Le mostre nei musei storici: i ‘pro’ e i ‘contra’; la storia degli allestimenti alla Galleria Corsini.

di Enzo BORSELLINO

La mostra inaugurata il 15 dicembre 2022 nella Galleria Corsini di Roma ” Le stanze del Cardinale. Neri Maria Corsini protagonista della Roma del Settecento” tratta di un tema strettamente connesso con la storia della collezione di cui il cardinale Neri Maria Corsini (1685-1770) fu il principale promotore e che è ancora conservata nel suo luogo originario. Di essa è stata fatta già una recensione nel precedente numero di questa rivista (Cfr. https://www.aboutartonline.com/del-furore-di-aver-quadri-le-stanze-del-palazzo-del-cardinale-neri-maria-corsini/)
L’ intervento del Prof. Enzo Borsellino prende spunto dalla esposizione per riflettere su i pro e i contra di tali iniziative culturali in ambienti storici, o meglio, storicizzati destinati a conservare una collezione d’arte di antica formazione. Roma in particolare, ma non soltanto, è ricca di raccolte artistiche storiche di nobili famiglie, come ad esempio la Colonna, la Doria Pamphilj, la Pallavicini, la Rospigliosi, ancora oggi private e la Ludovisi, la Borghese e la Spada divenute, come la Corsini, pubbliche.
Il prof. Enzo Borsellino ha insegnato per molti anni Museologia, Storia sociale dell’arte e Storia dell’arte Italiana all’Università La Sapienza e a quella di Roma Tre, nonché in altre università italiane e straniere. Egli, come è noto, è anche uno dei massimi conoscitori della collezione Corsini di Roma alla quale ha dedicato molti anni di studio producendo una numerosa serie di contributi scientifici, ultimo dei quali i due volumi del 2017 recensiti da Francesco Petrucci su questa stessa rivista nel gennaio 2022 (Cfr. https://www.aboutartonline.com/la-collezione-romana-dei-principi-corsini-nel-nuovo-volume-di-enzo-borsellino/).

Professor Borsellino, ha visitato la mostra “Le stanze del Cardinale. Neri Maria Corsini protagonista della Roma del Settecento” in corso presso la Galleria Corsini?  E se sì, quale impressione ne ha ricavato?

R: La mostra in corso presso la Galleria Corsini di Roma se da un lato, come da lei premesso, ha l’obiettivo di delineare la figura di Neri Maria Corsini quale diplomatico, cardinale, promotore culturale oltre che collezionista d’arte, dall’altro pone alla ribalta due temi o, per meglio dire, problemi: il primo è quello dell’organizzazione di mostre in musei storici che non hanno ambienti dedicati alle esposizioni temporanee, con la conseguenza che parte della collezione permanente deve essere rimossa per fare spazio a opere che spesso nulla hanno a che vedere con il museo che le ospita; l’altro problema è quello che nel comunicato stampa e nel testo del primo pannello illustrativo della mostra si ritiene filologicamente corretto l’allestimento museografico “settecentesco” della Galleria Corsini realizzato nel 2009.

Si tratta di questioni che sollevano interesse e curiosità. Ma ci può spiegare prima di tutto sulla base delle sue conoscenze cosa accade nella Galleria Corsini quando viene allestita una mostra temporanea?

R: La Galleria Corsini, per rimanere in un confronto di ambito romano, è un museo di grandezza media, direi “umana”, molto più piccolo dei musei Vaticani o anche dei musei Capitolini e della stessa Galleria Nazionale di palazzo Barberini con cui la Corsini è congiunta. Esso è composto di sole otto sale poste al primo piano di palazzo Corsini alla Lungara, un edificio storico di epoca rinascimentale ristrutturato e ingrandito proprio da Neri Maria e posseduto dai Corsini fino al 1883 quando lo vendettero allo Stato italiano che cercava una sede per l’Accademia Nazionale dei Lincei.

