Alighiero Boetti,1970: Aktionsraum 1 ! Dopo l’ “Arte povera”, ripartire da zero “con una matita e un pezzo di carta”.

di Michele FRAZZI

Alighiero Boetti,1970: Aktionsraum 1 !

Nel 1970 Alighiero Boetti ha  da poco concluso il capitolo dell’arte povera; alla fine del ’68 la mostra di Amalfi Arte povera + Azioni povere  segna il suo definitivo allontanamento da questa esperienza, così l’artista commentò più tardi quella vicenda :

Con Shaman-Showman  ho finito (…) La mostra di Amalfi è stata proprio la nausea della fine .”.(1)

Forse non è un caso che pochi giorni prima dell’inizio di quella mostra l’artista abbia cominciato a spedire ai propri amici la serie delle cartoline con i Gemelli, una concreta dimostrazione di uno lacerazione di uno sdoppiamento e di una rigenerazione che stava avvenendo. Nell’autunno  del ’68 Boetti chiude il suo importante percorso con l’arte povera per intraprendere un cammino differente, quello verso se stesso, desideroso di sviluppare finalmente appieno le diverse forme artistiche e di esplorare in libertà i limiti della propria individualità di artista. Dopo l’esperienza dell’arte povera si fa posto il bisogno di  di  riprendere la propria strada e la propria identità re-iniziando da cose elementari:

Io ricordo come nella primavera del ’69  lasciai lo studio di Torino. Era  diventato un deposito di materiali, dall’Eternit, al cemento, alle pietre. Io ho lasciato tutto com’era e sono ripartito da zero con una matita ed un pezzo di carta.” ( 3).

I due anni immediatamente successivi il ’69 ed il ’70, segnano un biennio che è da intendersi come punto di inizio per il completo dispiegamento delle sue potenzialità

Esistevano le condizioni per una vita appassionata, ho dovuto distruggerle per poterle recuperare “;

così si esprimeva Boetti nel ’69 per motivare la sua decisione ( 2 ). In questo periodo l’artista è un vulcano di idee che esplodono andando a creare quei filoni  su cui si incardineranno i suoi temi di ricerca successivi. Nel 1969 viene il momento per  I viaggi postali, La prima mappa del mondo, l’utilizzo della fotocopia come mezzo espressivo, il primo ricamo,  la struttura segnica delle biro in: La luna, l’utilizzo  dell’alfabeto e delle  virgole come metodo di scrittura cifrata che fa la sua comparsa nel Ritratto di Artaud ed infine i lavori sul sistema metrico decimale che vogliono denunciare l’inadeguatezza ed i limiti di tutte le classificazioni.

Nel 1970 vengono invece alla luce le quadrature delle lettere, le permutazioni postali, le permutazioni dei colori, la scrittura a due mani, l’idea dei mille fiumi, la storia naturale della misurazione, la storia naturale della  moltiplicazione, il cimento dell’armonia e dell’invenzione.

Chi conosce la carriera artistica di Boetti potrà ben comprendere a questo punto quanto questi due anni si siano rivelati cruciali. Se le azioni di Amalfi sono servite all’artista per chiudere le porte dell’arte povera le azioni compiute a Monaco all’opposto servono a mettere il suggello definitivo alla sua trasformazione ed a spalancare definitivamente gli orizzonti della propria carriera,  paradigma di una cambiamento che arriverà al suo pieno compimento con l’incontro col colore a Roma.

Aktionsraum 1 sarà per Boetti l’occasione per fissare in un unico evento le idee più importanti di quel periodo, un momento di riflessione e di sintesi di queste germinazioni che saranno destinate a diventare programma per gli anni futuri.

In questo testo ci proponiamo di analizzare criticamente le attività realizzate da Boetti nel corso della manifestazione tedesca che essenzialmente si compongono di parole scritte raccolte in una fotocopia, azioni artistiche volte a creare opere effimere, e una conferenza cioè una azione verbale; cercheremo così di inserire questo importante momento di sintesi nel contesto più ampio delle sue opere.

L’ interconnessione tra parola scritta, discorso parlato ed azioni fisiche formano un punto nodale  all’interno della sua arte ed in Aktionraum ne avviene una condensazione unica, sia per la quantità che per intensità dei concetti espressi e, ricordando che Boetti è un artista concettuale, ne possiamo comprenderne meglio l’importanza. L’immagine simbolo di questo evento saranno  proprio quei gemelli che sono nati in coincidenza  temporale con la chiusura col passato e che a Monaco ora divengono  l’ icona della sua trasformazione.

