“Shell” di Eugenio Tibaldi sulla Spiaggia Romana di Bacoli

di Eleonora PERSICHETTI

Si chiama Shell il progetto che Eugenio Tibaldi ha realizzato per il Nabilah sulla Spiaggia Romana di Bacoli (Napoli). Una narrazione unica e strettamente legata al territorio che evoca la forma di una conchiglia, da cui il nome, la più tipica del litorale flegreo.  “Shell è un luogo sospeso in cui i materiali e le forme si confondono in un continuo gioco di rimandi e sovrapposizioni”, spiega l’artista. È uno spazio concettuale indefinibile, che sfugge alle classificazioni, dall’impatto fortemente emozionale; un luogo da vivere, da abitare per una sera.

Eugenio Tibaldi (Alba, 1977) perfeziona i suoi studi alla Domus Academy a Istanbul e al Corso Superiore di Arti Visive (CSAV) della Fondazione Antonio Ratti a Como e, in seguito, all’American Academy di Roma come Affiliated Fellowship. Dal 2000, dopo il trasferimento a Napoli, impronta la propria ricerca sul concetto di margine analizzato in ogni sua declinazione iniziando da quella geografica con lo studio delle periferie delle grandi città in Italia e nel mondo conosciute durante i numerosi viaggi in Egitto, Venezuela, Turchia, Grecia, Romania, Cuba e Albania.

Il progetto nasce dalla lunga amicizia tra Eugenio Tibaldi e Luca Iannuzzi, proprietario del Nabilah, che ha voluto affidare allo sguardo dell’artista il restyling della struttura con l’idea di realizzare qualcosa di unico, capace di dialogare con la potenza del luogo, la Villa romana, la roccia di tufo, il mare. Il risultato è uno spazio non convenzionale che si ispira agli elementi naturali del sito e si integra con armonia nel paesaggio, al tempo stesso imponente ed aerea: 380 metri quadrati coperti da una tensostruttura che coniuga design e tecnologia, offrendosi come una trama preziosa di ultima generazione, capace di resistere ai venti forti di Ponente (fino a 68 nodi) che sferzano il litorale.

Acciaio, legno, vetro e PVC sono i materiali utilizzati nella realizzazione dell’opera. I volumi sono sottolineati attraverso una lamiera stirata dalla finitura in bronzo in grado di unire luce e ombra, di ridefinire le linee di orizzonte e disegnare nuovi scenari.

A guardarla dall’esterno, o meglio ancora dall’alto, Shell appare come una gigantesca conchiglia adagiata sulla spiaggia. Gli interni svelano materiali naturali e colori caldi: tre alberi (una Sterlizia Nicolai detta Semi di Uccello del Paradiso, un  Ficus Benjamin, una Dracaena Drago) abitano lo spazio insieme agli elementi.  Tutto realizzato dai disegni di Tibaldi.

“Non devo fare alcuna fatica a ricordare il primo giorno in cui sono entrato al Nabilah. Era inverno, il vento forte aveva buttato in giro i pochi arredi, il locale era chiuso ed oltre all’idea non vi era poi molto. C’era una forte energia, la potenza di un luogo, lo scenario naturale, il mare, la rocca romana, il piccolo cubo di intonaco e pietre con patio. Abbiamo immaginato un ambiente che travalicasse i confini senza voler evadere o imitare alcun altro luogo. Un posto che facesse forza sulle meraviglie che avevamo intorno e che potesse offrire più che una tipologia definita una sorta di grimaldello in grado di far fruire della bellezza e del potere di uno scenario unico al mondo che non avevamo di certo scoperto noi, ma già 2000 anni prima, scelto dai greci e poi dai romani.
1956 è stato il nostro punto di partenza. L’anno in cui il lido è stato costruito. Siamo partiti da qui per compiere uno slittamento in una sorta di “disio”, di “nostalgia per il futuro”: costruire un ambiente possibile ma non reale fatto di dettagli che rimandano ad un tempo altro, ad un futuro mancato che poteva essere. Un futuro utopico che contempla il passato come bagaglio, che registra gli errori e le incertezze come momenti di costruzione preziosa rivisitandoli in un’atmosfera che con un termine partenopeo unico al mondo si potrebbe definire di dolce “pucundria”. Così la tecnologia più innovativa si applica per realizzare utopici fondali di modernariato, gli oggetti di culto alloggiano in teche come reperti, i materiali si fingono altri e la leggerezza di un’architettura fatta di legno e tela diventa una sala elegante con enormi fioriere che abbattono il confine tra interno ed esterno in cui ogni evento è possibile. Con scelte cromatiche precise che riprendono il design di un’Italia che iniziava a sognare, uscita ormai dal dopoguerra e pronta per la sfida industriale. I materiali e tecnologie che superano il reale, ci trasportano nel mondo del percepito in cui il valore si misura sulle emozioni, respirando i bagliori di un tempo in cui sono nate le prime icone di stile italiano ed il concetto di dolce vita che negli anni hanno accompagnato l’immaginario di tutti noi. Così questo viaggio temporale non è verso il passato e neppure verso il futuro è una sorta di spostamento laterale in un mondo parallelo in cui il NABILAH assume le sembianze della buca del bianconiglio in cui entrare e poter ridurre la pressione, riprendere contatto con la parte profonda di noi, sbottonare l’ultimo bottone della camicia e respirare. La nostra volontà era quella di creare un luogo che avesse un sapore reale, seppur nell’artificio della costruzione, un luogo in cui ogni singolo dettaglio è stato studiato per costruire ambienti in grado di sospendere, di dare una forma alla pausa. Convinti che la vita non si misuri con il tempo ma con i momenti degni di essere ricordati”.

Queste le parole di Eugenio Tibaldi.

Eleonora PERSICHETTI     Settembre 2019