Caravaggio si recò mai a Palermo ? Nelle “Notizie” di Agostino Gallo un “probabilmente” di troppo

di Valentina CERTO

Agostino Gallo, nato a Palermo nel 1790, lascia numerosi manoscritti tra cui otto volumi che dovevano costituire una storia delle Belle Arti siciliane dagli antichi Greci al XIX secolo, mai pubblicata.

Recentemente, dal 2000 al 2014, la Biblioteca Centrale della Regione Siciliana, ha pubblicato l’intera collana, a cura di C. Pastena. Nella Parte[1] prima delle notizie di pittori e musicisti siciliani ed esteri che operarono in Sicilia una raccolta di “vite” dei maggiori artisti siciliani o che in Sicilia operarono, Gallo dedica due biografie a Caravaggio così trascritte: pag. 49:

Michelangelo Amerighi o Morigi da Caravaggio 

Michelangelo Amerighi o Morigi da Caravaggio nato nel 1569 e morto nel 1609. Fuggito da Malta per un delitto ivi commesso, si stabilì per qualche tempo in Siracusa ove aprì scuola e ebbe fra i suoi allievi Mariano Minniti. Dipinse colà il suo famoso quadro del Martirio di S. Lucia per la chiesa de’ pp. Riformati, ora ristorato da Giuseppe Politi.
Da Siracusa fu indi chiamato in Messina ove dipinse per ordine del Senato il quadro della Madonna del parto, che gli fu pagato 1000 scudi e trovasi presso i pp. Cappuccini, il quadro della Decollazione di S. Giovanni nella chiesa di detto santo e la Resurrezione di Lazaro in quella de’ pp. Crociferi e un Ecce Homo, accompagnato da Pilato, nella chiesa di S. Andrea Avellino e diverse altre opere, che più non esistono ed ebbe ivi fra i suoi scolari *** (parola illeggibile). Probabilmente si recò anche a Palermo, ove dipinse il suo famoso quadro della Natività di Gesù Cristo nella chiesa della Confraternita di S. Lorenzo e l’altro nella sacristia rappresentante Cristo Crocifisso ed ebbe fra i suoi scolari o imitatori Giuseppe Alvino, o Albino. In Siracusa dipinse il quadro di S. Lucia.

 Michael Angelus Caravagius praestans pictor

Michael Angelus Caravagius, pictor tota Italia praestantissimus eo tempore, quo Messanae versatus est, duo nibilissimi ingenii sui reliquit pignora, unum in templo S. Petri, et Pauli Pisanorum clericorum regolarium ministratium infirmis, hoc est Lazzari a Christo Domino in vitam revocati, alterum in aede Cappuccinorum Christi Domini Nataliorum, utraque in magno praetio habita.

Pl. Samperii Messana illustr., tom. I, lib. VI, n. 274, pag. 615.

pag. 52

<Michelangelo Ameringhi>

Michelangelo Ameringhi, o Morigi da Caravagio e Lombardia, nato nel 1569, morto di anni 40 nel 1609 in Roma.

Si recò in Palermo ove dipinse per la confraternita di S. Lorenzo un quadro della Natività di Gesù Cristo, che si ammira nell’altare maggiore ed è certo una delle migliori opere per l’effetto della luce bene adattata ad una rappresentazione notturna e bellissimo per la composizione784; ivi dipinse ancora un Cristo in croce che sta in un altare della sagrestia. Non sappiamo altri quadri da lui lavorati di Palermo e se abbia qui formato degli allievi, recossi pure in Siracusa ove ebbe per allievo Mariano Minniti e dipinse varii quadri. Precedentemente era stato in Messina, ove si trattenne molto tempo e formò degli allievi e dipinse molte opere. Da lì passò in Palermo795, indi in Siracusa e in Malta.

Vedi Baldinucci, tom. II, pag. 187, vedi Grasso, pag. 77.

Le biografie di Gallo potevano far luce sul presunto soggiorno palermitano, da qualche anno sotto i riflettori, dal momento che le altre fonti come Baglione[2], Bellori[3] e Susinno[4] non mettono in dubbio la permanenza di Caravaggio a Palermo subito dopo Messina.

