Tota Italia. Alle Scuderie del Quirinale la grande mostra di storia e archeologia sulle origini della nazione (fino al 25 luglio 2021)

di Nica FIORI

Da un po’ di giorni un volto barbuto dal naso tumefatto ci osserva da alcuni manifesti collocati sui muri e sugli autobus della città eterna.

1 Pugile in riposo, dal Museo Nazionale Romano

È quello della statua bronzea del Pugilatore, immagine guida della mostra “Tota Italia. Alle origini di una nazione”, inaugurata nelle Scuderie del Quirinale dopo la chiusura forzata per covid. La statua (“Pugile in riposo”, I secolo a.C., Museo Nazionale Romano – Palazzo Massimo), caratterizzata da intenso pathos e minuzioso realismo dei particolari, è stata rinvenuta nel 1885 sulle pendici occidentali del Quirinale, ed è per questo che è stata scelta come emblema di italianità, ma ancora di più perché sembra una metafora adatta a questi giorni di speranza, in quanto si tratta di “un uomo provato, ma non vinto, che non ha paura di mostrare le sue ferite, ma che mantiene intatta la consapevolezza della sua forza”, come ha dichiarato Mario De Simoni, presidente e amministratore delegato di Ales spa – Scuderie del Quirinale (foto 1).

La mostra, curata da Massimo Osanna, direttore generale dei musei statali, e da Stéphane Verger, direttore del Museo Nazionale Romano, vuole evidenziare come la nostra penisola sia stata un mosaico di popoli differenti, che si sono uniti sotto lo stesso nome di Italia (nome che escludeva, in realtà, la Sicilia e la Sardegna) al tempo di Ottaviano Augusto. Come racconta Tacito (Annali XI, 24):

Furono chiamati a far parte del senato uomini provenienti dall’Etruria, dalla Lucania e da tutta l’Italia e, da ultimo, i confini dell’Italia stessa furono estesi sino alle Alpi, perché non solo i singoli individui, ma interi territori di popoli si congiungessero in un solo corpo sotto il nostro nome… “.

E lo stesso Augusto ribadisce nelle Res gestae che, nella guerra contro Marco Antonio, nel 32 a.C., l’Italia nella sua interezza (tota Italia) prestò giuramento a lui.

Questa identità nazionale, e non più solo geografica, si afferma dopo quattro secoli di incontri e scontri dei vari popoli italici con Roma. La romanizzazione inizia storicamente nel 343 a.C. con la deditio di Capua, ovvero quando la città, che era stata prima etrusca e poi campana, essendo assediata dai Sanniti, chiede la protezione di Roma dichiarandosi sua suddita. La mostra racconta le dinamiche di contatto e la trasformazione delle varie culture, assoggettate a poco a poco all’Urbe, attraverso oltre 400 reperti provenienti da numerosi musei nazionali disseminati nel territorio: reperti in parte notissimi e in parte poco conosciuti, che in qualche caso escono per la prima volta dai magazzini.

In questo viaggio nella storia dell’Italia appare emblematica la presenza dell’Ara dedicata a Marte, Venere e Silvano (124 d.C.), rinvenuta a Ostia antica e conservata nel Museo Nazionale Romano, che nella scena del Lupercale ricorda l’allattamento da parte di una lupa dei gemelli Romolo e Remo, nati da Rea Silvia e dal dio Marte, e quindi la mitica fondazione della città che avrebbe romanizzato il mondo (foto 2).

2 Ara con scena del Lupercale

Nella prima sala espositiva ci accolgono dei reperti eccezionali che sintetizzano l’unione dei diversi popoli sotto l’azione unificatrice di Roma. Da un lato il cd. Trono Corsini (I secolo a.C., Galleria Corsini), ritrovato a Roma nella basilica lateranense, la cui forma riproduce in marmo un seggio etrusco, sul tipo di quelli che erano realizzati in legno o in metallo alle origini della cultura etrusca (VIII secolo a.C.).

3 Seggio in marmo, detto Trono Corsini

È costituito da una base a pianta circolare e corpo cilindrico che si espande in connessione con il piano del sedile, anch’esso circolare, con un alto schienale fortemente incurvato all’infuori nella parte superiore. I fitti decori a bassorilievo sono costituiti da motivi rituali, di caccia e di guerra (in alto vi è raffigurato un esercito di Celti), che alludono ai valori aristocratici nei quali si identificava, per via delle sue origini etrusche, la gens del proprietario (foto 3).

