Caravaggio in poesia; il grande artista rivisitato -ed alcune novità- nei versi di Franco Leone

di Silvana LAZZARINO

Grande successo per il recente libro “Caravaggio-Poesia della luce” (Secop edizioni) dell’autore pugliese apprezzato dalla critica e premiato a livello internazionale

Franco Leone

La poesia di Franco Leone diventa emozione, riflessione, esaltazione del pensiero che si libera per restituire storie, tradizioni che durano nel tempo raccontando con altro stile e altra voce la bellezza dell’arte e del paesaggio italiano nel suo vibrare tra poesia ed emozione.

Informatico, poeta e scrittore, Franco Leone, pugliese di Corato, affascinato dalla forza evocativa tra storia e tradizione di ville, palazzi, chiese e monumenti e in particolare dalle opere di grandi maestri in esse presenti, ha dato vita a testi di prosa e poesia in cui si respira la bellezza e la meraviglia che contraddistinguono il nostro Paese quale scrigno di civiltà, cultura e bellezza.

Con il recente libro “Caravaggio-Poesia della luce” edito da Secop

Franco Leon, Caravaggio Poesia della luce, copertina

che lo ha fatto conoscere al grande pubblico e portato all’attenzione della critica, attratta dalla novità di poter leggere in modo originale le opere di Caravaggio, ha ottenuto nell’arco di circa due anni importanti riconoscimenti e premi letterari nazionali e internazionali. Il merito di Franco Leone, è stato quello di accostare la poesia all’arte o meglio di aver restituito in poesia il vibrare dei chiaroscuri di scene sacre, profane, nature morte, racchiuse nei dipinti di Caravaggio, da lui considerato il pittore per eccellenza di tutti i tempi.

Franco Leone con Neria De Giovanni Jole C Olivares e Anna Manna

Tra i premi assegnati a questo prezioso volume in poesia dedicato al Caravaggio accanto al “Premio Internazionale Letteratura Spoleto” 2019 al Festival dei Due Mondi, sono il Premio “Europa e Cultura del Nuovo Umanesimo” 2019 ideato dalla famosa poetessa e scrittrice Anna Manna, per la sezione “ItaliaMia” dedicata al racconto della grande bellezza italiana nell’arte nel paesaggio e nella poesia e il riconoscimento legato al “Festival Ecomuseale delle Arti” 2019 a Palese di Bari.

Attraverso la poesia Franco Leone ha dato nuova emozione all’arte, in particolare all’arte del Cinquecento e Seicento che si presta ad una interpretazione non solo visiva, ma anche emotiva grazie all’uso dell’endecasillabo, forma che il poeta predilige in particolare per l’eleganza e musicalità del verso.

È il verso con la sua armonia ed equilibrio a scandire le emozioni dell’opera d’arte, dando voce, come nel caso dei dipinti di Caravaggio a quel realismo avvolgente e talora irriverente, esaltato dai contrasti di luci e ombre con cui sono caratterizzati i personaggi, espressivi nei gesti e nelle pose. Nel volume sono presenti oltre 94 opere, tra quelle riconosciute e altre di incerta attribuzione, con 130 foto, affiancate ciascuna dalla poesia ad essa riferita, la cui scelta di stile e metrica si integra perfettamente con la tradizione classica. Così dell’opera di Franco Leone parla il ricercatore e studioso di Caravaggio, Michele Cuppone:

Ogni pagina, offre momenti di diletto nel senso più alto del termine, portandoci in una dimensione di quiete fuori dal tempo”.

Armonia e bellezza di versi e stile per fare luce sotto altra forma alla poetica di un artista: il Caravaggio, che ha saputo raccontare l’uomo con le sue paure e tormenti, dubbi e speranze.

Franco Leone con questo lavoro ha anche sottolineato l’importanza degli spartiti musicali presenti in cinque lavori del pittore lombardo come ad esempio nel Riposo durante la fuga in Egitto della Galleria Doria Pamphilj a Roma, cui se ne aggiungono altri dove il poeta di Corato ha riscontrato la medesima presenza. Il suo esprimere in versi la bellezza legata all’arte attraverso la musicalità in particolare dell’endecasillabo, ma anche del sonetto, è stato particolarmente apprezzato oltre che da Cuppone, da Vittorio Sgarbi, Piero Angela e Franco Di Mare ed altri intellettuali.

