“Vita Dulcis”, la Dolce Vita ai tempi dell’Impero. Arte tra spettacolo, paura e desiderio al Palazzo delle Esposizioni (fino al 27 agosto).

di Carla GUIDI

Inaugurata al Palazzo delle Esposizioni di Roma VITA DVLCIS a cura di Francesco Vezzoli e Stéphane Verger.

La mostra è promossa dal Ministero della Cultura, Assessorato alla Cultura di Roma Capitale, Azienda Speciale Palaexpo, Museo Nazionale Romano ed è organizzata dall’Azienda Speciale Palaexpo.

1 Stendardo Vita dulcis

Il titolo scelto VITAE DVLCIS è un contenitore che allude alla spettacolarità ma anche alle paure, i desideri e la decadenza di Roma ieri ed oggi, raccontata in almeno due film da Federico Fellini: La dolce vita del 1960 e Satyricon del 1969 (liberamente tratto dall’omonima opera dello scrittore latino Petronio Arbitro). Ma all’interno di questo contenitore formale il progetto si muove con agilità ed eleganza tra epoche e contesti differenti, proponendo un sorprendente percorso che, in linea con la più recente produzione dell’artista Francesco Vezzoli, pone in rapporto tra loro oggetti provenienti da diversi ambiti temporali e storiografici; soprattutto arte contemporanea, archeologia e cinema, contestualizzandoli in una nuova complessità di confronti, in grande equilibrio estetico e semantico, che si sviluppa all’interno di un viaggio immersivo in sette tappe.

2  Ingresso Rotonda – Ph Daniele Molajoli

Questa particolare scelta estetica è già evidente all’ingresso della mostra nella grandiosa “rotonda”, dove i visitatori sono accolti da una serie di opere provenienti dal progetto 24 Hours Museum, che Francesco Vezzoli ha prodotto nel 2012 in collaborazione con Prada ed esposto – per un solo giorno – nello storico Palais d’Iéna a Parigi.

Dopo 10 anni, vengono qui ri/presentate per la prima volta, sei grandi opere luminose (lightbox) del 24Hours Museum, per il quale Vezzoli ha reinterpretato alcune iconiche sculture romane, trasformandole in misteriose divinità che alludono a note dive contemporanee. A completare l’effetto destabilizzante, gli occhi di queste dive sono stati “sostituiti” dallo stesso identico sguardo che appartiene alla madre dell’artista. Questa inquietante ed ipnotica “prefazione” quindi introduce il visitatore in un viaggio nell’immaginario dell’Impero Romano, rivisitato e contaminato nel nostro osservatorio privilegiato attuale ed esposto alla identificazione personale, ma potenziato dalla bellezza delle opere.

3   Ingresso Rotonda – Ph Daniele Molajoli

Il contesto filmico vale anzitutto in quanto, tra tutte le arti visive, è stato il più utilizzato e celebrato nel cercare di ricostruire la verità, la passione, le storie, le psicologie e le atmosfere del periodo storico dell’antica Roma. E’ stato quindi naturale per l’artista accostare clip cinematografiche di grande successo come – Cabiria, primo colossal italiano datato 1914, sceneggiato da Gabriele D’Annunzio, Satyricon di Federico Fellini, Sebastiane di Derek Jarman, Il gladiatore di Ridley Scott – alle sue opere, che incorporano elementi d’epoca antica o dall’antico sono ispirate, infine messe al cospetto dei tesori dell’archeologia, selezionati da Francesco Vezzoli e Stéphane Verger, che provengono dal Museo Nazionale Romano, molti dei quali mostrati al pubblico per la prima volta.

Il tutto è godibile in una suggestiva e teatrale installazione, disegnata dall’artista Filippo Bisagni ed esaltata da un gioco di luci e ombre, di velluti bianchi, neri e rossi, scenografia concepita da Luca Bigazzi (il più celebrato DoP italiano vivente, autore della fotografia di Così ridevano, Il Divo e La Grande Bellezza, tra gli altri).

Negli ultimi anni, Francesco Vezzoli ha sviluppato la sua pratica artistica creando un ponte tra l’immaginario contemporaneo e la storia dell’arte. Una prassi che lo ha portato a rivolgere la sua poetica all’arte antica, al passato e alle sue icone, a districarsi tra diversi linguaggi in un gioco di riferimenti e mescolanze tra cultura classica – solenne, eterna – e cultura pop; però fin dagli inizi della sua carriera ha celebrato la Settima Arte come “medium” privilegiato per l’interpretazione della realtà. Non è un caso che una delle sue opere più note, Trailer for a Remake of Gore Vidal’s Caligula, presentata alla Biennale di Venezia del 2005, unisca appunto in una citazione irriverente dei “peplum”, il cinema e l’antico, per offrire una rappresentazione della degenerazione contemporanea del potere.