Così come Boetti nel ’67 fu il creatore del Manifesto dell’arte povera, ora deve scegliere la immagine simbolo per il Manifesto della propria individualità d’artista, che in occasione della manifestazione saranno due, il primo dominato solo una grande immagine quella dei gemelli che riporta la data della conferenza tenuta l’undici aprile 1970, il secondo invece è una più piccola fotocopia contenente ancora l’immagine dei Gemelli ed una significativa serie di frasi scelte o create da lui, questo documento circolò applicato sul manifesto di Aktionraum oppure singolarmente.

Fig. 1 Manifesto per l’azione di Boetti Besprechungsvortrag in occasione di Aktionsraum 1

La conferenza di Boetti

Fig. 2, Alighiero Boetti durante la preparazione della conferenza, foto tratta dal catalogo della manifestazione Aktionraum 1

L’azione si chiama Besprechungsvortrag (Conferenza – Recitazione) ed inizia con una  performance che si concretizza in una conferenza tenuta da Boetti in italiano e tradotta simultaneamente da un interprete in esperanto. Perchè utilizzare l’esperanto ? Quale è il significato da attribuire a questa importante azione ? Perchè come ebbe a dire lui stesso in seguito (4 )

Vorrei parlare in particolare di tutte quelle coppie rappresentate in antitesi ma che io amo vedere unite, separate solo da una convenzione linguistica “ ( I gemelli ).

L’esperanto  come lingua internazionale viene scelta appositamente da Boetti perché appunto rappresenta il superamento delle differenze linguistiche e nazionali e quindi parlare questo idioma è da questo punto di vista già di per sé una performance artistica, la creazione di un’opera del ’71 che si chiama L’esperanto a colpo d’occhio che tre origine  da questa esperienza servirà a  cristallizzare l’idea nata con Aktionraum 1.

L’utilizzo dello strumento linguistico come metodo di creazione delle opere d’arte arriverà al suo apice con : I mille fiumi più lunghi del mondo ( anch’essa un’opera linguistica ) (5) che col suo intento di dimostrare  il fallimento delle  convenzioni porta a completo compimento questa idea:

“ ...uno degli errori più evidenti della nostra cultura è la divisione che è stata operata sulla unicità e globalità del mondo in rigide classificazioni: quali regno animale, vegetale,minerale e così via. E’ una categoria mentale, questa della separazione, che mi sembra offuschi, veli la possibilità di comprensione delle cose; che nella sua pretesa di spiegare, serva solo invece a negare un ampio respiro di comprensione delle cose .” ( 4 ).

L’ Esperanto suggerisce invece la via da percorrere e cioè il superamento delle  visioni parziali e delle divisioni che vengono create  dalle classificazioni, per arrivare alla fine ad una diversa visione totalizzante della realtà, un tema che del resto si rivela di una straordinaria attualità anche ai giorni nostri.

Nella sua conferenza Boetti per prima cosa passa in rassegna le statistiche delle guerre nel mondo, dal 1469 aC. al 1861 dC  e cioè  un lasso di tempo di circa 3.500 anni nel quale si contano solo 227 anni di pace e 3.357 di guerre, si tratta circa di 13 anni di guerre per ogni anno di pace,  questi numeri non hanno bisogno di ulteriori commenti per comprendere i tristi risultati del genere umano.

Cercando una risposta a questo problema egli trova una interessante interpretazione di questo fenomeno nella teoria sull’ aggressività umana di Konrad Lorenz. Il premio Nobel nel suo lavoro indica una soluzione ed una possibile via d’uscita che passa attraverso la ritualizzazione dell’aggressività, con questo meccanismo infatti si azzera la carica emotiva di questo istinto disinnescandola.  Ma l’uomo contemporaneo purtroppo non ha compiuto questo passaggio o non lo ha fatto del tutto. Le superpotenze ancora si confrontano sfogando maldestramente la propria aggressività, spostantola molto spesso su altri campi da gioco, nei paesi satelliti come avviene nel caso di Corea, Vietnam e Medio Oriente; questo importante concetto divene opera nella Formazione di forme e nella di poco successiva 12 forme (1971).

La guerra dunque va inquadrata come un bisogno primordiale dell’uomo ma a questo punto occorre individuare quale sia la giusta battaglia, che per Boetti invece deve riguardare il mondo interiore e citando Blake dice: “Apri il tuo cuore alla guerra d’amore, per la reciproca benevolenza”, in altre parole  citando il testo in tedesco della conferenza si deve arrivare alla “Die Versöhnung der Gegensätze”, cioè alla riconciliazione  degli opposti.

Ma quale è la strada da percorrere per arrivare a questo traguardo ? Per Boetti, e da questo punto di vista, la scelta raicale compiuta nel ‘68 lo testimonia concretamente, solo attraverso la rottura dello status quo si perviene ad un evoluzione: Il meglio è sempre nemico del bene. Non si migliora rimanendo in una situazione di sicurezza: fermi, ma al contrario con una ricerca estrema, l’eccesso conduce alla saggezza, non vi è alcun accrescimanto senza una rottura.

