Un nuovo giovanile “Ritratto di Alfonso IV d’Este” di Giusto Suttermans.

di Massimo PIRONDINI

Il dipinto (olio su tela, cm 69×55) esposto alla mostra “Miti, Eroine e Ribelli”, ospitata a Noto (SR), ritrae il giovane Alfonso, figlio di quel Francesco I d’Este (1) che fu duca di Modena e Reggio dal 1629 al 1658. Francesco I aveva ereditato lo Stato, ridotto a queste due città per la perdita di Ferrara resa ignominiosamente al Papato dall’avo Cesare e all’imminenza della grande Peste del 1630-31.

1. Giusto Suttermans, Ritratto di Alfonso IV d’Este (1649), collezione privata.

 

2. Giusto Suttermans, Ritratto di Alfonso IV d’Este, Modena, Galleria Estense.

Giustamente ritenuto la più significativa personalità della dinastia modenese, Francesco, di buona cultura generale, predisposto alla magnificenza ed al mecenatismo, fu risoluto e spregiudicato in politica estera, costantemente dominato dal suo sogno di recuperare Ferrara. Ciò lo porterà, nel gioco fra le potenze francese e spagnola in Italia, ad affiancarsi ora all’una, ora all’altra, nel tentativo di ottenere un fattivo appoggio contro lo Stato della Chiesa. Così lo vediamo dapprima alleato della Spagna (nel 1638 è accolto, con tutti gli onori, a Madrid) per poi trovare nuovi accordi (1646-47) con Luigi XIV di Francia, che lo nomina generalissimo delle truppe francesi in Italia; deluso nelle sue aspettative si riaccosta alla Spagna, per ritornare, in breve, filofrancese (1655), combinando, fra l’altro, il matrimonio fra il primogenito Alfonso, quello del nostro ritratto, con Laura Martinozzi, nipote del cardinale Mazzarino, potente primo ministro della corte parigina. Combattendo al fianco della Francia contro gli spagnoli, Francesco morirà di febbri malariche a Santhià, in Piemonte, il 14 ottobre 1658, lasciando erede del ducato il principe Alfonso che lo aveva accompagnato in questa campagna militare.

Nel dipinto in oggetto il futuro Alfonso IV è raffigurato a mezzo busto, in età giovanile (forse appena quindicenne), non ancora intaccato dal male, la gotta, che lo porterà alla tomba, a quasi ventotto anni, nel 1662, dopo soli quattro anni di regno.

In proposito esistono diversi altri ritratti di questo personaggio, tutti riferiti allo stesso artista, Giusto Suttermans (Anversa, 1597-Firenze, 1681); dipinti che ci cadenzano le variazioni del suo aspetto fisico negli anni seguenti, anche, visibilmente, in rapporto al progredire della malattia.

Di tre o quattro anni successivo a quello qui esaminato è il Ritratto di Alfonso IV, a mezza figura, conservato alla Galleria Estense di Modena (2) , serioso e fiero nell’importante armatura, mentre databile con buona approssimazione fra il 1658 e gli inizi del 1659 ci pare l’esemplare dell‘Isabella Stewart Gardner Museum Boston (3), comunemente (ed erroneamente) riferito al 1649.

3. Giusto Suttermans, Ritratto di Alfonso IV d’Este (1658-59), Boston, Isabella Stewart Gardner Museum.

Precisi ragguagli inducono a questa nuova collocazione cronologica: anzitutto l’azzurro della fascia ed il rosso della casacca, i colori della città di Parigi, divisa assai pertinente ad un alto ufficiale dell’esercito francese; poi la carta che il giovane tiene nella destra, in cui è riconoscibile un particolare della mappa delle fortificazioni stellate di Mortara, città conquistata dal contingente estense proprio nel 1658, poco prima che, per la morte di Francesco I, il potere passasse ad Alfonso, al suo fianco, si è detto, in questa campagna contro gli spagnoli (4).

Si evidenziano qui, infine, rispetto alla giovanile freschezza del nostro Ritratto, i segni di una flaccidezza innaturale e le evidenti avvisaglie di una evoluzione negativa della patologia iperuricemica: sembra addirittura di vedere, accuratamente mascherata dalle velature dell’artista, qualche traccia di tofi sulla stessa mano che regge la pianta di Mortara.