E’ importante anche sottolineare quanto ha dichiarato Marco Delogu, presidente di Azienda Speciale Palaexpo:

Vitae Dvlcis inaugura il nuovo corso dell’Azienda Speciale Palaexpo e rilancia in modo fattivo il ruolo del Palazzo delle Esposizioni come punto di riferimento per la produzione e ideazione di progetti espositivi inediti, volti a riportare Roma al centro della scena culturale internazionale del contemporaneo. Con la mostra presentata oggi miriamo a un cambio di passo verso la realizzazione di questo disegno ambizioso, che verrà portato avanti anche attraverso collaborazioni più incisive con istituzioni e artisti di livello mondiale come Vezzoli”

Infine aggiunge Stéphane Verger, direttore del Museo Nazionale Romano:

“Il Museo Nazionale Romano è molto lieto di avviare una proficua collaborazione con l’Azienda Speciale Palaexpo, grazie alla quale il pubblico scoprirà, accanto ad alcuni dei capolavori noti del museo, molti oggetti poco conosciuti o addirittura mai visti, che abbiamo tirato fuori dagli ingenti depositi in occasione della mostra. Questi “Depositi (Ri)scoperti” acquistano un significato particolare grazie alla visione straordinaria di Francesco Vezzoli, che proietta gli oggetti antichi in una prospettiva decisamente contemporanea: una doppia riscoperta quindi dei tesori del Museo Nazionale Romano grazie all’iniziativa proposta con grande lungimiranza da Marco Delogu”,

Tornando alla Sala Rotonda di Palazzo delle Esposizioni, intorno a questa si sviluppano quindi sette sale tematiche, ognuna dedicata a un aspetto peculiare della storia dell’impero romano, ma con l’esclusivo intento di suggerirne una “versione emotiva”, quasi uno specchio di temi problematici del contemporaneo.

La prima sala PARA BELLUMSi vis pacem, para bellum – è una locuzione latina dello scrittore Vegezio ed è dedicata al tema della guerra ed al culto della potenza del corpo maschile, inteso nella sua duplice accezione di difensore armato e protettore di valori estetico-morali. Una distesa di basamenti dalle forme eterogenee, in un crescendo di intensità, accolgono la figura divina di Marte, simbolo della guerra, il volto del famoso re macedone Alessandro Magno, noto anche come “il Grande” e “il Conquistatore”, il busto di marmo mutilato di un generale, dotato (da Vezzoli) di un casco da ciclista in bronzo. Prima di raggiungere il culmine della tensione con il busto dell’imperatore Domiziano nei panni di un combattente, collocato su una struttura piramidale, al centro della sala, appare la scultura Achille! (2021), busto settecentesco dell’eroe celebrato da Omero (truccato in chiave pop contemporanea) che dialoga con il complesso scultoreo proveniente dalle Terme di Diocleziano che glorifica il mito di Achille e Pentesilea. Sullo sfondo della stanza la proiezione di frammenti estratti da La calata dei barbari (1968), lungometraggio di genere storico del regista tedesco Robert Siodmak, poi con il celebre colossal Il gladiatore (2000) con la regia di Ridley Scott, proiettano le loro immagini in contrappunto emotivo ai reperti archeologici.

4 Sala Para Bellum – Ph Daniele Molajoli
5 Francesco Vezzoli, Achille!, 2021, busto di marmo italiano (XIX secolo), base di marmo verde, gesso, pittura acrilica. Courtesy Francesco Vezzoli, Almine Rech Gallery, Galleria Franco Noero, Apalazzogallery Ph. Alessandra Chemollo, Fondazione Brescia Musei

Seconda sala ANIMULA VAGULA BLANDULA – Insieme alla scultura che rappresenta la moglie di Adriano, l’iconico busto di Antinoo proveniente da Palazzo Altemps è al centro di un’installazione che lo circonda di opere realizzate dall’artista. Oltre ad una schiera di sei busti posizionati in fila, riproducenti il volto di Antinoo truccato come David Bowie sull’iconica copertina dell’album Alladin Sane (1973), Self-Portrait as Emperor Hadrian Loving Antinous (2012) presenta Vezzoli nelle sembianze dell’imperatore intento a guardare con gli occhi dell’amore il compagno.

