L’Isola Sacra e la sua necropoli; dagli scavi, importanti rilievi archeologici e storici

di Nica FIORI

L’Isola Sacra e la sua necropoli, dove “cessano le sofferenze” degli abitanti di Portus

1. Topografia dell’area con l’Isola Sacra

La visita del complesso dei porti imperiali di Claudio e di Traiano, che è stata oggetto di un mio precedente articolo, potrebbe proseguire con quella dell’Isola Sacra, ovvero l’isola artificiale che si venne a creare tra il Tevere, il mare e la Fossa Traiana e che rappresentò un collegamento tra Portus e Ostia (foto 1).

Del resto, almeno inizialmente, Porto non era un centro abitato ed erano lavoratori ostiensi quelli che vi si recavano per lavorare. Ma a poco a poco anche Porto si popolò fino a raggiungere una sua autonomia da Ostia e prosperò almeno fino al V-VI secolo, mentre Ostia a partire dall’età costantiniana ebbe un notevole declino (cfr. https://www.aboutartonline.com/i-porti-imperiali-di-claudio-e-traiano-a-portus-la-vita-cosmopolita-di-un-porto-nellantichita/).

2 Isola Sacra, Campanile di S. ippolito

Il nome di Isola Sacra non è legato a un’antica divinità, ma le viene attribuito nel VI secolo dallo storico bizantino Procopio per le reliquie dei martiri cristiani ivi raccolte. A testimonianza di tali memorie ci sono i resti della basilica paleocristiana di Sant’Ippolito, dominati dal solitario campanile romanico (XII secolo), che costituì per secoli il solo indizio della sua presenza, prima degli scavi iniziati nel 1970 (foto 2 e 3). Estremamente difficoltoso è far luce sulla biografia dell’Ippolito (il santo patrono di Fiumicino), che avrebbe subito il martirio nel 229 affogato in un pozzo davanti alle mura di Porto, e che viene di volta in volta confuso o distinto rispetto al più celebre Ippolito di Roma, che è stato scrittore, antipapa, martire e santo vissuto tra il 170 e il 235.

 

3 Scavi della basilica di S. Ippolito

La basilica fu costruita tra la fine del IV e gli inizi del V secolo lungo la sponda sinistra della Fossa Traiana (ora Canale di Fiumicino), su un’area cimiteriale, a sua volta sorta su edifici termali. Venne incendiata dai Vandali nel 455, poi ricostruita e abbellita per volere di papa Leone III  nel IX secolo.

4 Ciborio di S. Ippolito

Gli scavi hanno messo in luce una complessa stratigrafia e anche alcuni arredi che sono stati sistemati nel limitrofo antiquarium (di norma non aperto al pubblico). Tra essi vi sono un bel ciborio degli inizi del IX secolo decorato con intrecci di nastri viminei (foto 4) e un sarcofago romano strigilato, probabilmente reimpiegato come reliquiario, prima del trasferimento dei resti dei martiri (oltre a Ippolito, si ricordano Taurino ed Ercolano) nel IX secolo nell’Isola Tiberina. Fin lì, in effetti, arrivava la giurisdizione del vescovo di Porto, ed è proprio nella chiesa di San Giovanni Calibita all’Isola Tiberina che troviamo i tre martiri raffigurati insieme in un dipinto di Corrado Giaquinto (foto 5).

5 C. Giaquinto, I santi Ercolano Ippolito e Taurino, XVIII sec. Chiesa di S. Giovanni Calibita, Roma

Un nome che ricorre nella toponomastica locale è quello di Matidia, presumibilmente la nipote di Traiano nonché suocera di Adriano, che avrebbe dato il nome a uno dei ponti che collegavano Porto con l’Isola Sacra scavalcando la Fossa Traiana, come attestato da un’iscrizione marmorea che ricorda la sua ricostruzione tra il 412 e il 423, durante l’impero di Onorio, dopo un incendio (probabilmente scoppiato durante l’invasione di Alarico nel 408, che distrusse la città di Porto).

6 Ritratto di Matidia, II sec. Musei Capitolini

Matidia, detta Maggiore, per distinguerla dalla figlia Matidia Minore, è uno di quei personaggi femminili che ha avuto tanti onori legati al suo rango, ma c’è da credere che Adriano la stimasse particolarmente, perché le dedicò un tempio in Campo Marzio e scrisse per lei l’elogio funebre. Probabilmente la grande ricchezza aveva permesso a questa donna di fare molte opere a sostegno della collettività e tra queste potrebbe rientrare anche l’erezione del ponte. Comunque l’intitolazione del ponte a una donna è un caso finora unico nel mondo romano, spiegabile con la sua appartenenza alla famiglia di Traiano, cui si deve il porto imperiale del II secolo (foto 6).