Roma, Palazzo Corsini, II sala foto Daniele Petrucci, 2010

La famiglia fiorentina con grande gesto di generosità donò allo Stato la collezione di dipinti, sculture e mobili nonché la biblioteca con la famosa raccolta di disegni e stampe ivi esistenti per farne un museo pubblico. La particolarità di questo ricco insieme di quadri e sculture è di essere esposto negli ambienti originari caratterizzati da decorazioni del XVI, XVIII e XIX secolo.

Tralasciando di citare il periodo in cui le opere Corsini sono state confuse con gli altri fondi della Galleria Nazionale d’Arte Antica, dagli anni ’80 del Novecento, quando esse furono riportate tutte, o quasi, nel palazzo di via della Lungara, vi furono allestite dal suo direttore, il compianto Sivigliano Alloisi, e dai suoi validi collaboratori, piccole mostre dedicate a cicliche ricognizioni dei materiali Corsini soprattutto dei depositi interni ed esterni. La prima nel 1984 fu però dedicata a celebrazione del centenario dalla sua acquisizione allo Stato. Le mostre, non essendovi mai stati spazi specifici dedicati alle esposizioni temporanee, venivano ospitate nelle varie sale e soprattutto nella ottava, usata anche per presentazioni di libri e convegni.

La prima sala della Galleria Corsini con i quadri di canonizzazione nell’allestimento Alloisi (1992-2007).

Nel 2009, con una nuova direzione, l’antica collezione di quadri, sculture e arredi fu riallestita sulla base di due inventari del Settecento cercando di restituire l’immagine di una quadreria storica del XVIII secolo. Furono così riposizionati i dipinti fin sulle parti alte delle pareti, le piccole sculture e i bronzetti sulle consoles e furono tolte le didascalie sotto le opere. Dal 2009 con l’avvicendarsi di vari direttori le prime mostre organizzate nella Galleria Corsini hanno presentato inizialmente i risultati degli studi su singole opere del museo, spesso a seguito di un restauro; successivamente sono stati esposti gruppi di opere o singoli pezzi di collezioni private o eseguite ricognizioni monografiche su artisti di cui esisteva almeno un’opera nella collezione storica o anche contemporanei, come il fotografo Robert Mapplethorpe e ultimamente tre su  temi corsiniani.

Bartolomé Esteban Murillo, Madonna del Latte (Madonna col Bambino), 1675 ca, Roma, Galleria Corsini

A parte quelle dedicate a una singola opera della collezione Corsini o di altre collezioni, tutte le altre mostre, tranne quella sul restauro della Madonna col Bambino di Murillo ospitata a palazzo Barberini, hanno determinato, come prima accennato, la rimozione o l’occultamento di parte delle opere permanentemente presenti nelle varie sale. Cosicché i pannelli colorati e gli altri moderni supporti espositivi (bacheche, vetrine, ecc.) che presentano le opere temporaneamente in mostra e i testi di commento su bande verticali bianche contrastano non poco con lo spirito della presentazione di una antica quadreria (senza didascalie e commenti scritti) decisa nel 2009.

Lo stravolgimento maggiore durante le mostre avviene nella ottava sala, l’ultima. Dal 2009 è stato deciso di inserire in questo grande ambiente, dove è presente il doppio ritratto in mosaico di Clemente XII e il cardinale Neri Maria Corsini murato su una parete, il gruppo dei quattro grandi quadri raffiguranti membri di ordini religiosi canonizzati o beatificati dal papa Clemente XII Corsini nel 1732-1737 (il quinto quadro è in deposito esterno). Tali opere costituiscono uno straordinario nucleo omogeneo della fisionomia della collezione Corsini e della sua identità, sia per evidenti ragioni biografiche e autocelebrative della famiglia, sia perché esse rappresentano bene la dinamica dei numerosi doni che accrebbero la consistenza della raccolta d’arte della casata fiorentina durante il papato corsiniano, nonché un panorama variegato della pittura a Roma nella prima metà del Settecento.

