di Claudio LISTANTI
Per Roma la figura di Cola di Rienzo è una delle piÚ importanti della storia nel periodo medioevale.
Unâaura romantica ha sempre contornato le gesta di questo personaggio per la sua propensione a difendere gli interessi del popolo a scapito di quelli dei potenti. Una vita avventurosa costellata anche da momenti poco felici che lo condussero alla morte. Le vicissitudini di Cola di Rienzo stimolarono la fantasia del giovane Richard Wagner che intorno agli anni â40 era alla ricerca di un personale stile operistico trovando nelle gesta del personaggio storico-politico romano lâispirazione giusta per estrinsecare con la musica e con il canto il suo pensiero interiore. Storia e Musica si incontrarono cosĂŹ per offrirci un affresco di grande effetto e partecipazione.

Cola di Rienzo nacque a Roma, nel rione Regola, nel 1313. Era di umili origini, figlio di un taverniere e di Maddalena, una lavandaia che svolgevano la propria attivitĂ sfruttando le acque del Tevere.
Fin da giovane mostrò di essere in possesso di vivacitĂ e di intelligenza, grande appassionato di quellâantichitĂ la cui grandezza emanava dai ruderi della Roma imperiale che contornavano la sua quotidianitĂ nella cittĂ eterna. Sapeva leggere, interpretare e tradurre in lingua volgare tutto quanto era scritto negli epitaffi e le scritte contenute nelle migliaia di monumenti sparsi per la cittĂ . Dopo la morte si trasferĂŹ ad Anagni dove visse fino a 23 anni dove al lavoro dei campi alternava lo studio delle lettere e del latino facendo ritorno a Roma dopo la morte del padre.

La sua immensa preparazione lo portò ad essere un raffinato oratore ed un valente notaio e, al contempo, prendere coscienza della particolare organizzazione sociale e politica che influenzava la vita a Roma. Quelli erano i tempi della cosiddetta âcattivitĂ avignoneseâ che vide il trasferimento della sede papale ad Avignone per un periodo di tempo compreso fra il 1303 e il 1377. Cola fu incaricato, nel 1343, di raggiungere la corte papale come ambasciatore del governo popolare di Roma per illustrare allâallora pontefice Clemente VI, le condizioni in cui versava Roma in quel tempo e lamentare tutti soprusi messi in atto da molti rappresentanti dellâaristocrazia romani, i cosiddetti âbaroniâ provenienti da famiglie come i Colonna, gli Orsini, i Savelli, che si traducevano in ruberie, in omicidi adulteri ed ogni forma di prevaricazione attirando su di se le ire del cardinale Giovanni Colonna.

Tornò a Roma nel 1344 forte di un nuovo incarico affidatogli direttamente dal Papa, quello di notaio della Camera Apostolica, carica che gli consentÏ di amministrare le finanze avendo in mano anche le competenze legislative e giudiziarie. Si trovò quindi in una situazione di preminenza che utilizzò per coinvolgere anche le classi popolari in un governo che avesse come fine quello di far rinascere la grandezza e lo splendore della Roma imperiale.
La popolazione, allora, era afflitta dallâanalfabetismo. Ma Cola trovò un modo molto pratico di comunicare il suo pensiero a tutti che potremmo definire propedeutico ai moderni ed attuali sistemi di comunicazione, quello di utilizzare le immagini. Fece dipingere sul Campidoglio un grande affresco che rappresentava una scena simbolica ma efficace per descrivere le attuali condizioni di Roma: si vedeva un mare in tempesta al centro del quale si scorgeva Roma in mezzo c’era Roma in lutto circondata da altre donne giĂ morte. Era la rappresentazione dellâagonia della cittĂ eterna che rivolgeva lo sguardo a Babilonia, Cartagine, Troia, Gerusalemme, cittĂ mitiche e potenti ma cadute ed annientate; un metodo rivolto a tutti per sollecitare la rinascita della cittĂ .
Ad aprile del 1347 Cola di Rienzo salĂŹ al Campidoglio scortato da un centinaio di uomini e accompagnato da tre gonfaloni: uno rosso a lettere color oro per il rinnovo dei fasti di Roma, uno bianco con raffigurante San Paolo con la corona della giustizia e la spada in mano e uno raffigurante San Pietro con le chiavi della concordia e della pace.