Franco Leone illustra la poesia sul Riposo nella fuga in Egitto di Caravaggio

Abbiamo rivolto alcun domande all’autore

 Intervista a Franco Leone a cura di Silvana Lazzarino

1) Come e quando è nata la sua passione per l’arte e per la poesia?

“Ero ad Arezzo per un viaggio e di fronte alla bellezza di Piazza Grande delimitata da palazzi storici, da case torri, dall’abside della pieve romanica e dalla Logge del Vasari, quasi d’impulso decisi di descrivere in versi le emozioni artistiche di quella città. È stato come assistere a un dialogo tra palazzi di sette secoli differenti in cui ognuno di essi parlava della propria epoca, con la pieve che quasi sdegnosa volgeva loro le sue spalle con la sua abside. Ho quindi tradotto questo “dialogo” in poesia. Di lì a poco pensai di descrivere altre città come Prato, Pistoia, Lucca, Pisa, Siena e poi anche città del sud, tra le quali anche Corato, Bari, Troia, Trani, Lecce… Nacque così una silloge di poesie dedicate a oltre 100 località italiane che decisi di intitolare “Splendori d’Italia in versi”. 

2) Come mai ha scelto di non proseguire gli studi umanistici? Pensa che la sua formazione scolastica abbia contribuito in qualche modo a suscitare in lei l’interesse per l’arte?

La mia prima passione è la tecnologia, insieme alla fisica e all’astronomia, per cui, pur amando molto le lettere classiche, ho deciso che il mio futuro sarebbe stato l’informatica. Dentro di me si era però sedimentato l’amore per la letteratura, per l’arte e per la poesia che il Liceo Classico Oriani di Corato attraverso la professionalità dei suoi docenti illustri mi aveva donato. Ho tenuto per anni questa passione chiusa dentro di me, ma prima o poi avrei dovuto darle un senso.

3) A cosa si dedica nella vita?

Io sono un dottore informatico, per cui mi dedico alla creazione di software di gestione soprattutto da adottare in condivisione sul “cloud”, ma mi occupo anche di formazione a vari livelli, sia in ambito aziendale che scolastico, dunque dai ragazzi della scuola primaria fino alla formazione degli stessi docenti.

4) Perché la scelta dell’endecasillabo? Ha composto altre opere in versi?

Avrei potuto scegliere il verso libero, ma non avrebbe reso la bellezza antica e artistica delle opere d’arte delle nostre città italiane. Il mio riferimento è stato D’Annunzio con le sue «Città del silenzio». Il “sommo vate” abruzzese si fermò a Roma, io ho voluto considerare anche le città del nostro meraviglioso sud. Poi la passione per l’arte e la poesia hanno preso il sopravvento e decisi di descrivere anche le opere d’arte italiane, sempre con l’utilizzo dell’endecasillabo. Così scrissi un secondo libro con la casa editrice Secop di Corato dal titolo «Cercando l’Italia, itinerari d’arte in versi», un viaggio nell’arte italiana descritta in versi, una raccolta che mi ha permesso di vincere il «Premio William Shakespeare» a Messina e il Premio «Villa Garbo» a Taormina e di diventare socio benemerito della Fondazione di Partecipazione «Antonello da Messina», uno dei miei artisti del Quattrocento italiano preferiti in assoluto.

5) Perché ha scelto Caravaggio per il suo terzo libro «Caravaggio Poesia della Luce»?

Di Caravaggio mi piace il crudo realismo, mi piace il fatto che i suoi personaggi siano attinti dalla strada. Così l’umanità derelitta degli ultimi si trova improvvisamente catapultata sulle pale d’altare. Dentro le chiese, sopra gli altari, avviene la riscossa degli ultimi che finiscono per diventare primi. Per cui le prostitute diventano Madonne, gli scugnizzi diventano angeli, gli anziani e i mendicanti diventano apostoli o santi. Di Caravaggio soprattutto è spettacolare l’uso della luce, capace di scandagliare gli oggetti e i particolari di una scena portandoli dentro lo spazio dell’osservatore. Caravaggio compie il miracolo della tridimensionalità.

6) Quali sono i suoi pittori preferiti oltre a Caravaggio?

