Le meraviglie di Ariccia. Oltre il Museo del Barocco, rinasce nel Parco Chigi “il più bel bosco del mondo” (Stendhal)

di Francesco PETRUCCI

Parco Chigi in Ariccia: bosco preromantico e principale ecosistema del Vulcano Laziale

1. Veduta di palazzo e parco Chigi in Ariccia (foto Daniele Petrucci)

Al palazzo Chigi di Ariccia è annessa una vasta area boscata di ventotto ettari, relitto residuale del Nemus aricinum consacrato a Diana ricordato dai classici e nel contempo “parco storico”, premessa al giardino romantico. Ragguardevole il suo valore ambientale e paesaggistico, tanto da costituire il più importante ecosistema dei Castelli Romani (Paolo Bassani) ed essere annoverato tra le rare incontaminate fitocenosi in Italia (Fulco Pratesi).[1]

Contesto naturalistico

2. Due Sequoia Sempervirens, 1861, le seconde piantate in Europa (foto Daniele Petrucci)
3. Acero Campestre, il più grande in Italia (foto Daniele Petrucci)

Recintato dai Savelli sin dal XVI secolo, è costituito da una rigogliosa vegetazione formante un bosco misto di latifoglie secolari, con lecci, querce, aceri, carpini, lauri, etc.

Sono presenti numerosi “patriarchi”, veri e propri monumenti naturali, tra cui il più imponente leccio (quercus ilex) e il più vetusto frassino (fraxinus oxycarpa) dei Castelli Romani, un esemplare di acero campestre (acer campestre L.) pluricentenario ‒ il più grande in Italia ‒, alcune sequoia (sequoia sempervirens) di cui tre piantate nel 1861 quasi a celebrare l’unità d’Italia ‒ le seconde piantate in Europa ‒, una serie di monumentali bagolari secolari (celtis australis).

Contesto mineralogico

4. Parco Chigi, Cava Maestra (foto Daniele Petrucci)

Il parco ha un notevole interesse anche dal punto di vista degli studi di mineralogia, dato che nelle sue cave sono stati scoperti alcuni rari minerali, come la Latiumite, l’Harkerite, la Malanite, la Kaliophilite o la Wiluite, oggi conservati in vari musei scientifici del mondo.

La monumentale “Cava Maestra”, ubicata nella vallata presso il Ponte Monumentale, fu utilizzata per costruire il palazzo nel XVII secolo e il ponte stesso inaugurato nel 1854 da Pio IX, compresa la sua ricostruzione nel 1945-46.

Concezioni estetico-letterarie

Il parco Chigi di Ariccia è il prodotto di due differenti concezioni, che la cultura tardo rinascimentale aveva fatto proprie filtrandone i motivi ispiratori dalla lettura dei testi classici.

Anzitutto la nozione di “bosco sacro”, corrispondente al lucus latino, in relazione con l’immanentismo panteistico che vede nelle forme della natura l’emanazione del divino; in secondo luogo l’idea di “bosco delizia per la caccia”, espressa in periodo manierista del “barco”, selva cintata da mura contenente animali da cacciare. Viene ad essere esclusa quindi la componente più diffusa tra ‘400 e ‘500: quella ispirata al giardino ideale, riflesso e prosecuzione dell’architettura dell’edificio.

5. Parco Chigi in Ariccia, Viale dell’Uccelliera con volontari “Ekoclub international, Guardie zoofile” al lavoro (foto Francesco Petrucci)

Su tali presupposti teorici si innestano gli interventi guidati dal Bernini e promossi dai Chigi tra il 1662 e il 1672, volti al pittoresco, alla “naturalizzazione” di manufatti architettonici e artificiali. La stessa ala seicentesca del palazzo si innalza sopra una scogliera di carattere berniniano, documentata da uno schizzo di Carlo Fontana conservato nel palazzo.[2]

