Rebirth Forum; per un progetto comune sullo sviluppo sostenibile al lavoro un pool di artisti e addetti

di Roberta FILIPPI

REBIRTH FORUM ROMA

REBIRTH

I lavori del progetto Rebirth Forum Roma, del Maestro Michelangelo Pistoletto, dopo la celebrazione della prima Giornata Mondiale tenutasi al Macro Asilo di Roma sono proseguiti presso la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma e riprenderanno appena sarà possibile. Il progetto si ispira espressamente e applica i concetti della Demopraxia e della Trinamica così come enunciati da Cittadellarte e Michelangelo Pistoletto, e fa propri i 17 Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile Agenda 2032 ONU, un programma d’azione per le persone, il pianeta e la prosperità sottoscritto nel settembre 2015 dai governi dei 193 Paesi membri dell’ONU.

Tavolo al Rebirth

“Essa ingloba 17 Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile –Sustainable Developement Goals, SDGs – in un grande programma d’azione per un totale di 169 ‘target’ o traguardi che rappresentano un insieme di questioni importanti per lo sviluppo: la lotta alla povertà, l’eliminazione della fame e il contrasto al cambiamento climatico, per citarne solo alcuni. ‘Obiettivi comuni’ significa che essi riguardano tutti i Paesi e tutti gli individui: nessuno ne è escluso, né deve essere lasciato indietro lungo il cammino necessario per portare il mondo sulla strada della sostenibilità, i Paesi, infatti, si sono impegnati a raggiungerli entro il 2030.

Il Rebirth Forum Roma è finalizzato alla costruzione di processi di ricerca e decisionali che portino ad azioni concrete sul territorio e a obiettivi raggiungibili, misurabili e verificabili.

Il tema del Forum è deciso dai partecipanti, in sede di iscrizione di ogni organizzazione è stato chiesto al portatore d’interesse di indicare 3 dei 17 Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile ONU nei quali presentare una propria proposta organica, sapendo di avere le capacità, le possibilità e la volontà di attuarla nei mesi successivi (cantiere).

Il Comitato Rebirth Forum Roma, composto dagli Ambasciatori del Progetto Internazionale Rebirth/Terzo Paradiso di Cittadellarte – Fondazione Pistoletto ONLUS, ha scelto 25 Associazioni tra i numerosi partecipanti, tra cui le due che rappresento, Il Centro Internazionale Antinoo e L’Altrosguardo-Artisti Associati.

Di seguito alcuni spunti di riflessioni che, partecipando dall’interno fin dall’inizio, ho posto agli ideatori e organizzatori di questa grande e innovativa kermesse, il Direttore di Cittadellarte-Fondazione Pistoletto Onlus dott. Paolo Naldini, il Direttore del Macro Asilo Giorgio De Finis, il Coordinatore degli Ambasciatori del Terzo Paradiso Francesco Saverio Teruzzi e l’Architetto Massimo Domenicucci che ha realizzato all’Archivio Centrale dello Stato il Ponte con la forma del simbolo del Terzo Paradiso, a unire l’archivio cartaceo con quello digitale.

Paolo Naldini CEO Cittadellarte

R.F. Dottor Naldini, il progetto Rebirth Forum Roma ha suscitato l’interesse e il coinvolgimento attivo di numerose Associazioni di Arte, Cultura e Partecipazione Sociale. Vi aspettavate una adesione così diffusa, una così grande attivazione concreta di progetti condivisi e come prevedete di dare seguito ai lavori dopo la scelta di realizzare la prima annualità del Rebirth nella sede del Macro Asilo, segnale di condivisione rispetto alle aperture di carattere fortemente etico, sociale e innovativo, del progetto di Giorgio De Finis, largamente e positivamente accolto e partecipato da tanti addetti alle professionalità dell’arte e della cultura? 

