Santa Maria Antiqua, un’atmosfera bizantina nei 250 metri quadrati di affreschi tra il VI e l’VIII secolo, nel cuore del Foro Romano

di Francesco MONTUORI

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M.Martini e F. Montuori

Chiese romane

SANTA  MARIA  ANTIQUA

La basilica di Santa Maria Antiqua, situata alle pendici del colle Palatino, è molto probabilmente il più importante e antico monumento cristiano. La basilica si insediò nel VI secolo sulle preesistenti strutture di un grande complesso architettonico romano di età domizianea, forse una biblioteca voluta da Tiberio, annessa al tempio di Augusto e rinnovata dopo l’incendio da Domiziano (fig.1)

Fig. 1 Il Palatino

La basilica fu fondata in un momento particolare per Roma. Nel 552 d.C. l’esercito bizantino strappa definitivamente la città al dominio dei Goti, e riporta l’Italia sotto il controllo dell’Impero Romano d’Oriente. Roma – la più grande metropoli del mondo con un milione e mezzo di abitanti – subisce danni imponenti ed è ridotta ad una popolazione di trentamila sopravvissuti.

E’ in questo contesto che ad opera dei Bizantini viene fondata Santa Maria Antiqua. Forse già prima del sesto secolo, fu posta nella sala maggiore della biblioteca di Domiziano una cappella della Madonna. Giovanni VII ornò di pitture la basilica della generatrice di Dio, nominata Antiqua. Anche Paolo I (757-767) e Adriano (772-793) decorarono la chiesa e si racconta che, durante la contesa iconoclasta, monaci greci cacciati dall’Impero orientale trovassero rifugio a Roma e decorassero, con molta ricchezza, la chiesa ed il monastero affidati alle loro cure. Ricostruiti i palazzi imperiali la chiesa, consacrata nel VI secolo, diviene cappella palatina e sede vescovile della città (fig.2). Ne consegue l’attenzione dei papi che ne favoriscono il continuo abbellimento.

Fig. 2 La Chiesa di Santa Maria Antiqua e la rampa di Diocleziano (foto Italian Wais)

L’antico edificio romano presentava una forma a carattere basilicale costituita da un’aula rettangolare divisa in tre navate ricavate da un quadriportico che cingeva un cortile (figg.3 e 4).

Il Quadriportico, ambiente principale della Biblioteca, è sostenuto da quattro pilastri rettangolari di mattoni e quattro colonne di granito con capitelli di marmo. All’altezza del muro posteriore fu ricavata una piccola abside con ai lati un presbiterio e due piccole cappelle. Il quadriportico venne trasformato in navata centrale; il presbiterio fu consacrato al culto cristiano già agli inizi del IV secolo, forse prima della fondazione della chiesa. (fig.5). Nel cortile quadrato con funzione di vestibolo si riconoscono i resti di un impluvium, risalente all’epoca di Caligola, con un lungo muro ricco di nicchie che ospitavano probabilmente le statue degli imperatori.

fig. 5 Il Quadriportico, lato sinistro

Gli ambienti romani introducevano, attraverso una monumentale rampa coperta, alla residenza imperiale sul retrostante colle del Palatino. La sua fondazione è databile agli anni 60-70 del VI secolo sulla base di alcune monete con l’effige dell’imperatore Giustino II ritrovate sotto una colonna.

Gli ambienti sono riccamente affrescati; Santa Maria Antiqua costituisce una testimonianza della pittura altomedioevale, gota e bizantina e della cristianizzazione del Foro della città antica databile dal VI al IX secolo.

L’atrio quadrato è preceduto da una cappella autonoma coperta da un tetto a padiglione fondata nel 570 dall’orafo Amantius e dalla moglie Ypolita, il cosidetto Oratorio dei Quaranta Martiri, così definito per gli affreschi, databili all’VIII secolo, in cui viene esaltata la devozione dei soldati cristiani condannati a morire nelle acque ghiacciate di un lago in Armenia, a Sebaste, durante la persecuzione di Diocleziano.