Davanti al popolo proclamò una nuova e diversa forma di Stato con un ordinamento che favoriva la nascita di una Roma con risorse autonome e governata da rappresentanti del popolo con la prospettiva di rinverdire la memoria della sua grandezza. FinalitĂ da raggiungere tramite un preciso programma di governo che prevedeva la limitazione della violenza privata, lâutilizzo delle risorse pubbliche per il sostegno dei cittadini per le loro necessitĂ e stabilire nuovi rapporti politici con i baroni. Il programma sovvertiva in maniera inequivocabile il modo di amministrare la cittĂ ottenendo cosĂŹ lâincondizionato sostegno del popolo.

Ma Cola inserĂŹ anche una politica estera lungimirante volta a coinvolgere tutte le altre zone dâItalia inviando per tutta la penisola i suoi ambasciatori per illustrare i contenuti della nuova Roma e trovare una intesa piĂš generale che può essere considerata come il âprototipoâ di quellâunitĂ dâItalia che fu poi realizzata piĂš di 500 anni dopo. Lâoperato di Cola di Rienzo fu molto apprezzato da Francesco Petrarca allora incontrastato rappresentante della cultura italiana che scrisse una lettera in proposito il cui testo è contenuto nella Storia di Roma nel Medioevo di Ferdinand Gregorovius, inesauribile fonte per la materia che stiamo trattando: âQuando sorse questo Romano solo e di oscurissima origine, quando osò offrire le sue deboli spalle per sostenere la repubblica e il vacillante impero, lâItalia si levò come per incanto e il timore e la gloria del nome di Roma giunsero sino agli estremi confini del mondoâ. Parole che galvanizzarono Cola e che entusiasmarono il popolo che ne seguiva le gesta.

Ma poi, come spesso accade, dopo il successo arrivò il delirio e Cola di Rienzo non riuscĂŹ a concretizzare quanto paventato. Si autoproclamò Cavaliere e subito dopo i suoi comportamenti travalicarono quelli del buon tribuno del popolo per giungere a quelli di un tiranno. Scatenò le ire dei âbaroniâ che in un primo momento si allinearono a lui. Siamo nel 1347 e Cola percependo di aver perso la popolaritĂ si isolò dapprima in Castel SantâAngelo e poi fuggĂŹ in Boemia alla corte di Carlo IV, imperatore del Sacro Romano Impero, dove riprese la riflessione e gli studi. Dopo qualche anno tornò ad Avignone dove trovò il nuovo papa Innocenzo VI del quale riuscĂŹ a vincere lâiniziale diffidenza per convincerlo a rimandarlo a Roma in compagnia di un nuovo legato, il cardinale di Spagna Egidio Albornoz, dove rientrò il 24 settembre del 1353. Il suo ritorno fu bene accolto dal popolo che nel frattempo era ricaduto nella spirale dellâostilitĂ dei nobili. Fu costretto ad imporre nuove tasse e imposte che penalizzarono anche le classi meno abbienti provocando una nuova sommossa popolare che si concluse con la sua uccisione l’8 ottobre 1354 con il suo cadavere che fu trascinato nel centro di Roma.

Come si può facilmente rilevare una personalitĂ come quella di Cola di Rienzo ebbe un posto privilegiato negli animi e nel pensiero degli intellettuali romantici della prima metĂ dellâ800 che trovarono nelle sue idee e nel suo carattere ârivoluzionarioâ un esempio fondamentale per propugnare quelle novitĂ indispensabili per il rinnovo del modo di vita e dellâorganizzazione sociale.