A questo punto Boetti introduce il fondamentale concetto del Bindu che è anche il soggetto della frase scritta a due mani su di un muro. Il Bindu nella filosofia tibetana è il punto attraverso il quale si crea ogni cosa, il passaggio dall’informe, dal latente, al realizzato, all’esistente,  in temini speculativi viene paragonato alla idea matematica dello zero: l’origine attraverso la quale si forma il tutto. Questo è anche il simbolo della rottura, del passaggio dal non nato al creato.

Nella fase finale della conferenza Boetti ritornerà ancora al tema delle convenzioni che nascono dai sistemi di misura che  in apparenza sono indispensabili per comprendere la realtà, ma in concreto poi diventano un limite alla possibilità di conoscenza. In questo caso per dimostrare la sua tesi sfrutta una esemplificazione a carattere geografico utilizzando i punti cardinali, i loro assi infatti permettono la misurazione delle coordinate e quindi l’esatta identificazione di un punto  nello spazio.  Boetti se da una parte spiega l’evidente utilità di questo strumento, dall’altra ci avverte  sul pericolo insito nell’atteggiamento troppo semplicistico di chi pensa di comprendere il mondo attraverso la sua riduzione a queste convenzioni e non sa poi andare oltre e superare questo primo gradino della semplificato della capacità di comprensione.

La fotocopia contenente le Frasi di Boetti

Terminata la analisi delle importanti idee che l’artista ha voluto rendere pubbliche durante la  sua conferenza passiamo ora allo studio del  testo contenuto nella fotocopia che è composto da una serie di frasi scelte o scritte da Boetti; cercheremo quindi di spiegarne il significato utilizzando sempre il  filo portante del suo pensiero, ad ogni frase segue il nostro commento critico.

Fig.3 Manifesto con la fotocopia contenente le frasi di Boetti per l’azione Besprechungsvortrag in occasione di Aktionsraum 1

Il meglio è ovunque nemico del bene
Konrad Lorenz

Ciò significa che il miglioramento passa attaverso la distruzione dello stato di fatto. Konrad Lorenz utilizza la frase in un suo scritto del 1963 : Die “Erfindung” von Flugmaschinen in der Evolution der Wirbeltiere, cioè  L’ “invenzione” delle macchine volanti nell’evoluzione dei vertebrati.

L’autore in questo caso fa  riferimento alle mutazioni genetiche che danno luogo alla differenziazione e alla evoluzione degli esseri tramite la selezione naturale. Il nuovo essere mutato se è migliore del precedente tenderà a prenderne il posto portando così alla estinzione il suo precedecessore.

Abbiamo già trattato  durante l’ analisi della conferenza un  concetto simile, che punta il dito sul fatto  che l’evoluzione naturale avviene attraverso una continua guerra. Occorre infine osservare che questo aforisma in realtà non è stato inventato da Lorenz ma è precedente, viene utilizzato tra gli altri  anche da Voltaire in un racconto moralizzante  del 1772 La Bégueule, egli probabilmente la riprende dal Dizionario dei proverbi italiani di Orlando Pescetti del 1603 che per primo riporta questa frase .

2 La Natura, una faccenda ottusa , senza toni,  odori, colori ; solo il corso della materia,  senza fine, senza senso 
Alfred N. Whitehead

Si tratta ancora di un pensiero evoluzionistico dedicato alla moltiplicazione degli esseri; lo rivediamo anche in altri lavori contemporanei di Boetti dedicati alla storia naturale della moltiplicazione. Questa concetto  verrà utilizzato dall’artista per creare un rilevante filone delle sue opere negli anni ’80, sono i lavori gremiti da una incessante proliferazione di animali, rane, stambecchi, pesci. Con questa massima  Boetti ci vuole  avvisare che la natura senza l’esistenza di un essere cosciente come  l’uomo non potrebbe essere percepita, sentita, vista e quindi non avrebbe senso. O in altri temini per dirla con le sue stesse parole:

…C’è una serie di miei lavori che si chiama la natura è una faccenda ottusa, nei quali ho voluto presentare una immagine della natura come realtà senza forma né colore, solo un insensato correre verso la vita, mentre è lo sguardo mentale dell’uomo che solo può, grazie all’attenzione che vorrà porre verso le cose del mondo, coglierne i colori , i profumi le bellezze …

ed anche :

Ci sono cinque sensi e il s e s t o è i l p e n s i e r o , ovvero la cosa più straordinaria che l’ uomo possieda, e che non ha niente a che vedere con la natura. Per cui se io devo dire quali sono state le grandi emozioni della mia vita, confesso che non sono state di ordine naturale. Una farfalla, un tramonto possono essere cose bellissime, però le grandi emozioni, secondo me, si provano ascoltando Mozart, leggendo una poesia, perché c’ è un pensiero fatto di mille coincidenze, sincronismi, ricordi quasi biologici, forse di tempi antichissimi in cui eravamo un’ altra cosa e forse non eravamo neanche sulla terra. Insomma, di quando eravamo forse più vicini agli dei”.