A quest’opera di gusto etrusco si contrappone una tavola da banchetto della Puglia, le cui genti erano in stretta relazione con il mondo greco e macedone. I sostegni di mensa (trapezofori) del IV secolo a.C. sono costituiti da grifoni che attaccano una cerva, che hanno in parte conservato i colori originali.

4 Mensa con i trapezofori di Ascoli Satriano

Si tratta di un manufatto marmoreo di altissima qualità, conservato nel museo di Ascoli Satriano (prov. di Foggia), dopo il suo recupero fatto dai carabinieri del nucleo Tutela Patrimonio Culturale, e più volte esposto in mostre dedicate all’operato dei carabinieri del TPC contro gli scavi clandestini e la vendita illegale dei nostri capolavori all’estero (foto 4).

Dopo questi reperti introduttivi ci si inoltra nella sequenza delle sale espositive alla scoperta delle varie culture italiche e ciò avviene attraverso reperti che ci parlano delle lingue, della religione e dei riti funebri. La diversità delle popolazioni nel IV–III secolo a.C. si manifesta soprattutto nelle necropoli. Alcuni corredi ci colpiscono per la loro ricchezza, che testimonia l’opulenza raggiunta dalle élites di diverse popolazioni. Un corredo di oggetti d’oro (alcuni d’importazione greca), tra cui corone di foglioline d’oro, è quello di una tomba femminile di Montefortino d’Arcevia Corona, dal Museo nazionale delle Marche di Ancona (foto 5).

5 Corredo di una tomba di Montefortino d’Arcevia Corona

Ancora di più ci colpisce la monumentale esposizione del corredo di un’importante tomba a camera di Lavello, detta “dei due guerrieri” (III secolo a.C.), proveniente dal museo archeologico di Melfi (prov. di Potenza). Il defunto subentrato al primo guerriero doveva essere un cavaliere daunio (apulo) che ci mostra l’armatura oplitica alla greca ma con un elmo etrusco-laziale e si circonda di oggetti della tradizione daunia, da vasi greci e di Canosa: riconoscibili questi perché configurati con statuette di terracotta policrome poggianti direttamente sui vasi (foto 6).

6 Corredo della Tomba dei due guerrieri

Affreschi lucani di Paestum presentano temi che ricordano la vicina tomba di Lavello per la presenza di un cavaliere. In una lastra affrescata della prima metà del IV secolo a.C. (da una tomba a cassa con copertura a doppio spiovente) è ben visibile la scena, molto diffusa all’epoca, del “Ritorno del guerriero”, ovvero un uomo a cavallo, accolto dalla sua sposa con una libagione in suo onore (foto 7).

7 Lastra dipinta da Paestum con Ritorno del guerriero
8 Cista Ficoroni, dal Museo di Villa Giulia

Unbellissimo oggetto, proveniente da una tomba di Praeneste (attuale Palestrina, in provincia di Roma) e conservato nel Museo nazionale etrusco di Villa Giulia, è la Cista Ficoroni, che introduce il tema della diversità delle lingue, perché conserva sul coperchio un’iscrizione in latino arcaico. La cista (termine usato per i contenitori in bronzo di gioielli e nécessaire femminili) ci colpisce per la raffigurazione di un mitico episodio relativo alla spedizione degli Argonauti e per le tre figure bronzee poste sul coperchio (foto 8).

9 Fegato di Piacenza (copia)

In mostra troviamo esposte diverse tavole e stele, con le tracce delle diverse lingue italiche (umbra, osca, etrusca, venetica). C’è anche una copia in bronzo del celebre Fegato di Piacenza (100 a.C.), con le iscrizioni in etrusco di molte divinità, che veniva usato dagli Aruspici per interpretare i segni divini basandosi sulle interiora di animali sacrificati (foto 9).

