La Basilica di San Clemente, il trionfo della Chiesa riconciliata tra storia arte e architettura

di Francesco MONTUORI

Migranti su About

 M.Martini e F. Montuori

Chiese  Romane

LA  BASILICA  DI  SAN  CLEMENTE

Il complesso architettonico di San Clemente sorge sullo stradone, il grande asse viario voluto da Sisto V nel 1588 che congiunge il polo di San Giovanni in Laterano con il Colosseo (fig.1).

Fig.1 Giovan Battista Nolli. Pianta di Roma, area fra il Laterano e il Colosseo. Inizio 1700
Fig.2 Mappa degli interventi viari di Sisto V

Nelle intenzioni del papa il percorso, progettato per congiungere il Laterano con san Pietro, doveva superare il Colosseo e quindi sostituire la medioevale via papalis per ricongiungersi, superati i Fori Imperiali, attraverso la via Giulia con Castel Sant’Angelo e di qui entrare a piazza San Pietro.

Sisto V punta ad estendere l’abitato della città attraverso un sistema di strade rettilinee fino al confine delle mura aureliane; in un disegno del 1588 viene indicato lo schema delle nuove strade tracciate fra i monumenti della riva sinistra della città (fig.2).

Ma Roma – che in quel periodo arriva a 100.000 abitanti – non cresce abbastanza per riempire questo spazio. Così gli artisti barocchi sono incaricati di decorare una città eterogenea dove convivono le rovine antiche, i quartieri medioevali e i monumenti moderni.

Percorrendo lo stradone si apre a sinistra la piazza che prende il nome della basilica di San Clemente, uno dei più straordinari “palinsesti” monumentali della città. L’ingresso alla basilica avviene attraverso un protiro realizzato in mattoni che permette l’accesso in un atrio a quadriportico (fig.3 e 4);

Fig.3 La basilica di San Clemente in un incisione di Giuseppe Vasi, 1753
Fig.4 Basilica di San Clemente, vista dal quadriportico (Foto Montuori)

il lato dell’ingresso, di fronte alla facciata settecentesca è realizzato su due piani sorretto da possenti pilastri in muratura; i portici nord e sud, impostati su colonne romane, sono ad una semplice falda sostenuta da mezza capriata lignea. Sul fronte opposto all’ingresso è la facciata realizzata nel 1716 dall’architetto Stefano Fontana: un portico con archi su colonne romane di spoglio sorreggono una trabeazione e un fronte, con la centro un finestrone, concluso da un timpano (fig.5). Sul portico nord si trova l’ingresso al convento dei domenicani.

Fig.5 Basilica di San Clemente, la facciata di Stefano Fontana (Foto Montuori)

La basilica attuale di San Clemente è stata edificata nel XII secolo al di sopra delle strutture murarie di antichi edifici interrati per due livelli di profondità, il più antico dei quali risale al primo secolo d.C. Sinteticamente i tre livelli sono dall’alto:

  • La basilica medioevale del XII secolo;

  • La basilica antica di epoca paleocristiana, risalente ai secoli IV e V d.C.;

  • Le costruzioni di epoca romana classica di epoca post-neroniana.

La ricchezza degli elementi architettonici, artistici e storici, che comprendono l’arco di vita di quasi tutta l’era cristiana ne fanno un monumento unico per la città. Ne facciamo una descrizione in ordine cronologico.

Il livello inferiore: le costruzioni di epoca romana

Gli edifici scoperti e rilevati al livello inferiore sono due: un grosso magazzino (horreum) ed un edificio residenziale (insula) meglio noto come l’edificio del Mitreo; gli edifici sono affiancati e separati dallo stretto vicolo (fig.6).

Fig.6 San Clemente, pianta del livello inferiore. Disegno di Valerio Cosentino

L’horreum è l’edificio principale e il più vasto, forse un edificio commerciale della prima età flavia; è costituito da una grossa struttura rettangolare in blocchi di tufo e muri interni in opera reticolata bordata in mattoni, in origine a due piani, suddiviso in celle disposte sulla parte perimetrale con volte a botte e con un vasto cortile interno non ancora scavato.