Richard Wagner, con il suo carattere indiscutibilmente ârivoluzionarioâ che lo caratterizzò nellâintero suo âiterâ compositivo, trovò nelle vicende di Cola di Rienzo una ideale fonte di ispirazione che in un certo senso concluse le sue prime esperienze musicali contraddistinte da progetti non andatati a termine ma anche da produzioni scaturenti da fonti letterarie influenzate dalla cultura italiana come Die Feen (Le Fate) ispirata alla settecentesca opera di Carlo Gozzi La donna Serpente, scritta nel 1834 ma rappresentata nel 1888), e Das Liebesverbot oder Die Novize von Palermo (Il divieto d’amare o La novizia di Palermo) ispirata a Measure for Measure (Misura per Misura) di William Shakespeare scritta tra il 1834 e il 1836 anno della prima rappresentazione, spostando lâazione originale nella siciliana Palermo che alcuni storici giudicano un omaggio non molto velato al genio di Vincenzo Bellini musicista molto ammirato da Wagner. Infine Rienzi, der letzte der Tribunen (Rienzi, l’ultimo dei tribuni), ispirata al romanzo coevo del 1835 Rienzi, the Last of the Roman Tribunes, di Edward Bulwer-Lytton.
Sebbene in Wagner vivesse un periodo particolarmente difficile a causa del fallimento del suo primo matrimonio con Minna Planer e delle continue difficoltĂ economiche, il musicista fu colpito dal contenuto rivoluzionario di questo romanzo del quale approntò un testo poetico che ne toglieva un po’ della pedanteria morale originale accompagnato anche da elementi pseudo-storici per creare una poesia sulla quale modellare tutta la musica che avrebbe dovuto fondersi con il testo per ottenere unâopera completamente organica.
Nasce cosĂŹ Rienzi, der Letzte der Tribunen (Rienzi, l’ultimo dei tribuni) opera in cinque atti alla quale Wagner volle dare i caratteri di quel Grand OperĂ allora molto in voga, genere certo molto adatto ad una rappresentazione storica ma che poteva essere preso in considerazione per una esecuzione parigina alla quale ambiva il compositore ma che non fu possibile realizzare. Rienzi fu composto in un arco di tempo che va dal 1837 al 1840, un periodo corrispondente alla carica di direttore stabile del Teatro di Riga fino al 1839 ed al seguente periodo parigino caratterizzato dalla giĂ dette difficoltĂ economiche che non riuscĂŹ a superare con sperate rappresentazioni dellâOpera nel grande teatro francese. Si stabilĂŹ poi a Dresda dove Rienzi fu rappresentato presso il locale KĂśnigliches Hoftheater il 20 ottobre 1842.

La trama dellâopera condensa gli avvenimenti salienti della vita di Cola di Rienzo lasciandone integra la valenza storica. Cola Rienzi è il protagonista affiancato dalla sorella Irene. Paolo Orsini e Stefano Colonna sono i rappresentati delle due famiglie patrizie con lâaggiunta del personaggio di Adriano Colonna in bilico tra lâamore per Irene ed il risentimento per lâostilitĂ mostrata da Cola verso la sua famiglia. Raimondo è il legato pontificio mentre Baroncelli e Cecco Del Vecchio sono i rappresentanti del popolo romano.
Il primo atto inizia con il tentativo di rapimento di Irene da parte dei nobili. Lâevento scuote Cola che riflette sulle condizioni del popolo di Roma ma allo stesso tempo apprende che Irene ama ed è riamata da Adriano fatto che ne acuisce il risentimento verso i nobili. Lâatto si conclude con lâeroica presa di potere da parte di Cola di Rienzo.
Nel secondo atto dopo la presa di potere da parte dei plebei iniziano i complotti dei nobili per uccidere Rienzi. Câè una festa aperta da un discorso di Rienzi rivolto a tutti gli invitati. Allâinterno della festa câè uno spettacolo teatrale con pantomima e balletto sulla leggenda di Lucrezia, moglie di Collatino  uccisasi dopo che un tentativo di stupro da parte di Sesto Tarquinio, figlio dell’ultimo re di Roma.  Lo spettacolo si conclude con una danza âpirricaâ dagli echi guerreschi. Arriva poi il complotto, del quale era stato avvertito da Adriano, ma si salva dai colpi di Orsini grazie ad una maglia dâacciaio nascosta sotto la tunica. I nobili vengono arrestati e condannati a morte ma Rienzi si fa convincere al perdono.
Nel terzo atto la scena si svolge al Laterano. Câè di nuovo unâoffensiva dei nobili alla quale Rienzi risponde esortando tutti i cittadini a combattere. Adriano è indeciso con chi schierarsi; dopo aver rivolto una supplica a Dio decide di appoggiare Rienzi. Inizia poi la battaglia che sarĂ vinta da Cola dopo aver ucciso i nobili tra i quali Stefano Colonna. Lâatto si chiude con il trionfo di Cola di Rienzi.

