Un respiro di Romanticismo e un viaggio nella storia nei ‘Nuovi percorsi’ del Museo Correr

di Sergio ROSSI

Dopo i Giardini Reali ecco che dal 15 luglio è stato finalmente restituito alla città di Venezia anche il Palazzo Reale, uno degli spazi più rappresentativi della sua storia politica e culturale dell’Ottocento, riportando in tal modo l’area di San Marco alla sua identità originaria. Il pubblico potrà accedere a venti splendide sale che costituivano gli originari appartamenti privati utilizzati dagli esponenti di ben tre case regnanti – Bonaparte, Asburgo, Savoia – lungo tutto l’Ottocento e fino al 1920. Si tratta di elegantissimi ambienti, estesi su circa 850 mq, ciascuno connotato secondo lo stile degli Ospiti che vissero qui in alcuni periodi. Da Napoleone, a Francesco Giuseppe e all’Imperatrice Sissi, da Massimiliano d’Asburgo, Imperatore del Messico, a Vittorio Emanuele di Savoia e, via via, sino ad Umberto I.

MUVE-Sale-Reali

In questi saloni è dunque passata la Storia italiana ed europea. Concluso il tempo dei re e imperatori, quei saloni sono poi diventati uffici e archivi a disposizione dello Stato e dei suoi funzionari, cosa che inevitabilmente ha comportato la cancellazione di gran parte delle decorazioni e degli arredi esistenti.

Oggi però, dopo un lunghissimo oblio ed un non meno lungo e faticoso restauro, questi ambienti tornano a splendere e come ha ricordato l’infaticabile direttrice del MUVE, Gabriella Belli:

Oggi questo travagliato Ottocento veneziano ritrova il luogo ideale della sua rivincita.

Mentre il sindaco Luigi Brugnaro ha ricordato come

Il Comune di Venezia e la Fondazione Musei Civici continuano a prendersi cura del loro inestimabile patrimonio culturale e artistico. La riapertura di queste 20 sale del Palazzo Reale sancisce un ulteriore fondamentale tassello in quel percorso di riqualificazione dell’intera area marciana, che con Rialto e Arsenale costituisce il cuore della storia di Venezia che dura ormai più di 1600 anni. Grazie infine a tutti quei mecenati che, in un’ottica di sussidiarietà tra il pubblico e il privato, hanno dimostrato di amare la nostra Città e hanno contribuito a salvaguardare questo suo gioiello”.

E’ indubbiamente vero che per molto tempo l’Ottocento veneziano è stato considerato come una sorta di “Dio minore” all’interno della plurimillenaria storia culturale ed artistica della città; non si deve però dimenticare che uno dei più raffinati intellettuali italiani del secolo scorso che Venezia ha capito ed amato come pochi, Luchino Visconti, già nel lontano 1954 aveva ambientato proprio nella città lagunare percorsa dai fremiti risorgimentali quello che io considero uno dei massimi (e forse misconosciuti) capolavori della cinematografia di ogni tempo, Senso. Ed è appunto la tragica storia d’amore tra la nobile veneziana Livia (Alida Valli) ed il dissoluto tenente austriaco Franz Mahler (Farley Granger) che mi è ritornata alla memoria ripercorrendo le splendide sale del Palazzo ed è come se i miei passi fossero accompagnati dallo struggente adagio della Settima Sinfonia di Anton Brukner che fa da colonna sonora al film; adagio cui si è certamente ed idealmente ispirato Gustav Mahler per il non meno struggente (e più famoso) adagio della sua Quinta Sinfonia che fa invece da sottofondo all’altro capolavoro di Visconti Morte  a Venezia, ambientato proprio tra il Lido e piazza San Marco, dove appunto il Palazzo Reale insiste.

