“Retrovisioni. La Bellezza dell’ordinario” Ad Arezzo gli scatti tra Parigi e Roma tra il ’68 e il ’77 di Fabio Ciriachi (spazio d’arte Rosy Boa fino al 14 Aprile).

di Marco FIORAMANTI

Fabio Ciriachi

“RETROVISIONI, La bellezza dell’ordinario”

ROSY BOA – Arezzo, Via Andrea Cesalpino, 29. 15 marzo – 14 aprile 2023

Giorgio Agamben scrisse una volta: “La fotografia è l’espressione dell’essere qualunque”.

Fabio Ciriachi ce lo dimostra. Attraverso il suo modo di guardare ci fa vedere uno dei tanti modi di essere nel mondo e nel quale lui si riconosce. Oltre cinquanta immagini in bianco nero, scatti di vita quotidiana còlti “nell’iconico decennio 1968-1977 tra Parigi e Roma” sono esposti nella galleria aretina Rosy Boa – centro d’arte di ricerca e sperimentazione sul presente e sulla società – e disposti secondo modalità differenti a seconda degli spazi occupati. Ora sospesi su fili trasparenti, ora fissati come dettagli gigantografati in verticale, ora appinzati a parete a gruppi tematici.

Un bambino che si affaccia da una tenda, un vecchio sorpreso a dormire su una panchina, due donne in un cortile e altre due oltre una cancellata, una bambina che fa il bagno in una tinozza, un’altra mentre apre un ombrello, dettagli di muri, suore, la cupola di San Pietro, giovani prostitute che fanno linguacce all’obbiettivo …

Fabio Ciriachi, romano, è fotografo, attore teatrale, scrittore e poeta. Il corpus di fotografie qui presentate ne mostra in pieno in suo spirito poetico. Dal comunicato stampa vengono evidenziate particolari immagini relative al dominio culturale di quegli anni: Scatti che raccontano il primo grande festival di teatro sperimentale di Nancy del 1969, meta di ogni genere di sperimentazione a partire dal gruppo americano del Bread and Puppet a quello messicano de El Teatro Campesino e nel quale spettacoli e gruppi confluivano allo scopo di ampliare la consapevolezza politica e sociale di quegli anni. Scatti che riferiscono del corpo di ballo dell’Opera di Roma e dell’appassionata Elisabetta Terabust o immagini che registrano, della Spoleto del Festival dei due Mondi, proprio il magico momento del montaggio della Spoletosfera.

Marco FIORAMANTI  Roma 17 Marzo 2024


Fabio Ciriachi (Roma, 1944) si è occupato di pittura, teatro e fotografia.

Ha fatto parte del gruppo teatrale Space Re(v)action, di Giancarlo Nanni, per la messa in scena di Escurial prova la scuola dei buffoni, del drammaturgo belga Michel de Ghelderode rappresentato, nel 1968, al Circolo La Fede di Roma e al Festival dei Due Mondi di Spoleto. Dal 1968 al 1972 è stato fotografo free lance e ha collaborato con diverse testate (Ciao 2001, Il Dramma, il Messaggero, Jet, Sipario). Sue foto sono state pubblicate sui mensili “Fotografare” (novembre 1971) e “Fotografia Italiana” (ottobre 1972). Foto scattate al Living Theater durante la rappresentazione di Paradise now al Politecnico di Milano nel 1969 sono uscite sul libro collettaneo The Living Book, (Mazzotta, 1971). A inizi 1972 ha esposto le sue foto “Appunti per un’indagine sulla città” in una galleria di Trastevere.

A inizi anni Novanta, per la cura di Sebastiano Porretta, espone le foto de Il lato freddo in una galleria di via Madonna dei Monti. Successivamente fonda, assieme ad altri poeti, la rivista di poesia “Pagine” di cui cura la redazione per quattro anni. Dedicatosi principalmente alla scrittura, pubblica tre raccolte di poesie presso Empiria: L’arte di chiamare con un filo di voce (1999), Il giardino urbano (2003), Pastorizia (2011). I racconti Azzurro-cielo e verde pistacchio (Edimond, 2008). I romanzi Soprassotto (Palomar, 2008), L’eroe del giorno (Gaffi, 2010) premio “Passioni”, Le condizioni della luce (Gaffi, 2013), Uomini che si voltano (Coazinzola Press, 2014), Una perfetta vicinanza (Coazinzola Press, 2017). Le riflessioni sull’invecchiare Senescenza (Empiria, 2018), le divagazioni su memoria e Storia Cervellati – Ai margini del campo, (InSchibboleth, 2023), e la raccolta di poesie Tempo, soltanto tempo (Il Labirinto, 2023). Per Empiria ha tradotto dal francese due opere di David Mus E allora non ci ricorderemo più del mar Rosso (2005) e Quadri romani (2018).

Rosy Boa è un centro d’arte che nasce con l’intento di essere il contenitore di una proposta artistica trasversale nella quale l’arte è caratterizzata da una forte sperimentazione, intesa come oggetto di trasformazione personale e sociale. I lavori esposti restituiranno riflessioni sul presente e sulla società, lavorando sull’idea di opera d’arte e innescando dialoghi tra le diverse forme espressive. Accanto a un fitto programma di mostre, sono previsti la realizzazione di attività formative ai più diversi livelli, incontri pubblici, interventi documentari, la nascita di un’agenzia/incubatore creativo e l’apertura di un bookshop dedicato all’arte contemporanea.