4. Giusto Suttermans, Ritratto di Alfonso IV d’Este (1658-59; part.), Boston, Isabella Stewart Gardner Museum (part.).
5. G. Bodenher, Pianta di Mortara, 1725.

Alterazione fisica, gonfiore e invecchiamento precoce che si manifestano, a neppure un lustro di distanza, nell’ultima sua effigie a noi nota, quella che ci restituisce il dipinto conservato nel Palazzo Farnese di Piacenza (5), ove il duca ventottenne è raffigurato con il bastone di comando, in vesti bianche e dorate, nastri rossi e pettorale di corazza attraversato da una candida fusciacca.

6. Giusto Suttermans, Ritratto di Alfonso IV d’Este, Piacenza, Palazzo Farnese.

Protagonista indiscusso della ritrattistica estense in questo periodo è, senza alcun dubbio, l’autore di queste opere, Giusto Suttermans, artista nato ad Anvesa nel 1597 e qui allievo di Willem de Vos. Dopo un soggiorno a Parigi, presso Frans Pourbus il giovane, Giusto arriva a Firenze intorno al 1620 facendosi subito apprezzare dalla corte medicea, presso la quale trascorse tutta la vita, salvo molteplici intervalli per impegni di lavoro in diverse città italiane ed estereù (Mantova, Vienna, Roma, Parma, Ferrara, Genova, Milano, Innsbruck).

In particolare con la Modena degli Este i documenti d’archivio ci testimoniano una proficua operosità in numerosi soggiorni, a partire dal 1649 e poi negli anni 1653, 1654, 1656 e 1659 (6).

Varrà allora la pena di puntualizzare la cronologia dei quattro dipinti di cui sopra, partendo dall’esemplare Stewart Gardner, per il quale non è più pertinente il 1649, assegnatogli tout court,
per tradizione, in base alla notizia che in tale data Suttermans si sarebbe trattenuto a Modena per diversi mesi, effigiando, fra l’altro, il principe Alfonso: sappiamo invece che la tela di Boston dovrebbe essere stata eseguita fra il 1658 e i primi mesi del 1659 (il tempo intercorso fra la conquista di Mortara e la restituzione della città alla Spagna).

Allora la data 1649 spetterebbe più verosimilmente al Ritratto di Alfonso IV d’Este qui in esame, ipotesi assai convincente per i circa quindici anni del soggetto raffigurato, mentre l’aspetto più maturo del giovane (diciannovenne?) nella tela della Galleria Estense potrebbe farla collocare fra le due, e riferirsi magari a quel 1653 che vede nuovamente monsù Giusto presente nella città emiliana. Ultima, evidentemente, sarebbe infine la tela del Palazzo Farnese di Piacenza, per il volto ormai turgido ed alterato del giovane duca, opera senz’altro da situarsi in prossimità del 1662, quando, aggiungendosi all’afflizione uricemica, una forma spiccata di infezione tubercolare causò la morte di Alfonso IV.

L’intenso ed inedito Ritratto oggetto della presente scheda sarebbe dunque il primo della serie, e la sua collocazione cronologica una ulteriore conferma dei modi stilistici del Suttermans sul crinale fra il quinto ed il sesto decennio, tempi di alta tenuta stilistica e formale; frutto maturo dunque delle esperienze acquisite nei suoi viaggi fra Roma e Genova (opere di Rubens e Van Dyck), ma pure, nella stessa Modena, di Guercino e Velazquez. Di quest’ultimo, imprescindibile, il Ritratto di Francesco I (1638, Modena, Galleria Estense), fu probabile modello ispiratore, per il nostro, nel taglio e nella impostazione formale.

7. Diego Velazquez, Ritratto di Francesco I d’Este (1638), Modena, Galleria Estense.

Il dipinto proviene da una prestigiosa raccolta di quadri modenesi, alcuni dei quali, come nel nostro caso, recano un cartiglio, applicato nel verso, con la scritta: “Dalla Galleria Legnani”, in elegante grafia databile fra la fine del XVIII e gli inizi del XIX secolo. Eventuali indagini o approfondimenti archivistici sulla loro provenienza dovranno, nel caso, tenere in considerazione, oltre i ben noti conti Legnani di Bologna, pure il ramo cremonese di tale famiglia, ed in particolare quel Sante Legnani (1760-post 1815) che, nella città lombarda, fu stimato pittore e attivo collezionista.

