Onirismo. I “mondi mentali” di Federico Santini alla Rocca di Russi (RA) fino al 30 settembre

redazione

ONIRISMO.

Alla Rocca di Russi le opere di Federico Santini. Progetto e catalogo di Marco Baldassari Mostra a cura di Marco Baldassari e Irene Guerrini. Testi di Andrea Emiliani, Bruno Bandini, Irene Guerrini

9 settembre – 30 settembre Rocca di Russi. Museo Civico Comunale

Irene GUERRINI
Natura tra sogno e realtà
La condizione dell’artista che meglio definisce la sua poetica è decisamente descrivibile con il termine “Onirismo”. Federico Santini è l’artista degli altri mondi, mondi mentali. Le tematiche da sempre affrontate dall’artista derivano dal suo essere outsider , quello che egli crea esplode fuori dai margini in un furore fantastico di colori deviati. Conosco i suoi lavori da anni, le sue forme sono espressive più del realismo stesso, ci immergono nel delirio e vediamo il mondo anche noi nella sua fisionomia celata. L’autore si muove su una linea sottile tra onirismo e realtà, per ingannare gli spettatori nel tempo che il quadro ti cattura, un gioco a cui ci si sottopone volentieri.
Infatti le sue opere viste dal vero provocano uno sconvolgimento attivo per virtù delle tinte. Già nella precedente mostra a Rimini le opere proposte lanciavano questo game con gli occhi, così come accade nel mondo da cui proviene Federico di treni, lungolinea e supporti urbani, o pere pubbliche tra i binari e le vie della città, creando significanti molteplici, che coinvolgono solo chi decide di prestare attenzione.


La prorompenza incontenibile ed esuberante allontana dall’idea che il mondo di oggi abbia qualcosa a che fare con il mondo antico, se non per la fantasia accattivante delle storie che tengono in vita gli esseri umani. Fa parte della natura terrestre immergere la mente in leggende infernali confondendo la verità. Nei dipinti antichi esposti in mostra si parla di bene e male come di creature umaniformi, cioè si era abituati ad affrontare il terrore di persona guardando in faccia l’avversario, era reale e doveva essere rappresentato tale.
Il mito della nostra epoca è la tecnologia. Reincarnati dentro i nostri account sveliamo un mondo preimpostato da noi stessi, non c’è spazio per l’esperienza fisica. Essendo questo un mondo grafico e immediato non basta più nemmeno l’impressione o il simbolismo, non si può esprimere con la fotografia, perché non esistono strumenti per catturare l’immaginazione.
Le opere antiche ci mostrano le persone quando erano persone, oggi siamo tutti delle forme in movimento accelerato in una società ipervelocizzata. Tutti i giorni l’uomo moderno tende ad impersonificarsi con le emoticon più variegate dei dispositivi elettronici. Anche Santini sintetizza con tante forme e stili una vasta gamma di espressioni umane. E’ l’evoluzione stessa dell’arte contemporanea a necessitare di empatia con lo spettatore. L’abilità tecnica è superata dal riuscire a donare queste
sensazioni, per il pubblico nuovo.

Ho trascorso del tempo nello studio dell’artista per accedere in profondità alla sua arte. Per sviluppare queste opere, partendo dall’ispirazione dei grandi Maestri del passato, Federico ha immedesimato la sua mente nei gesti e nei pensieri dei pittori antichi argomentando la scena in chiave nuova. E’ riuscito a traslare le scene classiche della mitologia in una decodificazione moderna partendo dall’ispirazione dei colori, delle figure o dell’ambientazione per mostrarci nel contemporaneo la traduzione di quei soggetti del passato. Se prima era istintivo nell’approccio tecnico, usava esprimere l’immediata sensazione, in questa esposizione si è messo alla prova entrando nella tematica oscura e minacciosa presentata nella selezione di quadri antichi, tematica che già il Santini affrontava tra i suoi primi lavori come in “To live in Hell” (2016), in mostra. Nei mesi di produzione l’artista ha evoluto la sua stessa tecnica con questo
allenamento di botta e risposta con un passato ormai decomposto, di un mondo che erano i tempi dei campi, delle dame e dei demoni.
Per affrontare questo confronto con i grandi della storia, la sua provenienza ha grande importanza. Il dialogo tra antico e contemporaneo per Santini inizia durante gli studi. Dopo la formazione accademica di Firenze, inizia una ricerca senza contaminazioni di tecniche tradizionali alla volta di una propria interpretazione del tratto e di una semplificazione perfino infantile della realtà. Si ritira dalla scena dell’underground fiorentino nel 2015, dove da molti anni opera scrivendo la sua celebre tag . Per proteggere la propria identità artistica decide di utilizzare il suo vero nome ed iniziare un percorso tradizionale di pittura su tela nello studio a Certaldo. Si può dire che il ritiro dalla città abbia provocato nell’artista un ritorno alle origini, sia del proprio segno che della sua poetica. Ha riscoperto la semplicità della terra da cui si era allontanato ed ha iniziato uno studio autodidatta delle forme e dei colori di una realtà “altra”.


