Herreweghe illumina il Festival delle Crete Senesi con le Lagrime di San Pietro di Orlando di Lasso

di Claudio LISTANTI

L’edizione 2026 del Festival delle Crete Senesi si è chiusa  lo scorso 31 luglio con un concerto di grande spessore che ha visto come protagonista il fondatore della manifestazione toscana, Philippe Herreweghe. Con il contributo del Collegium Vocale Gent il direttore d’orchestra belga ha offerto un’altra grande prova della sua arte e della sua sensibilità musicale con una elegante e raffinata esecuzione del ciclo Lagrime di San Pietro di Orlando di Lasso.

L’esecuzione concludeva un festival che quest’anno è giunto alla 26ma edizione ma strutturato in dimensione ridotta a causa dei tagli alla cultura che, in ogni paese del mondo, affliggono il settore della cultura, in special modo quello della musica.
Ma il Festival delle Crete Senesi che quest’anno occupava un periodo di soli tre giorni (29-31 luglio) ha saputo, some sempre, offrire agli appassionati della Grande Musica un programma di estremo interesse, come sempre stimolante e coinvolgente.
Punto centrale della programmazione è stato, come da tradizione, il concerto conclusivo affidato alle cure di Philippe Herreweghe che ha offerto al pubblico una composizione di carattere polifonico, storicamente tra le importanti di questo genere musicale, purtroppo, almeno qui in Italia poco eseguita: il ciclo Lagrime di San Pietro di Orlando di Lasso eseguita in maniera del tutto trascinante dal direttore belga ottimamente coadiuvato dal Collegium Vocale Gent, formazione polifonica che ha mostrato e confermato il suo valore assoluto.

Fig. 2 Una immagine panoramica del complesso monastico di Sant’Anna in Camprena

La serata ha avuto la preziosa cornice architettonica della Chiesa del Monastero di Sant’Anna in Camprena, luogo catartico per un concerto dedicato a questo tipo di composizione. Il pubblico è convenuto numeroso a questo immancabile appuntamento elemento che certifica l’efficacia delle scelte artistiche operate dalla direzione di Herreweghe.
Ad accrescere la valenza artistica del concerto è stata senza dubbio la composizione scelta, soprattutto perché si tratta di una proposta inusuale nonostante l’intrinseco grande spessore musicale e musicologico.
Il ciclo Lagrime di San Pietro di Orlando di Lasso è uno dei capolavori della polifonia cinquecentesca. Scritto nel 1594 nelle ultime settimane di vita di Orlando di Lasso, quando il musicista fiammingo era kapellmeister presso la Corte Bavarese di Monaco, all’epoca enclave cattolica nella ‘protestante’ Germania. Questa fu l’ultima composizione del musicista che la dedicò a Papa Clemente VIII per essere pubblicata postuma a Monaco l’anno successivo, elementi che portano gli studiosi a considerare questo capolavoro un vero e proprio testamento spirituale del compositore.

Fig. 3 Un momento del concerto del 31 luglio 2026. Foto di Pablo Menjibar, Collegium Vocale Gent