Ebbene, dopo l’allestimento del 2009, per fare spazio ai materiali delle mostre di turno, i quattro importanti quadri di canonizzazione vengono trasferiti nei depositi e il mosaico, opera di Pietro Paolo Cristofari (1738 ca.), occultato. Questo anche in occasione della mostra di argomento “corsiniano” sull’Autoritratto di Rembrandt come San Paolo del Rijksmuseum di Amsterdam. Come si ricorderà, quella mostra ha ricostruito le vicende già note della vendita nel 1799 durante l’invasione napoleonica di Roma, di venticinque quadri della collezione Corsini.

Ovviamente, nella mostra in corso i quattro quadri delle canonizzazioni dell’ottava sala, per la loro connessione con le vicende personali di Neri Maria Corsini e della sua famiglia, sono rimasti al loro posto e anzi si è chiesta in prestito la tela di Domenico Maria Muratori con San Francesco Regis che comunica gli appestati (1737) in deposito esterno.

Domenico Maria Muratori, San Francesco Regis comunica gli appestati, 1737, Roma, Galleria Corsini

Un’altra rilevante alterazione espositiva è stata la sparizione del Trono Corsini, oltre le opere dell’ottava sala, nel corso della mostra su Plautilla Bricci (2021-2022).

Trono Corsini, II-I sec. a.C., Roma, Galleria Corsini

L’antico trono marmoreo è sempre stato esposto nella Galleria Corsini dopo il suo ritrovamento fortuito del 1732, anche quando la collezione divenne sede della Galleria Nazionale d’Arte Antica. Per esporre un’opera di Plautilla nella quarta sala, il prezioso reperto è stato trasferito nei depositi del museo. Il non aver voluto trovare un luogo alternativo per l’esposizione del Trono dimostra una scarsa considerazione per l’allestimento “settecentesco” della collezione progettato nel 2009 proprio da parte di quanti oggi lo enfatizzano e lo difendono. Il Trono Corsini si sarebbe potuto porre al centro del vestibolo del primo piano del palazzo Corsini, davanti all’ingresso della Galleria, contornato dagli altri pezzi antichi e moderni della collezione ivi esposti, come la Musa del Circeo, la statua di Giovane con Mantello, la statua di Ninfa con piccolo satiro e la Cleopatra di Pietro Paolo Olivieri.

Gli argomenti citati credo siano sufficienti a dimostrare lo scarso rispetto per l’allestimento permanente durante le mostre organizzate in un museo storico che non ha sale per le esposizioni temporanee. Questo problema però non è soltanto della Corsini ma anche, per rimanere in ambito romano, di altri musei pubblici come, per esempio, la Galleria Borghese. Ritengo quindi che, essendo ormai la Galleria Corsini unita nella gestione con la Galleria Barberini, si dovrebbero organizzare mostre temporanee soltanto negli spazi espositivi di palazzo Barberini, anche quando il tema può essere connesso con opere della collezione Corsini, come si è fatto nel 2021 dopo il recente restauro della tela Corsini della Madonna col Bambino di Murillo.

Si tratta di rilievi piuttosto significativi che non dovrebbero essere sottovalutati da chi di dovere e tuttavia mi sento di segnalarle che alcune recenti mostre organizzate alla Corsini, come pure alla Barberini, hanno seguito una logica anche di carattere didattico (con convegni di approfondimento); su quella in corso, più specificamente, cosa si sente dire?

