Demoni, spiriti, creature giocose nelle maschere arcaiche della Basilicata di Nicola Toce. In mostra alla Casina delle Civette (Villa Torlonia, fino al 28 aprile)

di Nica FIORI

Le maschere arcaiche della Basilicata di Nicola Toce

La maschera è uno dei mezzi espressivi più tipici di diverse culture. Gran parte del suo fascino deriva dal senso di mistero che riesce a trasmettere. La sua funzione, secondo l’etnologo Jean Laude, è quella di “riaffermare, a intervalli regolari, la verità e la presenza dei miti nella vita quotidiana. Altro fine è assicurare la vita collettiva in tutte le sue attività e nella sua complessità”. Questo presuppone che non si possano studiare le maschere al di fuori dell’individuo e della collettività con le sue tradizioni e la sua storia.

Casina delle Civette

Il mito rivisitato. Le maschere arcaiche della Basilicata” è un’affascinante mostra, ospitata a Roma nella Casina delle Civette (gioiello architettonico di Villa Torlonia, in via Nomentana), che ci permette di immergerci nelle componenti più primitive delle manifestazioni carnevalesche della Basilicata, connesse con riti arcaici di purificazione e di fecondità della terra o con il mondo dei morti, sopravvivenze sia pure frammentarie di filoni religiosi sotterranei con un forte carattere esoterico. Grazie alla sensibilità artistica di Nicola Toce, uno scultore lucano che da sempre è stato attratto dalle maschere del suo paese di origine, Aliano (in provincia di Matera), scopriamo uno straordinario universo simbolico, che si nasconde tra i borghi più interni di una regione solo in parte lambita dal turismo di massa. Paesi che, senza allontanarsi troppo da Matera, giustamente famosa per le sue architetture rupestri e Capitale europea della cultura nel 2019, permettono di compiere un viaggio anche attraverso il patrimonio immateriale di un popolo portatore di conoscenze, tradizioni e sentimenti da trasmettere alle generazioni successive.

La mostra, curata dall’antropologa Francesca Romana Uccella, si svolge all’interno di una più ampia manifestazione, organizzata dall’Agenzia di Promozione Territoriale della Basilicata, e presenta 36 maschere realizzate da Nicola Toce con antiche tecniche di lavorazione e decorazione della cartapesta e due sue sculture di terracotta semirefrattaria patinata a freddo.

Volti inquietanti, animali fantastici, creature giocose, demoni, spiriti e abitatori delle argille

ci trasportano in un’atmosfera onirica, che rispecchia il capovolgimento della natura umana e delle regole sociali nella festa più scomposta dell’anno. Un’atmosfera che, nel corso dell’inaugurazione della mostra, è stata amplificata dalla presenza di figuranti con costumi e strumenti tradizionali della Basilicata. Abbiamo ammirato, tra gli altri, alcuni uomini che con i loro travestimenti grotteschi e con l’uso di campanacci si immedesimano negli animali della loro tradizione pastorale, come le mucche e i tori di Tricarico. Decisamente particolari sono i Cucibocca di Montescaglioso, temibili figure che tra il 5 e il 6 gennaio precedono il locale Carnevale, minacciando i bambini di cucire loro la bocca con un grande ago se non si comportano bene. Il loro abbigliamento è costituito da un lungo mantello e da grandi cappellacci, mentre il volto è coperto da una folta parrucca bianca che arriva fino alla pancia. Altrettanto spettacolari sono i costumi degli abitanti di Aliano che portano come copricapi degli alti grovigli di filamenti di carta variamente colorata, mentre sul viso indossano maschere cornute, con enormi nasi che potrebbero sembrano attributi fallici, ma anche dei nasi-becchi.

N. Toce, maschere cornute

Sono proprio queste maschere cornute di cartapesta, raffigurate più volte dall’artista, a riaffermare la presenza dei miti antichi nella vita quotidiana, per esempio quello di Eracle che combatte contro gli uccelli Stinfalidi (dai caratteristici becchi che somigliano ai nasoni di Aliano), la cui raffigurazione Nicola Toce ha visto in una coppa del VII secolo a.C. rinvenuta in una tomba locale, e che ripropone in chiave moderna con lacche e colori dai sorprendenti effetti cromatici, imitando le ceramiche antiche e insieme il bronzo. L’artista, in un’intervista pubblicata nel catalogo, racconta pure che gli anziani sostenevano di aver visto in alcuni vasi “u diavul” e uno gli mostrò una lucerna con la raffigurazione di un satiro. Evidentemente per gli anziani un uomo con le corna non poteva che essere il diavolo.