Paolo Naldini: La prima giornata mondiale del Rebirth è stata dedicata alla rinascita, di per sé questa storia che vi racconto rappresenta il potenziale che ha l’arte di trasformare la realtà. Nel 2012 correva l’aneddoto per cui sarebbe dovuta terminare la Storia, addirittura il mondo sarebbe finito, secondo l’interpretazione di una profezia Maya; in quei giorni Pistoletto e Cittadellarte lavoravano al progetto Terzo Paradiso e quindi a un progetto di Rinascita del mondo, sulla base della sostenibilità e della responsabilità. Se non era credibile che il mondo finisse il 12 dicembre 2012, non si può escludere che presto finirà il mondo come lo conosciamo noi, se continuiamo a vivere secondo un modello di sviluppo che è estrattivo e distruttivo rispetto al pianeta e alla natura. Dobbiamo quindi riflettere su questo ammonimento che ci viene da molto lontano, addirittura da una antica civiltà, che forse in qualche modo aveva immaginato ed era riuscita a capire che sarebbe arrivato il giorno in cui l’umanità avrebbe posto le condizioni per il proprio annientamento. Oggi siamo arrivati a quel giorno, le condizioni sono poste.

Il nostro compito è porre le condizioni per una Rinascita, per ribaltare quella profezia che era un ammonimento rispetto al futuro. Oggi è arrivato il momento di mettere universalmente giudizio, dando così corpo al vero spirito della profezia Maya, che non era quello di una apocalisse, ma piuttosto di una rigenerazione, di un ammonimento a trovare un terzo stadio la cui prospettiva è l’incontro armonico tra umanità e natura, una prospettiva di rinascita non solo sul pianeta ma con il pianeta. Non è un caso che la parola prospettiva che viene assunta dal mondo dell’arte e dell’architettura con il Rinascimento italiano, oggi viene recuperata e di nuovo ci si pone un interrogativo come quello della profezia Maya, oggi l’interrogativo è: voi artisti che prospettiva portate nel mondo? Cinque secoli fa avete portato in maniera scientifica la prospettiva che ha informato di sé la modernità, la prospettiva dell’uomo al centro dell’universo, che disegna una maglia di direttrici che portano avanti il progresso, una prospettiva perfetta e armoniosa, che ci porta alle grandi come alle più ignominiose conquiste che abbiamo compiuto sul pianeta rispetto alle altre civiltà e poi l’Illuminismo età della ragione, fino ad arrivare alla straordinaria rivoluzione industriale. Tutto questo, ha costituito un vero progresso per cui parliamo di secondo paradiso, perché ci siamo vieppiù affrancati da molte problematiche in cui eravamo immersi, come ad esempio le malattie, ma è poi diventata una modernità imperante che ci ha distaccati sempre più dal nostro luogo di nascita, che era la natura, la Terra, dalla nostra stessa umanità che è portatrice di tutto, anche degli opposti più feroci, del bene come del male, della luce come del buio. Dunque la vita è un continuo rinegoziare l’equilibrio o lo squilibrio tra questi opposti dentro di noi, l’arte ci consente di giocare con finezza, con sensibilità estrema quest’arte di un equilibrio tra opposti a volte anche invisibili, quindi la prospettiva che oggi chiediamo, o il mondo chiede all’arte non può più essere quella del progresso avanti a noi e la conquista quando, e non è un caso, si parla non più di una linea retta ma di circolarità, rappresentata da una curva o meglio da un cerchio; e dunque i tre simboli del cerchio di Pistoletto che rappresenta il Terzo Paradiso, assume la responsabilità di rispondere a questa domanda: quale prospettiva oggi l’arte porta al mondo, alla scienza, alla politica, all’economia, all’industria? Porta alla prospettiva della circolarità, della condivisione, è un fluire e un confluire, un incontrarsi. Prendiamo ad esempio il concetto scientifico di economia circolare, che è rappresentabile benissimo da questo simbolo, il riuso delle risorse, dello scarto, che è tale finché non siamo in grado di apprezzarne e valorizzarne il valore intrinseco.

R.F. Questo vale per i materiali come per gli esseri umani, i reietti, i diversi, è grande questo impegno assunto da Cittadellarte, rappresentato da questo simbolo forte, di grandi contenuti che ci hanno coinvolto e appassionato, personalmente credo, come ora postula la fisica quantistica, che la volontà può incidere concretamente nella realtà, questo quindi è un sogno rivoluzionario del reale. 