Forse per rispondere provocatoriamente al futile dibattito che si era acceso all’uscita di Senso, se il suo fosse ancora un film neo realista o no, Visconti lo aveva definito un film “romantico” ed è proprio il Romanticismo, inteso sia nel suo significato storico artistico, sia in quello sentimentale e poetico che si respira appieno negli ambienti del Palazzo, specie in quelli frequentati dalla melanconica e fragile Sissi, di cui si può ammirare un ritratto di quando era appena diciottenne.

Si tratta di un suggestivo viaggio tempo e nella storia, non solo di Venezia, ma di tutta l’Italia pre e post risorgimentale, accompagnato e suggerito dai vari personaggi storici che questi luoghi hanno abitato. Su tutti Eugenio di Beauharnais, la già citata Sissi, Massimiliano d’Asburgo, Vittorio Emanuele II, Margherita di Savoia, ognuno dei quali ha lasciato l’impronta del proprio gusto, dal neoclassicismo al romanticismo, dall’eclettismo fino al tardo ottocento umbertino; tutti hanno però affidato alle straordinarie maestranze veneziane di tappezzieri, carpentieri, vetrai, stuccatori il compito di realizzare i loro desiderata. Dopo la forte impronta “Impero” dell’età napoleonica, impressa soprattutto dall’ornatista Giuseppe Borsato, sono seguite nel periodo asburgico tre fasi distinte. Nelle prime due, pur distanziate nel tempo, è stata sempre la regia di Borsato a garantire una generale continuità e uniformità stilistica; e con lui hanno collaborato via via generazioni di valenti pittori veneziani: Giambattista Canal, Giovanni Carlo Bevilacqua, Pietro Moro, Francesco Hayez, Sebastiano Santi, Odorico Politi e altri.

Nel 1853-56, in un clima artistico-culturale ormai radicalmente mutato, una terza fase asburgica ha ristrutturato vari ambienti in funzione della visita di Stato dei giovani sovrani Francesco Giuseppe ed Elisabetta, “Sissi”, durata trentotto giorni tra il novembre 1856 e il gennaio 1857.  Evocative, intime e personali sono la Stanza da studio e il Boudoir dell’Imperatrice. Sissi abiterà nuovamente qui per ben sette mesi tra l’ottobre 1861 e il maggio 1862, quasi mai concedendosi alla presenza pubblica, con il marito “Franzi” che frequentemente la raggiungeva in treno da Vienna.

Non si può ora fornire, in poche pagine, una descrizione dettagliata delle venti sale appena riportate a nuovo splendore e che del resto è molto più interessante che il lettore di About Art scopra da solo, una volta che abbia deciso di visitare gli appartamenti. Si tratta comunque di una spettacolare infilata di stanze decorate e fedelmente riallestite, in buona parte con arredi ed oggetti originali e faticosamente ritrovati. Si inizia dal fastoso grande Salone da ballo, cuore dell’ala napoleonica,

Museo Correr, Salone da ballo, 1° piano ©irishphoto1 / shutterstock.com

per proseguire lungo l’affaccio posteriore delle Procuratie Nuove verso gli splendidi Giardini Reali, con una superba vista del Bacino di San Marco e dell’Isola di San Giorgio, fin quasi a congiungersi agli edifici sansoviniani dell’antica Zecca e della Biblioteca Marciana.

Museo Correr, Sala delle Udienze

Mi limiterò ora a qualche breve cenno sulle stanze abitate da Sissi, a partire dalla “Sala delle udienze”, che è l’ultimo degli appartamenti “pubblici”. Qui l’Imperatrice, durante i suoi soggiorni veneziani del 1856-57 e del 1861-62, riceveva piccoli gruppi di persone accreditate. Si passa quindi alla “Stanza da bagno”: un piccolo ambiente in origine dotato di vasca in marmo, discretamente avvolta dalle cortine in seta di un piccolo padiglione. Naturalmente non era accessibile, come ora, dalla Sala delle udienze (la porta rimaneva chiusa), ma solo dalle successive stanze dell’appartamento privato. La decorazione è sobria: marmorini riquadrati color crema e, sopra le porte, esili motivi di ripresa classico-rinascimentale.

