Riflessioni sulla Galleria Borghese: un contributo di idee partendo dal Genius Loci delle origini per preservarlo anche in futuro

di Kristina HERRMANN FIORE

La Galleria Borghese nasce fin dalle origini come uno scrigno di eccellentissima fattezza, tesoro culturale di opere artistiche in armonia e dialogo costante con l’ambiente naturale esterno. Questo scritto si propone di indagare le origini per far comprendere il valore del preservare l’equilibrio architettonico dell’opera concepito proprio come Gemma incastonata nel contesto dei giardini e del parco della Villa (fig. 1).

Quale “valorizzazione” della Galleria  

1 Veduta aerea zenitale dell’area di Villa Borghese, Roma, ICCD, Aerofototeca Nazionale, fondo MAPRW-BSR-RAF_1944_150_806_3133_0_0_estratto,©su autorizzazione dell’ ICCD -MiC

La recente Legge n. 40 (17 marzo 2026, art.1)

“favorisce l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli o associati nella valorizzazione dei beni culturali e dell’impresa culturale e creativa quale attività d’interesse generale necessaria a formare e a preservare l’identità e la memoria storica della comunità nazionale e delle comunità locali  …favorendo occasioni di crescita economica.” [1]

La Galleria Borghese ha necessità di valorizzazione che non deve essere intesa termini di mera pubblicità e richiamo per il turismo di massa, costituendo già oggi uno dei monumenti più ricercati e visitati a Roma.[2] La Galleria ha piuttosto necessità di valorizzazione nel senso di comunicazione di nuove offerte esperienzali di visita e di qualità ad alto valore culturale per un pubblico che sia compatibile con le sue dimensioni. Reinventare le esperienze da fare alla Galleria Borghese come dai tempi del Cardinal Scipione in poi, declinare le possibilità di fruizione al di là della mera visita, investire nel rendere la villa patrimonio storico dei cittadini e degli studenti di scuole e università romane e di altrove  è sicuramente una strada da percorrere in linea con il concetto di “meraviglia” presente in ogni sala della galleria e voluta nella concezione originaria della stessa.

La Villa Borghese, da secoli ha suscitato un grandissimo richiamo di visitatori per il suo intrinseco carattere di scrigno meraviglioso contenente capolavori che erano esposti nell’unità armonica del contesto degli interni e in intimo raccordo con i giardini segreti con l’Uccelliera e la Meridiana e con i piazzali adiacenti e poi il parco[3], un contesto che risulta tuttora nella veduta satellitare. Già nel 1650 la Galleria Borghese era famosa ben oltre i confini italiani ed è citata dal guardaroba Manilli così: “Questo luogo, notissimo a tutta Europa”.[4] La villa coniugata con il giardino e il parco contiguo, la bellezza del luogo dalle rare specie botaniche e zoologiche, tutto ciò ci è tramandato fin dal Seicento ed è ancora oggi particolarmente amato dai Romani e dai viaggiatori nazionali e internazionali.

Passeggiare nella villa voleva dire immergersi in un’esperienza sensoriale e culturale che accompagnava tutti con diversi gradi di approfondimento nel mondo della cultura e delle arti. Non bisogna infatti dimenticare che la villa ospitava anche concerti, conversazioni e lezioni erudite, banchetti e brindisi sotto le volte decorate con miti antichi che rimandavano alla natura o in stanze in cui a lume di candela si ammiravano le statue come Paolina Borghese del Canova che girava su se stessa sul divano nei bagliori della notte, suscitando lo stupore degli astanti. (fig.2)

2. Villa Borghese, veduta da volo d’uccello

Quell’insieme inscindibile del palazzo, piazze e giardini è stato luogo in cui fruire della bellezza e non importa chi ne fosse l’artefice la natura o l’arte e in quale tempo: statue antiche erano esposte nei giardini insieme a statue moderne, rimandando quasi come in un eco al decoro scultoreo delle facciate, i cui marmi però furono spogliati in epoca napoleonica per trovare ricovero nel Louvre. (fig.3)

3. Simone Felice Delino, Prospetto di Villa Borghese, incisione databile 1676, in G. B. Faldi, Li Giardini di Roma, Roma: G.B. de Rossi. Roma, Bibliotheca Hertziana

L’ edificio della Galleria Borghese è articolato in strettissimo collegamento con l’ “architettura dei giardini circostanti”: i giardini segreti laterali con i loro vialetti corrispondono agli orientamenti assiali della villa (fig. 4).

4. Simone Felice Delino, Pianta di Villa Borghese, incisione databile 1676, in G. B. Faldi, Li Giardini di Roma, Roma: Bibliotheca Hertziana

Un portale ora chiuso dalla stanza di Apollo e Dafne portava ad un boschetto di alberi di lauro, connessi tematicamente al mito di Dafne, la quale scolpita come viva nel gruppo marmoreo del Bernini si sta trasformando in albero di alloro. Le piazze e i giardini segreti con l’Uccelliera e la Meridiana circondanti fanno parte dello stesso discorso “architettonico” della Villa.