Fig.7 San Clemente, livello inferiore. Il Mitreo (Foto Montuori)

Si tratta di un magazzino, appunto un horreum, probabilmente a servizio della vicina area dei ludus magnus edificata nel I secolo a servizio del Colosseo.

Il secondo edificio è un edificio in mattoni databile al 92-96 d.C., una casa di abitazione unifamiliare. Tra la fine del II e l’inizio del III secolo, in uno degli ambienti fu realizzato un Mitreo, un piccolo tempio dedicato al culto orientale del dio Mitra (fig.7), circondato da un criptoportico a gallerie, articolato in stanze, forse ambienti per l’insegnamento e lo svolgimento di riti religiosi, con splendide decorazioni a stucco nelle volte.

Questa installazione mitraica restò in uso fino alla fine del IV secolo quando fu distrutta forse da militanti cristiani.

Il livello intermedio. III/IV – XII secolo

Del livello intermedio gli scavi archeologici hanno evidenziato l’esistenza di due edifici di culto: un edificio del III secolo di cui restano visibili solo i muri longitudinali nord-sud e le fondazioni delle murature di facciata, insufficienti per una ricostruzione dell’edificio originario, ed un edificio del V secolo che corrisponde alla grande basilica paleocristiana dedicata a San Clemente (fig.8).

Fig.8 San Clemente, pianta del livello intermedio. Disegno di Valerio Cosentino

La nuova basilica fu edificata al di sopra dei due edifici di età romana e riutilizzando in parte i muri perimetrali dell’edificio del III secolo; la basilica antica aveva una facciata con un portico a cinque arcate che si apriva probabilmente su un cortile anch’esso porticato mentre l’abside insiste sulle murature dell’anticamera del Mitreo (fig.9).

Fig.9 San Clemente, i resti della basilica al livello intermedio (Foto Montuori)

Nel IV secolo fu dotata di uno splendido recinto interno a lastre di marmo. La basilica del V secolo restò in uso per oltre sette secoli subendo numerose modifiche; i suoi affreschi testimoniano della certa affermazione del nuovo stile romano, uno stile che consiste in una forte capacità di ridurre ad espressioni lineari i problemi della rappresentazione plastica; rinnova la spartizione dei fondi in campi geometrici; introduce la traduzione bidimensionale dell’antica architettura e fa ricorso a motivi che derivano dalle fastose decorazioni parietali tardo antiche: stucchi, tarsie marmoree e soprattutto pitture. Al pieno IX secolo è stata datato l’affresco dell’ascensione di Cristo che reca l’immagine di Leone IV e i numerosi riquadri con storie di Cristo. Alla fine dell’XI secolo risalgono i quattro affreschi con il miracolo della messa di San Clemente e la leggenda di Sant’Alessio narrata diffusamente con una esplicita attenzione verso i modelli antichi (fig.10).

Fig.10 San Clemente, livello intermedio. Affresco con la leggenda di Sant’Alessio (Foto Montuori)

Insieme agli affreschi di Santa Maria in via Lata gli affreschi di San Clemente rappresentano la prima testimonianza di una nuova pittura chiaramente solo “romana”.

Il livello superiore XII – XX secolo

La basilica superiore fu realizzata a partire dal XII secolo dal cardinale Anastasio fra gli anni 1099 e 1020 (fig.11).

Fig.11 San Clemente, pianta del livello superiore. Disegno di Valerio Cosentino

Nei primi decenni del XII secolo la basilica antica fu demolita nella sua parte superiore fino all’altezza dei capitelli delle colonne della navata e una nuova basilica fu costruita ad un livello superiore riutilizzando le vecchie strutture come fondazione della nuova basilica.