Parlando invece dei culti, il pezzo forte è dato dalla Triade Capitolina, ovvero le divinità tutelari di Roma Giove, Giunone e Minerva, sedute sullo stesso sedile con ai piedi i rispettivi animali simbolici (l’aquila, il pavone e la civetta): un’opera d’arte quasi integra rinvenuta in uno scavo clandestino nel territorio di Guidonia Montecelio e recuperata dal TPC in Svizzera prima che venisse venduta a un acquirente straniero (foto 10).

10 Triade Capitolina, da Guidonia Montecelio

Ma, prima di giungere al culto romano per eccellenza, imposto in tutte le città romanizzate che avevano un loro Capitolium a imitazione di quello romano, ci incuriosiscono alcuni oggetti relativi ad antichi culti sparsi nella nostra penisola. Molto importante era quello di Ercole, venerato in area italica, etrusca, latina e magnogreca, soprattutto per la sua tutela sulla guerra, sul commercio e sulle attività agricole e pastorali. Un rilievo da Ostia antica è da mettere in relazione all’estrazione delle sortes, quindi all’aspetto oracolare del suo culto (foto 11).

11 Rilievo da Ostia antica relativo al culto di Ercole

Particolarmente misteriose ci appaiono alcune statue femminili come la Mater di Capua (fine del IV secolo a.C.), con ben 12 pargoli, o la dea Angizia adorata soprattutto nella Marsica, il cui culto è in parte sopravvissuto nella tradizione dei “serpari” di Cocullo. Ricordiamo che il nome Angizia deriva probabilmente da anguis (serpe) e i Marsi erano noti come incantatori di serpenti. Dalla Basilicata proviene una lamina in bronzo raffigurante Taras su un delfino, una divinità marina legata a Taranto (foto 12, 13 e 14).

12 Mater di Capua
13 La dea Angizia

Estremamente vari sono gli ex voto che venivano dedicati alle divinità con le forme più varie, a seconda dell’organo anatomico del quale s’invocava la guarigione. Pure presi in considerazione sono gli apparati decorativi di edifici templari, tra cui il santuario marchigiano di Monte Rinaldo (prov. di Fermo) che ha conservato tra le altre cose un’antefissa fittile con una Potnia Theron (Signora degli animali, termine usato per la prima volta da Omero come attributo di Artemide).

14 Decorazione di scudo con Taras

Una linea del tempo evidenzia tutte le più importanti battaglie combattute da Roma, a partire da quella del Lago Regillo contro la lega latina nel 496 a.C. fino alla guerra sociale del 91-88 a.C. Il successo di Roma si basava su una politica espansionistica condotta nell’arco di diverse generazioni, caratterizzata da una notevole capacità di adattarsi ai diversi scenari di guerra. Alcuni reperti ricordano, in effetti, sia le battaglie per terra sia quelle per mare (foto 15).

15 Rilievo con navi da guerra, I sec. a.C., da Cuma, MANN
16 Piatto con elefante da guerra, dal museo di Villa Giulia

Dopo che i Romani riuscirono a sconfiggere l’esercito di Pirro nel 275 a.C. (ricordato in mostra da un piatto votivo con un elefante da guerra e un elefantino al seguito, prestato dal museo di Villa Giulia, v. foto 16) e i Cartaginesi nelle guerre puniche, i viaggi nel Mediterraneo divennero più sicuri e fecero circolare modelli artistici provenienti dalla Grecia e dall’Oriente. Il lusso investì le dimore aristocratiche, con statue in marmo o in bronzo (come l’Apollo lampadoforo del I secolo a.C., da Pompei) e manufatti preziosi, come pure le tombe e i riti funerari, come si vede da un letto funebre con decorazioni in osso (proveniente dal Museo archeologico nazionale d’Abruzzo a Chieti) e dai preziosi vasi cinerari in vetro. Si assiste a un processo di rinnovamento dei costumi, delle forme di autorappresentazione e degli scenari urbani, in ambito sia pubblico che privato (foto 17, 18 e 19).

17 Statua bronzea di Apollo lampadoforo
18 Cratere con anse a volute in alabastro, da San Prisco, MANN

Dal punto di vista artistico è evidente che “La Grecia conquistata conquistò il selvaggio vincitore e portò le arti nel Lazio ancora agreste”, come scrisse Orazio nelle Epistole.