Per esempio, il piazzale davanti alla facciata principale circondato dalle balaustrate[5] conduce tramite la scala a due rampe[6] all’ ingresso del salone e da lì l’asse centrale della Villa tramite le alte porte offre una prospettiva voluta verso il giardino retrostante, scandito dalla fontana centrale, già dedicato a Narciso, poi a Venere con i giuochi d’ acqua. L’architetto Furttenbach nel libro “Newes Itinerarium Italiae” aveva già nel 1627 esaltate le proporzioni dell’ architettura e della pianta di Villa Borghese, ammirando le sue visuali nella corrispondenza tra finestre e porte che consentono di vedere attraverso l’edificio in trasparenza anche le prospettive esterne, disposizione utile anche alla circolazione dell’ aria, nonché alle persone.[7]  Un incisione di Percier e Fontaine documenta in una pianta i raccordi assiali, le simmetrie e linee prospettiche dell’assetto architettonico.[8] (fig.5)

5. C. Percier et P.F.I. Fontaine, Choix des plus célèbres naisons de plaisir de Rome et des sons environs mesurées et dessinées, Paris: P. Didot ainé, 1809, tav.23©,©Roma, Accademia di San Luca. Biblioteca Accademica

Da quando, nel 1908, in centro della sala IV fu collocata il gruppo di Pluto e Proserpina del Bernini, acquistato dalla collezione Ludovisi, questa prospettiva dal portico al giardino retrostante, a mio avviso, non è più percepibile.[9] La piazza retrostante che abbraccia lo scrigno architettonica della facciata è delimitata dai marmi di statue antiche[10] e dalle monumentali erme, in parte antiche, coronati dai cesti con frutta berniniani[11]. Va sottolineato che questa “architettura d’ insieme” tra Villa, piazzali e giardini nel parco, è un contesto intoccabile dal punto di vista del “bene culturale”.

La Galleria Borghese fu venduta e affidata nel 1903 allo Stato Italiano dalla famiglia Borghese, mentre a sei metri dall’attuale perimetro esterno dell’edificio inizia la competenza del Comune di Roma per tutto il parco della villa. Valga la pena di ricordare il relativo manifesto del 12 luglio 1903:

S.P.Q.R. Cittadini ! Per volontà del Parlamento e del Governo del Re, la Villa Borghese è passata in piena proprietà del Popolo di Roma, e dedicata alla memoria di Umberto I. La vostra Rappresentanza, avendone fin da questa mattina preso possesso, notifica che, a datare di oggi, potranno in ogni giorno i Cittadini accedere liberamente e gratuitamente nella Villa Comunale Umberto I, già Borghese. Il sindaco Colonna”.[12]

Sulla natura destruens dei progetti di ampliamento rispetto al Genius loci 

Soltanto comprendendo come è stata concepita e perché è stata apprezzata fino ad oggi la Villa Borghese, si può cogliere la preoccupazione per le attuali idee di modernizzazione e ampliamento che appaiono gravemente impattanti su questo equilibrio mantenutosi intatto dal ‘600 in poi.

Come noto, il 17 novembre del 2025, in seguito all’ Avviso di una gara di ampliamento del Museo Borghese è candidata la ditta Proger, impresa ingegneristica di vocazione multinazionale, offrendo una sponsorizzazione di 875750,19 euro al Museo. [13]

Il 7 Gennaio del 2026 infatti è stata accettata dalla Galleria Borghese la proposta di sponsorizzazione della società Proger Spa.[14] Anche la Galleria Borghese potrebbe risultare tra quei musei che “cercano mecenati”,[15] ma a differenza dei mecenati, uno sponsor non è chiamato ad opera di beneficenza, ma per sua natura dev’ essere interessato al do ut des.

Tra i benefit per lo Sponsor del Museo Borghese è prevista una mostra sul futuro concorso di ampliamento della Galleria e inoltre una mostra sulla storia della Ditta Proger da realizzare all’ interno della Galleria Borghese, a durata non precisata. Inoltre spetterebbe alla Proger l’attività di project management e la presenza nella cartellonistica e nella comunicazione istituzionale e promozionale del Museo. Se la cartellonistica delle didascalie dei dipinti fosse inclusa, ogni didascalia, per esempio sotto un dipinto di Raffaello o di Tiziano, diventerebbe veicolo di pubblicità per la citata Ditta come ogni altra iniziativa del Museo.

Nella seduta del 5. Maggio 2026 inoltre la Giunta Capitolina ha approvato l’iniziativa Proger per la redazione del Progetto di Fattibilità Tecnico economica relativo all’ampliamento delle strutture espositive e di servizio della Galleria Borghese.[16]

Quanto all’ “ampliamento della Galleria Borghese” va sottolineato che a differenza dei grandiosi palazzi come la Galleria Nazionale di Palazzo Barberini o i Musei del Vaticano, viceversa la Galleria Borghese “non” era stata concepita come un grande museo – bensì come un sito di rappresentanza e di soft power come si direbbe oggi.

