Bachiacca e le Storie del casto Giuseppe, ricostruita la storia di una particolare committenza

di Beatrice RICCARDO (Storica dell’arte)

Beatrice Riccardo, Storica dell’arte, è collaboratrice della Fondazione Receptio e della Rivista T.C.L.A.. Sul Bachiacca ha recentemente pubblicato il saggio Francesco Ubertini detto il Bachiacca: il pittore “dimenticato” della corte medicea, in “Theory and Criticism of Literature and Arts”, nov. 2019, pp. 26-34. Con questo saggio inizia la sua collaborazione con About Art

Il Bachiacca e la Camera Borgherini

Nella Galleria Borghese a Roma e nella National Gallery a Londra sono conservate delle tavolette eseguite dal pittore fiorentino Francesco Ubertini detto il Bachiacca (1497-1557). I quadretti furono commissionati da Salvi Borgherini, per la decorazione della camera nuziale di Palazzo Borgherini, ora Rosselli del Turco in Borgo Ss. Apostoli, in occasione delle nozze del figlio Pierfrancesco con Margherita Acciajoli, figlia di Roberto Acciajoli, uno dei personaggi più in vista di Firenze. La notizia è riferita da Giorgio Vasari, nella Vita di Aristotile da Sangallo:

«Nella camera di Pier Francesco Borgherini, della quale si è già fatto tante volte menzione, fece il Bacchiacca in compagnia d’altri molte figurine ne’ cassoni e nelle spalliere, che alla maniera sono conosciute come differenti dall’altre[1]».

Si trattava, quindi, di decorare cassoni e spalliere di mano di Baccio d’Agnolo, architetto del Palazzo di famiglia, con Storie di Giuseppe Ebreo. Alla commissione, oltre al Bachiacca, parteciparono nomi illustri del primo decennio del Cinquecento fiorentino: Andrea Del Sarto, Pontormo e Francesco Granacci. Questo soggetto risulta particolarmente adatto come dono nuziale, perché narra del “casto” Giuseppe ed anche dell’amore paterno in riferimento ai rapporti tra il committente ed il figlio; inoltre Giuseppe è da sempre considerato la prefigurazione del Cristo, tanto che nel pannello di Pontormo con Trionfo di Giuseppe, sul carro dove è seduto l’eroe, compare la scritta “Ecce Salvator Mundi”.

In particolare il Bachiacca realizzò sei pannelli: quattro conservati alla Galleria Borghese (Giuseppe venduto dai fratelli, Ricerca della coppa d’argento, Il Ritrovamento della coppa nel bagaglio di Beniamino e Arresto dei fratelli di Giuseppe) e i rimanenti due nella National Gallery di Londra (Giuseppe ed i fratelli all’epoca della loro seconda visita in Egitto e Giusppe perdona i fratelli). Andrea del Sarto eseguì i due grandi pannelli che illustravano la Giovinezza di Giuseppe e Giuseppe interpreta i sogni del faraone, conservati alla Galleria Palatina a Firenze. Francesco Granacci è autore dei pannelli con Giuseppe condotto in carcere, a Palazzo Davanzati a Firenze, e Giuseppe presenta il padre e i fratelli al faraone, oggi nella Galleria degli Uffizi e di una Trinità, l’unico soggetto neotestamentario della serie.

La datazione non è documentata, ma si è soliti collocarla con buona precisione tra il 1515 ed il 1517, poiché le nozze furono celebrate nel 1515 e Baccio D’Agnolo lavorava alla camera nuziale nel novembre del 1515. Braham[2] ipotizza che le tavole del Bachiacca, conservate alla Galleria Borghese, erano situate in fondo al letto stesso e poste agli angoli, due da un lato e due dall’altro. La tavola più grande Giuseppe riceve i suoi fratelli nella seconda visita in Egitto, della National Gallery di Londra, fu sistemata ai piedi del talamo nuziale; il secondo dipinto inglese, raffigurante Giuseppe perdona i fratelli, era invece collocato sul cassone, al lato del letto.  Si ipotizza che la serie a noi giunta sia priva d’altre quattro tavole, poste sulla spalliera del letto. Infatti, nella zona della spalliera, tra il pannello del Pontormo e quello di Francesco Granacci, mancherebbe l’episodio delle fortune di Giuseppe e quello della “castità”.[3]

