A Spoleto nuovo successo per Pier Luigi Pizzi e Marco Angius con La Cantatrice calva di Luciano Chailly

di Claudio LISTANTI

Il Teatro Lirico Sperimentale di Spoleto ha recentemente proposto una delle opere più significative della seconda metà del ‘900, La Cantatrice calva di Luciano Chally, musicata sulla base del testo teatrale di Eugène Ionesco, La Cantatrice chauve, opera iconica del teatro degli anni ’50 dello scorso secolo. Al Caio Melisso di Spoleto l’opera è stata presentata in un apprezzabile spettacolo per un nuovo allestimento costruito da Pier Luigi Pizzi con la direzione di Marco Angius ed una validissima compagnia di canto formata da cantanti provenienti dai concorsi dello Sperimentale.

Fig. 1 S. van Seumeren, G. Cavaliere, D. Romeo, R. D’Alise, D. Peroni e N. Di Filippo in La Cantatrice calva. Foto M. Pozzi – TLS.

La Cantatrice chauve di Eugène Ionesco è senza dubbio una delle opere teatrali che più di ogni altra è riferibile ai fermenti artistici e culturali che lo scorso secolo ha portato con sé, un’opera teatrale che ha segnato profondamente questo periodo. Ionesco è stato uno degli artisti considerato tra i precursori del cosiddetto teatro dell’assurdo che ha avuto la sua culla a Parigi in quell’ambiente culturale che assunse il ruolo di ‘fucina’ di ogni nuova corrente letteraria e teatrale. Questo genere rappresenta una società in crisi soprattutto per un certo grado si alienazione contenuta al suo interno proponendo una trama non convenzionale che solo apparentemente può sembrare statica e priva di logica ma che, al contrario, ne sintetizza i mali e le crisi interiori aggiungendo, in questo caso, anche una satira della cultura borghese caratteristica della società britannica.

Oltre a Ionesco, illustri rappresentanti di questo genere sono stati Samuel Beckett, Jean Tardieu, Karl Valentin e Jean Genet per arrivare anche al nostro Achille Campanile anch’egli acuto interprete delle manie dei nostri tempi.

Fig. 2 Una immagine fotografica del 1993 di Eugène Ionesco.

La prima rappresentazione risale al 1950 presso il Théâtre des Noctambules a Parigi. Come tutte le cose innovative, andò incontro ad un insuccesso in quanto il pubblico non superò lo shock di queste improvvise innovazioni. Fu riproposta qualche anno più tardi al Théâtre de la Huchette sempre a Parigi assieme ad un altro lavoro di Ionesco, La leçon. Lo shock fu progressivamente superato e il lavoro si avviò verso un successo enorme e da allora prese inizio il suo percorso trionfale che lo conduce fino ai giorni nostri.

La Cantatrice chauve nacque perché l’autore stava imparando l’inglese esercitandosi con uno dei tanti manuali di conversazione. La banalità delle frasi fatte, soprattutto perché decontestualizzate da qualsiasi contenuto discorsivo, furono la base di questo testo teatrale che risulta avulso da qualsiasi riferimento alla realtà. Ne scaturisce un’azione teatrale semplice e scarna ma esilarante e, per certi versi, avvincente con personaggi sfumati ed all’apparenza quasi vuoti. Sono in tutto sei, i coniugi Smith, i coniugi Martin, la cameriera Mary ed il Capitano dei pompieri. Praticamente interscambiabili tra loro propongono una scarna azione che si svolge in 11 scene dove la Cantatrice calva non compare mai, simbolo dell’incoerenza di tutta la pièce, che si materializza con un intervento della Signora Smith, “si pettina sempre allo stesso modo”, parole che riescono a dare la giusta cifra alla commedia, alla sua originalità e al ruolo non molto velato di anti-commedia.

La Cantatrice calva di Luciano Chailly

Fig. 3 Una immagine del compositore Luciano Chailly.

Luciano Chailly è uno dei compositori più rappresentativi del mondo musicale italiano della seconda metà del ‘900. Vero e proprio specialista per opere brevi in un atto alle quali riesce a dare efficacia teatrale e sintesi drammatica come in Procedura Penale musicata su testo di Dino Buzzati e rappresentata qui allo Sperimentale nel 2024. Chailly trovò il soggetto de  La cantatrice chauve di Ionesco adatto alle sue corde anche se difficile da rappresentare in musica. Angela Annese, studiosa molto scrupolosa e acuta per il teatro d’opera, nel suo saggio pubblicato nel programma di sala ricorda come Chailly fu incoraggiato anche dai propri figli ad affrontare l’impresa che si materializzò negli anni ’80. La prima assoluta era stata programmata alla Piccola Scala per il 13 marzo del 1984 ma la chiusura di questo teatro costrinse l’autore a rimandare la prima che avvenne poi l’8 novembre del 1986 alla Kammeroper di Vienna alla presenza dei due autori.