Dal tempo del cardinal Scipione la Villa Pinciana aveva in particolare la funzione di accoglienza per diplomatici venuti non soltanto dall’ Europa alla corte del Papa Paolo V e per gli ospiti della famiglia Borghese. Tra essi va ricordato nel 1615, la visita di Hasekura Tsunenaga, ambasciatore del lontano Giappone convertito al cattolicesimo alla corte di Madrid: il suo grande ritratto dipinto da Archita Ricci era esposto nella stessa Galleria Borghese a testimonianza del valore politico della sua venuta a Roma.[17]

La villa aveva soprattutto la funzione di ospitare e di incantare per la sua bellezza i cittadini romani e forastieri. In particolare questi erano invitati fin dalla concezione della villa al godimento del luogo, ma rispettosi della “legge degli orti” (lex hortorum di antica usanza), incisa in una tavola marmorea, già nel teatro del parco, ora conservata ai Musei Vaticani. Il testo latino invita tutti a godere del sito, purché comportandosi in modo urbano e civile.[18]

La natura preziosa, persuasiva e armoniosa della Villa, che per sua qualità era considerato uno scrigno inserito nel suo ambiente, cozza con progetti che si dovrebbero orientare ad edifici imponenti destinati a spazi museali come il Victor and Albert Museum di Londra dell’Ottocento che fin dall’inizio fu progettato in grandiose dimensioni per ospitare un grande pubblico. Tal paragone come “esemplare” per la Galleria Borghese, include pertanto non poche criticità.[19] Si può ricordare tra i precedenti romani grandi per natura ben diversi e maggiori palazzi come Villa Madama, Villa Farnesina, Villa Giulia, Villa Medici, Villa Aldobrandini a Frascati, o, a Tivoli, la Villa d’Este.[20] Viceversa, quanto alla Galleria Borghese, come ebbe a esprimere il viaggiatore inglese John Evelyn, la Galleria Borghese è soltanto “una casa con estesi giardini: “Villa Borghesi, which is an house and ample gardens on Mons Pincius” (1644, p.251).[21]

La rinuncia alla “grandeur” o ad una “pompa esteriore” richiamata dal biografo Abramo Bzovio nella vita del papa Borghese, ma l’insistenza sull’ altissima qualità della collezione di sculture, pitture e arte decorativa in un concerto orchestrato nello scrigno del Museo Borghese fa parte del timbro particolare del luogo, del suo spiritus loci. Il fascino unico dell’identità di Villa e Galleria Borghese scaturisce dalle sue dimensioni umane da preservare.

Come recita l’Avviso di gara di “Ampliamento” del Museo Borghese del 17.11. 2025 sopra citato è previsto un moderno edificio prestigioso fino a 3000mq “contermine” al corpo della fabbrica della Villa. Contermine vuol dire direttamente a contatto o in vicinissima prossimità di un edificio. Evidentemente dovrebbe essere invaso il contesto delle immediate vicinanze tra la Villa e l’architettura dei giardini. La scenografia romana della Villa unica nel suo genere, percepita nel 1613 dal poeta Scipione Francucci:

“quella Gallaria, che par fatta il Teatro dell’Universo, il compendio delle meraviglie, e la vaghezza dello sguardo umano” [22]

dovrebbe, nei prossimi anni, registrare un mutamento verso l’ “Italia in scena”, prevista nella  L.40, 2026, art.3, 1

A differenza del Louvre, dove un vasto cortile vuoto consentiva all’architetto Pei di progettare la splendida piramide, e di altri siti eccellenti dell’architettura contemporanea, la fisionomia di Villa Borghese nel suo contesto unico come sopra descritto non può offrire analoga occasione per un’architettura nuova fino a 3000mq “contermine” al corpo della fabbrica. Si badi bene, vincoli paesaggistici oltrepassando, – prospettiva improbabile e non auspicabile,-  nel vasto parco di Villa Borghese potrebbe nascere un’ architettura moderna, compatibile e in armonia con le dimensioni architettoniche di tutte le strutture ivi esistenti.[23] Tale procedura creerebbe certamente per altri siti un precedente problematico.-  A mio avviso però, sono da valorizzare proprio per la loro vicinanza alla Galleria Borghese alcuni fabbricati storici, particolarmente idonei per ospitare le funzioni di “ampliamento” del Museo, auspicate dalla Direzione della Galleria, ciò con destinazione particolare ai  servizi museali, mentre il patrimonio storico artistico dovrebbe essere vincolato e non rimosso dalla storica sede.

Va sottolineato che la capienza degli spazi all’ interno dell’architettura di Villa Borghese è largamente sufficiente per ospitare tutto il materiale delle opere d’ arte, ivi contenuto, nonché eventuali nuovi acquisti di provenienza Borghese. La collezione intera, compresi i dipinti, ora in Deposito, potrebbe facilmente diventare accessibile al pubblico, e ciò nella stessa sede storica, semplicemente attraverso lo spostamento del materiale dal Deposito al piano seminterrato del museo che è già in conformità rispetto alle norme di Sicurezza Pubblica.