La serie fu molto apprezzata dal committente e dai suoi familiari soprattutto dalla giovane sposa. Quando Giovan Battista della Palla volle smembrare il complesso pittorico per inviare i diversi pezzi in dono a Francesco I, Margherita si oppose fermamente tanto da affermare:

«Adunque vuoi essere tu ardito Giovambattista, vilissimo rigattiere, marcantatuzzo di quattro danari, di sconficcare gli ornamenti delle camere de’ galantuomini e questa città delle sue più ricche et onorevoli cose spogliare, come tu hai fatto e fai tuttavia, per abbellirne le contrade straniere et i nimici nostri? Io di te non mi maraviglio, uomo plebeo e nimico della tua patria, ma de i magistrati di questa città, che ti comportano queste scelerità abominevoli. Questo letto che tu vai cercando per lo tuo particolare interesse e ingordigia di danari come tu vada il tuo malanimo con finta pietà ricoprendo, è il letto delle mie nozze, per onor delle quali Salvi mio suocero fece tutto questo magnifico e regio apparato, il quale io riverisco per memoria di lui e per amore di mio marito, et il quale io intendo col proprio sangue e colla stessa vita difendere. Esci da questa casa con questi tuoi masnadieri, Giovambattista, e va dì a chi qua ti ha mandato comandando che queste cose si lievino da i luoghi loro, che io son quella che di qua entro non voglio che si muova alcuna cosa; e se essi, i quali credono in te uomo dappoco e vile, vogliono il re Francesco di Francia presentare, vadano e si gli mandino, spogliandone le proprie case, gl’ ornamenti e i letti delle camere loro; e se tu sei tanto più ardito che tu venghi per ciò a questa casa, quanto rispetto si debba da i tuoi pari avere alle case de’ gentiluomini, ti farò con tuo gravissimo danno conoscere»[4].

Quello che non riuscì a Giovan Battista della Palla l’ottenne Niccolò di Giovanni Borgherini che cedette nel 1584 i due pannelli di Andrea del Sarto e due del Granacci per 360 scudi.

La famiglia Borgherini fu molto attenta alle novità che il mondo artistico poteva offrire. Fedeli sostenitori della famiglia Medici, nonché riformatori dello Stato accanto agli Arroti della Balia, commissionarono a Sebastiano del Piombo, per ordine di Pier Francesco, la decorazione della cappella in S. Pietro in Montorio a Roma e, per ordine del fratello Giovanni, un ritratto a Giorgione ed una Sacra Conversazione ad Andrea del Sarto.

Tra i disegni preparatori del Bachiacca, conservati agli Uffizi, se ne ravvisa uno servito proprio per questa commissione, in particolare per la tavola che raffigura Beniamino in sella ad un asinello ed ancora Beniamino in atto di aprire il sacco su ordine del messo di Giuseppe. Da segnalare, inoltre, un ulteriore disegno, conservato all’Albertina di Vienna (inv. 152) che servì da studio preparatorio per la tavola Giuseppe perdona i fratelli, conservata alla National Gallery di Londra. Un secondo schizzo, per la stessa tavola (inv. 5766), fu realizzato per il personaggio di sinistra, accanto al personaggio con il turbante. Inoltre, il foglio dell’Albertina di Vienna (inv. 153) servì per la tavola raffigurante Giuseppe riceve i fratelli all’epoca della loro seconda visita in Egitto, conservata sempre a Londra. Anche il foglio degli Uffizi (n. 718 s.) è un disegno preparatorio per un lavoro così importante per l’artista, la sua prima commissione.