Nellâatto quarto inizia la caduta di Rienzi ormai abbandonato anche dai suoi sostenitori oltre che dai rappresentanti del papa il quale emana nei suoi confronti un provvedimento di scomunica. Adriano esorta Irene a seguirlo ma lei decide di rimanere con il fratello.
Nel quinto atto per Rienzi tutto finisce. Anche il tribuno si rivolge a Dio per chiedere che tutto quanto fatto per Roma non venga vanificato. Ma ormai la fine è vicina; si trova sul Campidogli ed è braccato da tutti. Tenta stoicamente di reagire per sovvertire la situazione arringando la folla. I rivoltosi però appiccano le fiamme e Rienzi troverà la morte assieme ad Irene ai quali si aggiunge Adriano che entra nel fuoco per salvare Irene ma non riuscendoci.
Lâopera ebbe notevole successo, grazie alle caratteristiche monumentali di Grand OperĂ , un genere che era molto apprezzato anche al di fuori di Parigi e in special modo nei paesi tedeschi. Fu quello un momento di svolta per Wagner che ottenne il posto di Kapellmeister nel Teatro di Corte di Dresda cittĂ nella quale si aprĂŹ poi, con Der Fliegende Holländer (Lâolandese volante), il secondo periodo della produzione wagneriana che sfociò nei grandi capolavori della maturitĂ .
Eâ suddiviso in cinque parti con una consistente parte riservata, nel secondo atto, alla pantomima ed al balletto. Frequenti e grandiosi sono gli interventi del coro e la vocalitĂ solistica è piuttosto orientata verso il recitativo ed il declamato senza tralasciare però gli apprezzati insegnamenti âbellinianiâ che si manifestano nelle parti melodiche delle poche arie. Di rilievo è la parte strumentale dalle dimensioni certamente âwagnerianeâ dove frequenti sono gli interventi degli ottoni presenti in maniera cospicua nellâorchestra (4 corni, 4 trombe, 3 tromboni, e oficleide) ai quali è contrapposta anche una rilavante sezione delle percussioni. Numerosi sono i momenti grandiosi rappresentati da cori, inni, marce, fragori di armi, e cinque grandi finali dâatto. Lâispirazione francese è certo evidente influenzata dal periodo trascorso a Riga dove il repertorio che eseguĂŹ era composto anche da opere di Boieldieu, MĂŠhul, Rossini, Mayerbeer e Auber ma, soprattutto dallâascolto nel luglio del 1836 del Ferdinand Cortez di Gaspare Spontini un autore e unâopera che, forse piĂš di tutti, ha influenzato la composizione del Rienzi.
Nonostante tutto e nonostante il direttore dâorchestra e compositore tedesco della seconda metĂ dellâ800, Hans von BĂźlow, musicista fondamentale per lâaffermazione di Richard Wagner, che definĂŹ il Rienzi, con una celebre battuta di spirito ââŚla migliore opera di Mayerbeerâ, possiamo affermare che il Rienzi contiene i germi, anche sufficientemente sviluppati di quello che sarĂ il Wagner futuro.
Certamente non è unâopera nella quale si possono ravvisare a pieno le caratteristiche del Wort-Ton-Drama (Parola, Musica, Scena) frutto della rivoluzione operata da Wagner per staccare la cultura tedesca dai modelli italiani, i cui effetti si traducevano nella fusione perfetta tra le tre componenti citate per ottenere unâopera granitica interamente orientata alla rappresentazione del dramma. Il procedimento del leitmotiv (motivo conduttore) che è uno degli elementi necessari per raggiungere lâunitĂ drammatica, che nel Wagner maturo si inserisce nel tessuto connettivo della musica, è qui abbozzato ma allo stesso tempo utilizzato non in maniera superficiale come si verificava con una certa frequenza nel teatro dâopera di allora ma sufficientemente incisiva ponendo in essere un tentativo anche ben riuscito di rendere strutturali questi temi come cercheremo di dimostrare con alcuni esempi musicali.