P.Naldini: Le sue parole mi trovano perfettamente d’accordo, il riferimento alla fisica quantistica e all’interrelazione e l’integrazione tra il sogno, come lo definisce lei, e l’altrove o altro da sé, tanto che stiamo sperimentando metodi per costruire questi ponti tra le dualità, tra l’io e il tu, tra i soggetti e questi metodi ci hanno portato a riconoscere che già in ogni contesto in cui ci siamo trovati a lavorare, non solo a Roma città dalle grandissime potenzialità, ma anche in luoghi più circoscritti come dimensioni e come storia, avviene che si scoprano già in atto pratiche che attuano questa circolarità, questa connessione tra gli opposti, questo nuovo equilibrio dinamico con la natura, in ogni ambito, dai più tecnici ai più poetici, quindi si va dalla moneta alla psichiatria, alla medicina, all’agricoltura, all’allevamento, alla moda, tutti i bisogni si incontrano con i sogni e la realtà, proprio grazie alla spinta del pensiero artistico che permette di connettere realtà diverse. Dopo questa connessione può seguire tutto un lavoro incredibile di realizzazione, di sperimentazioni di pratiche, di tecniche, sudore, lavoro, preoccupazioni eccetera, ma tutto segue questo momento straordinario che conosciamo tutti e che naturalmente l’artista coltiva con professionalità e assiduità quotidiana, ma che appartiene all’umano per quello che sappiamo, poi se appartiene anche al vento, al clima, questo io non lo so. Quindi questa traiettoria, questa prospettiva ci invita a camminare in curva e dalla curva girarci verso chi ci sta vicino, verso quello che ci circonda. Io sono meravigliato dai mille aspetti e interpretazioni che in tutto il mondo gli artisti danno del simbolo del Terzo Paradiso, come un volto sempre diverso e sempre uguale che ci guarda e in cui ci rispecchiamo, e ci porta a responsabilizzarci.

Giorgio De Finis

R.F. Direttore Giorgio De Finis, Il progetto realizzato al Macro Asilo con la Sua direzione, si colloca esattamente in quella zona dinamica, contemporanea e sperimentale, che completa e raccorda le altre due grandi istituzioni romane, GNAM e Maxxi e si è mostrato pienamente capace di leggere la contemporaneità del variegato mondo dell’arte, nelle sue molteplici dinamiche e negli aspetti più innovativi e socialmente significativi. Questa prima fase è stata forse volutamente intesa come rottura e momento di transizione a una fase diversamente strutturata ?

G. de Finis: Il MACRO Asilo è nato come progetto sperimentale a tempo. Non è il migliore dei mondi possibili, ma solo uno dei mille modi di ripensare il museo del XXI secolo. Il MAXXI, che ha il nostro tempo ben in vista nell’acronimo, lo rappresenta incarnando la linea dei grandi musei generalisti, proponendo gli artisti accolti dal sistema dell’arte senza mai problematizzare questa scelta. Diverso è il lavoro svolto dalla Galleria Nazionale, che declina il museo al femminile, privilegiando la relazione tra le opere, detronizzando l’artista di stampo vasariano, liberando l’arte dalle gabbie dell’ordinamento cronologico, e invitando lo spettatore a intraprendere un viaggio singolare guidato dalle proprie percezioni, conoscenze, associazioni, movimento.

Il MACRO Asilo è stato un dispositivo d’incontro tra l’arte e la città, sostituendo le mostrecon un palinsesto giornaliero, accogliendo le opere solo se realizzate nel museo e sempre in una triangolazione opera-artista-spettatore. Più che al sistema dell’arte, MACRO Asilo ha guardato all’ecosistema dell’arte, immaginando uno spazio accogliente che sapesse far convivere l’alto e il basso, il giovane e il senior, un habitat che facesse tesoro della biodiversità di forme e paradigmi. Ribadire l’apertura, l’accoglienza, l’inclusività, la pluralità, il diritto all’esistenza, l’autodeterminazione piuttosto che una direzione, connotano MACRO Asilo anche come un progetto politico.