Sulla funzione importante del Deposito della Galleria Borghese e del suo mantenimento in sede nel piano seminterrato e del conseguente spostamento dei servizi all’esterno della palazzina 

Per quanto riguarda i dipinti del Deposito attualmente sotto il tetto del Museo, vorrei ricordare le varie funzioni di un deposito in generale, sottolineando l’importanza di mantenerlo nell’edificio. Soltanto se un deposito è situato nello stesso edificio del museo, può servire con efficacia:

  1. per poter controllare continuamente lo stato di conservazione anche delle opere conservate nel deposito, senza che funzionari storici dell’arte e/o restauratori si spostino fuori sede; 
  2. per non affollare con troppi dipinti le pareti dell’allestimento museale;
  3. per tenere alto il livello qualitativo delle opere esposte e per assicurare la conservazione delle opere di più modesta qualità pittorica, come alcune copie dai maestri, conservando e curando comunque la loro importanza storica contestuale;
  4. per occasioni di prestiti delle opere del Museo Borghese nell’ambito di mostre nazionali o internazionali sostituendo i quadri concessi, con materiali presenti nel deposito/galleria secondaria;
  5. per effettuare disinfestazioni di attacchi xilofagi dei dipinti e cornici;
  6. per intervenire con restauro o manutenzioni di quadri e cornici;
  7. per poter effettuare indagini diagnostiche dei quadri che richiedono poderosi strumenti di tecnologia sofisticata come quelli per le riflettografie;
  8. per risparmiare costi alti di trasporti in camion specializzati e climatizzati  per organizzare restauri in sedi esterne dal Museo. 
  9. per una “scuola dell’occhio” da offrire a studenti di storia dell’arte in piccoli gruppi per imparare a discernere tra originale e copia. 

Appare opportuno ricordare alcuni dati della storia del Deposito. Nel Seicento l’ambiente sotto il tetto serviva da guardaroba. Il Deposito della Galleria Borghese negli anni 50 fu organizzato da Paola Della Pergola, con pareti del tipo di paraventi espositivi a zig zag su strutture metalliche, vi esisteva un tetto di vetro documentato nelle immagini dell’ ICCD del 1958/9. (fig.6).

6 Deposito della Galleria Borghese, anni 50 del Novecento, foto ICCD, ROMA, n. E 044240.

Come ideati in molti altri musei, come la Grand Gallerie del Louvre, British Museum (Norman Forster), Neue Nationalgallerie Berlin (Mies van der Rohe) National Gallery of Art Washington  (I.M, Pei), Städel Museum Francoforte, (Oskar Sommer  e studio Schneider Schumacher), Ara Pacis (Richard Meier) etc. era prescelta una luce diffusa dall’ alto sui dipinti ben diversa dai forti colpi di luce dei fari attualmente spesso in voga che sembrano incidere visivamente con fosche ombre sulle opere e in particolare le statue marmoree. D’ una parte la scelta della luce dall’ alto era riverbero della tradizione delle Accademie d’arte.

Già Leonardo aveva trattato la particolare bellezza risultante da una luce naturale diffusa dall’alto, simile a quella dell’aria aperta:

“Il lume grande e alto e non troppo potente, fia quello che renderà le partichule de corpi molto grate”.[24]

Nei decenni successivi il lucernaio di Villa Borghese però manifestò problemi di tenuta e chi scrive si ricorda, come si raccoglieva in secchi i rivoli d’ acqua provenienti dal tetto, (peraltro privo di grondaie funzionanti), e ciò a poca distanza dei dipinti del deposito, dove poi erano state accatastate anche molti dipinti lungo le pareti. Le temperature estive procuravano inoltre un effetto serra del lucernaio per i vetri surriscaldati, non compatibile con i criteri attuali di controllo microclimatico (fig.7).

7. Deposito della Galleria Borghese veduta centrale anni 50 del Novecento, foto ICCD, Roma n. E 04424

Con l’intervento della Soprintendenza ai Monumenti durante i lavori di consolidamento e di restauro (1884-1997) fu ripristinato con successo un tetto ligneo ignifugo, e realizzata una scala interna nell’ ambiente per raggiungere la galleria creata in alto, lungo il perimetro del deposito su disegno di Giorgio Palandri. [25]

Fu istallato la luce lineare dall’ alto tramite una serie di faretti. Le stanzette della Direzione già posizionate lungo la parete delle finestre furono spostate e strutturato uno spazio maggiore per il deposito, corrispondente al salone dell’ingresso sottostante. Durante i lavori in corso per consentire una fruizione del pubblico nel 1993 fu curato il trasferimento della quadreria del museo Borghese nella chiesa Grande del San Michele a Roma. (fig.8 ).[26]

8. Allestimento Galleria Borghese al San Michele 1993, foto Paolo Condemi, Gangemi editore

Dal 1996 al 1997 per un importante finanziamento, concesso al tempo del Ministro per i Beni Culturali, Antonio Paolucci e del Soprintendente per i Beni artistici e storici di Roma, Claudio Strinati consentiva finalmente di intervenire in un solo anno, restaurando tutte le volte con  i quadri ivi riportanti, le pareti e le sculture con vari consorzi di restauro di formazione ICR nelle singole sale, e di realizzare un nuovo allestimento delle pitture con particolare rispetto per lo spartito architettonico magistrale di Antonio Asprucci degli interni della Villa, creato nel Settecento per il principe Marc Antonio IV Borghese.

