Ortona 30-08-2026

Pinocchio e pigna 

La pittura ad olio mi ha sempre affascinato per la sua capacità di rendere quasi reali le luci e le ombre, fotografandole in un’immagine che cattura un istante, il momento immediato in cui la sorgente di luce si poggia sull’oggetto o la figura e, per contrasto, crea zone di buio dove non c’è.
La pittura mi ha sempre ingannata, come gran parte delle arti, e mi ha fatto credere di trovarmi dinanzi a materiali diversi, visibili, palpabili, differenti dalla pittura, che ne era solo il mezzo con cui venivano espressi.
Una restauratrice, che aveva a che fare con quadri antichi e moderni e che conosceva gran parte delle tecniche di ogni tempo, mi ha svelato qualche segreto. Ho cominciato, così, ad usare la tela di juta, appoggiandola su un telaio di legno. Per tirarla mi aiutavo con una pinza che aveva una presa longitudinale. La tela l’ho poi tirata e piegata agli angoli, in modo tale da non avere un eccessivo spessore di stoffa. La preparazione della tela era a base di colla di coniglio e gesso di bologna. È un metodo antico che si usava nel ‘600. Poi aggiungevo uno strato di colore medio per velocizzare la fase pittorica, e partivo col disegno.
Il soggetto del Pinocchio e la pigna è nato per caso. Amo la Sicilia e la pigna in ceramica, con la sua regolare forma, aveva la difficoltà di presentare punti di luce sugli angoli appuntiti di ogni squama, di ogni petalo legnoso. Inoltre, dovevo rendere curva una superficie senza l’uso della terza dimensione a cui ero ormai abituata.

Il Pinocchio, che non si reggeva in piedi da solo, l’ho inserito in un bicchiere. Il tutto era su una scrivania di vetro verde chiaro.

Riprodurre i vari materiali della composizione (la ceramica, il legno, il vetro con i suoi riflessi e la sua trasparenza) è stata una sfida non indifferente. In realtà, basta un punto di luce massima per creare quel tocco che rende l’idea dello smalto. Basta un po’ di terra d’ombra per creare il legno. Basta un po’ di colore più chiaro e delle ombre leggere, un po’ sbalzate rispetto all’oggetto o alla figura, per creare l’illusione del vetro.
L’effetto finale è un Pinocchio dinoccolato, un po’ stanco, osservato da una pigna curiosa, ma stabile, su un pavimento scivoloso e precario. Il tutto ha come sfondo una parete in ombra che si rischiara per attirare lo sguardo sui protagonisti del quadro: i materiali.