Come ha dichiarato l’artista, egli è molto legato anche ai racconti sulle processioni dei morti del 1° novembre, quando nei cimiteri, secondo antiche credenze, si aprono delle “porte dimensionali”, ovvero dei passaggi da un mondo all’altro. Questi “racconti di paura” che ha ascoltato da bambino giustificano l’indole aggressiva delle maschere di Aliano:

Quando escono, lo fanno correndo, urlando e vengono domate solo dal vino, dalla musica: ciò ti fa capire che sono demoniache”.

E forse per questo le maschere erano indossate fino a qualche anno fa solo da uomini, che le preparavano di nascosto prima del Carnevale. Egli ne è rimasto talmente affascinato da decidere, dopo gli studi artistici, di

portare la maschera fuori da quello che era il contesto di Aliano, carnevalesco, rimanendo sempre però legato al racconto della maschera, a quello che dicevano gli antichi, i vecchi”.
I Cucibocca

Per questa mostra Nicola Toce ha tratto ispirazione non solo da Aliano, famoso per il suo paesaggio caratterizzato da calanchi e per essere stato, fra il 1935 e il 1936, luogo di confino di Carlo Levi, ma anche da altri paesi, che da gennaio 2018 costituiscono la “Rete Carnevali e Maschere della Lucania a valenza antropologica e culturale” (Aliano, Teana, Satriano, Tricarico, Cirigliano, San Mauro, Lavello, Montescaglioso). Per l’esattezza tra il 2008 e il 2015 ha dato vita al progetto “I figli di Lamisco”, che ha portato alla creazione di una serie di maschere legate al Carnevale di Aliano e in seguito ha ampliato la sua ricerca agli altri carnevali.

I personaggi che popolano la sua fantasia visionaria prendono forma partendo da un primo bozzetto in argilla (estratta dai calanchi), cui segue la stesura della carta con colle fatte in casa, la limatura con bruciatura del superfluo, la sovrapposizione di altre carte, che devono essere di più tipi per ottenere patine diverse, e da ultimo la stesura di lacche e vernici.

N. Toce, Acinell’ e Croccetell’

Il corpus delle maschere in mostra, ognuna con un nome proprio, è suddiviso in cinque gruppi,

a partire dai Cusevucc’, otto maschere che invitano al silenzio (alcune con un ago in bocca), nel raccoglimento delle abbazie e nella contemplazione della natura. Il secondo gruppo, quello degli Shcatacubb’, è formato da otto creature ctonie che abitano i calanchi, le fosse e i cunicoli sotterranei. Il gruppo dei Canneler’ (candelieri) è formato da nove maschere che rendono visibili paure e spiriti terrestri e aerei.  Il quarto gruppo, quello dei Sannut’, è formato da sei creature con le zanne, umane e animalesche, legate alle leggende lucane. Il quinto, delle Masciar’, presenta una novità rispetto agli altri gruppi perché è formato da cinque volti femminili, che ritraggono creature mutevoli e dal carattere impulsivo e risoluto. Le due sculture che chiudono la mostra, Il peccato originale e L’Inganno, sembrano alludere anch’esse al mascheramento e quindi alla doppiezza dell’uomo, a un mondo ingannevole dove i ruoli possono essere scambiati, proprio come avviene nell’effimera festa carnevalesca.

Nica FIORI   Roma febbraio 2019

“IL MITO RIVISITATO. Le maschere arcaiche della Basilicata”

Musei di Villa Torlonia, Museo della Casina delle Civette. Via Nomentana, 70,

9 febbraio-28 aprile 2019. Orario: da martedì a domenica, ore 9-19. La biglietteria, sita presso il Casino nobile, chiude 45 minuti prima.Biglietti: per i non residenti: intero 6€, ridotto 5€. Per i residenti: intero 5€, ridotto 4€, gratuito la prima domenica del mese

http://www.museivillatorlonia.it