Caravaggio e l’energia liberata. Una sintetica riflessione sulla profonda e innovatrice forza espressiva del genio lombardo

di Franco LUCCICHENTI

L’Energia Liberata e il segno lasciato da Caravaggio

Nel primo decennio del Seicento nasce in pittura il “paesaggio classico”. Il mondo mediterraneo affascina, con le sue atmosfere arcadiche, gli artisti e i committenti che cercano nella natura una serena meridiana bellezza.

Nel Trecento il fondo dorato che circonda Santi e Madonne esclude il mondo terreno dalle composizioni e gli artisti raffigurano con l’oro il vestibolo di un  paradiso promesso dove la materia non è ammessa.

Nel Manierismo gran parte delle rappresentazioni pittoriche ha come sfondo un paesaggio più o meno esteso, quinte architettoniche e  in lontananza  visibile talvolta è l’orizzonte.

Durante il Rinascimento il paesaggio è addirittura coprotagonista dell’evento rappresentato, assumendo valore pittorico e simbolico autonomo. Le storie raffigurate vivono in spazi APERTI .Importante diventa il rapporto con il territorio al contorno e la sua riconoscibilità. Suggestioni estetiche esterne e estranee alla scena centrale partecipano alla composizione.

Con Caravaggio nell’arte di dipingere entra la notte. Non so se l’artista poteva conoscere la mistica del “nulla” e della  “notte oscura” che, da Eckhart, Gregorio Nisseno a S Giovanni della Croce, doveva portare nel Novecento, rovesciandone i significati, alle speculazioni di Jung sull’OMBRA che si nasconde nell’inconscio collegando prepotentemente l’opera di Caravaggio con le inquietudini dell’uomo di oggi.

Certo è  che la  natura umbratile dell’artista emerge dalle sue composizioni. La cruda realistica violenza di certe sue rappresentazioni, magicamente classiche, rivelano la capacità straordinaria dell’artista di esplorare le profondità del’anima e le sue fantasie nascoste . Nelle opere più significative intorno alle figure che sostanziano il dipinto lo spazio rappresentato si va CHIUDENDO. Pareti, muri, qualche finestra alta da dove non è possibile guardare oltre, fanno da cornice, da sfondo, da quinta alla scena e ai suoi protagonisti. L’oscurità prevale.

L’oscurità è un NON spazio. Il meraviglioso per manifestarsi chiede il deserto metafora del nulla dove tutto è possibile anche una rivelazione trascendente. Trascendente nel suo magico realismo è l’opera di Caravaggio.
Solo un  raggio di luce obliquo cancella parte dell’ombra delle pareti di fondo. Proviene da una finestra alta nascosta. Gli attori della scena sono racchiusi in una scatola pittorica che sembra avere la funzione di condensare-custodire significati, evitare inutili dispersioni di valori formali e simbolici.

Le storie rappresentate sulla tela da Caravaggio appaiono, sopratutto nei grandi formati, essenzialmente dinamiche. Come un maestro del cinema ferma sulla tela-schermo,la scena madre illuminata da una luce radente simile a un lampo al magnesio. Il lampo di luce coglie l’istante cruciale dell’evento e lo illumina nell’attimo fuggente.
Lo spazio  che fa da sfondo alla storia è oscurato, notturno CHIUSO. Il contrasto tra l’energia dinamica della scena e la forza antagonista, occlusiva  dello non spazio scuro al contorno libera, attraverso l’unica parete mancante, quella verso l’osservatore esterno, una forza esplosiva portatrice di formidabili significati formali narrativi simbolici.

Un dio sconosciuto permette a Caravaggio di far emergere luce, vita e morte dalle tenebre.
Tutta l’Europa artistica subirà per molti decenni i traumi di questa misteriosa esplosione.

Franco LUCCICHENTI      Roma febbraio 2108