Dopo l’intervento strutturale della Soprintendenza ai Monumenti e la riapertura del Museo Borghese nel 1997 fu realizzata la progettazione di chi scrive di trasformare il deposito in una “Galleria secondaria”, sponsorizzata da Credit Suiss e realizzata da Mondo Mostre nel 2007, scelta che comportò alla rinuncia di strutture apposite per i quadri, gravanti sulle volte sottostanti,[27] utilizzando invece le pareti dell’alto ambiente per l’esposizione dei dipinti (fig.8)

Nel salone centrale sul lato destro furono assemblati gli originali o copie del Cinquecento, sulla parete di fronte i maestri del Seicento, e sulla parete in fondo spiccava la grandiosa Minerva in atto di abbigliarsi di Lavinia Fontana. Nei corridoi, intorno al vano centrale, la prima parte era dedicata a seguaci del mito di Raffaello, poi i maestri lombardo-veneti, toscani e infine la scuola ferrarese con piccoli dipinti in grande numero pervenuti in seguito alla devoluzione ferrarese del 1598. (fig.9)

9. Deposito Galleria Borghese, 2007, foto Paolo Trolese, Gangemi editore

Nella Galleria sovrastante sotto il tetto in teche erano custodite opere di piccole dimensioni come pietre paesine e pietre commesse. (figg.10-11)

10-11. Veduta laterale e piano alto del Deposito della Galleria Borghese, 2007, foto Paolo Trolese, Gangemi editore

fig 10
fig.11

Questa Galleria secondaria però non consentiva una fruizione generale per motivi di prevenzione infortuni, definita dalla Commissione di Sicurezza del Ministero. Pertanto si potevano ammettere soltanto piccoli gruppi su prenotazione con visite guidate di assistenti museali ben preparati.[28] Infatti la struttura interna della Villa Borghese del piano deposito non   consente vie di fuga in caso di emergenza per un gran numero di persone. A meno che non si voglia sventrare parte dell’architettura interna del Seicento, o costruire una scala esterna, non ci sarà mai possibile un nulla osta per visite del pubblico generale del deposito sotto il tetto.

Tempora mutantur et nos mutamur in illis, attualmente è in corso una nuova strutturazione del Deposito della Galleria Borghese e certamente ogni direttore ha la facoltà di modulare gli spazi interni del museo di sua competenza.

Di questa trasformazione non è ancora disponibile del materiale fotografico. Si dovrà attendere quindi una futura pubblicazione sull’ attuale nuovo deposito della Galleria sotto il tetto della Villa Borghese che non potrà essere aperto al pubblico generale per le sopra ricordate norme di sicurezza.

D’ altro canto la volumetria della Villa Borghese consentirebbe in futuro di esporre al pubblico tutte le opere della collezione. Per questo si ritiene opportuno il trasferimento dei dipinti dal deposito sotto il tetto al piano seminterrato (fig.12).

12 Piano seminterrato 1997, con struttura di cilindro multimediale, abbassabile nella ex cisterna di Villa Borghese, foto da G. Palandri, op.cit.2006, figg. 16-17.

Quell’ ambiente spazioso (creato con un abbassamento del livello di circa un metro dalla Soprintendenza ai Monumenti nell’ambito del restauro ai tempi degli architetti Zurli e Palandri 1984-1997)  è da tempo accessibile senza barriere architettoniche anche ai diversamente abili (fig.13)

13 Piano seminterrato del museo Borghese, centro con struttura rotonda multimediale, che si poteva abbassare nel cilindro preesistente della cisterna della Villa, e recuperare un grande spazio della sala in occasioni particolari; foto da G. Palandri, op.cit 2006, fig. 17.

Tutti gli interessati, a buon diritto, potrebbero vedere in questa ipotesi anche il materiale del deposito che include oltre a copie dipinti di maestri anche opere di notevole qualità di Giulio Romano, Sassoferrato, di Antonio Tempesta, dei Carracci, dei Caravaggisti etc. Lo spostamento del deposito al piano scantinato consentirebbe di mantenere le funzioni specifiche del Deposito sopra elencate nei 9 punti all’ interno dello stesso Museo e, inoltre, favorirebbe lo sfoltimento dei visitatori nelle singole sale, aumentando quindi l’area visitabile o, ammettendo eventualmente, un maggiore numero di visitatori.

Attualmente i clienti che usufruiscono soltanto del bookshop o del bar senza visitare la Galleria non risultano compresi nella conta delle presenze. Ciò significa però di dover spostare la biglietteria/accoglienza, il deposito borse e bagagli e relativi controlli, nonché il bar e il book shop all’ esterno in una struttura di vicinanza.

Già dal 2021 la direttrice del museo aveva progettato di avvalersi del Serbatoio dell’Acqua Marcia o del vicino Villino Pincherle, quest’ultimo peraltro è raggiungibile a piedi a pochi passi dal museo. É stato proposto di’ eseguire un tunnel sotterraneo tra il museo e il Villino che eviterebbe che i visitatori, (una volta controllati come nelle banche o aeroporti) potrebbero avere contatti con l’esterno del museo prima di entravi. Però, uno scavo sotterraneo per un tunnel (possibilmente a mo’ di bunker per emergenze, come al museo del Prado) implica eventuali rischi per la struttura statica certamente fragile della Galleria; va ricordato anche che nel Seicento dei cunicoli sotterranei conducevano dalle sottostrutture della Galleria al Tempietto della Grotta dei Vini nel parco della Villa, oggi a ridosso di Via Pinciana, i quali potevano aver contribuito ai problemi statici del Museo, risanati tra il 1985-1997.