Quello che avrei reintrodotto, se mi avessero offerto la possibilità di continuare l’esperimento, è una riflessione sull’esposizione. La proposta che ho presentato immaginava una grande macchina delle mostre, uno spazio labirintico su più livelli, dove avrebbero convissuto più percorsi espositivi contemporaneamente, cosa che avrebbe consentito ibridazioni inattese, ma anche di porre l’accento sulla “cornice”, sui criteri che sottendono ciascuna scelta curatoriale.

  1. R.F. Alla “chiamata alle armi” hanno risposto e si sono proposte molte realtà operative, Associazioni e Artisti da tempo operanti nella fascia media e alta della professionalità dell’Arte e della Cultura. Una grande kermesse viva, vera e propositiva, liberamente proposta e liberamente selezionata su criteri di adeguatezza e qualità. Si può pensare a un primo bilancio del progetto Macro Asilo?
  2. G. de Finis: Non credo nell’onnipotenza dei numeri, ma può essere utile avere qualche dato per capire cosa significa essere un museo ospitale.
    In dieci mesi abbiamo realizzato 3569 eventi, coinvolto 741 artisti (di cui il 42% artiste), 200 dei quali in residenza negli Atelier e negli Ambienti; 120 Lectio magistralis, 386 Incontri e dibattiti, 148 voci del dizionario del contemporaneo nella stanza delle parole, 323 performance, 112 installazioni, 164 laboratori, quasi 500 tra video d’arte e film documentari.
    Non dovrei dirlo, ma mi sembra un bilancio che ha del miracoloso. E che si è reso possibile solo grazie alla partecipazione attivata e al contributo di ciascuno nella costruzione di questo spazio del comune.
  3. R.F. Se gli interessi politici e la miopia degli immobilisti, con le loro manovre non riusciranno a impedire, come troppo spesso succede, la prosecuzione e la fase successiva di questo auspicato esperimento che ha del rivoluzionario, potremo vedere, partecipare e vivere una fase di molte altre serissime avventure dell’Arte, dell’Etica e della Cultura aperta al Sociale, in un Museo che partecipa e vive un rapporto di reciproca e sentita appartenenza con il Pubblico. Qual è lo stato delle cose?
  4. G. de Finis: Come dicevo, MACRO Asilo ha festeggiato il Capodanno e la fine dei lavori il 31 dicembre. Nonostante i risultati, a mio avviso sorprendenti (con picchi di 30 mila visitatori al mese, conseguiti con un budget di 30 mila euro al mese!), si è deciso di chiudere questa esperienza indicendo un bando pubblico la cui unica funzione era quella di rendere questo repentino, e apparentemente immotivato, cambio di rotta un po’ meno violento e autoritario. L’apertura manifestata nell’indire un concorso di idee per coprire la chiusura senza negoziazione di uno spazio che a idee e apertura non era secondo a nessuno. Le ragioni sono tante. Di sicuro hanno pesato alcuni dei principi (e la coerenza con cui sono stati applicati), in primis quello che ha visto sostituire a una direzione che “sceglie” il giusto e il bello una sorta di autogestione fatta di autocandidature e di proposte, che messe insieme non hanno dato luogo al caos, alla guerra di tutti contro tutti, ma a un’ordinata convivenza. Molte volte sono stato criticato per aver messo in programma cose più deboli. Io lo trovo invece un punto di forza, anche perché sottolinea l’invito rivolto a tutti, a giudicare con la propria testa, ad esercitare un pensiero critico, cosa che all’interno di una istituzione raramente si crede di poter fare. Al MACRO Asilo, paradossalmente, tutti sono adulti, artisti e visitatori, il bambino è il museo nuovo che tutti insieme abbiamo fatto nascere e stavamo nutrendo
Francesco Saverio Teruzzi

R.F. Francesco Saverio Teruzzi, Lei ha coordinato in qualità di Responsabile degli   Ambasciatori del Terzo Paradiso, tutti gli incontri svoltisi al Rebirth Forum Roma. Avendo partecipato con due miei progetti, accolti e condivisi e in fase di realizzazione, ho         pienamente apprezzato con tutti gli altri la Sua profonda capacità di sintesi esplicativa, la         passione e l’amabile fervore profusi nel dare attenzione, fornire supporto, rendere gli intenti         chiari, luminosi e “inevitabili”. Può anticipare una riflessione, una sorta di bilancio sui lavori    del primo e ci si augura non ultimo Rebirth Forum Roma?