Da rilevare come il Bachiacca soleva utilizzare gli stessi personaggi per diverse composizioni: in questo caso la figura di spalle nella tavola della Borghese La ricerca della coppa rubata, si ritrova al centro del dipinto della National Gallery di Londra Giuseppe perdona i fratelli. Le figure utilizzate per la commissione Borgherini si possono rintracciare anche in altre opere dell’artista. Nel Pagamento delle mercedi e nella Persecuzione di S.Barbara, di poco successive, ritroviamo personaggi presenti nella tavola dell’Arresto dei fratelli di Giuseppe.

Un numeroso gruppo di fogli, conservati al Gabinetto di Disegni e delle Stampe degli Uffizi, che faceva pensare ad un taccuino di appunti di viaggi, fu riferito al Bachiacca dalla Fraenkel. Marcucci, infine, pubblicò i disegni col nome di Francesco Ubertini.

Probabilmente durante i suoi viaggi, l’Ubertini era solito raccogliere impressioni di paesaggi e personaggi, con il suo tratto distintivo di pieghe a V dei loro abiti, che osservava attentamente e che inseriva nei soggetti dei suoi dipinti. Del taccuino rimangono 31 fogli in tutto, tra cui spicca il frontespizio che reca l’iscrizione «Questo libro chominciò adì 30 dagosto 1527» e con la stessa grafia cinquecentesca e con la stessa matita da disegno «Paese e palazo de’ Tegliaci».

Probabilmente frutto del viaggio a Roma (1524-1527), i disegni, raffiguranti vedute paesaggistiche, saranno utilizzati nei cartoni degli arazzi, commissionati al Bachiacca da Cosimo I de’ Medici, per la Sala dell’Udienza a Palazzo Vecchio. Tra i vari disegni spiccano anche soggetti ripresi da dipinti di Raffaello, Michelangelo, Leonardo, Durer e Luca di Leida.

Beatrice RICCARDO  Roma 27 maggio 2020

NOTE

[1] G.Vasari, Le vite de’ più eccellenti pittori scultori e archi tettori, Firenze 1568, a cura di G.Milanesi, Firenze, 1881, VI, pag. 315.
[2] A.Braham, The Bed of Pierfrancesco Borgherini, in “The Burlington Magazine”, 921, 1979, pp. 754-765.
[3] R.Monti, Andrea del Sarto, Milano, 1965, nota 72, pp. 145-147.
[4] Vasari, 1568, VI, p.160.

Bibliografia

G.Vasari, Le vite de’ più eccellenti pittori scultori e architettori, Firenze, 1568; a cura di G.Milanesi, Firenze, 1881.
G.Rosini, Storia della Pittura Italiana, V, Pisa, 1845.
G.B. Crollalanza, Dizionario storico-blasonico delle famiglie nobili e notabili estinte e fiorenti, I, Pisa, 1886.
R.Monti, Andrea del Sarto, Milano, 1965.
A.Braham, The Bed of Pier Francesco Borgherini, in “The Burlington Magazine”, 921, 1979.
Andrea del Sarto 1486-1530 Dipinti e disegni a Firenze, Catalogo della mostra, a cura di A. Cecchi, Firenze, 1986.
A.Pinelli, La bella Maniera, Torino, 1993.
P.Costamagna, Pontormo, Milano, 1994

SCHEDE

  1. STORIE DI GIUSEPPE EBREO (ARRESTO DEI FRATELLI)
Fig.1 – Il Bachiacca, Arresto dei fratelli di Giuseppe, Roma, Galleria Borghese

Galleria Borghese, Roma (inv. 425). Olio su tavola trasportato da una tavola, cm. 26 X 14. Data: 1515-17 c.

Bibl: Vasari, 1568, VI, p. 314; Rosini, 1845, V, p.50; Morelli, 1886, tav. X; Berenson, 1903, tav. 186, 187, 189; A.Venturi, 1925, IX, I, p.466; McComb, 1926, p.157; Monti, 1965,pp. 47-51; Nikolenko, 1966, p.11; Conti-Pinelli, 1978,, pp.28-30; Braham, 1979, pp. 754-765; Costamagna, 1994, pp. 124-125.