Per il Bar e il bookshop, a mio avviso, sarebbe auspicabile ristrutturare l’edificio dell’attuale asilo per i bambini, e ivi un ex studio artistico connesso consentirebbero il ristoro anche all’aria aperta con vista sulla Galleria e non più nel semiinterrato, con vantaggi ulteriori di non dipendere dagli orari di apertura del museo e dai relativi controlli di sicurezza, inoltre sarebbe garantita l’assenza di eventuali odori dei cibi all’ interno del museo. Ai tempi del ministro Veltroni fu progettato già di utilizzare l’Uccelliera come sede del Bar del museo, ma ciò non fu fattibile per le ridotte dimensioni delle stanzette dell’Uccelliera e per problemi di collocarvi tra altro cucina e servizi igienici.[29]

L’Asilo attualmente per circa 76 bambini, potrebbe trovare ben maggiore spazio nel vicino edificio e nel relativo giardino della Polizia a cavallo. Questa soluzione consentirebbe anche un più facile accompagnamento dei bambini da parte di genitori, nonni o tate fino all’ asilo comunale, entrando da Via Raimondi, ed evitando interferenze con i visitatori del museo che vengono da via Pinciana. In estate poi, vi sarebbero ancora facilmente raggiungibili delle attività ricreative per anziani come fù già in passato nell’ attuale asilo. Quanto alla Polizia a cavallo si condivide una proposta espressa da Alberta Campitelli, ossia l’area della storica zona del Galoppatoio.

Per la biglietteria, accoglienza, e auditorium fu plausibilmente da tempo ipotizzato dalla Direzione del museo il trasferimento al vicino Villino Pincherle o al Serbatoio dell’Acqua Marcia (architetto: Raffaele del Vico, 1916). [30]

Nell’ ambiente liberato sotto tetto della Galleria Borghese- ex Deposito dei dipinti, – si potranno prevedere restauri, riunioni della direzione, degli operatori didattici e altre attività compatibili con le misure di sicurezza, e non ultimo anche lo studio del notevole patrimonio librario del Museo, senza condizionamenti, attualmente necessari, per le funzioni dell’amministrazione nel piano uffici.

Avendo dedicato al Museo Borghese le mie cure e ricerche storico artistiche per 27 anni, intendo con queste osservazioni contribuire al confronto di idee sull’ ingrandimento della Galleria in corso e su ipotesi di eventuali soluzioni.

Fare numeri di visitatori, ma solo con qualità e rispetto per i luoghi 

Nell’ epoca del turismo di massa le dimensioni contenute della Galleria Borghese comportano evidenti problemi di accesso, contingentato a 360 persone ammissibili contemporaneamente- un numero già abbastanza alto per una fruizione completa e armonica che permeava la sua concezione originaria.

Certamente pensare ad un ampliamento del pubblico nello stesso momento di quegli spazi oltre questo limite, la Galleria Borghese non potrà mai poter accogliere numeri di visitatori come il Colosseo, costruito fin dall’ inizio per un enorme presenza di pubblico per volontà degli imperatori Vespasiano e Tito (72-80 d.C.). Per la  Galleria Borghese, come accennato si possono pensare percorsi esperienziali diversi, aperture per diverse opportunità culturali in linea con le origini e soprattutto è importante che Roma riesca a proporre e ed orientare il turismo anche ad altri loghi museali alternativi di prestigio dell’ Urbe come la Galleria Nazionale d’ Arte Antica dei palazzi Barberini e Corsini, la Galleria Spada, Palazzo Massimo alle Terme, Palazzo Altemps, Villa Giulia, la Galleria Nazionale d’ Arte moderna o i Musei Capitolini etc.

L’apertura della biglietteria ad un mercato online diffusissimo che porta sempre più spesso ad un continuo “sold out” del Museo Borghese causato da Tour- operatori che comprano interi pacchetti offrendo i biglietti a prezzi complessivi più alti con qualche loro servizio in più è evidente a tutto il pubblico romano e non. Preoccupano anche le possibilità di accesso per i giovani che trovano difficoltà a recarsi al Museo e entrare, se non prenotando molti mesi prima.
Se l’obiettivo di valorizzazione promosso nella L. 40, sopra citata, fosse volto a favorire anche occasioni di crescita economica, quindi l’aumento di pubblico/introito dei biglietti, questo è ipotizzabile con un prolungamento dell’orario di apertura dalle 7 alle 23 rispetto all’ attuale 9 -19.