Tali condizioni non hanno consentito, ingiustamente, al Rienzi di entrare nel âtempioâ della musica wagneriana, quel Teatro di Bayreuth creato dallo stesso Wagner per accogliere e esaltare le caratteristiche drammatiche e drammaturgiche dei suoi capolavori.
In Italia il Rienzi ebbe la prima rappresentazione a Venezia il 15 marzo 1874. Poi a Bologna il 18 novembre 1876 e, naturalmente a Roma per dodici volte di seguito nel 1888.
LâOuverture ci regala giĂ una dimostrazione della complessitĂ della partitura.
In essa è condensato molto abilmente il contenuto di quanto lo spettatore vedrĂ sul palcoscenico. Inizia con il suono della tromba ripetuto che chiama i romani alla battaglia. La mente di tutti wagneriani non può non ravvisare i prodromi dei toni eroici enunciati dalla tromba che caratterizzeranno il preludio di quella che è lâopera piĂš grande della maturitĂ del musicista: Parsifal.

Poi si intrecciano i temi della battaglia e il tema del giuramento âSanto Spirito cavaliereâ ma anche il tema estatico della preghiera di Rienzi allâinizio del quinto atto. Per lâascolto proponiamo lâOuverture in una esecuzione dal vivo diretta da Guido Cantelli alla guida della NBC Symphony Orchestra cogliendo lâoccasione di ricordare la sua figura di musicista, direttore prediletto da Arturo Toscanini dal quale con ogni probabilitĂ sarebbe divenuto il successore. MorĂŹ il 24 novembre del 1956 in un incidente aereo presso lâaeroporto parigino di Orly, otto giorni dopo la sua nomina a direttore della Scala di Milano. Il 27 aprile di questâanno è stato il centenario della nascita.
Audio 1
Richard Wagner – Rienzi- Ouverture
NBC Symphony Orchestra (Registrazione dal vivo del 3 gennaio 1953)
https://www.youtube.com/watch?v=mD1mfddMGDo
Finale atto I
Eâ questo il grandioso momento nel quale Rienzi vince tutti gli impedimenti e si proclama Tribuno del popolo.
Audio 2
Act 1 Scene 4: “Erstehe, hohe Roma, neu!” (Risorgi augusta Roma, ancora!)
Orchestra Staatskappelle Dresden, Leipziger Rundfunkchor, Chor der Staatsoper DresdenDirettore Heinrich Hollreiser
RenĂŠ Kollo Rienzi, Janis Martin Adriano, GĂźnter Leib Cecco
Edizione Warner Classic
https://www.youtube.com/watch?v=Lxh7DQjl2oE
Finale atto II
Durante la festa Orsini tenta di pugnalare Rienzi ma viene neutralizzato e viene condannato a morte ma dopo il loro pentimento è perdonato assieme agli altri nobili. La conclusione dellâatto è grandiosa. Câè lâimponente marcia militare ascoltata nell’ouverture e cantata in coro da tutto il popolo ad esaltazione di Rienzi.
Audio 3
Act 2 Scene 3: “Euch Edlen, dieses Volk verzeiht” (A voi, Nobili, questo popolo perdona)
Orchestra Staatskappelle Dresden, Leipziger Rundfunkchor, Chor der Staatsoper Dresden
Direttore Heinrich Hollreiser
RenĂŠ Kollo Rienzi, Janis Martin Adriano, Siv Wennberg Irene, Peter Schreier Baroncelli, GĂźnter Leib Cecco
Edizione Warner Classic
https://www.youtube.com/watch?v=b5cggPowtkM
Atto III â Scena II
Adriano si rivolge a Dio per vere la forza di affrontare la situazione che lo vedeva diviso fra lâamore per Irene e lâodio per Rienzi. Nel finale della scena che proponiamo decide di tentare una riconciliazione tra Rienzi e il padre per evitare ulteriori violenze. Per la parte di Adriano câè da notare che essa è scritta per mezzosoprano, quindi realizzata in âtravestiâ una procedura realizzata ancora fino alla metĂ dellâ800 una prassi che le idee ârivoluzionarieâ di Wagner ancora non erano riuscite a cancellare.
Audio 4
Act 3 Scene 2: “Wo bin ich?” (Dove son io?)
