La Grotta della Vipera a Cagliari: un monumento di età romana che ricorda un grande amore

di Nica FIORI

Cagliari è indubbiamente una città affascinante che offre ai visitatori bellezze naturalistiche e notevoli reperti e testimonianze della sua storia plurimillenaria.

La sua fondazione si fa risalire al pieno neolitico (6000-3000 a.C.), ma è solo molti secoli dopo che divenne un trafficato porto commerciale fenicio-punico. Dopo la prima guerra punica, la città passò sotto il dominio di Roma (237 a.C.), acquistando poi una notevole espansione in età imperiale.

Rispetto al precedente insediamento punico, sorto nella zona occidentale, il nucleo centrale della Karalis (o Carales) romana fu spostato in direzione centro orientale, nell’area dell’attuale piazza del Carmine. Qui si trovava il Foro, con i suoi edifici pubblici e religiosi, a poca distanza dall’antico porto, che le indagini archeologiche indicano nei pressi dell’odierna via Campidano. In un periodo compreso tra il I e il II secolo d.C., in una piccola valle alle pendici meridionali della collina di Buon Cammino, venne costruito l’anfiteatro, uno dei più importanti edifici della Sardegna romana.

1 Anfiteatro Romano, Cagliari

Tra via Sassari e il largo Carlo Felice sorgevano le terme, mentre si ipotizza che l’abitato occupasse la fascia alle spalle di piazza del Carmine, lungo l’asse dell’odierno corso Vittorio Emanuele. Nel suburbio, così come imposto dalle leggi romane, che vietavano le sepolture all’interno della città, sorgevano le due necropoli più importanti: quella orientale di Bonaria e quella occidentale di Tuvixeddu.

Nel viale Sant’Avendrace è ancora possibile visitare la Grotta della Vipera (già detta Crypta serpentum), una tomba romana scavata nella collina calcarea di Tuvixeddu. Si tratta di un monumento che, al di là del nome che può trarre in inganno facendo pensare a un covo di serpenti, ricorda una storia d’amore coniugale, poetica sublimazione di un emblematico episodio della mitologia greca.

2 Grotta della Vipera, Cagliari

La tomba, la cui datazione è compresa tra la seconda metà del I secolo d.C. e la prima metà del II secolo d.C., venne fatta costruire dal romano L(ucius) Cassius Philippus in onore di sua moglie, Atilia Pomptilla. Venne poi utilizzata come sepoltura dello stesso committente e in seguito abbellita e restaurata per iniziativa di due suoi liberti.

La presenza sul frontone di due serpenti scolpiti affrontati, il cui significato è stato variamente interpretato dagli studiosi, ha dato la denominazione al sito, che appare tanto più curiosa in quanto le vipere non sono presenti in Sardegna, mentre vi abbondano le bisce.

3 Grotta della Vipera, part.

I serpenti della tomba potrebbero essere un simbolo di rinascita o di unione coniugale, ma c’è anche chi li mette in relazione con il mito di Cadmo e Armonia (che, come riferito nelle Metamorfosi di Ovidio, da vecchi vennero trasformati in serpenti), e chi vi vede le figure della divina coppia egizia di Iside e Osiride.

In effetti il serpente è presente nella mitologia, nel simbolismo e nel culto di diverse religioni e lo si ritrova come animale simbolo di divinità femminili legate alla fertilità della terra, quali Iside, Cibele, Atena/Minerva, Demetra/Cerere, come pure di Asclepio/Esculapio, il dio della medicina. Del resto il suo veleno può uccidere ma anche guarire e allo stesso tempo questo rettile, essendo un animale ctonio, era legato al linguaggio oracolare, che tanta importanza aveva nel culto di Esculapio (e in quello di Apollo nell’oracolo di Delfi). Lo stesso museo archeologico di Cagliari conserva una statua in terracotta raffigurante un dormiente avvolto dalle spire di un serpente. Il manufatto, proveniente dal tempio di Esculapio della vicina città di Nora, rappresenterebbe un incubato, cioè un uomo al quale il dio si manifesta durante il sonno (incubatio) all’interno del santuario, rivelando come bisogna intervenire per ottenere la guarigione (attraverso un sogno poi interpretato dal medico-sacerdote).

4 Museo archeologico nazionale di Cagliari, statua di incubato, II sec. a.C.

La Grotta della Vipera presentava all’esterno una facciata con due colonne (delle quali è superstite solo un capitello, probabilmente ionico) e un frontone timpanato, e all’interno un pronao e due camere funerarie, purtroppo in pessimo stato di conservazione (la pavimentazione è stata asportata già in età medievale, quando il luogo veniva utilizzato come cava).