“Questa soluzione berniniana – scrive Carla Benocci – è destinata a un grandioso successo, perché la fortuna della Città Chigiana ad Ariccia e del suo barco è talmente vasta da avere pochi raffronti, almeno in termini di giardini […] Quindi, quando le nuove teorie relative ai giardini paesistici si sono diffuse in tutta Europa, hanno trovato un’immagine acquisita alla coscienza della Repubblica delle Lettere europea  già dal Settecento e anche diffusa in una larga fascia sociale: questa immagine è coincisa proprio con Ariccia, che aveva espresso assai efficacemente il gusto pittoresco da imprimere ai giardini. Indirettamente, quindi, la soluzione berniniana ha contribuito alla nascita del giardino paesistico, realizzando ad Ariccia uno straordinario termine di paragone, con la fortuna che spesso arride ad una soluzione geniale a distanza di decenni”.[3]

6. Parco Chigi in Ariccia, Portale dell’Uccelliera Savelli, 1628 ca. (foto Giancarlo Mancori)

“Può sorprendere – sottolinea Virginio Melaranci, curatore degli esemplari interventi di restauro effettuati nel 2007-2011 – che mentre in Europa andava elaborandosi ed affermandosi il modello assolutista del giardino francese, ad Ariccia la strada seguita sia diametralmente opposta. Una sorta di rispetto reverenziale verso la naturalità del luogo, la sua conformazione orografica, la densità arborea, in sostanza per la vitalità che questo bosco era capace di comunicare, è stata una costante mai contraddetta nei secoli scorsi fino ad oggi”.[4]

Bosco sacro

7. Cortile e parco Chigi (foto Francesco Petrucci)

Il bosco sacro a Diana aricina o lucus Dianae era contiguo all’antica città latina di Aricia, illustre municipio romano che ha dato i natali ad Azia, madre dell’imperatore Augusto e nipote di Cesare.

Qui si svolgeva il tragico rito della successione al sacerdozio tramite duello mortale, ricordato dai classici e sulla cui vicenda l’antropologo Sir James Frazer ha incentrato la suo monumentale pubblicazione in tre volumi Il Ramo d’Oro (1890-1915).

Uno schiavo fuggitivo, una volta strappato il ramo d’oro (il vischio) che cresceva spontaneo sull’albero di quercia, poteva sfidare a duello il sacerdote, il cosiddetto Rex Nemorensis, e, se vincitore, diventare sacerdote lui stesso. Al sopraggiungere della decadenza fisica del re-mago, non più adatto al suo ruolo rituale e sociale, la successione era quindi determinata dall’uccisione rituale da parte di uno sfidante.

Secondo l’interpretazione di Frazer, il re-mago agisce sulla natura e sulla fertilità per i suoi poteri simpatici (propri della magia simpatica) e ha un ruolo sociale fondamentale per la comunità che vi circola attorno.

8. Palazzo Chigi in Ariccia dal parco (foto Francesco Petrucci)

Per difendere la sua integrità fisica essa ha stabilito un sistema di tabù finalizzato a proteggerlo, mentre l’integrità spirituale viene garantita dal trasferimento simbolico in un’anima esterna (il ramo d’oro). Anche il mito fondatore di Ariccia si basa su questo motivo rigeneratore, essendo Ippolito morto in ragione della gelosia della matrigna Fedra e risorto nel bosco aricino con il nome di Virbio grazie alla dea Diana. Qui avrebbe sposato la Ninfa Aricia e fondato l’omonima città.

James Frazer è partito da questo antichissimo rito per spiegare i grandi miti dell’antichità incentrati sul motivo della morte e resurrezione (Adone, Attis, Osiride, Demetra, etc.) ripresi anche dal Cristianesimo.

Parco paesaggistico

9. Palazzo Chigi in Ariccia dal parco (foto Francesco Petrucci)

Il principe Sigismondo Chigi (1736-1793), erudito intellettuale, amico dell’Alfieri e del Monti, che ebbe come suo bibliotecario Ennio Quirino Visconti, manifestò la sua cultura illuminista nel voler conservare l’aspetto selvaggio e pittoresco del parco, ordinando che non venissero assolutamente recisi alberi e soprattutto “quelli che cadevano per la vecchiaia o per l’impeto dei venti” (E. Lucidi, 1796) fossero lasciati marcire a terra per consentire il ciclo naturale e una perenne rigenerazione.

