“Patronage and Devotion. A Focus on Six Roman Baroque Paintings”, mostra a cura di Giovanni Battista Fidanza e Guendalina Serafinelli (fino al 17 luglio)

di Simone ANDREONI

Un elegante pomeriggio ai Castelli Romani con l’esposizione di alcune importanti opere d’arte per un approccio didattico interdisciplinare alle opere d’arte (Villa Mondragone, Monte Porzio Catone, 26 marzo – 17 luglio 2022).

Per chi viaggia nella provincia di Roma, risulta evidente – purtroppo! – come sia facile per tutti i centri urbani che la costellano finire adombrati da tanto capoluogo, malgrado essi spesso abbiano davvero tanto da offrire. Alcuni luoghi di cultura, tuttavia, mirano a opporsi a tale stato di cose: palazzo Chigi ad Ariccia, il castello Odescalchi a Bracciano…e, ho scoperto, anche Villa Mondragone a Monte Porzio Catone.

1 Locandina

Nella sua Galleria, grazie al supporto – in qualità di enti organizzatori – dell’Università di Roma “Tor Vergata”, del Pontifical Irish College, della The Catholic University of America e dell’Istituto Regionale per le Ville Tuscolane, i professori Giovan Battista Fidanza (Università di Tor Vergata) e Guendalina Serafinelli (The Catholic University of America) hanno organizzato una piccola, preziosissima mostra su 6 dipinti, capolavori, realizzati da alcuni dei massimi maestri del Seicento romano per i territori dello Stato pontificio: Committenza e devozione: un focus su sei dipinti del Barocco Romano, una mostra didattica / Patronage and Devotion: a Focus on Six Roman Baroque Paintings, an educational exhibition (26 marzo – 17 luglio 2022) [fig. 1].

Sono andato a vederla, e sono rimasto profondamente sorpreso, in bene.

Come anticipa il suo titolo, l’esposizione mira ad abituare gli studenti dei due professori che l’hanno curata a un approccio interdisciplinare alle opere d’arte; lo stesso che caratterizza anche il catalogo, secondo una chiave del tutto particolare e interessante. La prima metà è affidata alla professoressa Serafinelli e rispecchia la sua formazione cosmopolita, tra Roma e Washington: le pagine che ha scritto, pertanto, sono un saggio del meglio della visione internazionale che si ha oggi della storia dell’arte, espresso in una chiave accostante che lo rende approcciabile anche agli studenti che hanno minor dimistichezza con la visione di Foucault e dei foucaultiani, o delle ultime tendenze in materia di Feminist and Gender Studies.

La seconda metà del catalogo, invece, è affidata al professor Fidanza, che propone un approccio tutto diverso al barocco romano, basato sulla storia dei dipinti in esposizione e sulle loro vicende conservative; sarebbero temi quasi esoterici, ma egli ha scelto per le sue pagine un taglio immediato, e raffinato al tempo stesso, che permette davvero di divorarle in poco tempo, lasciando nei ricordi del lettore, o della lettrice, tantissimo. L’ho verificato in prima persona.

Sarebbe tuttavia gravemente riduttivo considerare Committenza e Devozione / Patronage and Devotion come una mostra davvero solamente per gli studenti, o per gli specialisti.

Innanzitutto perché essa viene proposta unita, in maniera inscindibile!, alla storia di Villa Mondragone dal talento divulgativo di Giovan Battista Fidanza: egli in persona ha guidato me e il gruppo di famiglie in cui mi sono nascosto, prima nei luoghi della residenza legati agli antichi proprietari Altemps e Borghese, quindi nella Galleria. Egli conosce ogni vicenda avvenuta entro quelle mura o capitata ai quadri esposti, in maniera così intensa e viscerale che davvero sembra le abbia vissute in prima persona. Per questo motivo, egli sa dunque come presentarle anche alle persone più semplici, suscitando il loro interesse.

Da un punto di vista metodologico, la visita attraverso le stanze di Villa Mondragone è stata caratterizzata dalla stessa impostazione del suo saggio nel catalogo della mostra: prima i fatti, per tutti; il loro inquadramento storico e critico, invece, è proposto come una raffinata veste per chi fosse davvero interessato a fruirne. Siamo stati invitati, sempre e comunque, a fruire in prima persona degli affreschi, a sentirli intensamente, mentre il professore li commentava: confondendomi tra la folla che era con me, ho sentito la generale soddisfazione per questo approccio.

Alla fine, siamo entrati nella Galleria dove si trova l’esposizione: mi ha colpito notare l’allestimento minimalista [fig. 2], del tutto coerente con quanto stavo ascoltando prima.

