Un nuovo San Pietro del Bachiacca; si arricchisce il catalogo dei dipinti di Francesco Ubertini

di Sergio ROSSI

Addenda sul Bachiacca.

Come ha opportunamente osservato di recente Beatrice Riccardo nel suo articolo su Bachiacca e le tavole Borgherini, l’artista[1]

«soleva utilizzare gli stessi personaggi per diverse composizioni: ad esempio la figura di spalle nella tavola della Borghese La ricerca della coppa rubata, si ritrova al centro del dipinto della National Gallery di Londra Giuseppe perdona i fratelli. Le figure utilizzate per la commissione Borgherini si possono rintracciare anche in altre opere dell’artista. Nel Pagamento delle mercedie nella Persecuzione di S. Barbara, di poco successive, ritroviamo personaggi presenti nella tavola dell’Arresto dei fratelli di Giuseppe».

Una conferma di questo dato la troviamo in un bel dipinto di collezione privata, finora inedito, cortesemente segnalatomi dal Prof. Marco Baldassari e che ho subito ritenuto, senza ombra di dubbio, come un autografo dell’Ubertini. Si tratta di un olio su tavola ad arco tondo, di cm. 94×64, raffigurante S. Pietro a mezzo busto che regge nella mano destra una grossa chiave e nell’altra un libro; il santo indossa una giubba di un verde squillante, assolutamente tipico del nostro pittore ed un manto rosa ad ampie pieghe plasticamente definite e risalta su di uno sfondo scuro che mette ancor più in evidenza i toni accesi delle vesti.

Francesco Ubertini -Bachiacca- (qui attr.) San Pietro

L’apostolo ha sguardo fiero; capelli radi e barba dai riccioli bianchi; piega a V del collo, come colto in tensione; volto scultoreo e attraversato da una fitta rete di rughe rese attraverso finissimi trapassi cromatici; vene delle mani analizzate nel minimo dettaglio; ed ancora egli  è assai simile, nei lineamenti e nella resa luministica del volto, alle figure che compaiono alle spalle di Giuseppe in due tavole della Camera Borgherini analizzate dalla Riccardo, La ricerca della coppa rubata e Il ritrovamento della coppa, dove troviamo anche un accostamento cromatico, in particolare del verde e del rosa, simile a quello della nostra tavola, che anche secondo la Riccardo è da attribuire senz’altro all’Ubertini. In questo caso siamo in un arco di tempo che va dal 1515 al ’17 e dunque in una fase giovanile del Bachiacca.

Ma resa delle mani, dei riccioli ed il modo di colorire sono simili anche al più tardo ed espressionisticamente forzato S. Giuseppe della Sacra Famiglia ora nella Pinacoteca Ambrosiana di Milano, databile intorno al 1535/40, che potrebbe addirittura dipendere da un unico disegno ripreso in controparte.

La tavola di cui ci stiamo occupando è dunque da collocarsi a metà strada tra i dipinti prima citati, ed appartiene al periodo romano del Bachiacca, collocabile tra il 1524 ed il 1527 circa. A questo proposito la prova che l’Ubertini fosse sicuramente nell’Urbe nel gennaio del ’27, subito prima del Sacco di Roma io l’ho fornita nel mio saggio Quanti erano e dove vivevano i pittori a Roma alla vigilia del Sacco, in Roma nella svolta tra Quattro e Cinquecento, Roma, 2004, pp. 375-390, testo assolutamente indispensabile per stabilire l’esatta fotografia di tutti i pittori residenti nella città in quell’anno fatidico ma finora colpevolmente trascurato (o sottovalutato) dagli esperti dell’argomento.

In questo saggio ho evidenziato come il Bachiacca fosse a quella data residente nel Rione Regola, il secondo dopo Campo Marzio per numero di pittori che vi abitavano, dove pure si trovava un altro artista fiorentino, Francesco dell’Indaco. Ed una reminiscenza della statuaria romana contemporanea, in particolare di quella di Andrea Sansovino, la ritroviamo proprio nelle modalità quasi scultoree in cui è definita la figura del nostro S. Pietro.

Francesco Ubertini, figlio di Ubertino di Bartolomeo Lippini Verdi, conosciuto appunto con l’appellativo di Bachiacca, è nato a Firenze il 1°marzo del 1494 ed è morto nella stessa città il 5 ottobre del 1557. Egli appartiene ad una famiglia di artisti/artigiani che, come accadeva ancora nel primo Cinquecento e come ricorda B. Riccardo, mettevano la propria impresa a conduzione familiare al servizio delle grandi committenze fiorentine. Anche se si trattava di una piccola “bottega” di famiglia, le qualità artistiche dei tre fratelli erano molto diversificate tra loro: pittore “a tutto tondo” Fracesco, specializzato nelle figure di piccolo formato e nei cassoni Bartolomeo detto Baccio, ricamatore Antonio.

Nato lo stesso anno di Rosso Fiorentino e di Jacopo Pontormo, anche se non ha certo raggiunto i livelli eccelsi dei due dioscuri del primo manierismo fiorentino, il Bachiacca può comunque considerarsi uno tra i più interessanti ed eclettici protagonisti della pittura toscana della prima metà del Cinquecento. A lungo trascurato ingiustamente dalla storiografia sull’argomento, l’Ubertini sta finalmente ottenendo la considerazione che merita, ma attende ancora una più attenta opera di scavo e di distinzione tra le opere autografe e di alta qualità, come quella da me qui recensita e quelle parzialmente o interamente di bottega che ancora ingolfano il suo Catalogo.

Un numeroso gruppo di fogli, conservati al Gabinetto di Disegni e delle Stampe degli Uffizi, che faceva pensare ad un taccuino di appunti di viaggi, fu riferito al Bachiacca dalla FraenkelMarcucci, infine, pubblicò i disegni col nome di Francesco Ubertini.

Probabilmente durante i suoi viaggi, l’Ubertini era solito raccogliere impressioni di paesaggi e personaggi, con il suo tratto distintivo di pieghe a V dei loro abiti, che osservava attentamente e che inseriva nei soggetti dei suoi dipinti. Del taccuino rimangono 31 fogli in tutto, tra cui spicca il frontespizio che reca l’iscrizione «Questo libro chominciò adì 30 dagosto 1527» e con la stessa grafia cinquecentesca e con la stessa matita da disegno «Paese e palazo de’ Tegliaci».

Probabilmente frutto del viaggio a Roma (1524-1527), i disegni, raffiguranti vedute paesaggistiche, saranno utilizzati nei cartoni degli arazzi, commissionati al Bachiacca da Cosimo I de’ Medici, per la Sala dell’Udienza a Palazzo Vecchio. Tra i vari disegni spiccano anche soggetti ripresi da dipinti di Raffaello, Michelangelo, Leonardo, Durer e Luca di Leida.

Sergio ROSSI    Roma 14 giugno 2020

NOTE

[1] Il Bachiacca e la Camera Borgherini, About Art, Speciale Manierismo, maggio 2020; e della stessa autrice Francesco Ubertini detto il Bachiacca: il pittore dimenticato della corte medicea, “Theory and Criticism of Literature and Arts”, February 2019, pp. 26-34; e ancora di L. Nikolenko, Francesco Ubertini called Bachiacca, New York 1966.