Orchestra della Staatskappelle Dresden
Direttore Heinrich Hollreiser
Janis Martin Adriano
Edizione Warner Classic
https://www.youtube.com/watch?v=orfZxh6-BJA
Atto III finale I parte
Rienzi parte per la guerra è accompagnato dai senatori e guida esercito di cittadini provenienti da ogni ceto e classe sociale, armati per la guerra. Lancia il grido di guerra lâinno “Santo Spirito Cavaliere” che abbiamo ascoltato nellâOuverture, qui ripreso anche da tutti i soldati. Adriano tenta di implorarlo a risparmiare i nobili e non attaccare, promettendo di convincere suo padre a non far guerra a sua volta. Rienzi non ascolta lâinvito e dirige l’esercito verso la battaglia. Si ascoltano i tumulti della battaglia e le donne romane invocano la Santa Vergine per la salvezza dei loro mariti. La tensione palpabile ma sarĂ interrotta dal ritorno trionfale di Rienzi.
Audio 5
Act 3 Scene 3 Finale, “Der Tag ist da, die Stunde naht zur SĂźhne” (Ecco il giorno, lâora si avvicina)
Orchestra Staatskappelle Dresden, Leipziger Rundfunkchor, Chor der Staatsoper Dresden
Direttore Heinrich Hollreiser
RenĂŠ Kollo Rienzi, Janis Martin Adriano, Siv Wennberg Irene
Edizione Warner Classic
https://www.youtube.com/watch?v=CZ-ThMT0PZg
Atto IV Finale
Un cupo canto pervade l’interno della chiesa mentre Raimondo comunica a Rienzi che è stato scomunicato dal papa e la bolla di scomunica è appesa sulla porta della chiesa. Adriano cerca di convincere Irene ad abbandonare il fratello ma ella decide di stargli vicino. Mentre Rienzi rimane incredulo e sconvolto ritorna il canto cupo dei monaci.
Audio 6
Act 4 Scene 2: “Vae! vae tibi maledicto!”
Orchestra Staatskappelle Dresden, Leipziger Rundfunkchor, Chor der Staatsoper Dresden
Direttore Heinrich Hollreiser
RenĂŠ Kollo Rienzi, Janis Martin Adriano, Siv Wennberg Irene
Edizione Warner Classic
https://www.youtube.com/watch?v=ewCjN72-GA4
Atto V â Preghiera di Rienzi
Eâ uno dei punti piĂš straordinari dellâopera un momento di riflessione del protagonista che, conscio che sta arrivando la sua fine, si rivolge a Dio per chiedere che la sua opera rivolta alla rinascita di Roma e del suo popolo non vada perduta. Riascoltiamo il tema della preghiera enunciata nellâOuverture mentre tutto il brano è pervaso da un grande senso della melodia che non nasconde i riflessi belliniani apprezzati da Wagner ma che anticipa con forza la poesia musicale che sarĂ uno degli elementi predominanti del futuro Tristano.
Audio 7
Act 5 Scene 1:”Allmächt’ger Vater, blick herab!” (Onnipotente padre, giĂš riguarda)
Orchestra Staatskappelle Dresden
Direttore Heinrich Hollreiser
RenĂŠ Kollo tenore
Edizione Warner Classic
https://www.youtube.com/watch?v=628R7c2anhM
Finale dellâopera
La folla furibonda ha occupato tutta la piazza istigato alla sommossa. Renzi tra le grida del popolo cerca di calmare il popolo ma non ci riesce. Il Campidoglio è avvolto dalle fiamme che inghiottiranno non solo il tribuno ma anche Irene che segue il fratello e Adriano nel disperato tentativo di salvare la sua amata.
Audio 8
Act 5 Scene 4: Finale, “Herbei! Herbei! Kommt Allâ herbei!” (Qui, qui, venite tutti qui!)
Orchestra Staatskappelle Dresden, Leipziger Rundfunkchor, Chor der Staatsoper Dresden
Direttore Heinrich Hollreiser
RenĂŠ Kollo Rienzi, Janis Martin Adriano, Peter Schreier Baroncelli e GĂźnter Leib Cecco
https://www.youtube.com/watch?v=H6uiv1gGlgU
Claudio LISTANTI Roma 3 maggio 2020