2 Allestimento

L’ambiente in penombra, i pannelli esplicativi un po’ più illuminati, i quadri sotto una piena luce, secondo lo stesso fine criterio delle prime sale della Pinacoteca Ambrosiana a Milano.

Il primo dipinto che abbiamo ammirato è il Riposo durante la Fuga in Egitto di Carlo Saraceni (1609/1612) [fig. 3], un affascinante quadro commissionato da Olimpia Aldobrandini per il convento dei Camaldolesi di Monte Corona, cui le donne ancor oggi non possono accedere; se non in rare occasioni, sempre con il permesso dei Pontefici.

3 Carlo Saraceni, Riposo durante la Fuga in Egitto (part.)

Essendo un caso di gendered patronage, argomento molto caro ai più recenti studi negli Stati Uniti, le sue vicende sono state approfondite nel catalogo, in maniera accattivante e precisa, proprio da Guendalina Serafinelli.

Il secondo quadro a noi presentato è il San Giovanni Battista nel deserto di Valentin de Boulogne (circa 1631) [fig. 4], proveniente dalla Collegiata di Apiro nelle Marche, cui fu lasciato in eredità dal suo committente, Giovan Giacomo Baldini, medico.

4 Jean Valentin de Boulogne, San Giovanni Battista nel deserto (part.)

Egli commissionò direttamente l’opera e, nella sua dimora, la affiancò ai ritratti dei suoi due pazienti più illustri: Urbano VIII e Scipione Borghese. Così, nel Precursore si dovrebbe riconoscere l’autorappresentazione celebrativa del suo proprietario.

L’opera di maggiore richiamo della mostra è, senza dubbio, l’Ecce Homo di Guido Reni e scuola (circa 1636-1637) [fig. 5], proveniente dal Pontificio Collegio Irlandese di Roma e uscita per la prima volta da colà.

Guido Reni e bottega, Ecce Homo (part.)

Un’opera intensissima: colpiscono infatti gli occhi rossi di pianto di Cristo, l’intricata corona di spine che senza possibilità di dubbio denuncia quanto bene Reni conoscesse l’arte del primo Cinquecento tra Fiandre, Paesi Bassi settentrionali e Germania.

Creato per onorare un debito di gioco con il senatore bolognese Saulo Guidotti, l’Ecce Homo fu poi da questi donato al suo amico e parente Fabio Albergati, gesuita, stregato dall’emotività estrema dello sguardo di Cristo così come rappresentato da Reni … oppure da un suo allievo, supportato da lui? La critica, in merito, non è riuscita ad arrivare a una conclusione definitiva; nel catalogo della mostra, Guendalina Serafinelli, con efficacia, delinea il problema dell’attribuzione dei dipinti eseguiti dal grande bolognese nella sua fase tarda, con tutte le sue possibili implicazioni teoriche e pratiche.

Certamente, l’opera è molto diversa dallo stile-firma di Guido; più intensa, più terrosa nella resa dell’incarnato … quasi al livello del Valentin che la affianca. È interessante che la professoressa Serafinelli sottolinei come il principale impedimento alla piena attribuzione al Reni dell’Ecce Homo siano gli occhi di Cristo, disallineati. Come ella propone, potrebbe trattarsi invero di un accorgimento finalizzato a permettere una corretta percezione dell’opera anche qualora essa fosse stata appesa in alto.

Per quanto mi riguarda, mentre studiavo un dipinto tanto pregevole, l’asimmetria degli occhi del Figlio di Dio mi ha richiamato alla mente il Cristo nel Convento di Santa Caterina sul Monte Sinai, come anche il volto nella Sindone di Torino: potrebbe quindi esserci una qualche ragione teologica dietro alla scelta di Guido, che a noi oggi magari sfugge? Mi verrebbe da ipotizzarlo; altrimenti perché due intellettuali raffinati come il senatore Guidotti e padre Albergati l’avrebbero ritenuto tanto prezioso, quell’Ecce Homo?

Sia come sia, l’indicazione attributiva al Reni e alla sua scuola sembra perfettamente convincente: le lumeggiature nella metà sinistra dei capelli del Redentore ne sono la prova più palese.

Per il mio gusto, tuttavia, la pala che più sconvolge in Committenza e Devozione / Patronage and Devotion è quella accanto: il Martirio di sant’Agapito di Andrea Camassei (1638), proveniente dalla Cattedrale di Palestrina [fig. 6].