5 Ricostruzione pittorica della struttura originaria, da V. Crespi, De Atiliae Pomtillae, Berlino 1880
6 Raffigurazione pittorica dopo il degrado dei secoli, da V. Crespi, De Atiliae Pomtillae, Berlino 1880

Sulle pareti del pronao sono state incise delle iscrizioni (alcune in latino, altre in greco), attraverso le quali è possibile ricostruire la vicenda dei due coniugi, probabilmente imparentati con la famiglia dei Cassii che Nerone (54-68 d.C.) aveva esiliato in Sardegna.

Atilia, sposa e madre esemplare, era nata a Roma e aveva seguito il marito a Cagliari, dove morì all’età di 60 anni, dopo 42 anni di matrimonio. La donna aveva offerto in voto agli dei la propria vita in cambio di quella dell’amato marito, che era stato colpito da una grave malattia. Viene spontaneo pensare alla mitica figura di Alcesti, immortalata dall’omonima tragedia di Euripide (438 a.C.). Questa tragica eroina sacrifica la sua vita per il suo sposo Admeto, re di Fere in Tessaglia, cui Apollo aveva concesso di sottrarsi a Thanatos, il dio della morte, purché qualcun altro morisse al suo posto. Ma Eracle scende nell’Ade e la riporta in vita.

Il piemontese Alberto La Marmora (generale, naturalista, geografo e cartografo) nel 1822, durante i lavori di costruzione della Strada Reale Cagliari-Porto Torres, impedì la distruzione di questo monumento (nella parete rocciosa sono ancora visibili i fori per le mine, rimasti inutilizzati), come ricordato nel suo Itinéraire de l’Ile de Sardaigne (Torino, 1860):

Questa tomba (la Grotta della Vipera) non è più nell’originario stato d’integrità, anche perché da molto tempo si è scavato attorno per estrarre dalla roccia la pietra da taglio, che qui è di buona qualità. Posso dire, senza vantarmi troppo, che sono stato io a fermare nel 1822 la mano distruttrice degli impresari della grande strada reale. Costoro avevano già cancellato una tomba vicina e avrebbero fatto lo stesso con l’altra se non avessi fatto intervenire l’autorità del viceré per impedirne la completa distruzione.”
7 Grotta della Vipera
8 Immagine di fantasia dei due coniugi

Grazie a questo ottocentesco intervento di tutela, attualmente l’accesso alla Grotta è consentito al pubblico, che può visitare la tomba accedendo dal cortile esterno. Il carattere monumentale del prospetto, che imita un tempio, è sottolineato da una delle iscrizioni, rivolta a chi passa davanti alla tomba:

 

“… Ciò che ti sembra un tempio, viandante, copre le ceneri e le piccole ossa di Pomptilla … Sono ricoperta dalla terra sarda, ho accompagnato mio marito, al posto del quale è fama che io abbia voluto morire”.

Purtroppo la leggibilità delle iscrizioni è molto peggiorata per colpa dell’erosione, dell’inquinamento e della nidificazione dei colombi nel pronao, ma il corpus epigrafico completo è stato pubblicato e studiato dal filologo Goffredo Coppola nel 1931. Delle 16 iscrizioni, ben 14 sono metriche, per lo più distici elegiaci (altre sono in esametri). È in greco l’iscrizione che nel cartello didattico viene riportata con questa poetica traduzione:

Gigli e rose fecondi la rugiada sull’ossa tue, Pontilla, e in mezzo a folto giovin cespuglio spuntino le rose, il grato crocco e l’amaranto viva. Oh, ti possa cangiar il bianco fiore di primavera, onde un bel fiore nel seno (al pari di giacinto e di narciso oggetto eterno d’amoroso pianto) alle venture età mandi il tuo nome. Poi che presso a lasciar la mortal spoglia e libar colle labbra onda di Lete ferveva in lotta di Filippo l’alma, Pontilla diede allo spirante sposo vita novella colla propria morte”.
9 Grotta della Vipera con bocche di leone
10 Tomba con nicchiette per le urne

Al posto dei gigli, delle rose, del croco e degli altri fiori, ho notato delle bocche di leone, che tanto abbondano a Cagliari in primavera sui muri e sugli speroni delle sue colline, e ovviamente anche in quella rocciosa di Tuvixeddu, che già in età punica era stata scavata per realizzare tombe a pozzo. L’uso funerario del sito è proseguito in epoca romana, sia con tombe a inumazione sia con altre a incinerazione, come nel caso della tomba adiacente al tempietto funerario di Pomptilla, che conserva le nicchie per la deposizione delle urne cinerarie. Nel complesso si ha l’impressione che in questo luogo, circondato e quasi nascosto dagli edifici della città moderna, si sia conservato un angolo di paesaggio che con la sua interazione tra natura, storia e cultura riassuma emblematicamente la stratificazione geologica e culturale del capoluogo sardo.

Nica FIORI Cagliari  8 Maggio 2022