R: Analizzando le varie sezioni della mostra esse colgono a pieno i punti essenziali e nodali che delineano a tutto tondo la figura di Neri Maria Corsini, prima diplomatico e poi cardinale di Santa Romana Chiesa. È fuor di dubbio che la sua figura sia centrale, ma non unica, per la storia della raccolta d’arte rimasta poi alla famiglia. La collezione Corsini di Roma, infatti, fu messa insieme da vari membri della illustre casata, a cominciare nel XVII secolo da Ottavio e Neri senior per proseguire tra il XVII secolo e i primi tre decenni del successivo con Lorenzo Corsini che, salito al soglio pontificio nel 1730, donò la sua già congrua collezione d’arte ai due nipoti Neri Maria e Bartolomeo III Corsini. Da quel momento l’arricchimento della collezione continuò attraverso acquisti, doni e lasciti testamentari al papa Corsini, a Neri Maria e agli altri membri della famiglia fiorentina. Tale raccolta artistica andò a ornare il loro palazzo di via della Lungara sia al primo piano, compreso l’appartamento di Neri Maria, sia al secondo destinato agli appartamenti privati. Nel 1763 il duca Filippo Corsini acquistò una collezione di quadri, soprattutto ritratti (cinquantadue pezzi) dal pittore Giovanni Battista Ponfreni il quale con Filippo Falcioni valutò nel 1784 quadri e sculture inventariati nei due piani del palazzo in vista del vincolo fedecommissario deciso da Bartolomeo IV Corsini nel 1785.

Dopo la morte del cardinale Andrea (1795) il suo appartamento del primo piano, che era stato di Neri Maria, divenne vera e propria sede della collezione d’arte aperta alla visita come provano le guide della seconda metà del Settecento. Agli inizi dell’Ottocento Tommaso Corsini senior, figlio di Bartolomeo IV, ampliò il numero delle sale di esposizione portandole nel 1812 a nove. Vincolò nel 1827 la collezione storica del primo piano aggiungendo ad essa molti quadri che si trovavano al piano superiore del palazzo, “riscoperti” e fatti scendere in Galleria a seguito di una sistematica campagna di restauri da lui commissionata. Fece trasferire anche alcuni busti marmorei della fine del Seicento dalla villa Corsini sul Gianicolo nell’androne del palazzo della Lungara. Acquistò infine tre dipinti della collezione Fesch nel 1845 e commissionò alcune sculture a Pietro Tenerani. Un ulteriore gruppo di quadri, soprattutto dei cosiddetti pittori “primitivi”, fu comprato dal nipote suo omonimo Tommaso junior nel 1868 e posto in un decimo ambiente ricavato dalla ex cappella di palazzo.

Questa brevissima sintesi storica della collezione Corsini di Roma credo sia sufficiente a dimostrare quanto l’obiettivo della attuale esposizione abbia voluto soffermarsi soltanto sugli anni di vita di Neri Maria Corsini, così da poter utilizzare l’allestimento “settecentesco” della Galleria Corsini realizzato nel 2009. Tale allestimento, come ho già avuto modo di scrivere nel 2010 e nel 2017, ha però cancellato un secolo di vita della raccolta artistica della Lungara, dal 1784 al 1883, attestato da numerosi documenti di archivio, compresi molti inventari delle opere d’arte, che testimoniano lo sviluppo storico (e in un caso anche un decremento nel 1799) della collezione fino alla donazione allo Stato. Non avere considerato nell’allestimento del 2009 le vicende della collezione dal 1784 al 1883 è contro qualsiasi prassi filologica di storia del collezionismo, soprattutto se si vuole ricostruire una collezione storica.

Se capisco bene allora nel 2009 fu fatto un nuovo allestimento della Galleria Corsini utilizzando un inventario settecentesco?

R: All’allestimento “settecentesco” del 2009 si arrivò dopo una complessa vicenda durata circa quattro anni, dal 2006 al 2010 quando si era prospettata da parte della Soprintendenza competente, per la mancanza di custodi nella Galleria Corsini e per arricchire la Galleria Nazionale d’Arte Antica, addirittura la sua chiusura col conseguente trasferimento delle sue opere a palazzo Barberini. Si sperava così di esporre a palazzo Barberini alcuni capolavori della Corsini a cominciare dal San Giovanni Battista di Caravaggio per un maggiore richiamo di visitatori.