L’opera si basa sulla versione in lingua italiana Gian Renzo Morteo ed ebbe un discreto successo, subito ripresa il successivo 18 novembre al Teatro Petrarca di Arezzo per il XIII Festival internazionale atti unici. Qualche anno dopo, nel 1997, fu accolta anche a Parigi all’Opéra Comique forte anche dell’apprezzamento dello stesso Ionesco che ne condivise l’impostazione. Un successo che, però, svanì con il nuovo millennio ed oggi, grazie allo Sperimentale, è stata riproposta.

Fig. 4 Rosa D’Alise (Signora Martin) e Simone van Seumeren (Signora Smith). Foto M. Pozzi – TLS.

Le caratteristiche musicali

Luciano Chailly è riuscito ad essere coerente con i contenuti de La cantatrice chauve proponendo una parte musicale che trasforma le 11 scene dell’originale in 20 variazioni su un tema iniziale. Sempre un atto unico ma con due parti ideali il cui baricentro è l’entrata del capitano dei pompieri che dà il necessario impulso per giungere alla conclusione. In più, e questo è un elemento importante, ha dato una parte vocale alla cantatrice, seppur con un intervento fuori campo, scelta geniale perché materializza un personaggio nel testo originale solo citato ma necessariamente evidenziato con l’introduzione nella parte musicale.

Inoltre l’opera si basa su una struttura geometrica con tre coppie di personaggi, Signor e Signora Smith (tenore e contralto), Signor e Signora Martin (baritono quasi recitante e mezzosoprano spesso mugulante), la cameriera Mary e il Capitano dei pompieri (soprano leggero e basso) con la Cantatrice calva affidata alla voce di soprano lirico. Come si può notare è stata utilizzata l’intera gamma delle voci per teatro d’opera che rispetta l’individualità di ognuno dei personaggi immaginati da Ionesco che nella trasposizione in opera agiscono quasi esclusivamente da solisti tranne nella parte finale dove è presente una ben evidente coralità.

Fig. 5 S. van Seumeren, G. Cavaliere, D. Romeo, R. D’Alise, D. Peroni e N. Di Filippo in La Cantatrice calva. Foto Niccolò Perini – TLS.

Tale geometria si riverbera poi nella parte orchestrale con un organico strumentale di quindici orchestrali. Per ognuno di loro è concepita una parte di stampo solistico che accompagnano le evoluzioni dei singoli cantanti suonando, anche qui, in ensemble solo nella parte finale. Gli strumenti sono divisi in tre quintetti. Per i signori Smith quintetto a pizzico (mandolino, mandola (strumento di raro uso in musica), chitarra, arpa e clavicembalo); per i signori Martin quintetto ad arco (violino I e II, viola, violoncello e contrabasso) e per Mary-Capitano dei pompieri quintetto di fiati (flauto/ottavino, oboe d’amore, heckelphone (della famiglia degli oboi), corno di bassetto e sarussofono (una sorta di fagotto somigliante al sassofono ideato da P. A. Sarrus). Gli strumenti dialogano frequentemente tra loro creando un variegato insieme di colori e timbri che donano particolare vivacità all’ascolto.

Le linee di canto, come si evince anche dalla distribuzione dei ruoli riportate nel libretto, sono state concepite orientandole chiaramente verso il declamato fino a giungere in alcuni casi al parlato vero e proprio ma con la parte melodica affidata agli strumenti che accompagnano i cantanti sia nelle parti soliste che in quelle d’insieme. Chailly non rinuncia però a raggiungere tessiture estreme come capita per Mary, personaggio chiaramente derivato dalle cameriere e domestiche che abbondano nell’opera buffa/comica ma anche per la Signora Smith per la quale è necessaria una voce di contralto che spesso sale verso impervie vette.

Nel complesso, all’ascolto, l’opera è senz’altro avvincente e riesce a dare quel senso di teatralità e di esaltazione dell’assurdo in linea con il contenuto della pièce originale.

