L’Architettura nel Vuoto. Dal tempio greco alla Torre di Purini: qual è il segreto che unisce forma e contenuto ?

di Franco LUCCICHENTI

L’Architettura e il suo Vuoto.

Nei volumi che trattano di architettura e della sua storia sono inserite per lo più immagini che illustarno l’esterno dell’edificio rappresentato e qualche planimetria, mentre il vuoto interno spesso è ignorato.

In Occidente, i templi della Grecia classica rivelano all’osservatore una porzione di spazio vuoto che comunque definiscono; metafore pietrificate del bosco sacro riservano però un importante ambiente murato circondato da colonne chiuso all’osservazione ma aperto al mistero.

Incredibile il rapporto vuoto-pieno delle piramidi d’Egitto, un immenso cristallo di pietra è involucro di piccoli ambienti funerari abitati dall’eternità. Il significato del piccolo vuoto equilibria il significante dell’immenso pieno.

Negli anfiteatri romani lo spazio vuoto che si intravede dall’esterno è destinato a eventi ludici tipici del carattere essenzialmente laico della cultura Romana. Il mistero non svanisce del tutto. I giochi gladiatori talvolta prevedevano la morte che entrava in scena spaventosa e liberatoria.

Il castello medievale, se escludiamo le piramidi, rappresenta la massima chiusura di un vuoto che andava salvaguardato da minacce esterne, l’apetto formale dell’involucro murario è spesso affascinante anche per i luoghi straordinari dove il maniero emerge dalla natura. Fortezze articolate, disegnate da architetti specialisti costruite su luoghi impervi difficilmente raggiungibili. Le porzioni sommitali permettevano la visione  e il controllo del territorio a perdita d’occhio. La complessità del’involucro con la prevalenza di angoli acuti e muraglie inclinate aiutava i difensori a contrastare l’assalto di fanterie e la terribile forza dinamica delle bocche da fuoco.

Forme complesse e strane geometrie anticipano le “bizzarrie cubiste” come definì Matisse nel 1908 alcune opere di Braque. Le cose significative hanno salde radici ramificate nelle profondità del tempo.  Al confronto il vuoto interno è forma insignificante. Camminamenti sotterranei, semplici camere oscure con qualche focolare di pietra, cantine e poco altro. Il rapporto con lo spazio esterno e la luce è fatto di feritoie, lucernari, qualche finestra sulle corti interne.

Nell’architettura religiosa il vuoto è sacro. Il contorno murario ricorda l’aspetto di fortezza aperta. Il fedeli devono entrare numerosi, i demoni no. Questa duplicità formale è anche sintesi dell’aspetto enigmatico del rapporto tra bene e male.

Nella fortezza civile il nemico viene sempre dall’esterno, nella fortezza mistica forse no. Il composto spirito, cultura, materia, sostanzia la bellezza di alcuni splendidi edifici di culto. Il vuoto interno diventa vuoto interiore con le sue insondabili complessità che prendono forma nelle cappelle minori, negli altari laterali, nelle cripte ipogee. Nelle parti alte del “vuoto interiore” la copertura centrale assume spesso la forma di cupola. E’ evidente che la cupola nei luoghi di culto è metafora del cielo come emisfero avvolgente. La sfera è un oggetto geometrico finito ma illimitato. L’assenza di limes consente allo spirito dei devoti di abitare l’infinito come appare appunto il cielo-cupola. Il vuoto destinato alla preghiera e al rito assume nella parte sommitale della emisfera la forma più accogliente per custodire e riverberare i desideri e le speranze dei credenti .

Il vuoto mistico degli edifici di culto è anche cassa armonica di canti liturgici, cori monastici, orazioni. La voce meravigliosa degli organi a canne si distribuisce e disperde nei meandri delle navate e si attarda nell’oscurità dei vuoti al contorno. Il rapporto tra vuoto e pieno può raggiungere nei più riusciti edifici di culto un vero delicato equilibrio tra forma e contenuto.

Altro pianeta: tre grandi astronavi simili a giganteschi scarabei sono atterrate faticosamente, anni fa, sotto la collina dei Parioli riempiendo un vuoto con tre grandi vuoti. Curiosamente i grandi scarabei di Renzo Piano sembrano liuti senza manico e il vuoto interno a forma anche lui di liuto è la migliore scatola sonora possibile. Comincia il concerto e il melomane avvolto dal suono si immerge in una apnea sonora che lascia senza fiato chi respira, è la musica e il suo fascino ondulatorio. L’involucro avvolge e protegge il suono promettendo laico piacere. Il mondo esterno con le sue rumorose complessità scompare. Il ricordo musicale dopo il concerto rimane nei misteriosi labirinti del cervello umano anche lui stranamente a forma a liuto. I grattacieli moderni sognano di bucare il cielo, protagonista non è lo spirito ma la tecnica che celebra solo se stessa in laica ascesi. Il vuoto dei grattacieli è colmo di abitazioni che si sommano in verticale. Come nelle antiche torri medievali l’altezza significa benessere e ricchezza. Celebri architetti hanno prodotto notevoli risultati formali, alcuni preferendo scelte architettoniche mosse, oblique come se la materia dell’involucro fosse gomma. Eclettismo globale per meravigliare. Il vuoto interno è abitazione di lusso ma non sempre. Vista a perdita d’occhio dai piani alti ma chi ci vive non sta sempre in finestra.

Enunciato euclideo antagonista della “architettura mossa” è la torre di Purini all’Eur monolite possente che emerge dal tessuto urbano. Euclideo in quanto i ragionamenti formali partono sempre dall’angolo retto e su questo articolano il divenire del processo compositivo. “Semi mosse” le meravigliose doppie torri di Cesar Pèlli dalla decisa verticalità, scompare l’ascissa. In ogni caso nei migiori edifici verticali il significato estetico dell’involucro prevale sui vuoti interni destinati per lo più a mera abitazione indifferente alla quota ragiunta.

Il tema del vuoto in architettura è stato naturalmente affrontato da molti autori. Mi interessa in questo breve excursus il rapporto in architettura tra il vuoto interno e il suo involucro materiale. Le due componenti sembrano talvolta abitare mondi diversi ignorando l’uno l’esistenza dell’altro, fermo restando che secondo i principi della fisica la materia è piena di vuoto e il vuoto è pieno di materia, forse anche questo unisce segretamente in architettura forma e contenuto.

Franco LUCCICHENTI

Roma  Giugno 2018