La memoria del famoso brigante Gasperone o Gasbarrone rimane, oltre che per il ritratto conservato nel palazzo ed eseguito dal vero in Ariccia nel 1825, anche per le grotte che da lui prendono il nome, ove si sarebbe conservato il suo favoloso tesoro.

Emergenze architettoniche e archeologiche

Attraversato da antichissimi sentieri che ne consentono una completa fruibilità, il parco ospita fontane e manufatti del XVII secolo, inseriti armonicamente nel contesto naturale.

Nato originariamente come “Barco”, cioè area cintata da destinarsi alla caccia secondo la nota definizione del vocabolario della Crusca, costituisce una preziosa premessa del cosiddetto “giardino paesistico” o “romantico” per il suo carattere naturalistico, sviluppatosi con le progettazioni del Bernini coadiuvato dalla sua bottega, con gli architetti Felice della Greca, Mattia De Rossi e soprattutto Carlo Fontana, come riportano i conti d’archivio.[5]

11. Parco Chigi in Ariccia, Piazzale del Mascherone (foto Francesco Petrucci)
12. Parco Chigi in Ariccia, Prima Fontana del Mascherone (foto Giancarlo Mancori)
13. Parco Chigi in Ariccia, Seconda Fontana del Mascherone (foto Francesco Petrucci)

Vengono così creati o migliorati i percorsi naturali, sistemato il piazzale del Mascherone con le due fontane rustiche, costruita la stupefacente “Neviera” formata da celle e cavità naturali per la conservazione degli alimenti, erette scogliere ad imitazione della roccia, allestite fontane decorative. Nella parte bassa fu disegnata da Carlo Fontana una Peschiera, distrutta nel 1944 con il crollo del Ponte Monumentale.

14. Parco Chigi in Ariccia, Piazzale Mascherone con Sequoia sempervirens, 1861 (foto Daniele Petrucci)

 

15. Parco Chigi in Ariccia, Le Neviere (foto Giancarlo Mancori)
16. Parco Chigi in Ariccia, Salita alle Neviere (foto Giancarlo Mancori)

Dal XVIII secolo furono disseminati lungo i viali reperti archeologici dell’Aricia romana, tra cui il XVI miliario dell’Appia Antica dei tempi di Massenzio o un sarcofago strigilato ritenuto secondo la tradizione il Sepolcro di Simon Mago. Nella parte settentrionale, località “Selvotta”, è presente il Sepolcreto della II Legione Partica, presso i vicini Castra Albana di Settimio Severo, con numerosi sarcofagi in peperino recanti iscrizioni latine ancora da riscoprire ed inserire nel percorso del parco.

Tra i monumenti più significativi la grandiosa Uccelliera costruita dai Savelli attorno al 1628 su una cava romana, trasformata dai Chigi in giardino come una pittoresca rovina piranesiana.

17. Parco Chigi in Ariccia, Uccelliera Savelli, 1628 ca. (foto Daniele Petrucci)
18. Parco Chigi in Ariccia, rovine fortilizio dei Conti (XIII sec.), poi S. Rocco (foto Giancarlo Mancori)

Vicino i ruderi di un Fortilizio della seconda metà del XIII sec., caratterizzato dalle murature in quadrelli di peperino (opus vittaum), edificato dagli Annibaldi o dai Conti, poi trasformato in chiesetta di San Rocco. Altre pittoresche rovine riferite ad un piccolo quartiere extra-urbano mai portato a compimento dai Savelli, sono rimaste come tali sin dal XVII secolo.

Lungo il viale d’ingresso i resti dell’imponente Monumento a Tiberio Latinio Pandusa, propretore della Mesia, di età tiberiana (I sec. d.C.), proveniente dall’Appia Antica, qui rimontato nel 1997.

19. Parco Chigi in Ariccia, Monumento a Tiberio Latinio Pandusa, I sec. d.C. (foto Daniele Petrucci)

Mito letterario e della pittura di paesaggio

Il parco è stato celebrato dai classici, nei versi e componimenti poetici di Orazio, Ovidio, Virgilio o negli scritti del geografo Strabone, ma soprattutto dalla letteratura moderna, da Goethe, a John Ruskin, George Sand, Gabriele D’Annunzio e molti altri. Stendhal lo definisce “il più bel bosco del mondo”.