(Dall’oggi al domani , A. Boetti, 1988)

3 Piove sempre sul bagnato
Adelina Marchisio

Adelina Marchisio è  la madre di Boetti: la frase è presa dal linguaggio popolare e sta a significare che le cose o gli eventi vanno ad aggiungersi nello stesso luogo dove già esistono. Ma quale significato voleva trasmetterci Boetti con questo semplice pensiero?  Egli lo utilizza come titolo di una sua opera del 1980: Piove sempre sul bagnato, questa è composta da una serie di foto delle mani che scandiscono la sequenza dei numeri da uno a dieci. Sotto a ciascuna foto c’è una scritta, che è in realtà un gioco linguistico-numerico dove ciascun numero  alla fine viene ricondotto  alla sequenza 1-2-3.

In concreto si scrive un numero, si contano le sue lettere,  si contano le cifre  e si scrive il numero derivante in maniera reiterativa (se il numero è a due cifre lo si somma), le lettere si alternano alle cifre. Ad esempio il numero 2 diventa in lettere: Due, che contate diventano 1-2-3, se passiamo al cinque la sequenza sarà  1-2-3-4-5 la loro somma è 15, 5+1= 6, sei, 1-2-3.

La soluzione di questo rebus viene spiegata da Boetti quando parla di un’opera chiamata Clessidra – Cerniera viceversa del 1982, su questo lavoro egli dice che se si sommano i numeri dell’anno 1982 si ottiene il numero 20,  i cui numeri sommati algebricamente danno il due e da questo come nell’esempio sopra riportato si ritorna alla sequenza numerica 1-2-3.

Boetti con questo gioco matematico vuole indicarci che tutto si riconduce alla forma di base della trinità, infatti volendo  utilizzare le sue esatte parole:“ trinità , la soluzione finale di tutte le qualità“; questo concetto verrà  ribadito anche in una successiva intervista con Bruno Corà (6). La frase, piove sempre sul bagnato è quindi da intendersi come tutte le cose alla fine siano composte della stessa struttura, dalla trinità. Con queste opere si vuole arrivare a dimostrare che al di là delle apparenze esteriori tutto è in realtà fatto della stessa sostanza.

4. I’m an  in-divide-you-all. I’m a no un
(Vale a dire, nun, no-un, no one)

James Joyce

La frase composta da Boetti se viene letta seguendo la sua pronuncia  diventa lessicalmente:  I’m an individual. I’m a noun, cioè Io sono un individuo, Io sono un nome. Invece se la leggiamo seguendo la divisione fatta con i trattini diventa I’m an   in-divide you all , I’m a no one  cioè Io sono un  in-divide tutto. Io sono nessuno. Boetti ci fa comprendere come con una semplice divisione fatta con un trattino e cioè con una separazione si stravolge il significato della frase, il concetto infatti si si ribalta completamete fondando una ditocomia col precedente; questa frase allora si dibatte tra due polarità: la prima maniera di leggerla suggerisce il concetto che il mio nome identifica me stesso in maniera individuale: Io sono un individuo, io sono un nome. La seconda chiave di lettura  le è contrapposta e ci dice: Io sono nessuno, Io sono un essere che non divide il mondo.

Ritorna quindi anche in questo caso la volontà di superare l’individualità per dissolversi nel tutto, il luogo dove le differenziazioni non esistono più. Questa coppia di significati  si presenta in forma unitaria ma invertita anche durante il suo discorso in esperanto, nel punto dove dice: ”O nessuno , io sono un nome, e cioè, nun, no-un, no one”.

Lo stesso tema è ripreso in forma  sequenziale in un’altra sua opera del ’70 dove scriveIo sono mille, io sono un in-divide-tutto. Io sono un asso. James Joyce scrittura a due mani ”;  in questo caso i passaggi sono più chiari: si parte dall’unità ed attraverso una visione che non frammenta la realtà e si perviene ad una percezione complessiva del tutto. Il significato di quest’opera si riallaccia alle tematiche dell’Ulisse di Joyce per quanto riguarda il senso di spaesamento e di perdità di coscienza dell’unitarietà dell’io, invece la maniera di comporre i giochi di parole riportano alla mente le stesse tecniche utilizzate da Marcel Duchamp che egli cita in un’altra sua opera del ‘68.