L’atrio era forse in origine la biblioteca di Domiziano; fu in origine la sede del corpo di guardia che presidiava l’accesso alla residenza del governatore bizantino e probabilmente la sala di ingresso alla rampa di Domiziano, che conduceva ai palazzi del Palatino. Con la cristianizzazione del Foro l’edificio nel X-XI secolo fu trasformato in oratorio dedicato a Sant’Antonio.

La basilica riafferma l’importanza della presenza dei cristiani nel Foro romano che, da cuore della Roma pagana, si va trasformando in una dei luoghi cardine del cristianesimo.

Lo dimostra il fatto che Giovanni VII, papa dal 705 al 707, trasferisce la sua residenza dal Laterano sul Palatino ed elegge Santa Maria Antiqua sua cappella personale. E’ la seconda chiesa del Foro Romano dopo quella dei Santi Cosma e Damiano e attesta la presa di possesso cristiana di questo luogo, simbolo della Roma pagana (fig.6).

fig. 6 Fig. 6  Santa Maria Antiqua, abside

In seguito ad al terremoto dell’847 la chiesa rimase sotto una coltre di terra per oltre mille anni; sarà l’archeologo Giacomo Boni, a partire dal 1900 a riportare alla luce la chiesa insieme all’Atrio e all’attiguo oratorio dei Quaranta Martiri. Frutto degli scavi dello stesso Giacomo Boni sono i sarcofagi pagani reimpiegati nelle sepolture cristiane in un momento in cui le nuove tematiche si mescoleranno all’arte della tarda antichità; essi andranno a soppiantare quelle tradizionali del mondo classico e alludono ad una diversa condizione di felicitas cui aspiravano i nuovi committenti cristiani (fig.7)

Fig. 7 Sarcofago romano

Ora finalmente sulla basilica di Santa Maria Antiqua restaurata si apre una squarcio sull’Alto Medio Evo romano, tra la casa delle Vestali ed il tempio dei Castori; a differenza delle altre chiese medioevali di Roma, Santa Maria Antiqua, passata indenne attraverso le trasformazioni dell’età barocca, può essere vissuta nella sua autenticità.

Il suo straordinario corredo di pitture murali, oltre 250 metri quadrati di affreschi datati tra il VI e l’VIII secolo rappresentano una testimonianza assolutamente unica dell’Alto medio evo a Roma. L’interno dell’edificio viene letteralmente rivestito di pitture nel corso di due secoli di campagne decorative che si susseguono a ritmi serrati; le immagini affollano il presbiterio, le cappelle e la navata sinistra, affiorano su le colonne, i pilastri, il recinto del coro (fig.8).

Fig.8 Le pitture della navata sinistra
Fig. 9 L’icona della Madonna
Fig.10 Il Palinsesto

Un vero manifesto della cultura greco bizantina per lo stile pittorico, l’iconografia, le iscrizioni in greco. Immagini preziose in un epoca segnata, ad Oriente, dall’iconoclastia e fra queste la venerata imago antiqua della Vergine, per precauzione conservata nella vicina Santa Maria Nova. E’ dipinta ad encausto su tela incollata su tavola (fig.9).

Lastratificazione pittorica è evidente nella cosidetta “parete palinsesto” (fig.10) a destra dell’abside della chiesa, dove la caduta di porzioni di intonaco permette di riconoscere quattro diversi interventi: Maria Regina sul trono incrostato di gemme con il Bambino in abiti bizantini, degli inizi del VI secolo; l’Annunciazione del cosidetto “angelo bello”, dell’epoca della fondazione; i Padri della Chiesa della metà del VII secolo; l’ultimo strato, risalente a Giovanni VII, che riplasmò tutto l’interno con una massiccia campagna decorativa.

Nella cappella laterale destra, il primicerio Teodoto si fa rappresentare insieme ai familiari, a papa Zaccaria e i santi orientali Quirico e Giulitta nell’atto di offrire a Maria Regina il modellino della chiesa (fig.11).

