“Ricamata pittura”. Pittori siciliani come designer di arredi sacri. Il caso di Messina*.

di Elvira D’AMICO

Sempre ammantata da un alone di mistero è stata la questione dei pittori che nei secoli passati prestavano la loro opera nel settore dei tessili siciliani.

L’alta qualità di questi manufatti lascia infatti aperta l’ipotesi del coinvolgimento di valenti artisti nella loro realizzazione. Un po’ più fortunati, quanto a studi e rinvenimenti documentari, si è stati con gli architetti disegnatori di paliotti i cui cartoni venivano adoperati in svariati campi delle arti decorative – dai marmi mischi agli argenti, dal legno ai tessuti e ai ricami – (1). Minori informazioni si hanno invece sui pittori autori delle parti figurate di parati e arredi sacri ma anche delle superfici floreali delineate con perizia non comune, che costituiscono quasi sempre la parte preponderante di essi (2).

Ciò vale soprattutto per la città di Messina ove l’altissima qualità dei manufatti sopravvissuti ai disastrosi eventi naturali che hanno interessato la città e il territorio nei secoli, lascia ipotizzare rapporti ed interazioni culturali di primo livello. Una rara testimonianza archivistica in proposito è contenuta nell’inventario del nobile messinese don Antonio Ruffo, uno dei massimi collezionisti non solo isolani di dipinti ed opere d’arte del secolo XVII.

Nel manoscritto oggi conservato all’Archivio di Stato di Napoli infatti è annotato, tra gli innumerevoli beni del principe, “un paramento riccamato col fondo d’oro , e punta di raso di figuri, aucelli, frutti e fiori”, realizzato dal 1661 al 1669 da sei ricamatori messinesi – A. Alonso,T. Lo Cascio, F. Cannizzaro, F. Rizzo, D. Benvengha, G. Sollazzo – . Il disegno dell’opera viene eseguito dal poliedrico artista Innocenzo Mangani, toscano d’origine ma messinese d’adozione, coadiuvato dal pittore messinese Agostino Scilla per la cura degli effetti cromatici e dal fiammingo “Abramo Brueghel” , intervenuto, data la sua specializzazione, “specialmente nelli fiori e frutti”(3).

Il documento ci fornisce pure i nomi di alcuni ricamatori seicenteschi che si uniscono ai rarissimi già noti, come quello di Giacomo Mazzeo documentato nel 1698, come titolare di una bottega specializzata nel ricamo in corallo che doveva rifornire parecchie chiese siciliane tra la fine del ‘600 e gli inizi del ‘700 (4). Agli artigiani professionisti si affiancavano le suore ricamatrici, come le francescane del monastero di Montevergine, ove una “soru Chiara Scoppo” dona “per divotione” due paliotti in corallo e oro datati al 1864, prolungando sino a questa data la tradizione di simili preziosi ricami sui palii della città peloritana (5).

Alle benedettine del monastero di S.Gregorio poi (fig.1) gli storici locali attribuiscono tradizionalmente lo stupefacente paliotto della Ciambretta,

Fig.1. Chiesa di S.Gregorio, secc.XVII-XVIII, Messina (distrutta nel 1908)

realizzato in svariati materiali, tra cui la cera, i granati e i coralli, oltre che l’oro e l’argento, tutti applicati e ricamati su imbottiture, come era prassi nel periodo barocco (6) (figg.2-3).

Fig.2.Paliotto della Ciambretta (part.), 3° decennio sec.XVII, Museo Regionale di Messina (foto Rita Alù)
Fig.3. Paliotto della Ciambretta (part.), 3° decennio sec.XVII , Museo Regionale di Messina (foto Rita Alù)

Un inedito documento conservato nei libri contabili della chiesa di San Gregorio, oggi all’Archivio di Stato di Messina, attesta ora per certo l’attività di ricamo svolta dalle religiose negli ultimi decenni del secolo XVIII. Qui nel febbraio del 1772 infatti si registra il pagamento

Per oro e terzanello perraccamare un Padiglionetto dell’altar maggiore per serviggio del Monastero travagliata dalle Moniale del Monastero in tutto  o.1,26,5” (7).

Un altro documento del marzo 1772 è relativo alla paratura della chiesa per la festa del santo titolare:

Per la festa di San Gregorio – Per mettere li lumeroni a Cornacopi ed accendere il campanile una volta(8),

riferentesi all’addobbo della esotica cupola del campanile annesso alla facciata, la cui distruzione assieme all’intero complesso benedettino a causa del terremoto del 1908, costituisce una delle perdite più nefaste subite dalla cultura architettonica messinese.