La vocazione culturale della Galleria Borghese potrebbe quindi raggiungere un auspicabile maggiore numero di interessati in una concezione antesignana, già formulata da Paola Della Pergola nella pubblicazione “Il museo come esperienza sociale” del 1971.[31]

La capienza della Villa Borghese è condizionata dalle regole di Sicurezza pubblica. E’ altresi’ ipotizzabile che con un sistema informatico di monitoraggio supportato eventualmente dall’IA che registri la quantità di presenze ammissibili, già adesso si potrebbe sperimentare l’accesso non contingentato a priori per turni, bensi’ basato sul monitoraggio costante che consentirebbe di fare entrare più persone anche nel caso di uscite anticipate di visitatori mordi e fuggi. Si rammenta che negli anni 80 del Novecento nonostante che il piazzale antistante fosse ricolmo di autobus di turisti, una procedura più flessibile senza costrizioni a contingenti funzionava, consentendo di fare entrare molto più pubblico fino a quando, dopo la riapertura nel 1997, fu introdotto lo scaglionamento a turni. D’altra parte con i mezzi più sofisticati di monitoraggio attuali indubbiamente dovrebbe essere possibile garantire il controllo delle presenze ammissibili in proporzioni idonee rispetto agli spazi degli ambienti museali.

Conclusione

Tanto premesso per concludere con un approccio olistico che riguarda tutta l’area della Villa e del parco, auspico lunga vita alla Galleria Borghese, che conservi e curi al suo interno tutto il patrimonio dei suoi dipinti e, soprattutto, che salvi quel suo particolare carattere del luogo, tramandatoci come unico nel suo genere, pur “non” trattandosi di un grande Museo.

Kristina HERRMANN FIORE  Roma 6 Settembre 2026

NOTE

[1] Gazzetta Ufficiale della Repubbkuca Italiana, Anno 167,n. 74 del 30.3.2026.
[2] La Direttrice Cappelletti:” La mia idea per un museo che non vuole far cassa”, articolo di M.D.G.C.E V.L in: La Repubblica Roma 19. Maggio 2026, p.3.
[3] Alberta Campitelli: Villa Borghese, Roma, Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato 2003, libro fondamentale per la storia della Villa dal ‘600 al ‘900.    
[4] Jacomo Manill, Villa Borghese fuori di Porta Pinciana descritta da Jacomo Manilli Romano, Guardarobba di detta Villa, Roma, 1650, p.
[5] Le balaustrate, banchine e fontanelle sono copie di quelle originarie, vendute nel 1895 dal principe Paolo Borghese a Lord Aston e  ora nel giardino di Clevendon UK.Campitelli 2003, pp. 480-484
[6] L’ attuale scala a due rampe che sostituisce quella precedente neoclassica a tronco piramidale  è un’anastilosi di quella originaria seicentesca di Flaminio Ponzio, elaborata con metodo archeologico, dall’ architetto Giovanni Joppolo, (1996/7) che consente l’ingresso centrale al piano seminterrato. Il vaso bacchico e i due rython con teste di bue sulla scala sono copie mamoree da calchi di quelle originali, individuate nel Museo del Louvre, scolpite in marmo dai maestri Vito Cipolla e Giuseppe Ducrot nel 1998.
[7] Jacob Furttenbach, Newes Itinerarium Italiae, Ulm 1627, ried. con prefazione di H. Foramitti, Hildesheim 1971, pp.133-134; K. Herrmann Fiore, Il colore delle facciate di Villa Borghese nel contesto delle dominanti coloristiche dell’edilizia romana intorno al 1600, in Bollettino d’ arte, n.48, anno LXXIII, pp. 93-100.