Nel corso del ‘700 e dell’800 Ariccia è stata meta privilegiata del Grand Tour d’Italie, soprattutto dopo l’apertura della celebre Locanda Martorelli sulla piazza di Corte nel 1818. Il parco, reso accessibile dai principi Chigi, è stato riprodotto in numerosi dipinti di artisti provenienti da tutto il mondo, quali Philip Hackert, Camille Corot, William Turner, Aleksandr Ivanov, Nino Costa, Massimo D’Azeglio, George Inness e molti altri, divenendo un luogo mitico del Romanticismo.

Ma questo è un altro capitolo…

Francesco PETRUCCI  Ariccia, 22 agosto 2020

NOTE

[1] Sul parco di Ariccia cfr. E. Lucidi, Memorie storiche dell’antichissimo municipio ora terra dell’Ariccia, Roma 1796; A. M. Duranti, Il bosco di Villa Chigi ad Ariccia: una testimonianza di vegetazione originaria dei Colli Albani, in “Documenta Albana”, III, 1975, pp. 29-45; I. Belli Barsali, M. G. Branchetti, Ville della Campagna Romana, Milano 1975, pp. 244-247; P. Bassani, F. Petrucci, Il Parco Chigi in Ariccia, Rocca di Papa 1992; P. Bassani, F. Petrucci, Itinerario nel Parco Chigi, Ariccia 1995; F. Petrucci, Bernini, Fabio Chigi ed Ariccia: un Rinascimento barocco, in L’Ariccia del Bernini, catalogo mostra, a cura di M. Fagiolo dell’Arco, F. Petrucci, Ariccia, Palazzo Chigi, Roma 1998, pp. 34-36; Parco e Palazzo Chigi: restauro e valorizzazione, a cura di S. Varoli Piazza, Roma 1999; C. Benocci, I Chigi nel feudo laziale: il “pittoresco” “Barco” dell’Ariccia, in I Giardini Chigi tra Siena e Roma dal cinquecento agli inizi dell’ottocento, a cura di C. Benocci, Siena 2005, pp. 209-232; F. Petrucci, Da “Numus aricinum” a Parco Chigi. Fortuna letteraria e iconografica del “Barco” dell’Ariccia, in I Giardini Chigi tra Siena e Roma dal cinquecento agli inizi dell’ottocento, a cura di C. Benocci, Siena 2005, pp. 233-266; A. Silvestri, M. C. Vincenti, Su alcune antichità di Palazzo e Parco Chigi in Ariccia, in “Annali. Archeoclub d’Italia Aricino-Nermorense”, I, 2006, Ariccia 2007, pp. 63-111; V. Melaranci, Il Parco Chigi di Ariccia, in “Rosanova. Rivista di arte e storia del giardino”, 24, aprile 2011, pp. 6-23; V. Melaranci, Il Barco Chigi ad Ariccia, in M. Pisani, Nuovi paesaggi /new ladscapes, Roma 2013, pp. 176-183; A. Campitelli, Ville e giardini d’Italia tra natura e artificio, Milano 2019, pp. 94-97.

[2] Per gli interventi del Bernini ad Ariccia, con ulteriore vasta bibliografia, cfr. F. Petrucci, Bernini, Fabio Chigi ed Ariccia…, 1998, pp. 17-42; M. Gobbi, B. Jatta, I disegni del Bernini e della sua scuola nella Biblioteca Apostolica Vaticana, Città del Vaticano 2015, pp. 479-502.

[3] Cfr. C. Benocci, I Chigi nel feudo laziale: il “pittoresco” “Barco” dell’Ariccia, 2005, pp. 229, 231.

[4] Cfr. V. Melaranci, 2011, p. 10.

[5] Cfr. P. Bassani, F. Petrucci, Il Parco Chigi in Ariccia, 1995, pp. 41-58.