Date tali premesse non stupisce che anche in piccoli centri della comarca, un tempo feudi di rinomate famiglie nobiliari, si ritrovino veri capolavori ancora sconosciuti dell’arte ricamatoria. E’ il caso di alcuni paesi della Valle del Mela, come Gualtieri Sicaminò, costituito da due feudi appartenuti il primo ai Graffeo principi di Partanna, il secondo ai duchi Avarna, che solo nel 1836 si unificarono su disposizione di re Ferdinando II di Borbone (9).

Nella chiesa madre dedicata a San Nicola di Bari, posta all’epoca sotto la prelatura di S.Lucia del Mela, vi sono tre pregiati paliotti ricamati dai colori accesi e di notevole perizia realizzativa (fig.4).

Fig.4. Paliotto ricamato e dipinto, 3° quarto sec.XVIII, chiesa madre, Gualtieri Sicaminò (foto Giancarlo Cigala)

Essi, dal disegno marcato consistente in grosse volute concatenate alternate a cornucopie da cui nascono fiori nelle prevalenti sfumature del rosso, sono ispirati ai canoni della decorazione rocaille. I manufatti, dal disegno identico, variano nelle dimensioni e nella dedicazione, presentando al centro le figure di S.Nicola (fig.5), S.Liberante e la Madonna del Rosario (fig.6), eseguite a ricamo in filati di oro argento e seta, mentre gli incarnati delle sacre figure sono dipinti ad olio.

Fig.6. Paliotto ricamato e dipinto (part.), 3° quarto sec.XVIII , chiesa madre, Gualtieri Sicaminò (foto Giancarlo Cigala)
Fig.5. Paliotto ricamato e dipinto (part.), 3° quarto sec.XVIII, chiesa madre, Gualtieri Sicaminò (foto Giancarlo Cigala)

Gliavanti altari sono attribuibili ad artigiani professionisti degli anni 1760-70 ca., che ricorrono all’ausilio di stampe o si avvalgono del disegno di pittori messinesi, così come di cultura messinese è la pregiata “macchina” lignea dell’altar maggiore (fig.7),

Fig.7. Altare in legno intagliato e dorato, sec.XVIII, chiesa madre, Gualtieri Sicaminò (foto Giancarlo Cigala)

ispirata allo scenografico baldacchino della Madonna della Lettera del duomo di Messina (fig.8),

Fig.8. Baldacchino della Madonna della Lettera, 2^ metà sec.XVII, Messina, Duomo

che influenza per almeno due secoli le arti “minori” del territorio peloritano, ivi compresi i ricami (fig.9) (10).

Fig.9. Paliotto ricamato e dipinto (part.), metà sec.XVIII, museo d’arte sacra di Misterbianco

Un altro paliotto ricamato sito nella chiesa dell’Assunta dello stesso centro di Gualtieri abbellisce l’altar maggiore durante le principali festività, nel quale troneggia una statua settecentesca della Madonna Assunta (fig.10).

Fig.10. Altar maggiore, sec.XVIII, chiesa dell’Assunta, Gualtieri Sicaminò (foto Giancarlo Cigala)
Fig.11. Paliotto ricamato e dipinto (part.), 2a metà sec.XVIII, chiesa dell’Assunta, Gualtieri Sicaminò (foto Giancarlo Cigala)

Il palio, dall’impianto compositivo sobrio ed aggraziato, ricamato prevalentemente in fili serici a punto raso, tanto da far ipotizzare una fattura monacale, reca al centro un ovale di straordinaria qualità raffigurante l’Assunta a pittura con parti a ricamo (fig.11) , che testimonia anche per il tardo Settecento l’intervento di valenti pittori negli arredi sacri, che operano a stretto contatto coi ricamatori o con le religiose. L’artista, ben addentro alla cultura settecentesca di estrazione classicista-barocca, appare abbastanza edotto delle tecniche della pittura rococò consistenti in accentuati effetti luministici e sapienti giuochi di luci ed ombre. La pittura è riservata al viso della Vergine e agli angioletti laterali recanti gli attributi virginei oltre che al fondo azzurro del cielo, mentre il ricamo in argento e seta è riservato al manto e alla veste di Maria, corredata allo scollo da un fichü , fazzoletto da collo in uso nell’abbigliamento femminile negli ultimi decenni del secolo XVIII.