I miei artisti preferiti sono Michelangelo, Leonardo, Antonello da Messina, Artemisia Gentileschi, Pontormo e Rosso Fiorentino.

7) In futuro pensa di concentrarsi su qualche altro autore adottando sempre il genere della poesia e dell’endecasillabo?

Non lo escludo. Ho già fatto vari eventi del genere, uno dedicato a Giotto, un altro ad Antonello da Messina e un altro ancora a Leonardo nel Cinquecentenario della morte.

8) Perché ha scelto questa copertina?

Franco Leone, Caravaggio Poesia della luce, coprtina

L’opera che ho scelto per la copertina è il Concerto di giovani del Metropolitan Museum di New York, perché in essa sono presenti le tre arti che sono descritte nel mio libro. A sinistra il giovane che accorda il liuto rappresenta la musica; al centro c’è un autoritratto giovanile di Caravaggio, che dunque rappresenta la pittura; infine a destra un terzo giovane è intento a leggere uno spartito composto su versi di una poesia del poeta e umanista napoletano Jacopo Sannazaro. Questo ragazzo rappresenta per me la poesia. Questo dipinto mi ha dato l’ispirazione per dare vita a degli eventi culturali a più dimensioni. Infatti “portiamo” arte, musica e poesia attraverso eventi in tutta Italia (Firenze, Roma, Modena, Spoleto, Rieti, Bari, Taranto, Lecce, Messina…) con due musicisti professionisti: il maestro Pasquale Rinaldi del Conservatorio di Foggia al flauto traverso e mio fratello il maestro (nonché cardiologo) dott. Nino Leone al clavicembalo. Le mie poesie sulle opere di Caravaggio sono scandite dalle note dipinte nei quadri di Caravaggio da questi due eccellenti musicisti. È uno spettacolo in quattro dimensioni: alle tre dimensioni dipinte da Caravaggio si aggiunge quella della musica rappresentata nei suoi quadri.

9) Quanto tempo è durata la stesura del libro?

Circa tre anni e mezzo. Il lavoro di questo libro è stato notevole. Con impegno costante e notevoli ricerche ho cercato di recuperare tutte le opere di Caravaggio, quelle certe, quelle che vengono attribuite a lui dai più impostanti critici, quelle perdute… e ho voluto descriverle in versi endecasillabi secondo la metrica di Dante e di Petrarca, ma utilizzando lo schema delle ottave dell’Orlando Furioso di Ludovico Ariosto e della Gerusalemme Liberata di Torquato Tasso… in un linguaggio coevo rispetto a quello delle opere in modo da tramettere emozioni coeve a quelle dipinte. Ho anche cercato di analizzare tutti gli spartiti presenti nelle sue opere, identificandone uno mai identificato prima presente nel dipinto del Riposo durante la fuga in Egitto. Ciò che rende originale quest’opera è sicuramente la presenza di tutte le opere di Caravaggio, l’aver descritto questo grande artista in versi e l’identificazione della musica.

La Lectio sugli spartiti dipinti da Caravaggio

10) Data la sua attenzione agli spartiti musicali presenti in cinque opere di Caravaggio, vorrei soffermarmi sul Riposo durante la fuga in Egitto prima opera a carattere religioso del Caravaggio realizzata tra il 1596 e il 1597 per Monsignor Fantino Petrignani o per gli oratoriani di San Filippo Neri. Quale è il componimento riportato nello spartito presente in questo dipinto?

Premetto che nel libro “Caravaggio Poesia della Luce” ho cercato di analizzare tutti i possibili spartiti musicali presenti nelle opere del pittore lombardo, per esempio, il mottetto dal titolo QVam Pulchra es di Noël Bauldewijn tratto dal Libro quarto dei motetti de la corona di Noël Bauldewijn presente nel Riposo durante la fuga in Egitto, i quattro madrigali di Jacob Arcadelt nel Suonatore di liuto di San Pietroburgo, i due madrigali di Francesco de Layolle e di Jachet de Berchem nel Suonatore di liuto di New York e il madrigale del compositore napoletano Pompeo Stabile nel Concerto di giovani di New York. I mottetti sono composizioni musicali sacre tipiche del Cinquecento, mentre i madrigali sono composizioni profane molto in voga nella stessa epoca. Caravaggio inserisce i mottetti in un dipinto di carattere religioso (appunto il Riposo durante la Fuga in Egitto), mentre dipinge i madrigali in opere a tema profano (i Suonatori di liuto o il Concerto di giovani).