Caravaggio, San Giovanni Battista, 1603 – 1606, Roma, Galleria Corsini

Progetto bloccato dalla ferma opposizione di studiosi, critici d’arte, associazioni culturali, membri della società civile, docenti universitari, tra cui il sottoscritto, che organizzarono nel novembre 2007 una giornata di studio sull’argomento; il Ministro dei Beni culturali Francesco Rutelli, su parere del Consiglio Superiore del MiBAC, decise nel dicembre 2007 di mantenere al suo posto la Galleria Corsini e di sottoporre ad una totale revisione la esposizione delle opere. Superata quella “crisi”, la Soprintendenza di Roma affidò all’allora direzione della Galleria Corsini il progetto di riallestimento della collezione.

Mi fu chiesto informalmente un parere e io espressi la convinzione che si sarebbe dovuta presentare la raccolta per quanto possibile simile alla facies ottocentesca corrispondente alla massima espansione e fisionomia raggiunte al momento del passaggio al governo italiano sulla base dell’inventario della donazione del 1883. “Per quanto possibile”, perché dopo quella data molti dipinti e sculture Corsini furono dati in deposito esterno a istituzioni ed enti pubblici o di rappresentanza e alcuni sono andati dispersi. È stata una pubblicazione nel 1998 di alcuni inventari Corsini del XVIII e XIX secolo con la ricostruzione grafica dell’inventario del 1771 a suggerire alla responsabile della Galleria Corsini nel 2009 un allestimento “settecentesco”. Ma l’inventario del 1771 menziona soltanto le prime cinque sale dell’appartamento del piano nobile a disposizione di Andrea Corsini con 309 dipinti senza alcun cenno alle sculture, mentre i locali da allestire erano otto (più eventualmente il piccolo ambiente della ex cappella), essendo l’attuale ultima sala del museo un  vano aggiunto nel 1907 e adibito a deposito

Cosicché per ornare gli altri tre ambienti disponibili fu preso come riferimento anche l’inventario Corsini del 1784. Esso registra tutti gli oggetti d’arte conservati nel palazzo di Roma a quella data. Come si evince dai numeri, nel 1784 si era arrivati ad una consistenza più ampia della collezione (399 quadri al primo piano e 324 al secondo, più circa 200 sculture). In quell’anno le sale del primo piano, arredate con i quadri e le sculture di proprietà della famiglia ma concesse in uso al cardinale Andrea Corsini, erano salite a sette, più una ottava contigua al salone di ricevimento, nell’appartamento di rappresentanza.

Secondo quanto da lei affermato allora nel 2009 sono stati utilizzati contemporaneamente due inventari settecenteschi di diversa data e consistenza?

Inventario dei dipinti della collezione Corsini, 1750; con Note di Gaetano Bottari. San casciano in val di Pesa. Archivio Corsini

R: Esattamente. Inoltre nel 1784 ricompaiono nelle prime due sale (“Anticamere”) della Galleria i dipinti delle canonizzazioni assenti nel 1771. Essi erano già presenti nelle prime due sale (“Anticamera” e “Vestibolo”) nel 1750, come testimonia un famoso inventario di quell’anno esposto giustamente nell’attuale mostra; esso è molto importante perché riporta quadro per quadro la provenienza e la modalità di entrata nella raccolta (acquisto, dono, lascito testamentario) con preziose postille di Giovanni Gaetano Bottari, consigliere artistico di Neri Maria. La stessa disposizione di queste grandi tele nel 1750 si ritrova nelle prime due sale nel 1883, al momento della donazione della collezione allo Stato italiano. Prova evidente dell’importanza sempre data dalla famiglia Corsini ai santi e beati nominati da Clemente XII tanto da esporli all’inizio del percorso dell’appartamento del primo piano. Anche nella direzione Alloisi tre di questi quadri furono collocati nella prima sala ad evocare l’Anticamera delle canonizzazioni.