Fig.12. Simulacro della Vergine dormiente, 2a metà sec.XIX, chiesa dell’Assunta, Gualtieri Sicaminò (foto Giancarlo Cigala)

La tradizione locale vuole  che la piccola chiesa fosse edificata nel Settecento e dotata dal casato degli Avarna che in realtà presero possesso del ducato a partire dal 1800 (11).

E’ possibile che il paliotto dell’Assunta sia da considerare un omaggio ante litteram di una delle duchesse Avarna alla chiesa a cui era particolarmente devota? Certo è che una radicata tradizione orale vuole che nell’Ottocento inoltrato una di esse, identificabile con donna Giovanna Moncada d’Aragona, moglie del duca Bartolomeo Avarna, elargisse alla chiesa l’artistico simulacro della Dormitio Virginis (fig.12), fatto venire da Palermo (12) e che lo vestisse del suo abito nuziale.

E’ dunque plausibile che la nobildonna, già suora del monastero palermitano dell’Assunta, istituisse un filo diretto – per quanto attiene in particolare ai manufatti a ricamo – tra le suore carmelitane di Palermo e la piccola chiesa di Gualtieri Sicaminò.

Un altro rilevantissimo arredo sacro lo ritroviamo nella chiesa madre della Visitazione di Pace del Mela, un tempo piccolo centro feudale posto sotto il patrocinio dell’ordine benedettino di Messina, in quanto possedimento dei benedettini di S.Placido Calonerò.

Fig.13. Paliotto ricamato, 1800, chiesa madre di Pace del Mela (foto Monica Cannillo)

Il paliotto recuperato dopo almeno un secolo di oblio e reso leggibile dal recente restauro (fig.13), utilizza un cartone non comune di stile tardo barocchetto caratterizzato da garofani e girali vegetali ricamati in filati d’argento su canovaccio, fuoriuscenti da un elegante vaso neoclassico (fig.14), che reca frontalmente la scena della Sacra Visitazione di cui sono ancora visibili i contorni del disegno e labili tracce del ricamo in fili serici policromi (fig.15).

Fig.14. Paliotto ricamato (part.), 1800, chiesa madre di Pace del Mela (foto Monica Cannillo)
Fig.15. Paliotto ricamato (part.), 1800, chiesa madre di Pace del Mela (foto Monica Cannillo)

Laraffinata foggia del vaso francese e quella delle acconciature e delle vesti femminili tipiche del primo decennio dell’800 raffigurate sulla placca centrale, a imitazione della porcellana, avallano la data “1800” apposta sul retro del manufatto come plausibile per la sua realizzazione. La particolarità  dell’opera, che si avvale di un disegno di gusto tradizionale e dell’antica tecnica dei ricami metallici a punto steso o fermato di ascendenza medievale, volta ad imitare probabilmente un paliotto d’argento, fa propendere per l’ipotesi del dono di un alto prelato alla matrice, fondata nel 1763 e inaugurata nel 1767 dall’arcivescovo benedettino di Messina Gabriele Di Blasi, che potè rivolgersi, come era prassi nella chiesa, ad una prestigiosa manifattura benedettina.

La medesima qualità di ricami liturgici si ritrova  pure nella vicina Valle del Niceto, ove una recente mostra allestita nel piccolo comune di San Pier Niceto ha posto l’attenzione su alcuni parati sacri ricamati con le più vellutate sfumature cromatiche del punto pittura, che sembrano riecheggiare, ben addentro al secolo XVIII, le nuances dei “fiori e frutti” perfezionate da Abraham Brueghel nel parato di don Antonio Ruffo (figg.16-18).

Fig.16. Tunicella ricamata (part.), sec.XVIII, chiesa di S.Giacomo, San Pier Niceto (foto Giancarlo Cigala)
Fig.17. Pianeta ricamata (part.), sec.XVIII, chiesa di S.Giacomo, San Pier Niceto (foto Giancarlo Cigala)

Ancora nella stessa Valle del Niceto, nel minuscolo paesino di Roccavaldina, già feudo dei principi Valdina, si possono ammirare impensabili manufatti di notevole impatto visivo che imitano opere d’arte paradigmatiche, come il paliotto  dipinto e ricamato con l’Ultima cena (fig.19), in cui il pittore-architetto- scenografo correda di un teatrale sfondo da apparato effimero il cartone del capolavoro leonardesco.