Nell’estate del 1609 Caravaggio, non avendo più aiuti e protezione o forse per aspettare la tanto ricercata grazia, lasciò la città di Messina e da qui salpò in vista di Napoli dove successivamente risulta sfregiato presso la locanda del Cerriglio nell’autunno del 1609 o, come sostengono altri studiosi, si recò a Palermo. La questione rimane aperta con tesi a favore dell’una o dell’altra ipotesi.

L’erudito Gallo, fonte palermitana, nella prima versione della biografia scrisse: “probabilmente si recò anche a Palermo, come se dubitasse che il pittore si sia recato personalmente nel capoluogo siciliano. Nella seconda versione, i suoi dubbi diventano invece una certezza, dal momento che afferma: “si recò in Palermo”. Probabilmente Gallo è influenzato dalla storiografia e dalle altre fonti sul Caravaggio, in primis da Baldinucci.

Caravaggio dipinse per la città di Palermo la Natività con i Santi Lorenzo e Francesco d’Assisi: si tratta senza dubbio di una commissione facoltosa poiché destinata all’oratorio di San Lorenzo, allora occupato dai confratelli della compagnia di San Francesco d’Assisi. L’oratorio, edificato intorno al 1570 e, in seguito, nel ‘700, impreziosito dagli stucchi di Giacomo Serpotta, era stato concesso, tempo dopo la costruzione, ai frati del vicino noviziato annesso alla chiesa di San Francesco d’Assisi. (FIG 1)

1. Stucchi del Serpotta all’interno dell’Oratorio di San Lorenzo, Palermo.

Recenti studi di Giovanni Mendola e Michele Cuppone riscrivono l’origine della Natività. Grazie a un’attenta analisi dello stile e precisi confronti iconografici, Cuppone ha notato che il dipinto non fu realizzato nel 1608/9 durante il soggiorno siciliano dell’artista ma a Roma nel 1600 e da qui “spedito” alla volta di Palermo. Lo studioso ha rilevato affinità tra la Natività e le opere del periodo romano, in particolare quelle prossime al 1600, quando Caravaggio era impegnato nella Cappella Contarelli, la prima grande impresa pubblica e soggiornava nell’attuale Palazzo Madama, ospite del cardinale Del Monte. Così come scritto nel suo saggio La Natività di Palermo. Nascita e scomparsa di un capolavoro, edito da Campisano, ci sarebbero analogie tra la postura di San Lorenzo e del giovane a capotavola della Vocazione di San Matteo, e ancora tra la postura dell’angelo in alto nella tela palermitana e quella di San Matteo e l’angelo.

Inoltre potrebbero essere presenti gli stessi modelli, a tale riguardo, appunta la somiglianza tra il viso dolce di Maria e quello della Giuditta che taglia la testa ad Oloferne, datata 1602 e conservata a Palazzo Barberini. Analizzando gli aspetti tecnico-diagnostici: dalle radiografie realizzate nel 1951, dopo la grande mostra milanese di Longhi, emerge un supporto costituito da una porzione unica di tela piuttosto ampia e rada, quindi diverso dalle tele fitte e giuntate, formate da fasce di tessuto cucite assieme, quasi di fortuna e precarie, che Caravaggio aveva trovato sull’isola ( FIG 2).

2. Caravaggio, Natività con i Santi Lorenzo e Francesco d’Assisi, 1600 (?), già Oratorio di San Lorenzo di Palermo. Opera trafugata.

Altre informazioni riguardano le ricerche archivistiche: un documento romano del 5 aprile del 1600 ci informa che un mercante senese, Fabio Nuti, commissionò al Caravaggio, per un compenso di ben 200 scudi, un quadro “cum figuris”. Nel contratto si precisa che l’opera doveva essere consegnata entro metà giugno dello stesso anno. Vengono menzionate le dimensioni, 12 per 7 o 8 palmi ovvero 268,68 x 156,38 / 178,72 cm, che coincidono con quelle della perduta Natività. Ulteriori notizie considerano, non solo interventi di ristrutturazione nell’oratorio forse per l’arrivo imminente del quadro, ma anche strette relazioni tra Nuti ed un confrate dell’Oratorio. Lo studioso Giovanni Mendola rende noto un documento del gennaio 1601, una lettera di cambio in cui sono coinvolti il mercante campano Cesare De Avosta ed il banco Nuti-Spennazzi. A sostegno di ciò è stata rivenuta una “obligatio” di pagamento datata 1596 a favore del mercante Alessandro Albani da parte del palermitano Mariano Valguarnera, nobile legato ai confratelli della compagnia di San Francesco. Lo stesso Alessandro Abani che è anche presente, per conto del nostro Fabio Nuti, il 20 novembre del 1600 alla cessazione dell’obbligazione.