Sullo sfondo si proietta Sebastiane (1976), un film controverso girato in lingua latina diretto dal regista inglese Derek Jarman che presenta le gesta di un piccolo gruppo di soldati abbandonati al piacere omosessuale. Elemento finale è il secondo film proiettato sul fondo della parete: Spartacus (1960) con la regia di un giovane Stanley Kubrick.

6 Busto di Antinoo dalla Collezione Boncompagni Ludovisi, nuca e busto II secolo d.C., ritratto XVII secolo. Museo Nazionale Romano | Palazzo Altemps – Ph. Stefano Castellani
7 Francesco Vezzoli, Lo sguardo di Adriano, 2018, testa di marmo romano (117 -138 d.C), pittura acrilica / Courtesy Francesco Vezzoli, Almine Rech Gallery, Galleria Franco Noero, Apalazzogallery – Ph. Sebastiano Pellion Di Persano

Terza sala DUX FEMINA FACTI

Sebbene la società romana mantenesse un forte impianto patriarcale, la figura femminile era indispensabile all’interno della dimensione quotidiana e rituale, qui rappresentata in tutte le sue personificazioni, dalle più aggressive e minacciose (Testa di Medusa) alle più fisiche e passionali, (le Dee, come Venere e Diana). All’interno di un trigono scultoreo, si posizionano riferimenti arcaici lontani come il richiamo alla Venere paleolitica di Willendorf, ingrandita e replicata in bronzo, con una testa marmorea romana del III secolo d.C., un rimando voluto, come enfatizza anche il titolo dell’opera, a Kim Kardashian, attrice e modella statunitense nota in particolare per le sue forme voluttuose. La rappresentazione della dimensione rituale che nell’antichità permea ogni aspetto del quotidiano, viene affrontata nell’altare piramidale composto da 69 reperti votivi fittili che rappresentano degli uteri, equivalente degli odierni ex voto.

Nella composizione della stanza non poteva mancare il riferimento alla regina egizia Cleopatra, nota per la capacità accentratrice e le relazioni intessute con Roma e con i generali Giulio Cesare e Marco Antonio. Due versioni del suo personaggio, condannato dal suo stesso fascino al suicidio, sono delineate nei film diretti da Cecil B. DeMille (1934) e da Joseph L. Mankiewicz (1964) con Elizabeth Taylor come protagonista.

8 e 9 Sala Dux Femina Facti – Ph Daniele Molajoli
9

La quarta sala CERTA OMNIBUS è dedicata al culto dei defunti. In epoca romana il culto di divinità dell’oltretomba era strettamente connesso alla considerazione che l’anima sopravvivesse alla morte del corpo. Le anime dei defunti alberganti nell’oltretomba erano dette Manes, con il significato probabile di “i buoni, gli illustri”. La pratica dell’apoteosi, cominciata dopo Cesare e Augusto, favorì l’identificazione dei Manes con gli eroi.

L’atmosfera solenne di questa sala, determinata dal lungo corridoio costellato da 47 lapidi funerarie provenienti dai depositi delle Terme di Diocleziano, accresce con la proiezione della celebre sequenza del sacrificio umano nel tempio di Moloch dal film muto Cabiria (1914) diretto da Giovanni Pastrone. Riunendo insieme esigenze di aspetto più popolare a quelle della cultura borghese, il regista decise di strutturare una narrazione intervallata dalle scene di una fanciulla coinvolta nella seconda guerra punica e da didascalie “letterarie”, alle quali collaborò come sceneggiatore Gabriele D’Annunzio.

10 Sala Certa Omnibus – Ph Daniele Molajoli

Nella quinta sala RIDENTEM DICERE VERUM l’erotismo e la carnalità sono simboli di una storia che ha attraversato i secoli. Proprio a partire dal Satyricon di Petronio, dove questi temi sensuali ci sono presentati attraverso un filtro ironico, prende forma il capolavoro diretto da Federico Fellini Satyricon (1969). In una Roma in cui la degenerazione e la decadenza morale si espandono a macchia d’olio, la storia di Ascilto ed Encolpio vede alternarsi peripezie e violenze carnali.

Nell’assenza di un’unità narrativa che riprende la frammentarietà del testo originale, la scena della cena di Trimalcione mostra una pluralità di volti grotteschi e di eccentrici commensali, tutti coinvolti nel rituale per la celebrazione della finta morte del padrone di casa.

11 Sala Ridentem Dicere Verum – Ph Carla Guidi

Sullo sfondo di questo scenario, allestiti in mostra come in un banchetto dionisiaco, una selezione di teste e busti di personaggi storici accerchia la scultura dell’Ermafrodito dormiente proveniente da Palazzo Massimo.