5. Per stare in mezzo alla strada si va sempre leggermente verso destra e poi leggermente verso sinistra

Alighiero Boetti

Questa idea apparentemente banale in realtà nasconde un concetto molto importante per Boetti, così importante che firma il testo col suo nome. Egli ce ne spiega il senso in una intervista con Bruno Corà (6) durante la quale gli viene posta  una domanda:

Corà: quale è la regola di base che invariabilmente governa il tuo lavoro ? Boetti: La gestione del bilanciamento delle cose. Io vedo il bilanciamento come un continuo prendere un peso da una parte per portarlo sull’altra, in ricerca dell’equilibrio; se c’è più peso sul sinistro allora ti sposti sul destro e metti qualcosa lì, aggiungi qualcosa in più, e così via … Non c’è una via diritta c’è un bilanciamento. C’è un continuo movimento che è il ping pong o il vice versa.”

Questa dunque è la regola che sovraintende altre due sue opere: Ping Pong e Vice Versa. Vale qui la pena di puntualizzare che questa idea non è da intendersi in forma statica, piuttosto si tratta invece di una azione continua che avviene in forma dinamica e dialettica cioè si tratta di un continuo processo di riaggiustamento che avviene tra due poli, l’attività di ri-equilibrare le cose deve avvenire perchè la realtà muta continuamente e ciò rende inevitabile l’adattamento alle nuove condizione, in definitiva l’equilibrio non è un mai punto d’arrivo ma un cammino.

6. L’universo è un quadrato senza angoli
Li-poy-tai-ana

La frase proviene  dalla filosofia cinese, questo concetto viene riportato nel  passo  41 del Tao Teh Chingil quadrato infinitamente grande non ha più angoli “.

Se cerchiamo di visualizzare questa idea ad esempio disegnandola potremo capire che il quadrato a cui si tolgono gli angoli  diventa un cerchio, il cerchio nella filosofia cinese è il simbolo del cielo e dell’universo, il quadrato è invece il simbolo della terra, del mondo. Queste due forme insieme formano un mandala, che sono dei disegni colorati che nella tradizione tibetana rappresentano l’universo ed il processo attraverso il quale il cosmo si è formato dal suo centro: il Bindu. Sono  normalmente realizzati con sabbie colorante, precari ed impermanenti  essi vengono utilizzate dai monaci per la meditazione, cosicchè non appena hanno realizzato il proprio scopo possono essere distrutti anche semplicemente dal vento.

La miriade di disegni colorati che compongono un mandala fanno si che la mente non possa fermarsi su uno di essi ma che continuamente sia invogliata a passare dall’uno all’altro; la mente razionale si perde in questo continuo naufragare come sospinta senza sosta e senza una meta precisa, allora il suo potere diminuisce e si fa largo nella coscienza del monaco il suo io trascendente, scopo ultimo della meditazione.

Il Bindu è il un punto  attorno al quale il Mandala si distende e si raccoglie,  esso è il centro della creazione. E’ il punto di origine attraverso il quale si genera il mondo il cui simbolo è  il quadrato,  che è contenuto nell’’infinito  il cui simbolo è il cerchio, dal finito all’infinito. L’idea che sta alla base del mandala viene ripresa con molta energia da Boetti nei suoi lavori degli ultimi  anni, gli arazzi chiamati Tutto; in essi il pensiero focalizzato si perde e viene travolto dalle migliaia di immagini  colorate e realizzate in diverse scale che li compongono. Questi lavori sono preceduti temporalmente da altri  su carta degli anni ’80 che hanno la stessa struttura ma sono in bianco e nero, il loro titolo è significativo: La perdita del sé. Il tema di fondo anche in  questo caso è ancora la trasformazione che partendo dall’individualità  si disperde nel nulla, per arrivare infine alla sua meta definitiva: il tutto.

Le performances artistiche

Veniamo ora da ultimo alla analisi delle sue attività di performance che essendo compiuta prevalentemente attraverso scritte sui muri sono di carattere effimero.

La prima azione che Boetti compie a Monaco consiste nello scrivere su di un muro la sequenza dei numeri 1,10,100,1000 e disegnare al di sopra  di ciascuno di essi una quantità di quadratini pari al numero corrispondente; anche la disposizione dei quadratini dovrebbe, secondo logica, ricomporsi a creare la forma complessiva di un quadrato; per i numeri 10 e 1000 questo non è possibile non essendo essi quadrati di alcun numero, questi due casi dunque non si inquadrano, essi non riescono ad entrare nella classificazione umana, portando così al fallimento del sistema metrico decimale.

In un’altra occasione una variante di quest’opera viene intitolata appunto da Boetti: “Il sistema metrico decimale fa acqua da tutte le parti”; alla luce di questo titolo possiamo ora capire  che si tratta di una evidente allusione all’impossibilità di trovare un sistema di misurazione soddisfacente e quindi si sta parlando ancora una volta dell’ inadeguatezza delle classificazioni, quello che si vuole evidenziare in ultima analisi è la  necessità di trovare un approccio diverso ed omnicomprensivo.