F.S. Teruzzi: Il Rebirth Forum Roma, in un primo e non esaustivo bilancio essendo ancora in pieno svolgimento, è stato sicuramente un successo in termini di partecipazione e costanza di partecipazione. La specifica va fatta, in quanto fin da subito a chi si iscriveva e proponeva la propria candidatura, si segnalava la necessità d’impegno e “fatica” per poter portare avanti dei progetti condivisi che in parte potevan esser propri, ma che nella maggioranza dei casi potevano e a ragione veduta sono stati frutto delle collaborazioni nate durante le giornate del Rebirth Forum. Una formula, quella applicata a Roma, che ha permesso ai vari tavoli di crescere, conoscersi, fare rete, creare connessioni in precedenza nemmeno sperate. In alcuni casi si sono raggiunti elevati livelli di interdisciplinarità partendo da posizioni che potevano inizialmente sembrare decisamente opposte, per mezzi, interessi e forme di pensiero, ma che invece tramite il dialogo e il mettersi a disposizione di un’idea di ricerca generale si sono scoperte complementari e, in qualche caso, necessarie l’una all’altra. L’idea di focalizzare l’attenzione sul metodo, più che sulle singole progettazioni, fino ad ora sembra l’elemento in più per poter portare avanti una visione generale che permetta di completare ogni scelta fatta a livello particolare.

  1. R.F. Lei ha coordinato in diversi Paesi Rebirth, Forum e iniziative del progetto internazionale Terzo Paradiso. Ha riscontrato significative differenze di approccio, partecipazione e risultati tra le precedenti esperienze e le realtà del panorama artistico offerto dalla capitale? 
  2. F.S. Teruzzi: Preciso che il Rebirth Forum non ha una prospettiva artistica, ha l’arte come approccio, potrei dire sistemico, per far sì che accadano cose. “Cose”, come termine, può sembrare brutto o inopportuno, ma riesce a dare il senso effettivo del materico, del materiale. È l’azione creativa, non stiamo parlando di o solo di etica ed estetica, ma dell’uso del linguaggio dell’arte per creare i presupposti per incidere a trecentosessanta gradi sulla società. La nostra finalità è la costruzione di processi/metodi che ci permettano di vedere i Rebirth Forum come punti di svolta, curve, in grado di trasformare la società in maniera responsabile e sostenibile, consci che tutto ciò richiede continuità, tempo e consapevolezza. Ovviamente per far tutto questo bisogna tener conto dei territori, della loro offerta e della domanda che ognuno di loro porta con sé. Ogni persona e ogni organizzazione che si siede intorno ai tavoli del Rebirth Forum è portatrice di proprie istanze e propri interessi, l’arte in questo caso è fondamentale per destrutturare e superare personalismi che in ogni caso garantiamo, ma che devono sapersi mettere a disposizione degli altri se si vuole effettuare un vero cambiamento. Ovviamente questo porta a saperi diversi, in realtà diverse, in tempi diversi, ossia all’impossibilità di nemmeno pensare di poter approcciare in maniera uguale incontri, eventi e azioni che già sulla carta nascono differenti. Però questa differenza è tutt’altro che un limite, è una potenziale forza di sistema.
Massimo Domenicucci

R.F. Architetto Massimo Domenicucci, Lei ha profondamente studiato e sensibilmente interpretato le valenze metaforico-comunicative dell’ormai internazionalmente conosciuto simbolo del Terzo Paradiso del Maestro Pistoletto. Come si è rapportato con il preesistente così eterogeneo del contesto urbanistico-architettonico, culturale e storico della location di destinazione?

M.Domenicucci: Un contesto urbanistico indubbiamente impegnativo sia storicamente che urbanisticamente. L’EUR fu ideato per l’Esposizione Universale Romana del 1942, interrotto dagli eventi bellici della seconda guerra mondiale e parzialmente completato e riconfigurato nella sua architettura in occasione delle olimpiadi del 1960. Il quartiere si può considerare esempio di un corretto, quanto raro, processo metodologico che ha coinvolto: la tutela del paesaggio, la morfologia urbana e la tipologia edilizia, ottenendo un tessuto urbano di qualità con rilevanti potenzialità ancora da esprimere. Un quartiere progettato per avere una forte connotazione artistica sia negli spazi , delle quali furono realizzate in previsione dell’Esposizione, solo poche ma rilevanti opere che caratterizzano insieme alle architetture come : i mosaici di Fortunato Depero ed Enrico Prampolini, i gruppi scultorei di Publio Morbiducci, i bassorilievi nell’obelisco di Arturo Dazzi.