Le opere realizzate da Vezzoli, sembrano a colloquio davanti al corpo disteso.

 

FOTO 12 – Ermafrodito dormiente, metà del II secolo d.C. / marmo microasiatico cm 150 x 56 x 25 – Museo Nazionale Romano | Palazzo Massimo Ph. Simona Sansonetti

Nella sesta sala UBI POTENTIA REGNAT predominano, su una struttura a forma di ziggurat, i volti e i busti di imperatori romani appartenenti alle collezioni di Palazzo Massimo e delle Terme di Diocleziano. Nei loro ritratti si dispiega la storia di Roma dal 27 a.C. al 476 d.C. e la dignità di vedersi attribuita l’autorità di determinare le sorti di una civiltà. All’interno di questa costellazione di volti, il tema caro a Vezzoli è affrontato scardinandone la dimensione storica per favorire un alterabile e continuo sistema di valori pronti a diventare universali, senza limiti di tempo e luogo. In questo contesto le teste di Marco Aurelio e Domiziano vengono innestate dall’artista nel busto di un corpo femminile, a sua volta integrato su una colonna in marmo.

A fare da sfondo a questi diversi stadi di potenza sono alcuni frammenti del film Mio figlio Nerone (1956), una commedia interpretata da un cast con Alberto Sordi, Brigitte Bardot e Vittorio De Sica. Riconduce al retroscena umano di questi uomini di potere dell’epoca romana anche il film Nel segno di Roma (1959) con la regia di Guido Brignone e Michelangelo Antonioni.

FOTO 13 – Sala Ubi Potentia Regnat – Ph Daniele Molajoli

La settimana ed ultima sala della mostra, MIXTURA DEMENTIAE è dedicata alla caduta dell’Impero, una serie di preziosi frammenti e reperti, molti dei quali provenienti dalla sede di Crypta Balbi, sono di contrappunto alla proiezione di Trailer for a Remake of Gore Vidal’s Caligula (2005), un segno con il quale Francesco Vezzoli intende, a conclusione del percorso espositivo, chiudere un cerchio su questa parte della sua ricerca artistica dedicata allo studio, la citazione e l’intersezione di opere antiche e di opere contemporanee.

14 Francesco Vezzoli, Ai tuoi piedi (Pedicure), 2020, reperto fittile di piede (III sec. a.C.) proveniente dal Lazio o dalla Campania, ingobbio rosa, modellato con ritocchi, interno cavo, smalto per unghie, cm 15 x 22 x 10 – Courtesy Francesco Vezzoli, Almine Rech Gallery, Galleria Franco Noero, Apalazzogallery. Ph. Riccardo Gasperoni
15 Francesco Vezzoli, Poster for Trailer for a Remake of Gore Vidal’s Caligula, 2005, serigrafia su carta cm 140 x 100. Courtesy the artist

Quest’ultima sala introduce infatti all’estetica del frammento, della mutilazione e del danneggiamento dei reperti archeologici, con l’intento di generare uno sguardo di interesse per tutti quei pezzi attualmente conservati nei depositi museali. La selezione diversificata di soggetti presenta parrucche, volti con occhi cavi, capitelli e colonne, rilievi e leoni. Vezzoli colloca tra questi reperti le sue opere che, in modo mimetico, si inseriscono nel discorso espositivo. Tra queste: Ai tuoi piedi (Pedicure) (2020), un piede votivo in argilla del III secolo a.C. ritoccato con dello smalto per unghie, Love and Sex in Ancient Rome (2019), frammento di scultura in tufo di un pene, Lacrime di coccodrillo (2023), un enorme rettile in bronzo che divora una testa in marmo di Palmira del III d.C. e le opere realizzate con il ricamo metallico Caligula Killed Tiberius (Peter O’Toole) (2005) e Charea Killed Caligula (Paolo Bonacelli) (2005).

Carla GUIDI  Roma 30 Aprile 2023

VITA DULCIS – PAURA E DESIDERIO NELL’IMPERO ROMANO

Palazzo delle Esposizioni – Roma, via Nazionale, 194 –www.palazzoesposizioni.it

22 aprile – 27 agosto 2023 – ORARI – Dal martedì alla domenica dalle 10.00 alle 20.00, lunedì chiuso. – Per tutte le informazioni sui laboratori – laboratoriodarte@palaexpo.it – Ingresso gratuito per i bambini fino a 6 anni.

Il Palazzo delle Esposizioni è accessibile alle persone con ridotta capacità motoria o sensoriale da tre ingressi privi di barriere architettoniche