6. Andrea Camassei, Martirio di sant’Agapito (part.)

Si trovava un tempo sull’altare maggiore della basilica prenestina, e fu rovinata dalla forte umidità che caratterizza ancor oggi l’abside, lamentata in tutte le visite pastorali tra Sei e Settecento. Fu pertanto rimossa dalla sua originaria collocazione, e ridipinta da un qualche maestro di modesto talento: tale intervento fu dimenticato nel corso dei secoli e ritenuto una inspiegabile caduta del Camassei in un dipinto commissionato da Taddeo Barberini per la sua collezione privata, e affidato alla Cattedrale del suo feudo prediletto. Sottoposta a restauro, tuttavia, la pala ha rivelato che sotto le ridipinture si nascondevano ancora dei significativi lacerti dell’opera originaria: essi sono stati riesumati, e affiancano le ridipinture con un effetto di grande modernità e si rivelano davvero di grande valore, e molto coinvolgenti [fig. 7].

7 Andrea Camassei, Martirio di sant’Agapito (part.)

Accanto si trova il San Francesco di Paola e san Nicola di Bari di Andrea Sacchi e il suo allievo Carlo Magnoni (circa 1640) [fig. 8], proveniente dalla chiesa di Santa Maria in Via a Camerino.

8 Carlo Magnoni – Andrea Sacchi , San Francesco di Paola e san Nicola di Bari (part.)

Un quadro interessante, che per il suo misto di classicismo e realismo rimanda a quei pittori fra Girolamo Troppa, Giacinto Brandi, Antonio Gherardi e Biagio Puccini, che offrirono un interessante contraltare al barocco esplosivo del Baciccio e dei suoi ammiratori, così come anche all’Arcadia di Maratta, dei maratteschi, di Batoni e del Luti. Committente dell’opera fu Angelo Giori, cardinale e maestro di camera di Urbano VIII.

È una pala, questa, dalla storia complessa: malgrado sia stata firmata dal Magnoni, la riflettografia a infrarossi e l’analisi stilistica e storica comprovano che fu eseguita da questi e dal suo maestro Andrea Sacchi. Da sempre letta come San Francesco di Sales e san Francesco di Paola, lo studio delle visite pastorali nella chiesa da cui proviene ha dimostrato che ad affiancare il santo monaco calabrese è piuttosto san Nicola di Bari, molto venerato nelle Marche.

9. Carlo Maratti e bottega, Annunciazione (part.)

Conclude l’esposizione l’Annunciazione di Carlo Maratta e bottega (1686) [fig. 9], anch’essa proveniente dal Duomo di Palestrina. La sua storia è stata integralmente scoperta da Giovan Battista Fidanza, ed è molto piacevole ascoltarla da lui stesso, facendosi coinvolgere dal trasporto con cui racconta il metodo che ha seguito per dimostrarne l’attribuzione.

Al termine della visita guidata, il professore ha invitato i visitatori a studiare da vicino tutti i quadri, rispondendo poi personalmente a tutte le domande che gli hanno poste. Indipendentemente dal loro livello di specialismo.

È una scelta significativa, che deriva direttamente dalla conclusione del suo saggio:

“rispetto agli storici, gli storici dell’arte hanno un compito aggiuntivo. Devono spiegare anche come gli artisti riescono a ‘tradurre’ i loro soggetti in un’opera d’arte, adottando un linguaggio visivo e soluzioni stilistiche o compositive al fine di parlare non solo ai loro mecenati, ma a tutti coloro che hanno visto i loro quadri, inclusi noi stessi”.

L’invito a un approccio tanto diretto, non stupisce affermarlo, è stato il momento più apprezzato dell’intera visita.

In conclusione, pertanto, ritengo che Committenza e Devozione  / Patronage and Devotion sia proprio da non perdere: se ne esce più colti, deliziati, e con la consapevolezza di quanto sia importante il fattore umano per l’apprezzamento del patrimonio artistico italiano, nonché per la sopravvivenza della storia dell’arte come disciplina in sé. Per questo motivo, ho scelto di mostrare solo foto di particolari dei quadri esposti, senza postproduzione: non basta infatti la visione di qualche immagine per godere davvero del capolavoro sinfonico storico-artistico-esperienziale creato da Giovanni Battista e Guendalina Serafinelli. Bisogna proprio andare a Villa Mondragone.

Simone ANDREONI   Roma 5 Giugno 2022

BIBLIOGRAFIA

Patronage and Devotion. A Focus on Six Roman Baroque Paintings, catalogo della mostra a cura di Giovanni Battista Fidanza e Guendalina Serafinelli (26 marzo – 17 luglio 2022), London, Paul Holberton Publishing, 2022.

Committenza e devozione: un focus su sei dipinti del Barocco Romano. Una mostra didattica

Istituzioni organizzatrici / Organising institutions – Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”;
Istituto Regionale per le Ville Tuscolane; The Catholic University of America; Pontifical Irish College, Rome

Segreteria organizzativa / Organising secretary – Flavia De Nicola, Università degli Studi di Roma
“Tor Vergata” – email: flavia.de.nicola@uniroma2.it – mobile: (+39) 333 878 1712