In tale contesto, una delle espressioni più rappresentative, è il complesso monumentale che ospita l’Archivio Centrale dello Stato, costituendo oggi, per la sua funzione di custode della memoria storica italiana, una istituzione indispensabile per guidare i cambiamenti sociali, sempre molto complessi, come nei nostri giorni. Il compito di sviluppare il progetto architettonico del simbolo ”Terzo Paradiso” di Michelangelo Pistoletto, ed il suo inserimento, in un contesto così imponente e monumentale, ha comportato un approfondito studio dei vari rapporti dimensionali collegati soprattutto alla scelta della sua ubicazione, per stabilire un corretto rapporto con la preesistenza monumentale ed il contesto urbano.

Il ponte Terzo Paradiso

Dopo aver analizzato varie soluzioni la scelta, condivisa con il gruppo di lavoro, è stata di collocare l’installazione in modo da renderla percepibile anche a grande distanza, interpretando il messaggio di condivisione e coinvolgimento indicato dall’artista. Sono seguiti una serie di rilievi e simulazioni al computer, verifiche e adattamenti in officina, con una particolare attenzione alla messa a punto della sagoma della grande superficie riflettente, della quale è stato effettuato un primo pre-assemblaggio fuori opera dell’intera composizione. I materiali scelti sono stati: il travertino, il ferro ed il vetro, di minimo impatto ed in continuità con quelli della preesistenza architettonica, enfatizzando la loro funzione artistica con l’uso degli specchi, citazione dell’opera storica di Pistoletto, attraverso le grandi lastre circolari nelle quali si riflettono le architetture degli edifici.

Per sottolineare il simbolo di congiunzione che l’opera rappresenta, è stata “sospesa” trasversalmente, al primo piano degli edifici, unendoli a circa sei metri di altezza, intersecando l’asse lastricato che li separa, con una piastra percorribile “appoggiata” tra i lunghi loggiati , completano l’installazione due grandi specchi con incisi i primi dodici articoli della Costituzione Italiana, posti alle estremità sulle pareti bugnate nei loggiati, il cui mutuo riflesso evoca il lungo percorso tra passato e futuro della nostra storia.

L’installazione si presenta oggi come un nodo simbolico tra i due edifici, dedicata al 70° anniversario della Carta Costituzionale, con la quale il pubblico può interagire attraversandola e diventando protagonista nel gioco dei riflessi sugli specchi, immersi nei principi costituzionali, rappresentando un segnale di forte richiamo concettuale visibile dal quartiere in continuità con la sua vocazione artistica. 

R.F. Le chiedo di illustrare, per i tanti lettori di About Art Online, i processi progettuali, le emozioni ispiratrici, la scelta dei materiali, gli incontri con l’Artista e gli addetti ai lavori, il percorso realizzativo dell’opera che ora vive e si mostra negli spazi esterni dell’Archivio dello Stato.

  1. Michelangelo Pistoletto è a oggi tra gli artisti contemporanei più noti al mondo, attento interprete delle complessità epocali del nostro tempo. Questo non solo per la presenza delle sue opere nei più importanti musei internazionali, ma soprattutto per il forte messaggio sociale e culturale che trasmette come comunicatore dei grandi temi che coinvolgono le nazioni e le ampie e diversificate fasce sociali, proponendo ed attivando strategie pedagogiche, attraverso il messaggio universale dell’arte, come disciplina profondamente etica.Tra le tante, estremamente significativa per noi, l’esposizione dell’opera “Love Difference”, con l’installazione a forma di bacino del Mediterraneo, realizzata in occasione della mostra, “La Grande Guerra- L’Italia e il Levante” all’Archivio Centrale dello Stato nel 2017 , della quale ho curato l’allestimento, nella quale, insieme alla grande opera “Treno” di Mimmo Paladino, ha reso comprensibile un tema complesso e prospettato le soluzioni di un conflitto ancora oggi irrisolto nel quale si rispecchiano i problemi della società globale.

