Dopo il “Recovery plan”. Si riapre il dibattito sul Ponte di Messina, un problema ambientale o soprattutto culturale?

di Franco LUCCICHENTI

Lo scorso 30 aprile, quasi in ‘zona Cesarini’ , il Consiglio dei Ministri ha dato via libera al Recovery plan italiano che ammonterà complessivamente a 248 miliardi di euro. IL testo prevede, riguardo alla ripartizione delle risorse, che decine di miliardi  vadano alle infrastrutture per una mobilità sostenibile.  Tra i vari temi relativi ai progetti che potrebbero rientrare in questo capitolato di spese è tornato  all’ordine del giorno anche quello del Ponte sullo Stretto di Messina e della sua compatibilità ambientale.

Anni fa mi sono professionalmente occupato  a lungo di problematiche relative agli impatti ambientali.

Definirei meglio il problema del “peso antropico” sul territorio come analisi delle criticità derivate dall’interazione tra la FORZA della natura e la FORZA dell’uomo.

Fig 1

Premetto che su questi argomenti è stato scritto quasi tutto. Riguardo l’origine dei cambiamenti climatici, aspetto cruciale oggi delle problematiche ambientali,  parte  significativa è  da attribuire alla forza della natura. Ricordiamoci che la terra da un punto di vista astronomico è vicinissima al Sole. La forza del Sole è, rapportata alla scala umana, immensa. La  stella irradia alle soglie dell’atmosfera terrestre 1367 W/mq .

Il fenomeno come tutto in natura non è lineare, distanza orbitale dalla stella, oscillazione dell’asse terrestre, forza di gravità e altro sono grandezze variabili che possono cambiare in maniera rilevante il clima, per non parlare della sismicità che può alterare drammaticamente porzioni di territorio. La componente antropica è solo una parte del problema.

In questi giorni si torna a parlare di nuovi progetti del Ponte di Messina e della  necessità strategica di costruirlo per contribuire allo sviluppo economico del sud Italia per agganciarlo  all’economia europea .

Fig 2

E’ noto che il Recovery Plan preveda per investimenti al Sud la somma di oltre 40 miliardi di euro (destinati a salire di molto). E’ previsto peraltro che entro l’estate, il nostro paese potrà accedere alla prima tranche di anticipo dei fondi, che in totale per l’Italia potrebbe arrivare a 25 miliardi nel 2021.

La valutazione dell’impatto ambientale del vecchio progetto per il Ponte sullo stretto e le importanti criticità connesse hanno richiesto anni di studi. Nell’area dello stretto la forza della natura è bellezza, storia, mito.

Fig 3

Difficile inserire un imponente elemento tecnologico come il Ponte in un luogo mitico che, in quanto tale, ha una sua chiusa compiutezza, qualsiasi aggiunta o sottrazione è una operazione delicata. Costruire un nuova  grande struttura significa inserirsi nel processo di stratificazione dei valori estetici e culturali già presenti e matabolizzati dalla coscienza collettiva senza effetti dirompenti che possano alterare la capacità di fascinazione del luogo.

“Il pensiero scientifico che sta alle radici di un  progetto tecnico mira a dividere  il problema in tante parti, quant’è necessario perché esso venga risolto”( Descartes)

Il pensiero mitico che per sua natura è dominato dalle emozioni tende a essere unificante e a trasmettersi intatto nel tempo. L’inserimento del Ponte sullo stretto è un evidente esempio dell’interazione di due forze contrapposte alle quali ho brevemente accennato all’inizio.

Bisogna ricordare a questo punto che l’idea di un di un ponte sulla stretto ha radici nel tempo lontano. Lucio Cecilio Metello (251 ac) pensava a un ponte di barche per collegare le due sponde;

Fig 4

anche Carlo Magno, Roberto il Guiscardo, Ferdinando II di Borbone e altri considerarono di realizzare un collegamento stabile. L’idea ha una lunga storia, non potrei escludere che la funzione pratica contenga un aspetto intellettuale e emozionale  che apre a un pensiero mitico anche se il progetto rimarrà”SOSPESO”. Forse anche qesta storica lunga attesa può alimentare un mito del ponte.

A questo punto  il problema di  compatibilità ambientale del Ponte lo porterei anche  su un piano di compatibilità CULTURALE.

Fig 6

Possono un MITO GEOGRAFICO e un MITO TECNOLOGICO abitare lo stesso luogo?  Faccio solo un esempio remoto nel tempo  particolarmente affascinante.  La costruzione delle piramidi nei deserti d’ Egitto è  un mito tecnologico ancora oggi. Il deserto è sicuramente un luogo abitato dalla mitologia.La forza della natura rivelata dal deserto e la forza dell’uomo concretizzata nelle piramidi si fondono in un singolo mito millenario e meraviglioso. Ma forse questa è un altra storia.

Franco LUCCICHENTI   Roma 2 maggio 2021