In mostra alla Mole Vanvitelliana di Ancona gli scatti di Sebastiao Salgado: armonia ed equilibrio nelle zone più remote dei cinque continenti (fino al 6 gennaio)

di Silvana LAZZARINO

SEBASTIÃO SALGADO

GENESI 

Gli scatti di Sebastião Salgado raccontano la bellezza nei luoghi più remoti del Pianeta

In questi ultimi decenni i volti del paesaggio del nostro Pianeta sono cambiati: il progresso tecnologico e scientifico se da un lato ha portato risultati ottimali per la vita dell’uomo, dall’altra ha sottratto preziosi tesori e risorse naturali Vi sono però alcune aree geografiche che conservano ancora intatto il proprio aspetto originario, perché lì non si è spinta la mano dell’uomo.

A testimoniare le bellezze incontaminate di queste terre lontane dove si estendono foreste, deserti, oceani, ghiacciai in cui regna un perfetto equilibrio tra natura, animali e ambiente sono i paesaggi immortalati dal fotografo brasiliano Sebastião Salgado (Aimorés, stato di Minas Gerais, Brasile, 1944), che restituisce la poesia e l’energia di queste distese naturali dove tutto è rimasto come alle origini.

Isole South Sandwich 2009

A questo artista, figura d’eccellenza nel panorama della fotografia e del documentario del nostro tempo, è dedicata un’interessante mostra, GENESI. Sebastião Salgado in corso ad Ancona presso la Mole Vanvitelliana, Sala Vanvitelli dove resterà visibile fino al prossimo 6 gennaio 2019. Promossa dal Comune di Ancona e organizzata da Civita Mostre, l’esposizione curata da Lélia Wanick Salgado su progetto di Amazonas Images e Contrasto, presenta 245 splendide fotografie con cui accompagna il visitatore in un percorso suggestivo attraverso le zone più remote dei cinque continenti dove regnano armonia ed equilibrio. Straordinarie immagini che compongono un itinerario fotografico in un bianco e nero di grande incanto, per raccontare la rara bellezza del patrimonio unico e prezioso di cui disponiamo: il nostro Pianeta.

Nata da un progetto durato circa dieci anni, questa mostra protagonista di un tour internazionale  di grande successo, vuole essere un viaggio alla scoperta della bellezza nei luoghi più remoti del Pianeta ad indicare come lo sguardo di Sebastião Salgado sia volto a sottolineare l’urgenza di salvare la nostra Terra invitando a seguire stili di vita più rispettosi nei confronti dell’ambiente e della natura che ci circonda e ci appartiene. Si tratta di “un progetto” visto come egli afferma “come percorso potenziale verso la riscoperta del ruolo dell’uomo in natura”.

Le avvolgenti immagini fotografiche che spaziano dalla Alaska all’Africa, dall’America all’Asia, fino alla Siberia e all’Antartide, grazie ad un ricercato gioco di luci e ombre, di primi piani nitidi e sfondi sfocati, immortalano vedute di foreste, distese oceaniche, deserti, ghiacciai, lasciando trasparire una perfetta combinazione nella varietà di vita animale e vegetale in esse presente, oltre al rapporto in perfetto equilibrio che la stessa natura e gli esseri viventi hanno con l’ambiente.

Rapporto anch’esso fondato sull’armonia che Salgado indaga con sguardo attento e incisivo riportando alla luce quei valori legati al rispetto e alla tutela dell’ambiente naturale circostante, necessari per la salvaguardia dell’ecosistema.

Kafue National Park Zambia 2010

La scelta del titolo Genesi da parte di Salgado rispecchia il desiderio di tornare alle origini della vita; come lui stesso afferma

desidero ritornare alle origini del pianeta: all’aria, all’acqua e al fuoco da cui è scaturita la vita; alle specie animali che hanno resistito all’addomesticamento e sono ancora “selvagge”; alle remote tribù dagli stili di vita “primitivi” e ancora incontaminati; agli esempi esistenti di forme primigenie di insediamenti e organizzazione umane”.