Non avendo finora altri inventari intermedi con la descrizione sala per sala dopo il 1750 e prima del 1770, anno della scomparsa di Neri Maria, è evidente che l’assenza dei quadri di canonizzazione nell’inventario del 1771 fotografi una situazione parziale e temporanea prima dell’inventario del 1784 già ricordato. Niente di più irragionevole e privo di “filologia” (rivendicata nelle tesi dell’allestimento “settecentesco”), è quindi aver esposto nel 2009 i dipinti delle canonizzazioni nell’ultima sala della Galleria. Per non parlare poi dei 24 quadri citati nelle cinque sale dell’inventario del 1771 che ricompaiono nella sesta e settima sala dell’elenco del 1784 e di altre sviste e incongruenze nelle posizioni di molte tele rispetto a quell’inventario da me segnalate nel 2017.

In conclusione, per una corretta “filologia” si sarebbe dovuta restituire l’immagine della Galleria secondo le trasformazioni e le ultime acquisizioni alla fine del XIX secolo, come attesta l’inventario della donazione allo Stato italiano del 1883. Ricostruire l’assetto “settecentesco” basato su due inventari di diversa data e consistenza è stato un non senso.

A chi spettò prendere la decisione definitiva sul nuovo allestimento della Galleria Corsini?

R: Il progetto dell’allestimento “settecentesco” fu proposto dalla responsabile della Galleria e approvato dalla Soprintendenza competente che affiancò alla storica dell’arte un architetto dello stesso ufficio per curare l’aspetto tecnico espositivo. La finalità enunciata in una relazione illustrativa era di “… restituire l’immagine storica della collezione settecentesca, scaturita dalla lettura filologica dei documenti…”. Questa lettura non c’è stata e il riallestimento non si è avvalso dei documenti storici più idonei i quali, se fossero stati esaminati, non avrebbero suggerito la soluzione espositiva adottata.

Ma cosa ha spinto a voler adottare il progetto “settecentesco” dell’allestimento?

R: Cambiato il ministro, alla fine del 2009 la nuova Soprintendente fece un ulteriore tentativo di trasferire i quadri Corsini a palazzo Barberini, compreso il San Giovanni Battista di Caravaggio. Il Comitato tecnico scientifico per il patrimonio storico-artistico ed etnoantropologico del Ministero dei Beni Culturali, chiamato ad esprimersi sulla questione nel 2010, invece di promuovere una commissione di studio per la revisione complessiva dell’allestimento, avallò la visione “settecentesca” della Galleria Corsini ma la definì “una operazione abbozzata” e propose come base di riferimento l’inventario del 1784. In questo modo però, come risulta dal verbale del 15 febbraio 2010, si lasciava aperta la possibilità da parte di palazzo Barberini di acquisire tutte le opere entrate nella collezione Corsini dopo il XVIII secolo, compreso il San Giovanni Battista di Caravaggio allora considerato erroneamente non pertinente alla fase settecentesca della collezione. Come è ormai ben noto, invece, il San Giovanni Battista è citato già nell’inventario del 1784, non in Galleria ma al secondo piano. “Operazione abbozzata” però mai conclusa fino ad oggi e che andrebbe al più presto rimessa in discussione alla luce delle già note acquisizioni storico-documentarie e di recenti riconsiderazioni sulla storia della collezione Corsini.

Professor Borsellino, di questo allestimento lei aveva scritto nella sua pubblicazione sulla storia della collezione Corsini edita nel 2017?

R: Esattamente. Invito a leggere i miei contributi per avere più chiara tutta la complessa dinamica storica qui brevemente esposta e considerare la validità delle proposte di miglioramento del sistema espositivo lì suggerite.

Tornando al tema della mostra in corso alla Galleria Corsini, da quanto da lei visto, come le è sembrata la presentazione delle 8 sezioni in cui è stata divisa l’esposizione?