La seconda e successiva performance  si propone la di creare la quadratura dell’anno 1970 scritto in ligua tedesca Neunzehnhundertsiebzig, anche in questo caso la quadratura non è possibile, infatti le lettere che lo compongono secondo la lettura di Boetti sono 39 che non è il quadrato di nessun numero.

Fig. 4 Alighiero Boetti, Neunzehnhundertsiebzig, dal Catalogo della mostra Aktionraum 1

Passiamo ora alla successiva performance che è significativa dato che in questa occasione egli compie la prima  scrittura a due mani in pubblico ed è anche una delle pochissime volte in cui realizza questo tipo di azione che è diventata invece così famosa.

Il testo scelto da Boetti in questo caso è: Punto, puntino, zero, goccia, germe , un testo ripreso dal  libro Love’s body di Norman Brown. Brown in realtà riutilizza una frase che era già contenuta in un libro del mistico Anagarika Govinda,I fondamenti del misticismo tibetano“.

Le parole utilizzate  da Boetti sono tutte parole che servono a definire il Bindu, il punto che origina il tutto tramite la moltiplicazione  ed a cui tutto  ritorna, è il punto che compie l’unità del Tutto. Il passo esatto e completo del testo di Brown è :

Il sanscrito Bindu : Questa parola, che ha molti significati, . ,punto, puntino, zero, goccia, germe, seme, sperma,’ … E ‘ il punto da cui spazio interno ed esterno hanno la loro origine e in cui essi diventano ancora uno. Il pensiero, la poesia, è una cellula o un seme; un germe del pensiero della vita : cresce dal nulla fino a completa maturazione. Invece di legno morto di sistemi, l’albero della vita;“.

Con questa scrittura a due mani Boetti vuole intentere che il Bindu, il punto d’inizio ha cominciato a germinare duplicandosi, una duplicazione che andando all’infinito genera l’universo.

Fig. 5, Alighiero Boetti, mentre compie l’azione della scrittura a due mani: Punto, puntino, zero, goccia, germe

Da ultimo Boetti compie una azione dal titolo Raddoppiare dimezzando, che consiste nella divisione ripetuta di un foglio di carta in due metà; i fogli vengono poi posizionati sul pavimento partendo dal più grande al più piccolo, in una struttura simile a quella di una altra sua opera che si chiama L’albero delle ore.

Alla fine della performance  però egli compie un atto molto importante infatti pone accanto al primo foglio, quello di partenza, un altro foglio di carta di forma circolare è di nuovo il simbolo del punto di partenza: il Bindu. Le sue parole servono ancora una volta a spiegare con maggiore precisione il senso di questa performance:

[…]Ecco che mi ritrovo a parlare sempre di questo concetto del doppio, che poi è un soggetto che , come dicono i critici percorre tutto il mio lavoro. Il fatto è che ci troviamo di fronte a una realtà naturale: è incontrovertibile che una cellula si divida in due, poi in quattro e così via; che noi abbiamo due gambe, due braccia e due occhi e così via; che lo specchio raddoppi le immagini; che l’uomo abbia fondato tutta la sua esistenza su una serie di modelli binari, compresi i computer; che il linguaggio proceda per coppie di termini contrapposti come quelli che citavo sopra: ordine e disordine , segno e disegno , etc .  È evidente che questo concetto della coppia è uno degli elementi archetipi fondamentali della nostra cultura , e l’atto di prendere un foglio e strapparlo in due creando una coppia, in apparenza così semplice, è pur sempre un fatto abbastanza miracoloso in definitiva […].

(Dall’oggi al domani , A. Boetti, 1988)

Conclusione

Fig.6 Alighiero Boetti mentre esegue la performance, Raddoppiare dimezzando, foto tratta dal catalogo Aktionraum 1

Cerchiamo ora di restituire al discorso di Boetti un valore unitario ed una certa sistematicità ripercorrendo in maniera critica i passi del suo complesso cammino, infatti come abbiamo visto i contenuti espressi in Aktionsraum sono davvero molteplici.

Il discorso di Boetti si incentra su un filo conduttore portante ben preciso e cioè su un processo che è costituito da diverse fasi successive: nascita-moltiplicazione-differenziazione-guerra-riconciliazione degli opposti. Egli tenta di raggiungere quest’ultimo obiettivo attraverso la messa in crisi e la ricerca dei limiti che hanno i sistemi di classificazione che sono gli strumenti che portano inevitabilmente alla differenziazione, egli vuole invece  dimostarre propio la tesi contraria e cioè che tutto è uno e le divisioni sono solo apparenza.