[8] Charles Percier et Pierre-François-Leonard Fontaine, Choix des plus célèbres maisons de plaisance de Roem et des ses environs mesurées et dessinées, Paris: Didot 1809.
[9] Maria Grazia Bernardini, Bernini, Catalogo delle Sculture Portfolio fotografico Massimo Listri, Torino, Allemandi, vol. II, 2021, cat. 28, pp.131-133; Beata di Gaddo: Villa Borghese Il giardino e le architetture, Roma, Officina Edizioni, 1985, pp. 24 e 25 pubblica una pianta acquerellata dell’ area della Villa, in cui vengono evidenziati i condotti d’ acqua, Archivio Borghese Vaticano 3001, fol. 3; Campitelli, op.cit.2003, pp.84-86 propone una più plausibile data dell’ importante disegno al 1660 circa.
[10]  Sculture, ora sostituite da copie in cemento e polvere di marmo.
[11] Alberta Campitelli, op.cit 2003, pp.142 -143.
[12] Campitelli, op.cit. 2003, p. 491.
[13] Ministero della Cultura Galleria Borghese Avviso ex art. 134, comma 4 del D.Lgs.n.36/2023,[…] “avente ad oggetto la fornitura del progetto di fattibilità tecnico economica di un nuovo edificio da realizzare in uno spazio contermine all’ immobile che ospita la Galleria e che consenta di accogliere simultaneamente un maggior numero di visitatori senza pregiudicare la sicurezza dei percorsi e, al contempo, di aumentare l’ offerta espositiva, delle aree di servizio, delle aree tecniche, didattiche e di sala conferenze considerando un nuovo volume che possa rendere la Galleria un luogo più accogliente, fruibile e sicuro.”
[14] Ministero della Cultura Galleria Borghese Avviso di aggiudicazione sponsorizzazione ai sensi dell’ art.134 del D.L.N.36/2023 e dell’ art.120 del D.LGS n.42/2004 E S.M.I e della Circolare del Ministero della Cultura n.28 del 7 gennaio 2026. La Galleria Borghese, con determina n.1.del 7.1.2026, ha disposto l’accettazione della proposta di sponsorizzazione tecnica pervenuta dalla società Proger Spa […].
[15] Nicola Barone, La Cultura cerca Mecenati. Un museo su tre è già privato, in Il Sole 24 Ore, Domenica 28. Giugno 2026, n.17, p.7.
[16] Roma Protocollo RC n. 13584/2026 della seduta del 5 maggio 2026 ; oggetto: Memoria avente ad oggetto Adesione di Roma Capitale all’ iniziativa promossa dalla Galleria Borghese per la redazione del Progetto di Fattibilità Tecnico- Economica (PFTE) relativo all’ ampliamento delle hospitistrutture espositive e di servizio della Galleria Borghese.
[17] Catalogo della mostra: Da Sendai a Roma un’ Ambasceria Giapponese a Paolo V, Roma Castel S. Angelo, ed. Office Move, Associazione Scambi Culturali Internazionali, 1990, K. Herrmann Fiore: Testimonianze storiche dell’evangelizzazione dell’Oriente attraverso i ritratti nella Sala Reggia del Quirinale, pp. 91-102 e p.190, cat.53;  Furttenbach, op.cit. 1627, p.134.
[18] Villae Borghesiae Pincianae/ custos haec edico/ quisquis es · si liber/legum compedes/ ne hic timeas/ ito quo voles/ petito quae cupis/abito quando voles/ exteris magis/ haec parantur/ quam Hero/in aureo saeculo ubi cuncta aurea/ temporum securitas fecit/ bene morito hospiti/ ferres leges praefigere vetat/sit hic amico pro lege/ honesta voluntas/ verum si quis dolo malo lubens sciens/aureas urbanitatis leges fregerit/ caveat ne sibi / tesseram amicitiae sulbiratus Villicus/ advorsum frangat. – Un precedente di una più piccola tavola marmorea della legge degli orti di Villa Medici è ancora visibile in via Francesco Crispi accanto al portale che apre la strada principale della prospettiva verso la statua della Dea Roma in fondo.

[19] F. Rutelli, Galleria Borghese l’ampliamento è un dono non capisco chi polemizza, in Repubblica, Roma, 17.5.2026, pp.1-2.
[20] Cfr. catalogo dell’importante mostra: Ville e giardini di Roma Una corona di delizie, a cura di Alberta Campitelli, Alessandro Cremona, Sandro Santolini, Museo di Roma – Palazzo Braschi, 21 nov. 2025-12. apr.2026, Roma: Erma di Bretschneider, 2025, pp. 288-297.
[21] The Diary of John Evelyn edited by E.S. De Beer in six volumes, vol. II, Oxford: Clarendon Press 1955, p. 251.
[22] Scipione Francucci, La Galleria dell’ Ill.mo e Rev.mo S. Scipione Borghese cantata da Scipione Francucci Arretino, ms. Borgh 184, c.3, della Biblioteca Apostolica Vaticana, di prossima pubblicazione illustrata.

[23] A. Russo: “Attenzione ai vincoli” Italia nostra promette battaglia in: La Repubblica Roma, 19 maggio 2026, p.1 intervista a Alfonsina Russo di M.D.G.C.E V.L. Rita Paris in Repubblica del 11. Maggio, 23 Maggio e 12 Giugno 2026 sull’ avviso del  bando Borghese e Deposito.
[24] Biblioteca Apostolica Vaticana, Codex Urbinas Latinus 1270, c. 43 v Trattato della Pittura di Leonardo, compilato dai suoi scritti da Melzi ed altri allievi.
[25] Si rinvia all’ articolo poco conosciuto che illustra gli interventi di restauro architettonico conclusi nel 1997: Giorgio Palandri: Galleria Borghese, in: INARCASSA n.4, 2006, pp. 41-56.
[26] La Galleria Borghese al San Michele, a cura di Eugenia Cuore e Kristina Herrmann Fiore , Roma: Fratelli Palombi  1993.
[27] Come noto, il momento scatenante per il lungo intervento di restauro della Galleria Borghese (1984- 1997) fu nel dicembre del 1984 la caduta notturna (senza vittime) di più di un mq di affresco dalla volta della sala XIV, dipinta da Giovanni Lanfranceo sul tema del Concilio degli Dei, frantumandosi per terra.

[28] Sarebbe comunque auspicabile la pulitura del tetto di vetro sotto le cupole dell’Uccelliera, nonché la rimozione di un bagno in una delle due stanzette, decorate con pitture murali da Annibale Durante con vari uccelli (1617).
[29] La Direttrice Cappelletti “la mia idea per un museo che non vuole fare cassa” in: La Repubblica Roma, 19 maggio 2026, p.3.
[30] Il museo come esperienza sociale, Atti del convegno tenutosi all’ Università della Sapienza di Roma, 4-6 dicembre 1971, pp. 79 -83.