Nel percorso espositivo una parte delle immagini sono dedicate agli animali che il fotografo ha impresso nel suo obiettivo attraverso un lungo lavoro di immedesimazione con i loro habitat. Salgado ha infatti vissuto nelle Galapagos tra tartarughe giganti, iguane e leoni marini, ha viaggiato tra le zebre e gli animali selvatici che attraversano il Kenya e la Tanzania rispondendo al richiamo annuale della natura alla migrazione. Anche le popolazioni indigene hanno suscitato un certo fascino: dai Pigmei delle foreste equatoriali del Congo settentrionale ai nomadi Boscimani del Kalahari in Sud Africa, dagli indiani Yanomami e Cayapò dell’Amazzonia brasiliana alle tribù delle più remote foreste della Nuova Guinea.

Si procede dalle foreste tropicali dell’Amazzonia, del Congo, dell’Indonesia e della Nuova Guinea, ai ghiacciai dell’Antartide, dalla taiga dell’Alaska ai deserti dell’America e dell’Africa, fino ad arrivare alle montagne dell’America, del Cile e della Siberia.

Così accanto ai deserti dell’America e dell’Africa alla distesa del Kafue National Park nello Zambia con in primo piano l’elefante, sono le foreste tropicali dell’Amazzonia, dell’Indonesia, quest’ultima immortalata insieme ai Koroway, popolazione indigena che vive in abitazioni sugli alberi.

E poi il Grand Canyon ripreso dalla riserva degli indiani navajo, la Siberia con i Nenci e le renne riprese da diverse angolazioni ed i ghiacciai dell’Antartide con i pinguini delle Isole South Sandwich.

Paradisi terresti sospesi nel tempo, fissati per sempre in queste splendide fotografie che testimoniano quanto sia prezioso questo patrimonio naturale, unico nella sua bellezza e armonia di forme, patrimonio da mantenere nella sua integrità per l’equilibrio di tutto il Pianeta di cui l’uomo fa parte.

Queste immagini descrivono un viaggio attraverso i linguaggi della natura a ritrovare le sue ordigni, come sottolinea Lélia Wanick Salgado:

Genesi è la ricerca del mondo delle origini, come ha preso forma, si è evoluto, è esistito per millenni prima che la vita moderna accelerasse i propri ritmi e iniziasse ad allontanarci dall’essenza della nostra natura. È un viaggio attraverso paesaggi terrestri e marini, alla scoperta di popolazioni e animali scampati all’abbraccio del mondo contemporaneo”. E prosegue “Regioni troppo fredde o aride per tutto tranne che per le forme di vita più resistenti, aree che ospitano specie animali e antiche tribù la cui sopravvivenza si fonda proprio sull’isolamento. Fotografie, quelle di Genesi, che aspirano a rivelare tale incanto; un tributo visivo a un pianeta fragile che tutti abbiamo il dovere di proteggere”.

Immagini che avvolgono lo sguardo del visitatore spettatore invitando l’essere umano a ripensare alla propria finitudine innanzi all’immensità del creato. Dalla contemplazione della superficie dei ghiacciai a perdita d’occhio, allo smarrimento di fronte all’approssimarsi di una tempesta o innanzi alle distese oceaniche l’uomo può solo fermarsi e ascoltare quanto di suggestivo e infinitamente grande sia intorno e dentro ogni essere vivente.

Nello stato di Minas Gerais in Brasile Lélia e Sebastião Salgado hanno creato l’Instituto Terra che ha riconvertito alla foresta equatoriale – che era a rischio di sparizione – una larga area in cui sono stati piantati decine di migliaia di nuovi alberi e in cui la vita della natura è tornata a fluire. L’Instituto Terra è una delle più efficaci realizzazioni pratiche al mondo di rinnovamento del territorio naturale ed è diventata un centro molto importante per la vita culturale della città di Aimorès.

Silvana Lazzarino Ancona novembre 2018

Sebastião Salgado

Genesi

a cura di Lélia Wanick Salgado

Mole Vanvitelliana, Sala Vanvitelli. Banchina Giovanni da Chio, 28 Ancona. Orario: da martedì a domenica 10.00 – 19.00. La biglietteria chiude un’ora prima, lunedì chiuso. Orario festività: martedì 25 dicembre 15.00–19.00, martedì 1 gennaio  15.00–19.00. fino al 6 gennaio 2019 mostre@civita.it

Informazioni e prenotazioni: tel. 3311604631 mostre@museieducativi.it