Rispondo ora alla sua domanda sulla mia “scoperta musicale”. Nel Riposo durante la fuga in Egitto, oltre al già citato QVam Pulchra es di Noël Bauldewijn, è presente ancora un altro mottetto visibile nella pagina del libro seminascosta dal braccio dell’angelo. I miei studi accurati mi hanno portato all’identificazione del mottetto di Iosquin des Prez LEctio actuum appostolorum, in quanto è l’unico che inizia con lettera L presente nel Libro quarto dei motetti de la corona di Noël Bauldewijn, di cui fa parte il mottetto già identificato QVam Pulchra es.

È in questa fase che ho messo a punto le mie competenze informatiche. La tecnologia mi è stata di grande supporto per l’accesso all’archivio bibliografico dell’Università di Oxford, dal quale ho attinto direttamente proprio il Libro quarto dei motetti de la corona di Noël Bauldewijn, che poi mi ha consentito di scoprire il mottetto di Iosquin des Prez. A supporto della mia ipotesi sono anche le uniche due note che è possibile riconoscere sulla sinistra dell’avambraccio dell’angelo: un Si e un Do in chiave di soprano, entrambe minime, che nel mottetto in questione intonano le prime due sillabe della parola “advenientis”. Dunque, il mio libro rilegge il sommo artista lombardo in una chiave poetica e musicale.

11) Tra le opere del Caravaggio ve ne è una in particolare, l’unica realizzata con la tecnica dell’affresco commissionata dal cardinale Francesco Maria del Monte protettore dell’artista: Giove, Nettuno e Plutone a Villa Ludovisi a Roma che fa riferimento alla mitologia e all’astrologia attraverso le tre figure delle divinità associate ai tre elementi (aria, terra e acqua) e a tre animali simbolici (aquila, cerbero e cavallo marino) disposte attorno ad una sfera celeste costellata dai segni zodiacali. Cosa l’ha affascinata in questo affresco in cui è racchiuso un profondo significato simbolico iconografico?

Mi ha affascinato molto il riferimento all’astrologia con i segni zodiacali fra cui si riconoscono i Pesci, l’Ariete, il Toro, i Gemelli. Per raffigurare la complessa scena con le tre divinità Caravaggio si servì di un grande specchio piano sul quale salì lui stesso rappresentandosi, cosicché Giove, Nettuno e Plutone sono tre autoritratti dello stesso Caravaggio. Lo stesso Cerbero viene mostrato con i tre ritratti del cane che forse il pittore portava sempre con sé e che si chiamava Cornacchia.

12) Quando è stato presentato per la prima volta?

L’ho presentato per la prima volta a Messina il 29 settembre 2018, giorno dell’Anniversario della nascita di Caravaggio, in uno dei posti più caravaggeschi del mondo: il Monte di Pietà dove è stata commissionata al pittore la Resurrezione di Lazzaro. È stata un’emozione immensa.

13) Ha ricevuto importanti premi e riconoscimenti per i suoi lavori. Me ne indica alcuni?

Accanto alla Menzione al merito al Premio Letterario Internazionale ‘Salvatore Quasimodo 2015’ e al “Premio William Shakespeare – Pro Litteris Humanitate Scientia Iustitia” conferito dal Centro Europeo di Studi Universitari di Messina; sono il “Premio Poesia Villa Garbo 2017” conferito dal Club UNESCO di Taormina, il Premio Internazionale Letteratura 2019 «Spoleto Art Festival»” conferito al Festival dei Due Mondi di Spoleto 2019. E il “Premio Internazionale «Europa e Cultura del Nuovo Umanesimo 2019»” presso l’Università La Sapienza di Roma. Senza dimenticare il “Premio Internazionale Comunicare l’Europa 2020” per meriti professionali, lavorativi e per il notevole impegno civile e culturale con il Patrocinio della Camera dei Deputati a Roma.

14)  Ha inoltre preso parte a prestigiosi eventi culturali. Quali quelli più significativi?