Lo spazio che dona ospitalità all’artista fiorentino Federico Santini e alle opere antiche della mostra “Onirismo, tra antico e contemporaneo” è il Museo Civico di Russi, una costruzione risalente al XIV secolo nel territorio ravennate. Il piccolo Comune di Russi ha una forte analogia con il paese di origine del giovane artista, Certaldo, nel cuore del Chianti. Come Russi tiene alla tradizione della terra e dei suoi frutti, che provocano forti stimoli all’arte e al suo sviluppo fin dai tempi antichi. La vicina campagna fa da
contorno ad entrambe le cittadine medievali, lontane dai grandi centri urbani. Due piccole realtà che hanno avuto un aumento demografico e di sviluppo dei settori secondari e terziari dopo la guerra mantenendo uno spirito di tradizione popolare molto rispettata.
Il Museo accoglie l’ artista appena trentenne nelle sue sale così profondamente legate alle esposizioni del territorio e della sua illustre storia. Allestito dentro la Rocca dell’antico castrum espone per i turisti e i suoi cittadini reperti di antichità romane fino alla collezione d’arte della città raccolta nei secoli. Russi è un centro vivace ricco di tracce storiche di ogni epoca tra cui edifici religiosi e musei in pieno centro, ma anche pievi immerse nelle verdi campagne circostanti.
La mostra è svolta in settembre, periodo di festa per il Comune di Russi che ormai dal 1600, tempo in cui si insediò l’ordine dei Frati Serviti, celebra la Fira di Sett Dulur della Madonna. L’allegoria tradizionale della celebrazione è una Madonna trafitta da sette spade nel cuore a simboleggiare le sue agonie terrestri. Oggi l’aspetto sacro della Fiera è superato dai festeggiamenti laici con manifestazioni culturali, artigianato e sagre del territorio.
La storia dei Sette Dolori ha origine a Firenze, dove il 15 agosto 1233 sette nobili videro l’immagine della Madonna animarsi e trasmettere il suo dolore a loro che la stavano pregando. Pensarono che Maria disperasse per l’odio fratricida che all’epoca divideva la città. Furono loro i primi a gettare le armi e istituirono la Compagnia della Maria Addolorata che nei secoli successivi fu consacrata a Roma con il nome di Confraternita dei Sette Dolori. Ancora oggi in alcune località italiane e d’Europa viene festeggiata in settembre questa ricorrenza.
Armonia e violenza, tradizione e rivoluzione nella mostra “Onirismo”. Sono messe in contrasto le opere significative del passato con quelle di un giovane artista che affronta il mondo dell’arte con spirito nuovo e incorruttibile. Guardando le sue opere si può percepire il modus operandi dell’artista molto simile all’esperienza onirica. Vive in uno stato simile al sogno, con difficoltà a distinguere tra reale e immaginario e il risultato è un disturbo della coscienza caratterizzato da fenomeni deliranti e allucinatori con ricca e
mutevole produzione fantastica. L’Onirismo stesso è uno stato di coscienza provocato che trasporta la mente in una dimensione alterata, pur sempre parte della nostra mente. In questa mostra dedicata all’Onirico e alla Mitologia ci propone un mondo variegato di chimere e sogni del nostro inconscio, una sorta di viaggio nel narcotico, ciò che offusca le capacità intellettuali e provoca illusioni. L’artista sente il bisogno di mescolare gli elementi contro la banalità del contesto contemporaneo e invita nel suo mondo mentale a condividere le allucinazioni provocate.
di Irene GUERRINI