Fig.12 San Clemente, l’atrio con il quadriportico. Foto Montuori

All’esterno fu arricchita di un protiro a colonne e da un quadriportico (fig.12); la instabilità dei terreni hanno fatto si che anche le nuove strutture siano ormai infossate rispetto alla quota attuale della via Labicana.

La nuova basilica, oggi in gran parte conservata, è a tre navate concluse da absidi, lunga quanto la precedente ma più stretta, con 16 pilastri alternati ad antiche colonne lisce o scanalate interrotte al centro da due setti murari (fig.13).

Fig.13 San Clemente, la navata centrale della basilica superiore (Foto Montuori)
Fig.14 San Clemente. La Schola cantorum in un’incisione di fine ottocento

Nel mezzo della navata centrale è la schola cantorum  realizzata con elementi appartenenti alla chiesa inferiore (fig.14); un recinto marmoreo, con plutei e transenne la divide dal presbiterio; nel recinto sono inseriti i due amboni e il candelabro tortile cosmatesco (fig.15). Nella parte terminale della schola cantorum è l’altare con il ciborio cosmatesco del XII secolo a quattro colonne e tettuccio sostenuto da colonnine; addossata all’abside è la cattedra episcopale (fig.16).

Come nella cappella di San Zenone della basilica di Santa Prassede, il pavimento cosmatesco di San Clemente segue un preciso schema assiale che riflette il percorso longitudinale privilegiato concepito per dare risalto alle processioni papali ed alle stazioni, ben visualizzate dai sontuosi dischi marmorei colorati.

Fig.15 San Clemente. L’ambone e il ciborio cosmatesco (Foto Montuori)
Fig.16 San Clemente. Il ciborio cosmatesco (Foto Montuori)
Fig.17 San Clemente. Il trionfo della Croce, mosaico del catino absidale

Il catino absidale è decorato da uno splendido mosaico a fondo oro con il Trionfo della Croce, tra le opere più rilevanti della scuola romana della prima metà del XII secolo; vi è rappresentato Cristo in Croce con dodici colombe, tra la Vergine e San Giovanni; dalla base della Croce, che si appoggia su un cespo di acanto, si svolge un motivo a girali che occupano tutto il fondo absidale mentre in basso i cervi si abbeverano ai rivoli che sgorgano dalla Croce (fig.17).

Il Trionfo della Croce rappresenta un sicuro caposaldo del clima di rinascenza che emerge dal mosaico di San Clemente, un implicazione di un rinnovato gusto orientato esplicitamente al recupero di un “antico paleocristiano” come antecedente ineludibile che apre una nuova fase. L’iscrizione che corre al di sopra della teoria degli agnelli simbolici – Ecclesiam Cristi viti similabimus isti quam lex arentem set crus facit e(ss)e e virente(m)- esplicita il significato del tema della Croce germogliante da un cespo di acanto, che con i suoi rami, assimilati a tralci di vite, riempie l’intera conca absidale.

E’ un evidente messaggio di un ritorno alla Chiesa delle origini, alla quale si ispira la testimonianza apostolica. Colombe allegoriche degli Apostoli compaiono infatti sul legno della Croce; il motivo tradizionale dei girali che alludono alla visione ecumenica della Chiesa, nel loro spiccato linearismo, insieme alle scene cromatiche in grado di rivitalizzare i canoni della pittura tardo antica, determinano il tratto stilistico più originale della composizione.

Una linea stilistica di continuità lega i mosaici di San Clemente a quelli di Santa Maria in Trastevere e di Santa Francesca Romana al Foro romano. Ugualmente si misurano sul tema della  proclamazione del trionfo della Chiesa e pongono il tema politico della Chiesa riconciliata. Con il pontificato di Innocenzo II (1130-43) si concluderanno le lotte fra il partito papale e quello antipapale di Anacleto II e la decorazione delle basiliche papali, ricomposto lo scisma, possono proclamare finalmente il trionfo della Chiesa, riconciliata sotto l’autorità di un papa legittimo.

Francesco MONTUORI  Roma 30 maggio 2021