R: Non essendo stato stampato il catalogo della mostra in corso mi limito a qualche impressione sulla base dei ricordi della visita. La prima notazione è vedere nelle sale “nuovi inserimenti” rispetto all’allestimento del 2009. A iniziare dalla prima sala, alcune opere della collezione permanente sono state tolte per inserire i due ritratti del cardinale Neri Maria Corsini e del cardinale Neri Corsini senior, certamente per presentare il promotore della parte più importante della collezione e il suo avo anch’esso amante dell’arte e collezionista.

Nettuno Bottega fiorentina (?) fine sec. XVII, (da Gian Lorenzo Bernini)

I due ritratti nel Settecento non si trovavano nella prima sala della Galleria. In altre sale sono inseriti documenti e disegni provenienti dall’archivio Corsini e incisioni originali o in facsimile da altri fondi archivistici o librari per illustrare aspetti e temi quali la storia del palazzo o la nascita e l’evoluzione della raccolta; in alcuni casi sono stati esposti pezzi appartenenti a collezioni private o normalmente conservati in deposito “temporaneo” esterno come il Cristo alla colonna in avorio di scuola nordica (fine XVI-inizi XVII sec.), dal 1929 presso il Museo del Palazzo di Venezia o il Nettuno in bronzo derivato da un’opera di Bernini trasferito nella Galleria Borghese dal 1945.

Su questo ultimo pezzo già nel 2017 lei ha con decisione messo in discussione la sua presenza nella Galleria Borghese ben piena di originali di Bernini, auspicando il ritorno del bronzetto alla Galleria Corsini.

R: Infatti. Negli anni ’40 del Novecento la raccolta delle sculture Corsini era del tutto sconosciuta e non studiata e in particolare i bronzetti; il Nettuno era stato allora attribuito a Bernini e unito alle opere della Borghese. È quindi giusto ricongiungere la piccola pregevole opera, di provenienza probabilmente fiorentina, con gli altri bronzetti nel loro contesto originario. In merito ai significativi documenti provenienti dall’archivio Corsini essi sono stati scelti con cura e pienamente pertinenti: dalla lettera di Neri Maria che ricorda il suo ritratto dipinto da Hyacinthe Rigaud, alle planimetrie della ristrutturazione e ampliamento del palazzo della Lungara e agli inventari degli anni 1750-1770-1771; va notato che il quaderno con le scritture della eredità di Neri Maria Corsini del 1770 andrebbe aperto alle pagine dell’inventario post mortem del cardinale, come recita la didascalia e non a quelle dei conteggi finali del dare e avere come si vede in mostra.

Il disegno con lo schema ricostruttivo delle opere esposte in Galleria nel 1829, all’epoca della donazione della collezione d’arte di Tommaso senior al figlio Andrea Corsini, è di Tommaso junior (1835-1919), come si può verificare dalla grafia uguale agli altri suoi schizzi sulle disposizioni dei quadri sempre conservati nell’archivio di famiglia di cui è stato il maggior studioso.

Pietro Paolo Cristofari, Ritratto di Clemente XII e del cardinale Neri Maria Corsini (1738 ca.)

Certamente efficace a fare comprendere la particolarità del palazzo Corsini alla Lungara è anche la presentazione di una realtà non più esistente: la riproduzione del “teatro di verdure” del giardino Corsini (oggi Orto Botanico) contiguo all’edificio, cioè il porticato ligneo coperto da piante sempreverdi che circondava la fontana dei Tritoni, attribuito a Francesco Panini.  Lo stesso si può dire per il disegno di Paolo Pollastri dell’Archivio Capitolino con la veduta del giardino Corsini verso il Gianicolo come appariva nel 1872. Duole soltanto non aver potuto vedere in mostra questi rari disegni in originale. Infine, a proposito del mosaico col doppio Ritratto di Clemente XII e del cardinale Neri Maria Corsini di Cristofari prima ricordato, va notata la inspiegabile assenza della tela preparatoria meritoriamente acquistata dallo Stato sul mercato antiquario nel 1997 e in deposito esterno nell’antico vestibolo della Biblioteca Corsiniana nello stesso palazzo Corsini. Sarebbe stato utile esporla anche per sottolineare che la tela, già attribuita ad Agostino Masucci è invece da ricondurre a Giacomo Zoboli.