Non abbiamo fonti certe che descrivano il ponte, ma potremmo presumere che fosse a due luci, con il piano stradale in legno, e che dovesse avere la possibilità di aprirsi per far passare le imbarcazioni. Nel Rinascimento, quando ormai restavano solo le rovine del ponte, quel tratto del canale fu ancora scelto come punto di passaggio. Lì, infatti, venne attuato il traghettamento attraverso la scafa, un tipo di imbarcazione a fondo piatto, che dà il nome a via della Scafa.

Data la vicinanza al ponte di alcune strutture edilizie riconducibili a un complesso termale (nella zona di Via Redipuglia), esse sono state chiamate Terme di Matidia (foto 7).

7 Isola Sacra,Terme di Matidia

Edificate intorno al II secolo d.C., continuarono a essere utilizzate almeno fino alla metà del VI secolo, con alcune modifiche e restauri. Evidentemente i mercanti, gli artigiani, gli operai, i marinai, che risiedevano a Porto o vi sostavano per motivi di lavoro, trovavano anch’essi nelle terme quel benessere del corpo che era ricercato da tutti nel mondo romano. Era in ambienti come questi che, oltre a lavarsi e fare la sauna, si trovava il tempio per la conversazione e lo scambio culturale.

Ma, per saperne di più sui Portuensi, non ci resta che visitare quello che è il vero gioiello archeologico del luogo: la necropoli dell’Isola Sacra.

A essa si accede dalla SS 296 che collega Ostia con Fiumicino, circa due chilometri dopo il ponte della Scafa, imboccando sulla destra una strada stretta (via di Cima Cristallo) e non ben segnalata. La necropoli è stata scoperta nel 1925 a seguito dei lavori di bonifica agraria avviati sul posto dall’Opera Nazionale Combattenti.

I primi scavi, eseguiti da Guido Calza, hanno riportato alla luce un primo gruppo di dodici tombe, cui se ne sono aggiunte molte altre negli scavi successivi. Il terreno alluvionale ha creato non pochi problemi di risanamento idraulico, che sono stati poi risolti in modo da poter effettuare i dovuti interventi conservativi e consentire quindi l’accesso al pubblico (foto 8 e 9).

8 Necropoli di Isola Sacra
9 Necropoli di Isola Sacra

La necropoli, aperta solo alcuni giorni al mese, è particolarmente interessante per la ricchezza tipologica, la raffinatezza delle tecniche costruttive e la varietà delle decorazioni, tra cui alcune a mosaico. L’età va dall’epoca di Adriano a quella di Settimio Severo, con diversi casi di riutilizzo di tombe più antiche. Esse sono disposte su più file ai lati dell’antica via Severiana e devono la loro conservazione all’essere state sepolte da strati e strati di sabbia. Si va dalle tombe a semplice fossa, a volte foderata di argilla, a quelle a cassone, a quelle a cappuccina, per arrivare a quelle monumentali con cappella funeraria (foto 10, 11, 12).

10 Necropoli di Isola Sacra
11 Necropoli di Isola Sacra 2
12 Necropoli di Isola Sacra

Abbastanza diffuso è il tipo a camera con recinto funerario, nel cui interno si compivano i riti sacri, tra cui il banchetto funerario, testimoniato a volte dalla presenza delle klinai, cioè i letti su cui ci si adagiava per mangiare. Molto decorative sono le cornici in cotto al cui interno sono inserite le iscrizioni relative ai defunti. A volte ci sono anche delle formelle di terracotta che raffigurano a rilievo il mestiere esercitato in vita. Da questo tipo di indicazioni ci si può fare un’idea degli abitanti, per lo più appartenenti alla piccola borghesia: commercianti, artigiani e pubblici impiegati, spesso di origine e tradizioni diverse, come è normale in un ambiente portuale.

13 Necropoli di Isola Sacra, Rilievo della Levatrice levatrice

È noto il rilievo con il medico e quello con la levatrice della tomba 100. Evidentemente i due erano una coppia di coniugi. Altri rilievi sono quello dell’acquaiolo, quello del fornaio (con la mola spinta da un mulo), quello del carpentiere. Ovviamente quelli esposti sono dei calchi, mentre gli originali sono conservati nel Museo Ostiense (foto 13 e 14).

 

14 Necropoli di Isola Sacra, Rilievo del Fornaio

Significative dal punto di vista sociale sono le tombe fatte erigere dai collegi funerari, quelle associazioni che si formavano per svolgere attività religiose e soprattutto per assicurare i riti relativi alla sepoltura degli adepti. In una di queste cappelle funerarie vi è un pozzo centrale per l’acqua. L’acqua, infatti, quale fonte di vita, veniva simbolicamente versata sul terreno per toccare i resti del morto, così come si usavano le lucerne per fugare le tenebre e portare quindi consolazione al defunto. All’interno delle camere sepolcrali è abbastanza diffuso l’uso dell’arcosolio, tipico anche delle catacombe cristiane, costituito da un arco scavato nella muratura, al cui interno è inserito un sarcofago.