Museo Correr, Stanze dell’Imperatice Elisabetta

La “Sala da studio dell’imperatrice” già utilizzata dalla Viceregina del Lombardo Veneto, fu anche per Sissi studiolo privato per la lettura e la scrittura. Spicca nell’ambiente un grande secrétaire in stile neobarocco, virtuosistico pezzo unico che richiama le specialità artigianali veneziane (intaglio, ricamo policromo, lacca, specchio dipinto ecc.). Interessante il lampadario muranese del primo Ottocento con gocce in vetro soffiato, risposta veneziana alla dominante voga dei lampadari in cristallo di Boemia. Continuiamo con il “Boudoir”, piccola “stanza da toilette” destinata alla giovanissima Sissi e realizzata dall’ornatista Giovanni Rossi. Si passa poi ad un’ampia sala che servì dal 1856 come stanza da letto di Elisabetta. Non essendovi caminetto, al riscaldamento provvedeva una grande stufa a colonna in maiolica, ora scomparsa.

La volta del soffitto conserva integralmente la decorazione di età napoleonica (1810 c.). Dopo che nel 1886 è stato riportato a Vienna il letto dell’Imperatrice (che sappiamo in stile barocchetto, circondato da cortine sostenute da baldacchino metallico), oggi la funzione della  stanza è ricordata dalla presenza di un mobile storico d’eccezione: il letto da riposo (dormeuse) in puro stile Impero del figliastro di Napoleone, Eugenio di Beauharnais (ne reca l’iniziale), Viceré del breve Regno d’Italia creato da Bonaparte tra il 1806 e il 1814; è uno tra i pochissimi mobili di età napoleonica sempre rimasti nella Reggia.

Museo Correr Sala Moresca

Passiamo ora alla “Sala Moresca”, sorprendente ambiente in stile islamico fatto realizzare dall’Arciduca Massimiliano nella forte suggestione ricevuta in due viaggi avventurosi: il primo in Turchia nel 1850, il secondo in Egitto cinque anni dopo.  Un deciso tono verde prevalente unifica pareti e soffitto con complesse trame geometriche che riprendono tipici motivi ornamentali moreschi.

Interessantissime anche alcune vedute “orientaleggianti” di Ippolito Caffi di cui si possono ammirare anche nelle altre sale pregevoli scorci veneziani. Su tutti il grande dipinto “Festa notturna nel Bacino di San Marco in onore degli Arciduchi Massimiliano e Carlotta il 31 agosto 1857”.

Ippolito Caffi, Festa notturna nel Bacino di San Marco in onore degli Arciduchi Massimiliano e Carlotta il 31 agosto 1857

Per concludere, con questa ulteriore importante e suggestiva offerta culturale, Venezia si conferma, pari forse solo a Parigi, come la città d’arte più stimolante d’Europa dove nel giro di poche centinaia di metri, nel perimetro che va dal Palazzo Ducale alla Basilica di San Marco al Museo Correr si può ripercorrere uno straordinario viaggio nel tempo dall’epoca bizantina a quella tardo ottocentesca, sconfinando a volte, grazie a coraggiose e premianti scelte espositive come quella su Anselm Kiefer, anche nell’arte contemporanea. Si tratta di un patrimonio insieme fragile e misteriosamente resistente nel tempo che spetta a tutti di coltivare, preservare e far crescere ulteriormente senza però rinchiuderlo in campane di vetro che finirebbero per distruggerlo piuttosto che proteggerlo.

La strada finora intrapresa dal MUVE, dal Comune di Venezia in sintonia con le istituzioni museali statali e col supporto di importanti mecenati privati appare quella giusta e che ci si augura possa continuare a dare nel futuro altri splendidi frutti.

Sergio ROSSI  Venezia Agosto 2022