La Partecipazione all’evento “Da Antonello a Caravaggio” presso il Salone delle Bandiere di Messina – 2016; al “Giubileo delle Università” 2016 a Palazzo Ferrajoli – Roma e poi l’evento dedicato a Leonardo per il cinquecentenario “Leonardo a Firenze” – Palazzo del Consiglio Regionale della Toscana – 2019.

15)  Scrittori, giornalisti, conduttori televisivi, critici e storici dell’arte di fama internazionale tra cui Vittorio Sgarbi e Philippe Daverio, hanno molto apprezzato le sue pubblicazioni scrivendo a riguardo recensioni lodevoli.  Mi vuole citare alcune loro frasi riferite a recensioni?

Certamente.

Franco Leone e la Principessa Rita Boncompagni Ludovisi

Franco Leone mette in versi la bellezza con Torquato Tasso.” – Vittorio Sgarbi; “Franco Leone è artefice di un’opera unica nel suo genere. Diversi autori seicenteschi e per lo più contemporanei di Caravaggio, ne avevano celebrato in versi alcuni dipinti. Leone ha fatto di più, dedicando un poema a ciascun quadro del genio lombardo. Le sue poesie, denotano un’attenta analisi iconografica preliminare e particolare interesse per le letture che la pittura del Nostro ha ispirato, oltre che una certa sensibilità personale. Ogni pagina, offre momenti di diletto nel senso più alto del termine, portandoci in una dimensione di quiete fuori dal tempo – è questo, dopotutto, uno dei doni dell’ars poetica. Senza mai essere aulico, ma con un’immediatezza di linguaggio che piace associare, pur con le dovute proporzioni, alle modalità espressive di Michelangelo Merisi.” – Michele Cuppone, ricercatore e studioso di Caravaggio; “Con le parole e con la sua sensibilità riesce a far risplendere l’arte di pura poesia!” – Alberto Angela; “Con gratitudine a Franco Leone per aver tradotto in versi quello che ho provato a scoprire e a dire di Caravaggio” – Tomaso Montanari, storico dell’arte e professore ordinario di Storia dell’Arte Moderna all’Università di Siena; “È un collega scrittore con la soavità della parola” – Franco Di Mare, giornalista Rai”; “Apprezzo il Leone Franco anche se la poesia non è di mia competenza.” – Philippe Daverio, critico d’arte; “L’autore in pochi versi, analizzando le opere di Merisi, riesce a cogliere il particolare nell’universale con una non comune acutezza e sensibilità.” – Adriana Conconi Fedrigolli, storico dell’arte; “Sa far vibrare il Sud, l’Italia e la nostra Puglia con la voce luminosa della sua poesia” – Marcello Veneziani, scrittore; “Quando lessi per la prima volta una ‘poesia’ di Franco Leone, sentii la presenza musicale di un cantore che narrava ciò che l’immagine artistica offriva. Ora sento la presenza di un ‘aedo’, cantore greco che la tradizione vuole cieco, poiché le Muse parlano attraverso di lui. L’arte viene da lui studiata, spiegata, sublimata. Davanti ad essa, egli si sofferma lentamente e con il suo canto invita a osservare in silenzio, poiché le Muse stanno parlando attraverso di lui.” – Marta Galvan, restauratrice delle opere di Caravaggio e Guercino. “Franco Leone is a Poet of tremendous talent and vision.” – Principessa Rita Boncompagni Ludovisi.

16) Che messaggio vuole dare a quanti sottovalutano il patrimonio artistico italiano?

Pensiamo a questo numero: 55! L’Italia è la prima nazione al mondo per numero di siti patrimonio Mondiale dell’Umanità dell’UNESCO (ovvero 55). In un territorio così piccolo, tra montagne, colline, pianure, mari, penisole, isole, vulcani… c’è la più alta concentrazione di bellezza artistica, archeologica, paesaggistica del pianeta. Tutto il mondo ci ammira! Dobbiamo darci più valore: potremmo vivere di solo turismo.

17) Progetti per il futuro?

Ho un grande progetto di beneficenza che porterò in atto già questa estate per le persone cadute in povertà a causa del Coronavirus, sempre attraverso arte, poesia e musica. Inoltre sto cercando di portare, con il Club UNESCO di Bisceglie di cui faccio parte, la cattedrale di Troia nel patrimonio mondiale dell’Umanità dell’UNESCO per l’unicità del suo rosone.

Silvana LAZZARINO  Roma, 5 luglio 2020