La Grande Archeologia nel Castello di Santa Severa, in mostra -dopo il recente recupero- le eccezionali ‘lastre dipinte’ di Cerveteri

di Nica FIORI

La Pittura di terracotta in mostra nel Castello di Santa Severa

Castello di Santa Severa (part.)

La località di Santa Severa, nel comune di Santa Marinella, è nota soprattutto per la presenza di un suggestivo castello prospiciente il mare. Il castello, medievale ma rifatto nel Rinascimento, sorge là dove un tempo si trovava Pyrgi, il porto di Caere (Cerveteri), i cui scavi novecenteschi hanno riportato alla luce la più importante area sacra dell’Etruria marittima, celebre soprattutto per il rinvenimento nel 1964 delle tre lamine d’oro conservate nel Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia. Databili alla fine del VI secolo a.C., le Lamine di Pyrgi costituiscono un documento straordinario per la comprensione dell’etrusco, perché riportano, due in etrusco e una in fenicio, un testo di analogo contenuto: la dedica di un luogo sacro alla dea fenicia Astarte, Uni per gli Etruschi, da parte del re di Caere, Thefarie Velianas.

Riproduzione del Ritratto di Hasekura Tsunenaga

Ed è proprio la dea Astarte, insieme alla divinità marina Leucotea (la cui bellissima testa conservata a Villa Giulia è stata rinvenuta pure a Pyrgi) a dare il nome a due bellissime camere dell’ostello (14 camere con vista mozzafiato) ricavato all’interno del castello, che è stato inaugurato lo scorso aprile dal Presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti. Chiunque a un prezzo molto contenuto può ora soggiornare in un luogo pieno di storia, che ha ospitato tra il Cinquecento e il Seicento molti papi e nel 1615, in particolare, il samurai Hasekura Tsunenaga, primo ambasciatore giapponese giunto in Europa e diretto a Roma per incontrare Paolo V.

Oltre alla creazione di questo luogo di accoglienza, il restauro del complesso (Castello più Borgo), ha ridato visibilità e nuova vita a una serie di ambienti in parte utilizzati ora come musei (tra cui il Museo Civico del Mare e della Navigazione antica e il Museo del Borgo), alla spettacolare Torre Saracena, alle tre chiese, delle quali quella paleocristiana, scavata di recente, era stata obliterata, insieme al vicino cimitero medievale, nel corso della trasformazione del complesso da parte dell’Ordine di Santo Spirito.

La chiesa, del VI secolo, era dedicata a Santa Severa, la giovane cristiana di Pyrgi che subì il martirio nel 298 sotto Diocleziano, e sorgeva su una terma di una villa romana, della quale si intravede un pezzo di pavimento musivo e un muro in opera reticolata. Quanto al cimitero, è visibile da un pavimento trasparente nella cosiddetta Casa del Nostromo.

Scavi della chiesa paleocristiana di Santa Severa

La Manica lunga del Castello è stata inaugurata il 22 giugno con la mostra archeologica “Pittura di terracotta” (fino al 22 dicembre 2018), un evento che ha il suo perché in questa sede per il suo legame con Cerveteri, come evidenziato nel sottotitolo “Mito e immagine nelle lastre dipinte di Cerveteri”. Si tratta di una mostra particolarmente importante perché espone per la prima volta, dopo un accurato restauro, le lastre dipinte ceretane, che sono state trovate nel Porto franco di Ginevra e riportate in Italia, poco più di due anni fa, dai Carabinieri del TPC (Tutela Patrimonio Culturale), in seguito ad una complessa attività investigativa.

