Al Museo della Permanente (Mi) “Fang Zhaoling. Signora del Celeste Impero”

di Sabrina RIBOLDI

 

Venerdì soleggiato, decido di recarmi a piedi al Museo della Permanente per visitare la mostra. E la lunga camminata è stata ben ricompensata.

Fang Zhaolin. Signora del Celeste Impero”. Si tratta del primo grande omaggio italiano dedicato all’artista cinese Fang Zhaolin, nata nel 1914 e morta a Hong Kong nel 2006 all’età di 93 anni. La mostra è ospitata c/o il Museo meneghino in collaborazione con il Museo Xuyuan di Pechino e curata dal direttore della Académie Royale des Beaux Arts di Liegi Daniel Sluse (con la collaborazione di Jean Toschi Marazzani Visconti).

Il percorso espositivo si districa tra 66 opere, di dimensioni differenti, tutte rigorosamente realizzate su carta di riso con pennello intinto in inchiostro nero o in pigmenti colorati. La magia che dona l’artista al suo spettatore è quella di unire l’eredità della tradizione artistica cinese con lo spirito moderno legato al periodo in cui è vissuta la pittrice, creando un proprio stile originale ma molto intimo, delicato e soave.

 “Ho viaggiato dall’Oriente all’Occidente, visitando celebri montagne e grandi fiumi in Europa e Asia. Con il pennello mi limito ad esprimere le mie sensazioni verso le cose del mondo” (Fang Zhaolin). Fang Zhaolin, discepola dei maggiori maestri cinesi, ha avuto la possibilità di viaggiare durante la sua vita in Asia, Europa e Stati Uniti: e questi viaggi sono stati la fonte ispiratrice della sua vena creativa che unisce con tanta intimità e rispetto l’essere umano con Madre Natura. “Come pittrice cinese, ci si deve consacrare a perpetuare la grande tradizione artistica cinese, che è profondamente radicata nel paese e, allo stesso tempo, cercare di uscire dalla routine per creare una nuova visione” (Fang Zhaolin).

La vita dell’artista è stata caratterizzata da periodi molto difficili e complessi. Figlia dell’industriale Fang Shouyi, rimane orfana del padre all’età di 11 anni (il padre venne assassinato nel 1925), si sposa molto giovane con Fang Xingao, dal quale avrà 8 figli, ma rimane vedova a soli 36 anni. Malgrado debba continuare a gestire la società del marito per mantenere i figli ed ottemperare ai pesanti e numerosi impegni familiari, Fang Zhaolin riesce comunque a studiare e dipingere.

Donna dotata di una forte personalità ed intellettualmente libera, l’artista viene oggi considerata come una delle figure predominanti della pittura cinese del XX secolo. La passione e l’amore per l’arte tradizionale e per quella europea/statunitense, il soffuso e costante dialogo con la natura le consentono di creare con la propria pittura un trait d’union tra l’arte cinese e quella occidentale: Fang Zhaolin creò e perpetuò in tutta la sua carriera artistica un linguaggio discreto, basato sulla costante fusione degli elementi visivi dell’arte tradizionale cinese e di quella moderna occidentale.

La Cina: paesaggi distesi e grandiosi, terra abitata e vissuta attimo dopo attimo, che emerge dalla memoria dell’artista e magicamente si concretizza dal contatto dei pennelli sulla delicata e pregiata carta di riso. Ma è proprio il trasformare la memoria in arte visiva che rende Fang Zhaolin una personalità unica nel suo genere, grazie a quel ponte che crea tra la tradizione cinese e gli studi approfonditi sulla storia occidentale, sul classicismo, pre e post impressionismo, fauvismo, cubismo e sull’espressionismo astratto.

Il fulcro dell’innovazione della pittrice è data dall’integrazione che crea e sviluppa tra il modernismo occidentale (Kandinsky, Cezanne, Kline …) e la pittura paesaggistica orientale: dall’uso del pennello e del colore scaturiscono una composizione ed un legame innovativi, originali. Le figure geometriche (si ha addirittura l’impressione che le persone siano rappresentate con linee sottili, piatte, bidimensionali) e le contrastanti – ma armoniche – pennellate libere ed incisive assumono un loro equilibrio caratterizzato dall’alternarsi di inchiostri leggeri e spessi.

La grandissima abilità di inserire la calligrafia cinese tradizionale nei suoi dipinti costituisce l’elemento essenziale della “cinesità” dei dipinti di Fang Zhaolin. Si tratta di uno stile calligrafico che vive una propria evoluzione: partendo dall’essere netto e deciso, all’inizio degli anni Sessanta si trasforma e diventa un’alternanza imprevedibile di linee (spesse e stilizzate, leggere e pesanti), caratterizzata da un’asprezza e primitivismo forse legati alle vicende personali occorse nella vita dell’artista.

 

Calligrafia e pittura hanno le medesime origini: segni, simboli, linee, curve, bianco, nero, colori, pennello, carta possono dare vita ad emozioni intime che vengono trasmesse allo spettatore con freschezza e tradizione amalgamate in un’armonia unica. I dipinti di Fang Zhaolin vanno compresi ed ammirati con gli occhi del cuore. Nel periodo in cui si trasferì a Londra, l’artista realizzò la maggior parte dei suoi paesaggi: lontana dal suo paese d’origine, le immagini che vengono riportate sulla carta di riso trasportano lo spettatore in un’atmosfera atemporale, dove l’amore per i luoghi natali e gli affetti che vivono a migliaia di chilometri di distanza vengono comunicati con emozione e consapevolezza. Una consapevolezza nostalgica che si rivolge soprattutto alla miseria umana: l’uomo, presente in quasi tutti i dipinti, è sempre così piccolo rispetto all’imponente estensione e maestosità dei mari e dei monti. Ma questa miserabilità non si arrende: Fang Zhaolin crede nel libero arbitrio e nella potenza della volontà umana, della capacità di affrontare l’insormontabile.

Fang Zhaolin, la signora dell’Impero Celeste, ci mette in comunicazione con la natura, ci permette di conoscerla in modo profondo e ci conduce con eleganza e raffinatezza in una nostra ricerca interiore.

di Sabrina RIBOLDI     Milano, 23 Giugno 2017

FINO AL 10  SETTEMBRE 2017, C/O MUSEO DELLA PERMANENTE, VIA TURATI 34, MILANO. INGRESSO LIBERO.