Da questo punto di vista vanno lette le sue opere che si pongono come obiettivo quello di dimostrare l’insufficienza di qualsiasi sistema di misurazione umano in quanto forzata suddivisione arbitraria di qualcosa di più ampio, dato che la realtà: il Tutto è visto come un’olismo indivisibile e costituito dalla stessa essenza che in una sua opera viene da lui ricondotto alla trinità. Egli quindi per ragiuingere una maggiore efficacia dimostrativa articola con più precisione il suo discorso  declinandolo su diversi livelli, in primo luogo tratta di aspetti concreti e cioè: il piano dell’ umano, quello del naturale ed infine quello universale e poi si sposta sul piano  astratto e cioè su quello intellettuale e filosofico.

Fig. 7 La figura dell’ Adam Kadmon

Il punto di vista umano viene messo in evidenza nelle opere come i Gemelli, Shaman-Showman,  dove si affronta il tema della differenziazione dell’uomo sulla base delle diversità che conduce infine alla guerra; questa idea si riflette nelle opere dedicate alle forme delle nazioni, mentre con la frase sul lavoro di Joyce: I’m an  in-divide-you-all, si vuole al contrario dichiarare l’unitarietà del genere umano, con questa frase egli  ne tenta una riconciliazione tramite la  dissoluzione dell’individualità nel mare dell’universo.

Il punto di vista che Boetti ci propone è quello della relazione che esiste tra l’individuo e il mondo che lo circonda; c’è un dualismo evidente e connaturato all’uomo che è quello esistente tra il proprio io e la realtà, che deve essere superato attraverso la disssoluzione. La volontà di dissoluzione non vuole però certo tendere ad uno smarrimento ma piuttosto arrivare a reimpossessarsi  della realtà  non più dal punto di vista di un estraneo ma essendo  intrinseco ad essa. Nella mostra Shaman Showman, Boetti impiega la figura classica dell’ Adam Kadmon il primo uomo, l’uomo primordiale e metafisico che servirà da modello per la creazione di tutta l’umanità ed a cui l’umanità dovrà ritornare per rigenerarsi per mezzo del passaggio attraverso il Nuovo Adamo e cioè il Cristo.

Boetti prosegue la sua analisi ampliando il suo raggio d’azione traslandolo le sue idee sul piano che comprende tutti gli esseri viventi, lo fa con la frase di Lorenz con la quale si affronta il tema della evoluzione naturale generata per mezzo del fenomeno delle mutazioni genetiche e della difformità che esse causano.

La duplicazione rappresenta il primo stadio della germinazione; in questo primo stadio si mantiene una certa idea di unità dato che si tratta ancora di una forma di identità speculare, continuando a generare peròpoi si arriva alla diversità per effetto delle le mutazioni e si passa quindi alla molteplicità che è esemplificata con la frase di Whitehead.

Moltiplicandosi indefinitivamente questo processo porta alle estreme conseguenze l’attività della natura che Boetti descrive come una spinta cieca verso una incontrollata e disordinata molteplicità, come esplicitamente viene dichiarato nella frase di Whitehead: La Natura, una faccenda ottusa.

L’azione della natura sarebbe solo una folle corsa senza senso se non ci fosse l’intelligenza che è in grado di comprenderla, l’intelligenza umana alla fine per Boetti è la cosa più bella ed interessante che esista. Quindi passando prima dal piano umano e poi a quello di tutti gli esseri si progredisce ora fino a comprendere tutto l’universo materiale, come è dichiarato nelle opere Tutto e nella frase: L’universo è un quadrato senza angoli,  con cui si intende includere sia l’animato che il regno inanimato: tutto è sottoposto alla legge, al processo che Boetti ha così logicamente e perfettamente definito.

Spingendosi oltre, l’artista  traspone infine il suo discorso  sul piano filosofico e concettuale con la  performance  1,10,100,1000 e successivamente con i Mille fiumi più lunghi del Mondo, che sono tesi  a dimostrare la fallacità dei sistemi di misurazione e quindi l’illusorietà della differenziazione basata sulle categorie create dall’uomo. Questo discorso astratto prosegue con la scritta a due mani sul Bindu, il punto che origina l’universo; con questa scritta a due mani Boetti vuole intendere che il punto (l’unità primigenia) ha iniziato a generare  la creazione tramite la duplicazione, a cui segue poi la differenziazione e la polarità; questo concetto che fino a questo momento era stata declinato all’interno del mondo reale e concreto viene ora in questo caso traslato sul versante astratto e filosofico, così come avviene nel corso della performance raddoppiare dimezzando.

A questa polarizzazione distruttiva e pericolosa che si genera dalla duplicazione occorre però porre rimedio attraverso l’annullamento delle differenze ed in questo senso va intesa la frase di Boetti sull’ Andare a destra e a sinistra .