Tra i numerosi oggetti che erano stati trafugati da tombaroli ed esportati in Svizzera, spiccavano per la loro rarità i reperti ascrivibili alla zona di Cerveteri, costituiti da più di mille frammenti parietali dipinti con motivi geometrici e figure di uomini e animali, conservati in casse senza alcun ordine coerente. “Siamo di fronte ad uno dei recuperi più importanti degli ultimi decenni”, dichiarò a suo tempo la Soprintendente archeologica del Lazio ed Etruria Meridionale Alfonsina Russo (attualmente Direttrice del Parco archeologico del Colosseo), specificando in particolare che “le lastre dipinte provenienti da Cerveteri sono assolutamente eccezionali perché prima avevamo solo frammenti sparsi nel museo di Villa Giulia e le lastre dipinte Boccanera e Campana, conservate rispettivamente al British Museum e al Louvre, provenienti da contesti mortuari. Questi reperti eccezionali sono relativi, invece, a decorazioni templari e appartengono a due diverse fasi, al 540-520 a.C. e alla fine del VI secolo a.C.”.

È stata proprio Alfonsina Russo a inaugurare l’esposizione (della quale è ideatrice), insieme all’attuale Soprintendente per l’area metropolitana di Roma, la provincia di Viterbo e l’Etruria meridionale Margherita Eichberg, e a presiedere nella prima giornata il convegno internazionale sullo stesso tema della mostra, che si è tenuto nella Sala Congressi del Castello il 22 e il 23 giugno 2018: un convegno che ha messo a confronto i dati inediti con i più recenti studi nell’ottica di una revisione critica delle conoscenze sulla pittura etrusca.

Il rientro delle lastre in Italia è coinciso con quello di altro analogo materiale dal Ny Carlsberg Museum di Copenaghen, circostanza che ha dato l’avvio, con lo studio e l’accostamento dei pezzi, al lavoro della Soprintendenza sfociato nella mostra. Le lastre, prima del loro assemblamento e restauro, sono state sottoposte a esami tecnico-scientifici finalizzati a ottenere informazioni relative ai materiali utilizzati e alla tecnica esecutiva. Una preliminare verifica della loro datazione è stata condotta mediante esame di termoluminescenza, valutando la compatibilità delle dosi di radiazioni assorbite con quelle prevedibili per manufatti archeologici.

Gli esami hanno confermato l’autenticità delle lastre, che a Caere venivano prodotte conformando l’argilla entro telai di legno o casseforme. Dopo una prima fase di essiccazione si applicava un rivestimento di argilla depurata, di color bianco-avorio, sul quale venivano tracciate con una punta sottile le linee di riferimento per l’esecuzione delle cornici decorative e delle raffigurazioni, prima di applicare a pennello i colori costituiti da miscele argillose diluite; tra le sostanze utilizzate vi erano l’ossido di manganese per il nero e le sfumature di grigio, e i composti del ferro per i gialli, le gradazioni di rosso e di arancio. Per ottenere contemporaneamente tutte le colorazioni era sufficiente una sola cottura di tipo ossidante a circa 850-900°.

Anfora attica con ingresso di Eracle nell’Olimpo

L’esposizione è suddivisa in sezioni, a partire dal mito di Eracle, l’eroe che lotta con le sue sole forze contro le ingiustizie, affrontando le 12 fatiche che gli vengono imposte da Euristeo. La sua figura era particolarmente gradita a principi e tiranni che nella trasformazione dell’eroe in dio al termine della sua vita, vedevano il segno della propria apoteosi.

Frammenti di lastra con Eracle
Vetrina con scene relative a Eracle

In numerosi frammenti di lastre dipinte, databili agli inizi del V secolo a.C., sono state riconosciute scene delle celebri fatiche (Leone di Nemea, Idra di Lerna e Cerva cerinite), che dovevano decorare un luogo di culto di Cerveteri dedicato all’eroe-dio. Inoltre Eracle è raffigurato in alcuni vasi, come per esempio in un’anfora attica a figure nere dei Musei Capitolini (Collezione Castellani), dove si vede Eracle nudo che lotta contro il leone Nemeo al cospetto di Atena; c’è anche un cratere attico a figure rosse firmato dal famoso Eufronio, restituito nel 2010 dal Metropolitan Museum of Art di New York, che raffigura Eracle mentre avanza contro Kyknos, già a terra ferito.