Lagrime di San Pietro è un ciclo composto da 20 madrigali e un mottetto, musicati su un testo del poeta italiano Luigi Tansillo vissuto nel periodo 1510-1568, considerato un letterato fondamentale per il passaggio epocale della letteratura italiana nel ‘500.
È giudicato da molti musicologi il più famoso ciclo di madrigali spirituali mai scritto per essere uno dei vertici raggiunti nella musica polifonica del Rinascimento. A ciò contribuisce il contenuto letterario dell’opera che narra del dolore vissuto da San Pietro dopo aver rinnegato Cristo.
Gli analisti ravvisano in questa composizione di Orlando di Lasso la presenza costante del numero sette. Sette sono infatti le voci della parte polifonica, che rappresentano i sette dolori della Vergine Maria e sette le sezioni nelle quali si strutturano moltissimi dei madrigali che la compongono. Il numero complessivo dei brani che lo compongono, 21 pezzi, inducono inoltre a pensare che voglia rappresentare sette volte il numero delle Persone della Trinità.
Quello che comunica a noi spettatori l’ascolto di questo grande capolavoro sono le straordinarie sfumature che ci coinvolgono in una tensione interiore di straordinaria pregnanza. Un mondo sonoro caratterizzato dalle sette voci che contrappuntisticamente si intrecciano per farci partecipare al travaglio interiore che sottomise l’animo di San Pietro nel rimorso di aver tradito l’insegnamento di Cristo.
Tragica è la conclusione con il ventunesimo brano “Vide homo, quae pro te patior” (Ecco, uomo, come soffro per te). Cristo crocefisso qui parla in prima persona, affronta il tradimento di Pietro, concludendo enunciando il concetto che il peccato è ascrivibile a tutta l’umanità e che si estrinseca al termine  con queste significative, drammatiche, parole: “Et cum sit tantus dolor exterior,/Intus tamen dolor est gravior/Tam ingratum cum te experior”. (E sebbene ci sia un dolore esteriore così grande,/il dolore interiore è ancora più pesante,/provo una profonda ingratitudine nei tuoi confronti.).

Fig. 4 Il concerto del 31 luglio 2026 presso la Chiesa del Monastero di Sant’Anna in Camprena. Foto di Pablo Menjibar, Collegium Vocale Gent

La direzione di Herreweghe è stata esemplare per estrarre dalla musica il significato spirituale di tutto il ciclo, il cui travaglio interiore di San Pietro trovava una rappresentazione sonora nell’intreccio delle sette voci per una esecuzione curata in tutti i minimi particolari, nelle emissioni vocali, come nelle sfumature del canto che hanno dato al testo una straordinaria espressività che si è trasfusa nell’esperienza di ascolto di ogni spettatore.
Tali risultati, per la musica polifonica, si possono ottenere solamente con un complesso vocale di altissimo livello per la necessaria intonazione e la precisione negli interventi e negli attacchi. Tali condizioni sono state garantite dal Collegium Vocale Gent che per l’occasione ha presentato sette voci di grande spessore che vogliamo citare per esteso perché protagonisti assoluti del concerto oltre all’impostazione dettata dall’esperienza e dalla raffinata direzione musicale di Philippe Herreweghe: Hana Blažíková e Barbora Kabátková soprani, Benedict Hymas, Samuel Boden e Simon Wall tenori, Edward Grint baritono e Jimmy Holliday basso.

Fig. 5 Un momento della conferenza di presentazione del concerto del 31 luglio 2026. Foto di Pablo Menjibar, Collegium Vocale Gent

Come detto il concerto si è concluso ottenendo una grande successo da parte del pubblico. Ma questa serata ha presentato un altro elemento importante per il futuro del Collegium Vocale Gent. Nella conferenza di presentazione della serata, tenutasi prima dell’inizio del concerto, Philippe Herreweghe, oltre a spiegare l’importanza e la peculiarità della parte musicale proposta ha anche anticipato la notizia che, per lui, è giunto il momento di un avvicendamento alla guida del Collegium Vocale Gent. La carica sarà affidata al soprano Barbora Kabátková, una delle più quotate voci di questo complesso che da un lungo periodo è tra le protagoniste delle esecuzioni proposte acquisendo così una esperienza fondamentale che si è basata sull’arte direttoriale di Philippe Herreweghe e sull’arte di esecuzione della musica polifonica. Raccoglierà quindi il gravoso compito di ricevere il testimone di una così importante conduzione musicale. Per quanto ci riguarda la consideriamo una scelta opportuna che ha tutte le carte in regola per contribuire al proseguo delle straordinarie esecuzioni di questo altrettanto straordinario complesso vocale che è il Collegium Vocale Gent.
Claudio Listanti