Fig.18. Tunicella ricamata (part.), sec.XVIII, chiesa di S.Giacomo, San Pier Niceto (foto Giancarlo Cigala)
Fig.19. Paliotto ricamato e dipinto, I metà sec.XIX, chiesa madre di Roccavaldina (foto Giancarlo Cigala)
Fig.20. Paliotto ricamato (part.), I metà sec.XIX, chiesa madre di di Ficarra (foto Giancarlo Cigala)

L’opera, già inseribile nel gusto dei revival storici, si viene ad aggiungere alla tipologia dei paliotti di carattere scenografico eseguiti in Sicilia tra ‘700 e ‘800, alcuni dei quali sono dislocati nella cattedrale di Cefalù e nella sopra citata chiesa di Montevergine di Messina, una delle pochissime sopravvissute al terremoto del 1908 (13).

Spostandoci ora nell’area montuosa nebroidea della provincia messinese, la situazione si ripete nel piccolo centro feudale di Ficarra, già appartenente ai Lancia di Brolo, che conserva nella chiesa madre dell’Annunziata alcuni interessanti paliotti sette-ottocenteschi, come quello ricamato col SS.Sacramento tra due angioletti oranti, di ispirazione rinascimentale (fig.20).

Infine nell’antico centro demaniale nebroideo di Tortorici, la chiesa seicentesca di S.Francesco d’Assisi dei Frati minori conventuali custodisce un altro pregevole paliotto neoclassico in seta cremisi (fig.21),

Fig.21. Paliotto ricamato e dipinto, fine sec.XVIII, chiesa di S.Francesco, Tortorici (foto Sisto Russo)

suddiviso in tre riquadri ricamati in oro con vasi fioriti laterali, e in centro una “festina” con la Visione di S.Antonio di Padova a pittura (fig.22),

Fig.22.Paliotto ricamato e dipinto (part.), fine sec.XVIII, chiesa di S.Francesco, Tortorici (foto Sisto Russo)

un tempo forse con parti a ricamo, certo opera di un valente pittore locale, che perpetua sino alle soglie del secolo XIX, i dettami dell’arte “contro riformata” ben rappresentata nell’Isola, continuando a testimoniare fino a questa data la tradizione di alto livello della “ricamata pittura” del territorio messinese.

Elvira D’AMICO   Palermo  4 Dicembre 2022

* Ringrazio per le cortesi informazioni fornitemi utili alla compilazione di questo articolo, Mons.Santo Colosi, il prof.Franco Biviano, il prof.Rosario Daidone, il maestro Giancarlo Cigala, il maestro Sisto Russo

 NOTE                                                                                      —

1.M.C.Ruggieri Tricoli, Il teatro e l’altare. Paliotti d’architettura, a cura di M.C.Ruggeri Tricoli, Palermo 1992
2.E.D’Amico, I paramenti sacri, Collana “Palazzo Abatellis. Collezioni”, a cura di V.Abbate, Palermo, 1997, pp.24-27
3.M.C.Calabrese, Nobiltà, mecenatismo e collezionismo a Messina nel XVII secolo.L’inventario di Antonio Ruffo principe della Scaletta, Catania 2000, p.51
  1. E.D’Amico, Un laboratorio di ricamo nella Messina del secolo XVII , in “OADI on- line, Rivista dell’Osservatorio per le Arti Decorative in Italia”, Università degli studi di Palermo , n.9 (giugno 2014)
  2. M.C.Di Natale, scheda n.214, in L’arte del corallo in Sicilia, Palermo 1986.
  3. Eadem, scheda n.62, Ibidem
  1. ASMe, Monastero di San Gregorio – Benedettine, vol.232, f.159
  2. ASMe, Ibidem, f.159v.
9.F.Biviano, Presente e passato di Gualtieri Sicaminò. Il cammino di una comunità peloritana dalle origini ai nostri giorni, Edizioni Comune di Gualtieri Sicaminò Collana, 2011
10.E.D’Amico, Paliotti tardo barocchi siciliani in cannette di vetro veneziano, in “OADI  on- line, Rivista dell’Osservatorio per le Arti Decorative in Italia”, Università degli studi di Palermo , n.18 (dicembre 2018)
11.F.Biviano, cit.
12.Ibidem
13.cfr. R.Civiletto-S.Rizzo, Nobili trame. L’arte tessile in Sicilia dal XII al XIX secolo, Domenico Sanfilippo Edtore, Catania, 2017, p.238, figg.209-210