Gli eccezionali ritrovamenti nella Grotta Guattari di San Felice Circeo. Nuove piste per l’Uomo di Neanderthal

redazione

“Una scoperta straordinaria di cui parlerà tutto il mondo – ha dichiarato il Ministro della Cultura, Dario Franceschini – perché arricchisce le ricerche sull’uomo di Neanderthal. È il frutto del lavoro della nostra Soprintendenza insieme alle Università e agli enti di ricerca, davvero una cosa eccezionale”.
Grotta Guattari

Ed effettivamente la Grotta Guattari di San Felice Circeo dopo più di ottant’anni dalla sua scoperta mostra l’eccezionale rinvenimento di reperti basilari per lo studio dell’uomo di Neanderthal e del suo comportamento.

Reperti Grotta Guattari

Sono emersi infatti reperti fossili attribuibili a 9 individui di uomo di Neanderthal: 8 databili tra i 50mila e i 68mila anni fa e uno, il più antico, databile tra i 100mila e i 90mila anni fa, che  portano ad undici il numero complessivo di individui presenti nella Grotta Guattari che si conferma così uno dei luoghi più significativi al Mondo per la storia dell’uomo di Neanderthal.

I ricercatori hanno scandagliato tra l’altro parti della Grotta prima mai studiate, tra cui quella che l’antropologo Alberto Carlo Blanc ebbe a chiamare “Laghetto” per la presenza di acqua nei mesi invernali. E qui sono stati rinvenuti diversi resti umani: una calotta cranica, un frammento di occipitale, frammenti di cranio e di mandibola, due denti, tre femori parziali e altri frammenti in corso di identificazione.

Area 1 Grotta Guattari, reperti

Le ricerche della Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio per le province di Frosinone e Latina in collaborazione con l’Università degli studi di Roma Tor Vergata, iniziate nell’ottobre del 2019 approdano dunque  ad “una scoperta che permetterà di gettare una luce importante sulla storia del popolamento dell’Italia” dal momento che, come ha dichiarato Mario Rubini, direttore del servizio di antropologia della SABAP per le province di Frosinone e Latina:

“L’uomo di Neanderthal è una tappa fondamentale dell’evoluzione umana, rappresenta il vertice di una specie ed è la prima società umana di cui possiamo parlare”.
Cranio femminile

I reperti testimoniano la presenza nella grotta di individui adulti, tranne uno, probabilmente di età giovanile, che lasciano pensare ad uno stanziamento sociale piuttosto  numeroso in quella zona; inoltre lo studio geologico potrà fare chiarezza sul tipo di cambiamenti a livello faunistico, ambientale e climatico intervenuti tra i 120 mila e i 60 mila anni fa, come in una sorta di possibile sguardo a ritroso dentro una vera e propria banca dati.

Neanderthal (@Corriere-Web-Roma)

Abbondanti sono i resti di animali, soprattutto mammiferi di grande taglia come l’uro, il grande bovino estinto, che risulta una delle specie prevalenti insieme al cervo nobile; presenti perfino resti di rinoceronte, di elefante e del cervo gigante (Megaloceros), dell’orso delle caverne, e cavalli selvatici.

Il fatto poi che siano stati rinvenuti resti di numerose iene fa credere che si debba risalire a circa 50 mila anni fa, quando la iena trascinava le prede nella tana usando la grotta come riparo e deposito di cibo.

Teschio

Le indagini sono ancora in corso e vedono coinvolti numerosi studiosi di diversi e importanti enti di ricerca nazionali: INGV, CNR/IGAG, Università di Pisa, Università di Roma La Sapienza. Si lavora per ricostruire il quadro paleoecologico della pianura Pontina tra i 125.000 e i circa 50.000 anni fa, quando i nostri “cugini” estinti frequentavano il territorio laziale.

Le ricerche che il Ministero della Cultura sta tuttora conducendo nell’area affrontano in modo sistemico tutti gli aspetti della vita dei neanderthaliani e del territorio laziale e confermano, ancora una volta, l’importanza del Circeo per la conoscenza dell’uomo di Neanderthal al livello europeo e mondiale.

Roma 9 maggio 2021