L’opera commissionata potrebbe essere quella palermitana?

Quello che si nota è che dal punto di vista stilistico la pala palermitana appare diversa rispetto alle tele realizzate da Caravaggio in Sicilia, il Seppellimento di Santa Lucia (FIG 3)

3 Caravaggio, Il Seppellimento di Santa Lucia, 1608, Chiesa di Santa Lucia al Sepolcro, Siracusa.

per Siracusa e la Resurrezione di Lazzaro e l’Adorazione dei pastori per Messina (FIG 4)

4 Caravaggio, La Resurrezione di Lazzaro, 1609, (MuMe) Museo Regionale di Messina.

non è toccata da quella fretta febbrile o da quello stile, definito “dell’emergenza”, che si tramutata in spazi completamente vuoti e neri al di sopra dei personaggi; anzi nella Natività l’impaginazione è molto tradizionale, emerge un’innegabile cura per i dettagli, una stesura pittorica accurata, una tavolozza di colori diversa, quasi più accesa e si nota la presenza del Divino (FIG 5).

5 Caravaggio, L’adorazione dei Pastori, 1609, (MuMe) Museo Regionale di Messina.

Nella Natività palermitana la giovane Madre, stanca dalle fatiche del parto, si solleva da terra e si appoggia ad un ripiano per guardare il Bambino nudo, sdraiato sul poverissimo giaciglio di paglia, con uno sguardo dolce quanto malinconico. La drammaticità esaltata dai colori è sublimata dalla presenza del divino e un angelo in gloria che sembra planare sul bambino. I personaggi sono tutti avvolti da un’atmosfera astratta, mesta, immobile, quasi impenetrabile fatta di povertà e desolazione con una tavolozza di base sobria con tocchi di luce, su Giuseppe, l’Angelo, Maria ed il lenzuolino del bimbo, che uniformano la narrazione.

Questi dubbi e interrogativi potevano probabilmente trovare chiarezza e conferme studiando l’opera dal vivo grazie alle nuove tecnologie. Purtroppo nella notte tra il 17 ed il 18 ottobre del 1969, La Natività con i santi Francesco e Lorenzo  fu trafugata dall’Oratorio di Palermo in cui si trovava e non è stata mai più recuperata. Oggi è tra le prime dieci opere più ricercate al mondo.

Valentina  CERTO  Messina  2021

NOTE

[1] Agostino Gallo, Parte prima delle notizie di pittori e musicisti siciliani ed esteri che operarono in Sicilia (Ms. XV.H.18.) trascrizione e note di M.M. Milazzo e G. Sinagra, Biblioteca Centrale della Regione Siciliana, Palermo 2003.
[2] Baglione ci informa che “arrivato all’Isola di Sicilia operò alcune cose in Palermo; ma per esser perseguitato dal suo nemico, convennegli tornare alla Città di Napoli”.
[3] Bellori scrive “scorrendo egli la Sicilia di Messina si trasferì a Palermo, dove per l’oratorio della Compagnia di San Lorenzo fece un’altra Natività; la Vergine che contempla il nato Bambino, con San Francesco e San Lorenzo, vi è San Giuseppe a sedere ed un angelo in aria, diffondendosi nella notti i lumi fra l’ombre. Dopo quest’opera, non si assicurando di fermarsi più lungamente in Sicilia, uscì fuori dell’isola e navigò di nuovo a Napoli, dov’egli pensava trattenersi fin tanto che avesse ricevuto la nuova della grazia della sua remissione per poter tornare a Roma”
[4] il soggiorno fu menzionato da Francesco Susinno: “Fugiasco se ne passò in Palermo ed in quella città lasciò altresì opere lodevoli”.

BIBLIOGRAFIA

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