La guerra e la morte, che costituiscono un binomio indissolubile nella cultura aristocratica del mondo antico, sono raffigurati in alcuni reperti, sia pure frammentari, raffiguranti eroi e guerrieri, provenienti dal Museo di Cerveteri e dalla Ny Carlsberg Glyptotek. In particolare una lastra restituita dal museo danese illustra il soggetto raro della Nekya descritta nell’Odissea, una pratica cultuale attraverso la quale le anime dei defunti venivano evocate e interrogate sul destino degli eroi e che Ulisse compì interrogando l’indovino Tiresia.

Lastra con dea nuda

Altro tema interessante oggetto di una sezione espositiva è il mito della dea nuda, che trae spunto dalla lastra che, sebbene molto rovinata, mostra una giovane donna rivolta a destra, vestita solo di un velo trasparente e di un diadema dal quale i capelli ricadono sulle spalle. La donna tocca con la mano destra un giovane coperto da un chitone e armato di lancia, mentre alle spalle della donna è una figura femminile con un panno arrotolato, forse il vestito della donna nuda. Potrebbe essere la raffigurazione del mito di Paride che scelse Afrodite come la più bella tra le dee, ma la scena è assai diversa da quella raffigurata sulle lastre Boccanera e non si conoscono raffigurazioni della dea nuda anteriori al IV sec. a.C.

Altorilievo frontonale con Atteone e Artemide

Più probabilmente si fa riferimento a uno dei due miti relativi a cacciatori che spiarono la nudità di una dea. Il più noto è quello di Atteone, che, dopo aver visto Artemide nuda, venne da lei trasformato in cervo e fatto sbranare dai suoi stessi cani da caccia, mito ricordato in mostra anche da un imponente ma frammentario altorilievo frontonale in terracotta, sequestrato dai carabinieri a Campione d’Italia. L’altro mito è relativo a Tiresia, che venne reso cieco da Atena, sempre per averla spiata al bagno, anche se poi la dea della Sapienza gli diede il dono della profezia.

Un’altra sezione è dedicata all’atletismo, un’altra ancora alle danze e giochi. L’ultima sezione riguarda il recentissimo scavo (2017-18) della Soprintendenza nell’area urbana dell’antica Caere, sul pianoro di Manganello, a un centinaio di metri dal santuario dedicato a Uni, corrispondente, oltre che ad Astarte, alla romana Giunone. Ricomposto da più frammenti è lo strano manufatto in terracotta (VI secolo a.C.) con un corpo a tronco di cono e base quadrata, decorato con delfini e interpretato come probabile base di un louterion (bacino fittile).

Questa è indubbiamente una mostra da non perdere se si è appassionati di archeologia, ma nel Castello di Santa Severa sono previsti anche incontri con Maestri di arte contemporanea, eventi teatrali e musicali, conferenze, visite guidate organizzate da CoopCulture per tutta l’estate e anche oltre. Tra le recenti inaugurazioni, c’è anche la buvette, dove si può gustare un ottimo aperitivo.

Nica FIORI  Santa Severa 30 giugno 2018

Castello di Santa Severa:

Orari:

dal 1° luglio al 31 agosto: dal martedì alla domenica dalle ore 10,30 alle 15,30 con ingressi contingentati ogni ora per 50 persone ad orario; dalle 16 alle 23 apertura ordinaria (chiuso il lunedì); dal 1° settembre al 30 settembre: dal martedì al venerdì dalle ore 9 alle 18; sabato e domenica dalle ore 10 alle 19 (chiuso il lunedì); dal 1° ottobre al 31 marzo: dal martedì al venerdì dalle ore 9,30 alle ore 16, sabato , domenica e festivi dalle 10,30 alle 17 (chiuso il lunedì); dal 1° aprile al 30 giugno: dal martedì al venerdì dalle ore 9 alle 18; sabato e domenica dalle ore 10 alle 19 (chiuso il lunedì).

Biglietto integrato per tutti gli spazi museali del complesso: € 8 (ridotto € 6)

www.castellodisantasevera.it http://www.coopculture.it