8. Giusto Suttermans, Ritratto di Alfonso IV d’Este (cartiglio nel verso della tela), collezione privata.

Infine, per puro dovere di cronaca, riportiamo un passo di D. Bellei su diverse tele di Giusto Suttermans che ai suoi tempi (1784) ornavano alcune sale del Palazzo Ducale di Sassuolo:

“Molti Ritratti di Principi della Serenissima Casa [d’Este] … buon numero de’ quali sono Opera di Giusto Fiammingo (7).

Su questi, a metà Ottocento, aggiungeva una postilla il Campori:

“ma venduto il palazzo a un francese [il Conte d’Espagnac], le cose d’arte che vi si racchiudevanoandarono disperse” (8).

Sia stato o no fra essi, il ritratto di questo giovane principe estense, dallo sguardo penetrante e quasi velato di sottile malinconia, costituisce comunque, per la sua alta qualità e totale autografia (9), una importante acquisizione al pur ragguardevole catalogo dell’artista fiammingo.

Massimo PIRONDINI   Reggio Emilia 25 Giugno 2023

NOTE

1 O. Rombaldi, Il duca Francesco I d’Este, Modena, 1992.
2 Di questo (cm 96×77) esiste una copia, ampliata e con varianti (cm 119×94), presso l’Accademia Militare di Modena, correttamente riferita a Jan Van Ghelder da Jasmine Habcy (Un pittore fiammingo al servizio dei Gonzaga di Novellara. Jan Van Ghelder (1621-1685), in “Taccuini d’Arte”, n. 11, 2018, p. 32). G. Martinelli Braglia riporta erroneamente la foto di quest’ultimo nella scheda sull’originale della Galleria Estense (in Sovrane Passioni (a cura di J. Bentini), Modena, 1998, p. 412).
3 Di questo dipinto (cm 89.5 x 74.5) esistono diverse copie e varianti. Fra le più note quella, limitata al solo busto del personaggio delle collezioni del Banco San Geminiano e San Prospero di Modena (proveniente dalla storica raccolta locale Nannini) e l’altro, ovale (cm 65×51), poco più di un primo piano, del Museo Civico di Mirandola; entrambe riferite al Suttermans (G. M. Trenti in L’arte degli Estensi, catalogo della mostra, Modena, 1989, pp. 261-262) ma forse più prudentemente attribuibili al suo seguace J. Van Ghelder.
4 Ai quali, poco dopo, con la pace dei Pirenei del 1659 (11 marzo), Mortara veniva restituita. Allo stesso tempo il giovane duca entrava in pieno possesso di Correggio, ma, in segno di neutralità, doveva rinunciare alla carica di generalissimo dell’esercito francese in Italia.
5 Olio su tela, cm 99,5 x 80,5. Anche questo riferito a Suttermans, ma con generica indicazione, circa il personaggio raffigurato (“Ritratto di giovane condottiero”): L. Borsatti in S. Pronti (a cura
di), Il Palazzo Farnese a Piacenza, La Pinacoteca e i Fasti, Milano, 1997, p. 201, tav. 19. Ne esistono diverse copie o derivazioni.
6 L. Goldemberg Stoppato, in Suttermans, Sessant’anni alla corte dei Medici, catalogo della mostra, Firenze, 1983, p. 17; eadem, Suttermans Giusto, in La Pittura in Italia, Il Seicento, Milano, 1989, p. 895. Fonte indispensabile sulla vita del pittore resta, comunque, F. Baldinucci, Notizie dei professori del disegno da Cimabue in qua, Firenze, 1846, IV, pp. 473-511.
7 D. Bellei, Sposizione delle Pitture … del Ducale Palazzo della Nobil Terra di Sassuolo, Modena. 1784, p. 159.
8 G. Campori, Gli artisti italiani e stranieri negli Stati Estensi, Modena, 1855, p. 451.
9 E’ noto che Suttermans più tardi, negli anni Sessanta e Settanta, per la quantità sempre più rilevante di incarichi, ricorse con sempre maggior frequenza agli interventi della sua bottega, a tal punto che, in quel ventennio, poche sono le opere da considerarsi interamente autografe.