Fig.12 La cappella di Teodoto
Fig.11 Santa Maria Antiqua, il primicerio Teodotus

Lungol’adiacente rampa di Domiziano si possono ammirare raffinati frammenti di opus sectile che appartenevano alla decorazione originaria del IV secolo: ritrovati di recente hanno permesso di ricomporre una bellissima testina maschile.

Figura di spicco fra i prelati romani e dignitario di primo rango dell’amministrazione bizantina il Primicerius Theodocus arricchì la cappella che oggi prende il suo nome. (fig.12).

Devoto a San Quirico e Santa Giulitta fece dipingere nella cappella la scena del loro martirio (fig.13).

Fig.13 La cappella di Teodoto, Martirio di Quirico e Giuditta
Fig.14 La cappella di Teodoto, Crocifissione

Le scene sono stilisticamente lontane dalla tradizione bizantina e assai più dinamiche. Nella nicchia sopra l’altare di nota una pittura in ottimo stato che rappresenta la Crocifissione (fig.14). Il Cristo, vestito da un lungo colobium grigio-azzurro è ancora vivo e tiene gli occhi aperti. Il Cristo della Crocefissione è frontale, immobile, diversamente da Longino e dal soldato romano; la pittura è il frutto di una bottega di pittori romani che, seppur guardando all’arte ufficiale di Bisanzio la reinterpreta in forme più popolari.

Sotto la nicchia sono rappresentati la Madonna in veste riccamente ornata seduta sul trono, le fanno corono San Pietro e San Paolo e i titolari della cappella, il fanciullo Quirico e sua madre Giulitta. A sinistra il papa Zaccaria che tiene in mano il Vangelo.

Nella navata est Cristo in Trono tra una lunga teoria di santi, ha caratteristiche assolutamente diverse dalla Crocifissione. La rappresentazione delle Tre Madri vede l’una accanto all’altra la Vergine col Bambino, Sant’Anna con Maria bambina e Santa Elisabetta con il figlio Giovanni (fig.15).

Fig.15 Santa Maria Antiqua. La Vergine col Bambino e Sant’Anna, pittura murale

Si tratta della più antica testimonianza a Roma del culto delle parenti della Vergine; la narrazione è rapidamente schizzata, con l’impiego del disegno per circoscrivere le forme e le campiture del colore.

Nella navata sinistra è rappresentata una teoria di santi della Chiesa greca e latina, con Cristo al centro, sormontata da storie del vecchio Testamento, la mano destra alzata in atto di benedire, mentre con la sinistra regge un Vangelo riccamente ornato. Gli fanno corona a sinistra i santi e i dottori della Chiesa greca mentre a sinistra sono i santi della chiesa latina (fig.16).

Fig.16 I santi della chiesa greca e latina

Posta alla destra del presbiterio la cappella dei Santi Medici è’ ornata dalle immagini dei guaritori cristiani; vi si praticava il rito dell’incubatio : qui dormivano i malati nella speranza che i santi portassero loro conforto in sogno.

Santa Maria Antiqua rappresenta un vero manifesto della cultura greco-bizantina, per lo stile pittorico, l’iconografia, la lingua greca delle iscrizioni (fig.17).

Fig.17 Santa Maria Antiqua. Interno

Un diluvio di immagini sacre proprio mentre ad Oriente, l’iconoclastia propugnava la distruzione delle immagini sacre. La venerata immagine sacra della Vergine, fu trasferita, dopo l’abbandono della basilica in seguito al terremoto dell’847, in Santa Maria Nova, costruita da papa Leone IV per trasferirvi l’icona della vergine di Santa Maria Antiqua; essa ne rappresenterà simbolicamente il reperto più prezioso (fig.18)

Fig.18 L’icona della Madonna sull’abside

Nel cuore stesso del Foro pagano di Roma Santa Maria Antiqua come i Santi Cosma e Damiano, la prima basilica eretta nel Foro Romano, annuncia l’epoca del cristianesimo e rappresenta la Cappella più rappresentativa della prima epoca paleocristiana.

Francesco MONTUORI     Roma 25 aprile 2021