Descrizione: Serie commissionata da Salvi Borgherini per le nozze del figlio Pierfrancesco con Margherita Acciaiuoli. La scena rappresenta l’arresto dei fratelli di Giuseppe. La figura del soldato di spalle, posto sulla sinistra si ritroverà nella Persecuzione di S. Barbara. Unica notizia pervenuta sui restauri è quella relativa al 1904, per la “riparazione di vari rigonfiamenti della pittura” eseguita da Luigi Bertolucci. Le quattro storie sono ricordate dal Manilli nel 1650 sotto il nome di Raffaello, ma nell’inventario del 1693 sono attribuite a Giulio Romano. Gli inventari del 1700 e del 1790 e gli Elenchi Fidecommissari ricordano queste opere come di Orazio Gentileschi. Il Morelli le restituisce al Bachiacca, ricordando un disegno di sua proprietà raffigurante Beniamino. Berenson e McComb rintracciano due disegni, conservati al Louvre, utilizzati come preparatori dall’Ubertini per questa commissione. La datazione proposta dal Berenson è 1523. 
  1. STORIE DI GIUSEPPE EBREO (GIUSEPPE VENDUTO)
Fig.2 – Il Bachiacca , Giuseppe venduto dai fratelli, Roma, Galleria Borghese

Galleria Borghese, Roma (inv. 427) Olio su tela trasportato da una tavola, cm. 26 X 14. Data: 1515-17 c.

Bibl: (vedi bibliografia precedente).

Descrizione: Giuseppe è venduto agli Ismaeliti.
  1. STORIE DI GIUSEPPE EBREO (RICERCA DELLA COPPA RUBATA)
Fig.3 – Il Bachiacca, Ricerca della coppa d’argento, Roma, Galleria Borghese

Galleria Borghese, Roma  (inv. 440) Olio su tavola, cm. 26 X 14. Data: 1515-17 c.

Bibl: (vedi bibliografia precedente)

Descrizione: Ritrovamento della coppa rubata.
  1. STORIE DI GIUSEPPE EBREO (RITROVAMENTO DELLA COPPA RUBATA)
Fig.4 – Il Bachiacca, Il ritrovamento della coppa nel bagaglio di Beniamino, Roma, Galleria Borghese

Galleria Borghese, Roma (inv. 442) Olio su tavola, cm. 26 X 14.Data: 1515-17 c.

Bibl: (vedi bibliografia precedente)

Descrizione: Ritrovamento della coppa nella sacca di Beniamino. Queste quattro tavole conservate nella Galleria Borghese erano situate agli angoli del letto nuziale.
  1. STORIE DI GIUSEPPE EBREO (GIUSEPPE RICEVE I FRATELLI NELLA SECONDA VISITA IN EGITTO)
Fig.5 – Il Bachiacca, Giuseppe riceve i suoi fratelli, Londra, National Gallery

 The National Gallery, Londra (inv. 1218) Tavola, cm. 36,2 X 142,6. Data: 1515-16.

Bibl.: (vedi bibliografia precedente)

Descrizione: I fratelli di Giuseppe costretti dalla carestia si recano in Egitto e non riconoscono il fratello. Molti dei personaggi qui rappresentati saranno utilizzati dal Bachiacca per altre composizioni. A differenza delle quattro tavole della Borghese, le due di Londra furono situate alle spalle del letto.
  1. STORIE DI GIUSEPPE EBREO (GIUSEPPE PERDONA I FRATELLI)
Fig.6 – Il Bachiacca, Giuseppe perdona i fratelli, Londra, National Gallery

The National Gallery, Londra (inv. 1219) Tavola, cm 36,2 X 141,6. Data: 1515-17 c.

Bibl.: (vedi bibliografia precedente)

Descrizione: Dopo averli sottoposti a varie prove, Giuseppe perdona i fratelli e fa assegnare la fertile terra di Gessen al padre Giacobbe e a tutta la sua grande famiglia. L’incontro fra Giuseppe ed i suoi fratelli ed il conseguente perdono rappresentano una delle pagine più belle della Bibbia, per il pathos che la pervade.