[…]Di fronte a queste coppie di concetti apparentemente antitetici io penso che ogni cosa contenga il suo contrario, per cui l’atteggiamento preferibile dovrebbe essere quello di azzerare i concetti, distenderli, spiegarli; proprio come si può spiegare un foglio di carta, così si può ordinare e disordinare una coppia o una classe di concetti, senza privilegiare mai uno dei due termini contrapposti, ma al contrario cercare sempre uno nell’altro: l’ordine nel disordine, il naturale nell’artificiale, l’ombra nella luce e viceversa…

(Dall’oggi al domani , A. Boetti, 1988)

E’ del tutto necessario dunque arrivare ad una soluzione del problema attraverso il superamento delle divisioni che in realtà sono solo apparenze, frutto delle artificiali categorie create dagli uomini che a causa della loro limitatezza per capire la realtà hanno bisogno di suddividerla, di spezzettarla in parti elementari più facilmente comprensibili.

Per ritornare al Bindu cioè alla scoperta che tutto in realtà è composto dalla stessa sostanza si deve passare attraverso la completa dissoluzione dell’identità, con lo scopo di ricomporre l’unità del tutto .

“E’  una categoria mentale, questa della separazione, che mi sembra che offuschi, veli, la possibilità di una comprensione delle cose ;  che nella sua  pretesa di spiegare, serva invece  solo a negare un ampio respiro di comprensione  delle cose …Bisogna riuscire a percepire questa unicità delle cose … “

( Dall’oggi al domani , A. Boetti, 1988)

Il tutto e l’unità , l’infinito e il punto, il quadrato ed il cerchio  sono i  termini  iniziali e finali di questa infinita attività  generatrice dell’universo  che deve ricomporsi nella sua origine.

Abbiamo visto da questa disamina quanto sia stata importante l’esperienza di Aktionraum 1 come momento di sintesi del suo pensiero e quanti effetti e conseguenze questa avrà sulla sua arte futura. Boetti qui sviluppa  la stessa idea che sopra abbiamo più volte definito in forma di processo unitario e sequenziale, declinandola  in forme e attraverso strumenti artistici diversi che portano alla realizzazione di opere differenti, una volta utilizza i giochi linguistici, altre volte i giochi matematici e i sistemi di misura, oppure si rifà alla filosofia tibetana o alla teoria sulla evoluzione naturale ed umana.

Quello che vuole comunicarci però non muta, egli sente il  bisogno di trasmetterci questa sua profonda convinzione: la visione di una  realtà che non può essere divisa, frammentata, ma che piuttosto deve essere ricomposta alla sua unitarietà, se  si accetta questa tesi l’intelligenza deve fare uno scatto in avanti e necessariamente pervenire ad una intuizione fulminea dell’unitarietà come quella che viene espressa nell’ Esperanto a colpo d’occhio, cioè  una capacità di comprensione superiore ed olistica, la sola che permette di  capire e guardare il  mondo come Boetti desiderava di fare, ad oggi non ci è dato di sapere se egli alla fine ci sia mai arrivato.

Michele FRAZZI  Parma 12 Giugno 2022

NOTE :

1- Mirella Bandini, NAC n.3 , 1973
2- Germano Celant, Arte Povera, Mazzotta,1969
3- Antonella Soldaini, Chronologia, In Alighiero Boetti, Skira, 2001
4 A. Boetti, Dall’oggi al domani, L’obliquo,1988
5- Mirella Bandini, About the beauty of dates and the Order of the Alphabet, interview with Alighiero Boetti, 1973, in Arte Povera from the Goetz Collection
6- Bruno Corà, Un disegno del pensiero che va, in A.E.I.U.O. n.6, Roma, Dicembre 1982
7- Norman Brown, Love’s body, Il Saggiatore- Mondadori Editore,Milano, 1969

Bibliografia di riferimento per il testo

AAVV, Arte Povera from The Goetz collection, 2001

AAVV, Aktionsraum 1, catalogo della mostra, Munchen, 1971

AAVV, Alighiero Boetti, Game Plan, New York, 2012

AAVV, A.E.I.U.O. n.6 , Roma, Dicembre 1982

AAVV, NAC n.3, 1973

Alighiero Boetti: Dall’oggi al domani, L’obliquo , Brescia, dicembre 1988 ,

Amman Jean-Christoph, Alighiero Boetti, Catalogo Generale Tomo I, Electa 2009

Anagarika Govinda, I fondamenti del misticismo tibetano, Astrolabio, Roma 1972

Norman Brown, Love’s body, Il Saggiatore- Alberto Mondadori Editore,Milano, 1969

Celant Germano, Arte Povera, Milano, Mazzotta 1969

Celant Germano – Antonella Soldaini, Alighiero Boetti, Skirà, 2001

Christov-Bakargiev Carolyn, Arte povera, Phaidon,Londra,1999

Lumley Robert, Arte Povera, Tate Gallery, Londra, 2004

Maffei Giorgio – Mara Picciau, Oltre il libro, Corraini, 2011