Giacomo Zoboli, Ritratto di Clemente XII e del cardinale Neri Maria Corsini (1738 ca.), modello in tela per il mosaico di P.P. Cristofari.

Da quanto è emerso ci si trova di fronte in questa mostra a molti pezzi provenienti dai depositi esterni della collezione Corsini; è giusto che essi si trovino fuori dalla Galleria Corsini? In caso contrario cosa si può fare per far tornare le opere in prestito al loro legittimo proprietario?

R: Mi ha colpito intanto il termine “recuperate” usato nel comunicato stampa della mostra per le opere provenienti dai depositi esterni. Il verbo recuperare significa “riacquistare il possesso”. Mi auguro che si tratti effettivamente di un rientro stabile dei dipinti e delle sculture Corsini nella Galleria, legittima consegnataria (più che proprietaria, essendo il proprietario lo Stato). Se così fosse sarebbe un fatto positivo e gran plauso bisognerebbe fare ai responsabili del museo. Se invece è previsto che essi torneranno alla fine della mostra agli enti che le detengono in deposito esterno, allora l’attuale esposizione potrebbe avere il lodevole scopo di porre all’attenzione pubblica questo spinoso tema e di fare scaturire un programma di scambi, utilizzando opere del ricco deposito interno delle Gallerie Nazionali Corsini Barberini, per “recuperare” i pezzi Corsini.

Il primo facile “recupero” potrebbe essere quello del quadro di Domenico Maria Muratori raffigurante San Francesco Regis che comunica gli appestati (1737) in deposito dal 1927 al secondo piano dello stesso palazzo Corsini presso l’Accademia Nazionale dei Lincei, per ricomporre il gruppo originale dei quadri di canonizzazione. L’idea può essere realizzata offrendo in cambio di quel dipinto un altro di pari grandezza e qualità del fondo della Galleria Nazionale di palazzo Barberini: l’Ignoranza scaccia la virtù di Giacinto Gimignani, attualmente non esposto. Esso, oltre a sostituire degnamente il dipinto di canonizzazione, potrebbe evocare un’altra opera di Gimignani di analogo soggetto facente parte della collezione seicentesca di Neri Corsini senior e conservata fino al 1883 al secondo piano del palazzo di via della Lungara.

Hyacinte Rigaud, Ritratto del marchese Neri Maria Corsini, 1710 (da Borsellino, 2017)

Un altro glorioso “rientro a casa” sarebbe quello dello splendido Ritratto del marchese Neri Maria Corsini, opera di Hyacinthe Rigaud, uno dei più grandi ritrattisti francesi del Settecento, attualmente in mostra. Esso fu presente anche nell’esposizione del centenario della Galleria Corsini prima ricordata, concesso allora generosamente in prestito dalla compianta principessa Giorgiana Corsini. Lo Stato, se la famiglia proprietaria del dipinto fosse d’accordo, potrebbe acquistarlo e reinserirlo nella collezione. Il quadro fece parte degli oggetti d’arte “riservati” che, pur vincolati nel 1827 dal principe Tommaso Corsini senior, furono trasferiti a Firenze col consenso dello Stato.

P d L   Roma 8 Gennaio 2023

Bibliografia

E.Borsellino, F. Papi, Problemi e prospettive dei musei storici romani: il caso della Galleria Corsini, Atti della Giornata di Studio (Roma, 28 Novembre 2007), Quinterni, 2, Dipartimento di Studi Storico-Artistici, Archeologici e sulla Conservazione, San Casciano Val di Pesa (FI) 2010.

E.Borsellino, Quale futuro per la Galleria Corsini di Roma? 18-05-2010, in Patrimonio SOS.

E.Borsellino, La collezione Corsini di Roma dalle origini alla donazione allo Stato. Dipinti e sculture, 2 voll., Roma 2017.