15 Tomba a colombario

Nella parte superiore delle pareti vi sono due o più piani di piccole nicchie che creano il colombario, con le ceneri inserite in olle di terracotta (foto 15).

Di un certo pregio artistico sono alcuni mosaici sistemati dentro o davanti alle tombe, in particolare uno raffigurante il faro del porto tra due imbarcazioni da carico che trainano ciascuna un piccolo battello. La scritta in caratteri greci dice Ode pausilypos: “Qui cessano le sofferenze”. È evidente che la tomba è la fine dei dolori, così come il porto è la fine delle angosce del viaggio per mare, che all’epoca era tutt’altro che agevole. Basti pensare che San Paolo, nella II lettera ai Corinzi, dichiara di aver fatto ben tre volte naufragio (foto 16).

16 Mosaico con il porto e iscrizione

Oltre al latino, la lingua greca doveva essere particolarmente diffusa per la presenza di molte famiglie di origine orientale, come in tutti gli altri porti del Mediterraneo. Il significato dell’espressione che accoglie i visitatori di questa tomba portuense lo si ritrova, per esempio,  a Napoli nel promontorio di Posillipo, il cui toponimo allude proprio all’amenità del luogo.

Nonostante la vicinanza tra Porto e Ostia, non emergono connessioni tra i loro abitanti. Mentre a Ostia prevalgono i gentilizi delle antiche famiglie che affondavano le loro radici nell’epoca repubblicana (Ostia era una colonia di diritto romano, popolata da cittadini titolari di pieni diritti), nell’onomastica dei portuensi è preponderante la presenza dei gentilizi degli imperatori (Ulpius, Aelius, Aurelius), che sta a indicare che numerosi dovevano essere i loro liberti, almeno per un secolo dopo l’inaugurazione del bacino di Traiano.

17 Necropoli di Isola Sacra 4.
18 Necropoli di Isola Sacra 6.

Dopo aver percorso la via Severiana, che conserva ampi tratti di basolato, troviamo anche una scultura acefala di donna e alcuni sarcofagi di marmo, tra cui uno con puttini e ghirlande e un altro con scene di pastori, che fa pensare all’Arcadia, una regione storica della Grecia che è stata idealizzata dalla poesia bucolica. Del resto tutto l’insieme, con la felice presenza dei cipressi e dei pini, conserva un’atmosfera idilliaca (foto 17, 18, 19, 20).

19 Necropoli di Isola Sacra, particolare di un sarcofago con putti e ghirlande
20 Necropoli di Isola Sacra, sarcogago con scena pastorale

Proviene pure dalla necropoli dell’Isola sacra il bellissimo Sarcofago delle Muse, recuperato alcuni anni fa grazie al Nucleo Polizia tributaria di Roma della Guardia di Finanza e sistemato nel museo di Ostia antica. L’azione investigativa ha permesso in questo caso non solo il recupero di un manufatto artistico di eccellente qualità, ma anche di bloccare uno scavo illecito, impedendo la manomissione del contesto archeologico e dei resti contenuti all’interno del sarcofago. Il reperto, di marmo greco, era interrato a 30 cm di profondità in un terreno agricolo di una zona di grande interesse archeologico, dove purtroppo gli scavi clandestini sono frequenti.

In mancanza di un’iscrizione col nome del defunto, possiamo solo ipotizzare che il Sarcofago delle Muse fosse quello di una persona legata al mondo della cultura. Il fregio sul davanti raffigura, infatti, le nove Muse, condotte da Apollo (sulla destra) alla presenza di Athena-Minerva (al centro), patrona delle arti e della sapienza, oltre che della guerra. Sul coperchio sono scene di conversazione tra filosofi o poeti con oggetti, come la tabula scriptoria, che rimandano ancora alla cultura (foto 21).

21 Sarcofago delle Muse, Museo di Ostia

Il tema delle Muse, ricorrente più volte in ambito funerario (nella stessa necropoli di Porto è attestato anche in un mosaico a colori), fa pensare a una élite colta e raffinata, che cercava nella meditazione, nella poesia e nella musica il raggiungimento del benessere spirituale e che vedeva la vita ultraterrena come il proseguimento di quell’ideale di vita.

Nica FIORI  Roma 28 febbraio 2021

P.S.

Le foto della necropoli sono tutte di Francesca Licordari

NECROPOLI DI PORTO ALL’ISOLA SACRA

Il sito è raggiungibile percorrendo via dell’Aeroporto di Fiumicino sino a Via Cima Cristallo e poi Via Pal Piccolo, fino a via Monte Spinoncia 52

ORARIO di apertura, in ottemperanza alle disposizioni anti covid per le zone gialle: il primo e il terzo giovedì del mese, il primo e il terzo venerdì del mese dalle ore 10.00 alle ore 16.00

INGRESSO GRATUITO – non è necessaria la prenotazione Per informazioni: tel. 06 6583888

Il personale di vigilanza offre servizio di orientamento e di accoglienza al pubblico.