 

 

19 Letto funebre in legno e decori in osso, da Chieti

Si rifanno all’arte greca opere spettacolari, come il lungo fregio in terracotta con scena di battaglia tra Galati (celti) e divinità greche (II secolo a.C., dal museo archeologico di Ancona, v. foto 20), che ornava un tempio di Civitalba, corrispondente all’antica Sentinum.

20 Fregio con battaglia tra Galati e divinità greche
21 Pugilatore

Ed è pure di derivazione greca il Pugilatore, che tanto colpì l’archeologo Rodolfo Lanciani al momento della scoperta nel 1885 nell’area dell’ex convento di San Silvestro al Quirinale, tanto da fargli dichiarare: “Sono stato presente, nella mia lunga carriera nell’attivo campo dell’archeologia, a molte scoperte; … ma non ho mai provato un’impressione straordinaria simile a quella creata dalla vista di questo magnifico esemplare di un atleta semibarbaro, uscente lentamente dal terreno come se si svegliasse da un lungo sonno dopo i suoi valorosi combattimenti” (foto 21).

Chiudono la mostra delle sequenze di ritratti, che in epoca romana riscuotono un enorme successo, finalizzati come sono alla conservazione della memoria.

22 Ritratti romani da vari musei

Meno idealizzati di quelli greci appaiono i ritratti romani provenienti da vari musei (foto 22), che si contrappongono al ritratto del filosofo Parmenide su un’erma iscritta, proveniente da Velia, l’antica Elea, esposto insieme a quello di un uomo con corona di alloro e a un’erma acefala di medico con iscrizione in greco, provenienti dalla stessa Velia.

 

23 Erme da Velia Elea con al centro Parmenide

Si tratta di ritratti (I secolo d.C.) rinvenuti nella cd. Scuola dei medici, che tributava un culto ad Apollo guaritore e voleva anche ricordare la scuola filosofica eleatica, resa celebre da Parmenide, vissuto tra il VI e V secolo a.C. (foto 23).

Nell’ultima sala sono raccolti i ritratti della famiglia di Augusto e di suoi discendenti, con la moglie Livia, Ottavia Minore e Agrippina Maggiore, quindi i busti del nipote Gaio Cesare, di Germanico e Tiberio Gemello, oltre allo stesso imperatore Augusto capite velato, ovvero raffigurato come pontefice massimo (foto 24 e 25).

25 Ritratto di Augusto capite velato
24 Ritratto di Livia

Ed è in questo ruolo di princeps e di capo religioso che Augusto rinnova i costumi dell’epoca, la religione e il calendario. Una meridiana con i segni zodiacali, dal Museo Nazionale Romano, allude proprio alla misura del tempo ed è accostata a una meridiana tascabile proveniente dal Museo Nazionale Atestino di Este (prov. di Padova).

Questa importante mostra, realizzata in pochi mesi, presenta indubbiamente una molteplicità di reperti significativi, che a volte ci lasciano senza fiato per la loro bellezza, e svolge allo stesso tempo una funzione didattica per i testi dei pannelli, che sono vere e proprie lezioni di storia antica. Unica pecca è che questi pannelli sono spesso scarsamente leggibili, come del resto molte lunghe didascalie, per la scelta di usare un fondo troppo scuro, che rende faticosa la lettura, e non solo a chi ha problemi di vista (condizione peraltro non così rara). Gli allestitori di mostre dovrebbero tener presente che certi criteri estetici da loro adottati sembrano in palese contraddizione con il diritto di tutti, per legge, di poter usufruire al meglio della cultura.

Nica FIORI  Roma 23 maggio 2021

Tota Italia. Alle origini di una nazione”

dal 14 maggio al 25 luglio 2021

Orari: dal lunedì alla domenica dalle 10.00 alle 20.00 (ultimo ingresso ore 19.00).

Ingresso consentito a 15 visitatori ogni 5 minuti. Si richiede ai visitatori di arrivare 5 minuti prima dell’orario indicato sul biglietto per consentire lo svolgimento di tutte le operazioni propedeutiche alla visita e necessarie per garantire la sicurezza di tutti.

Sabato e domenica: prenotazione obbligatoria (entro il giorno precedente) su http://scuderiequirinale.ithttp://vivaticket.com , o nei punti vendita Vivaticket aperti al pubblico.