Alla Triennale di Milano fino al 27 agosto “White Flag. Una Bandiera bianca”. Le Utopie di 20 designer a 500 anni dalla Utopia di Thomas More

di Sabrina RIBOLDI

FINO AL 27 AGOSTO 2017, C/O LA TRIENNALE, VIALE ALEMAGNA 6, MILANO. INGRESSO A PAGAMENTO, MART-DOM 10,30 – 20,30.

“Triennale Design Museum” presenta per la prima volta in Italia “White Flag” con un nuovo programma espositivo e grafico adattato all’area dello spazio espositivo.

Il progetto è stato creato in occasione della London Design Biennale 2016 (dal 7 al 27 settembre 2016, Somerset House, Londra) dove “Triennale Design Museum” ha rappresentato l’Italia. Il tema della Biennale londinese era “Utopia by Design” in onore del 500° anniversario dalla pubblicazione del classico di Thomas More “Utopia” (1516).

Ed è proprio a partire dal contenuto dell’opera di More che i curatori hanno selezionato 20 designer italiani. Ad ognuno di essi è stato chiesto di immaginare e rappresentare una bandiera bianca, caricandola di valore, importanza, significato per comunicare i concetti di tregua, di capitolazione, interpretate come un’attuale e rivisitata espressione dell’utopia, intesa come processo di sgretolamento e disfatta (e non come costruzione ed evoluzione). Tutte le 20 bandiere sono posizionate su una mappa geografica della terra, ricreata ad hoc per distribuire le opere con criterio e coerenza.

Una coerenza che viene mantenuta affiancando le suddette bandiere ad altrettanti oggetti, scelti o disegnati in segno di donazione, di contributo, di scambio ideologico. L’obiettivo primario è quello di indicare una via, una meta, testimoniando concretamente che l’individuo è cosciente di restituire un’indicazione verso l’umanità e verso il mondo del design.

Per citare alcune opere, inizio col menzionare la Bandiera “Erase/Rewind”. Lo stesso tronco, che nella storia del design ha generato molteplici possibilità di lavorazioni e uso, viene sfogliato da una macchina derullatrice. Il sottile foglio che si ottiene è la bandiera bianca alzata come segno di tregua di fronte al fallimento delle grandi utopie e alle catastrofi annunciate dal pianeta depredato. Ma, forse, può essere interpretata anche come spazio bianco sul quale progettare la possibilità di nuovi scenari.

Altra opera è data dalla coppia composta dalla Bandiera “Data is Forever” e dall’Oggetto “Bodies Are Temporary” (Francesco D’Abbraccio, Studio Frames). Oggi i nostri dati sono raccolti e diffusi ad attori a noi sconosciuti. Queste informazioni, se messe in relazione tra loro, ci permettono di ricostruire un involucro della nostra persona. L’unione e l’intreccio delle 2 suddette opere alzano bandiera bianca nei confronti di questo processo di digitalizzazione per abbracciare ed affrontare un’estetica post-umanistica, dove la fragilità dei corpi e delle emozioni è sublimata e velata nell’eternità dei dati. L’abbraccio tra madre e bimbo viene trasfigurato e filtrato da uno scanner 3D, rimodellato e trasformato in scultura e offerto ai visitatori.

Di particolare impatto è l’Oggetto “#WhatYouWillBeRememberedFor?” (Matteo Cibic): di fronte alla fruizione continua e ad intermittenza di tesi e antitesi il lettore/spettatore rimane disorientato, arrendendosi nei confronti dell’incertezza fornita dal fattore Tempo. L’Oggetto in questione, una piccola lapide, ha il compito di ricordarci che è necessario accettare la lentezza nell’affrontare i problemi e le occasioni fornite dalla vita.

Molto significativa è anche la Bandiera “Nail House” (Lucia Massari). Questa “white flag” rappresenta la produzione di cemento in Cina che negli ultimi anni è aumentata esponenzialmente, raggiungendo il 60% della produzione globale. L’irruente cementificazione ha provocato una sorta di disobbedienza civile. Alcuni residenti si rifiutano di lasciare la propria casa e il proprio terreno in mano ai costruttori. Queste case vengono chiamate “nail houses” perché sono paragonate a chiodi difficili da estirpare.

Parzialmente più positivo è il messaggio che viene comunicato dalla Bandiera “The Language of Flowers” (Cristina Celestino): il linguaggio dei fiori (la florigrafia) attribuisce significati simbolici e morali ai fiori. Nell’ottica dell’utopia interpretata come occasione al dialogo, la bandiera rappresenta il supporto materiale di questo linguaggio. La Bandiera è realizzata in tessuto e ricoperta da fiori di carta bianca. Il fiore scelto è l’anemone, che simboleggia l’abbandono, ma anche la speranza e l’attesa.

L’Oggetto “Asylum Sea(k)” (Studio Gionata Gatto) presenta l’imbarcazione, sempre piena, che incarna contemporaneamente utopie e previsioni di uno stato di cose nel futuro, ospitando inevitabilmente sulla stessa barca/mezzo di trasporto chi parte e chi riceve. L’Oggetto in questione racconta alcuni dei maggiori flussi migratori che dal 2012 attraversano il mare Mediterraneo. La bandiera bianca ad esso associata rappresenta il fallimento di una politica europea incapace di far fronte a questa situazione priva di argini.

Per ultimo, ma non meno importante, è l’Oggetto “Coexist” (Gio Tirotto per Secondome Design Gallery, 2015) che pare fornire un barlume di positività, unione e speranza. Il mappamondo in oggetto è lo strumento utile nella lettura delle stelle durante la navigazione e, nel contempo, simboleggia l’auspicio a livello universale di protarsi nei confronti di una ricerca alla coesistenza tra uomini provenienti da qualsiasi terra, ma appartenenti allo stesso cielo.

Mostra attenta, profonda, che fa riflettere.

di Sabrina RIBOLDI     Milano, 30 Giugno 2017