Fig. 6 Rosa D’Alise e Davide Peroni (Signori Martin) – Simone van Seumeren e Nicola Di Filippo (Signori Smith). Foto Niccolò Perini – TLS.

La realizzazione scenica

La parte specificatamente scenica è stata affidata a Pier Luigi Pizzi che giunge alla seconda esperienza allo Sperimentale dopo il notevole successo dello scorso anno con il Trittico Negri che è valso all’istituzione spoletina il Premio Abbiati della critica musicale italiana.

Anche in questa occasione, curando regia scene e costumi, ha offerto una prova del tutto straordinaria costruendo uno spettacolo raffinato ed elegante basato su uno degli elementi del capolavoro di Ionesco, la critica e la satira su usi, tradizioni e costumi della società borghese britannica. Qui l’impianto scenico è stato costruito sui colori della bandiera del Regno Unito che sono il comune denominatore di tutto lo spettacolo costumi ed elementi scenici compresi. Recitazione e movimenti sono apparsi curati nei minimi particolari abbinando un chiaro lavoro sull’espressività di ogni singolo cantante che si è aggiunto al medesimo lavoro fatto per la parte squisitamente musicale.

Fig. 7 Applausi per Pier Luigi Pizzi e Marco Angius al termine della recita assieme a tutti gli altri interpreti al termine della recita del 4 settembre. Foto M. Pozzi – TLS.

Ne è uscito uno spettacolo godibile, coinvolgente, di grande gusto e di grande classe che ha catalizzato l’interesse di tutto il pubblico. Lo spettacolo si è concluso con un colpo da maestro, l’inserimento dell’inno inglese “God Save the King” intonato al proscenio da tutti i cantanti che ha suggellato nel migliore dei modi una serata mettendo in risalto uno degli elementi di questo lavoro la satira degli inglesi, dei loro ambienti e della loro cultura.

Hanno partecipato alla realizzazione Mirco Michelon e Daniel Mall assistenti, rispettivamente alla regia e alla scenografia, senza dimenticare le luci di Eva Bruno storica collaboratrice per le realizzazioni di molti spettacoli dello Sperimentale.

Fig. 8 D. Romeo, D. Peroni, N. Di Filippo, B. Caterino nel ruolo de la cantatrice calva, S. van Seumeren, R. D’Alise e G. Cavaliere applauditi al termine della recita del 4 settembre. Foto M. Pozzi – TLS.

La compagnia di canto e l’esecuzione musicale

La particolarità dell’opera impone una compagnia di canto affiatata ed omogena che sappia interpretare l’opera senza porre confini tra recitazione, dizione, movimenti scenici e cura della linea di canto. I cantanti utilizzati sono tutti provenienti dai concorsi e dalle prove del Teatro Lirico Sperimentale, dimostrando tutti di aver partecipato alla realizzazione con serietà, impegno e sacrificio superando le immaginabili difficoltà dovute all’inesperienza per questo tipo di repertorio, difficile e impegnativo da affrontare. Tutti sono stati ben guidati dal Teatro Lirico Sperimentale che ha permesso ad ognuno di affrontare convincentemente la parte sia dal punto di vista musicale e vocale sia dal punto di vista della recitazione e dei movimenti scenici.

Nella recita del 4 settembre alla quale abbiamo assistito il Signor Smith era il tenore Nicola Di Filippo proveniente dal concorso 2020, la Signora Smith il contralto olandese Simone van Seumeren proveniente dalle libere audizioni 2023 che ha esibito, nonostante naturali problemi dovuti alla sua madrelingua, una più che accettabile pronuncia italiana. Il Signor Martin era il baritono Davide Peroni proveniente dal concorso 2022, la Signora Martin il mezzosoprano Rosa D’Alise libere audizioni 2026, Mary il soprano Giorgia Cavaliere dal concorso 2026 e, infine, Il capitano dei pompieri il baritono Davide Romeo del concorso 2022. Il soprano Beatrice Caterino proveniente dal concorso 2025 ha messo a disposizione la sua chiara e ben educata voce alla particolarità de La Cantatrice calva per un personaggio che si distacca dall’originale di Ionesco ma che riesce a dare a quest’opera un finale, in definitiva, un po’ meno assurdo.

Lo spettacolo, particolarmente adatto per un teatro come il Caio Melisso, è stato applaudito a lungo dal foltissimo pubblico convenuto per questo nuovo allestimento decretando un vistoso successo per tutti i partecipanti alla realizzazione dello spettacolo.

Claudio LISTANTI  Roma 6 Settembre 2026