In quell’occasione è maturata l’idea di proporre il simbolo ormai internazionale dell’artista,denominato Terzo Paradiso, come centro della mostra che avrebbe dovuto celebrare i settant’anni della Costituzione Italiana. Si pensava infatti di realizzare un’ esposizione i cui contenuti fossero più che un racconto storico, una traccia per un futuro sostenibile in un mondo globalizzato, da dedicare alle giovani generazioni, indagando sulla conoscenza di ciò che ci unisce e di ciò che ci divide, sull’equilibrio tra natura e sviluppo tecnologico, sui valori dei popoli ed i problemi di integrazione, temi che rappresentano solo alcune delle emergenze del nostra contemporaneità, sulle quali confrontarsi per poter procedere in un percorso comune.

Questo messaggio era perfettamente contenuto all’interno dell’opera Terzo Paradiso, la cui forma, come una riconfigurazione del segno matematico dell’infinito è composta da tre elementi circolari collegati tra loro: essi rappresentano le emergenze del nostro tempo da gestire con grande responsabilità, perché potrebbero rendere migliore la nostra società ma anche distruggerla. Alle estremità la “natura” e “l’artificio” (il mondo scientifico e tecnologico), il terzo elemento centrale, il più grande, rappresenta l’obiettivo da perseguire, che si realizza con la ricerca del giusto equilibrio, raggiungibile solo con il consapevole e fattivo contributo di tutti noi.

L’opera, ormai una icona internazionale, è stata realizzata in numerosi paesi al mondo, con una creatività sempre diversa legata al genius loci dei territori: dal solco di land art nel bosco di San Francesco ad Assisi alla spettacolare performance con le barche dei pescatori nel golfo di L’Avana a Cuba. Per verificare con il Maestro la nostra interpretazione da contestualizzare in un ambito urbano molto caratterizzato, abbiamo avuto numerosi contatti con il suo staff ed effettuato nell’autunno del 2017, insieme al Sovrintendente dell’Istituto Eugenio Lo Sardo, un interessante viaggio a Biella, presso i suggestivi padiglioni di Cittadellarte, sede della Fondazione voluta dall’artista. In tale incontro sono state prospettate le soluzioni architettoniche con il concept, i primi render e la scelta dei materiali selezionati, dopo una attenta analisi il progetto è stato accettato e condiviso, con una serie di indicazioni per mettere a punto il tutto. Seguirà una accurata costruzione con pre assemblaggio ed il “delicato” montaggio effettuato senza alterazioni della preesistenza architettonica.

L’opera inaugurata il 21 dicembre 2018 è stata denominata “Al passo della Costituzione”, per l’Archivio, assume un ulteriore significato metaforico in questo periodo storico, come un testimone tra il suo passato ed il futuro incalzante, simbolica connessione con il passaggio tra gli edifici, tra la “memoria cartacea” e visibile conservata da secoli negli oltre cento chilometri di scaffali e la “memoria digitale” conservata nei racks del futuro Repository, invisibile e misteriosa, come negli ippocampi del nostro cervello, la cui forma in parte richiama il profilo del Terzo Paradiso.

Il Centro Internazionale Antinoo con L’Altrosguardo-Artisti Associati, hanno proposto al Rebirth due progetti di Roberta Filippi “Dormire, Morire, forse Sognare”realizzato al MACRO in collaborazione con il Liceo Artistico S.Giuseppe di Grottaferrata e articolato in Convegno, Laboratori, Performances, giornate di Poesia, Danza, con partecipazione del pubblico e lo stesso team di Associazioni realizzerà appena possibile presso La Casa Internazionale delle Donne l’altro progetto “Leonardo e Raffaello-il Genio e la Grazia”.

Prof. Roberta Filippi –  Artista Visiva
Direttore Artistico del Centro Internazionale Antinoo
Presidente de L’Altrosguardo-Artisti Associati

Roma 26 aprile 2020