“World Press Photo 2026”. I migliori scatti del fotogiornalismo internazionale in mostra al Palaexpo di Roma

di Nica FIORI

Una riflessione sui temi dell’attualità globale: è questo, in sintesi, l’intento del World Press Photo, il prestigioso concorso indipendente che dal 1955 premia i migliori scatti e reportage prodotti ogni anno nel mondo da fotografi professionisti, contribuendo a costruire la storia del giornalismo visivo mondiale.

1 Locandina

Le foto più significative della 69a edizione del prestigioso contest di fotogiornalismo sono esposte dal 7 maggio al 29 giugno 2026 nel Palazzo delle Esposizioni di Roma nella mostra “World Press Photo 2026”, promossa dall’Assessorato alla Cultura di Roma Capitale e dall’Azienda Speciale Palaexpo, ideata dalla World Press Photo Foundation e organizzata in collaborazione con 10b Photography.

Le foto sono suddivise, secondo un modello geografico introdotto nel concorso a partire dal 2021, in sei macro-aree: Africa; Asia-Pacifico e Oceania; Europa; Nord e Centro America; Sud America; Asia occidentale, centrale e meridionale. Per ciascuna area sono state premiate tre categorie: Singole, Storie (reportage) e Progetti a lungo termine. I vincitori sono stati selezionati – inizialmente da sei giurie regionali indipendenti e successivamente da una giuria globale – tra 57.376 fotografie inviate da 3.747 fotografi provenienti da 141 Paesi. Rispetto all’edizione passata quest’anno si è registrato un aumento della partecipazione dal Sud America (+11%) e dall’area Asia-Pacifico e Oceania (+14%).

I lavori premiati sono 42 e sono stati valutati in base alla qualità visiva, all’approccio narrativo e all’impegno nei confronti della diversità, oscillando tra prospettive globali e punti di vista profondamente personali e intimi: si va dai conflitti devastanti ai disordini politici, dalla crisi climatica ai passaggi di migranti, portando allo stesso tempo alla luce storie di ricostruzione e ripresa, evidenziando la dignità delle persone raffigurate.

2 Los Angeles in fiamme negli scatti di Ethan Swope

Nel raccogliere e mostrare al pubblico queste storie importanti, la rassegna vuole incoraggiare una maggiore comprensione e consapevolezza degli eventi che avvengono nei vari continenti, e allo stesso tempo ricordare l’importanza della libertà di stampa in tutto il mondo, che è tutt’altro che scontata, visto che negli ultimi vent’anni sono stati uccisi migliaia di giornalisti, con una media di 80 all’anno. Secondo il Comitato per la protezione dei giornalisti (CPJ), il 2025 è stato uno degli anni più mortali mai registrati per la professione. Almeno 93 giornalisti sono stati uccisi mentre svolgevano il loro lavoro in 15 paesi del mondo, con più della metà uccisi in Palestina.

Nonostante tutte le difficoltà legate a contesti particolarmente complicati e ostili, i fotoreporter continuano a svolgere con dedizione il loro impegno nel documentare la verità, che in alcuni luoghi viene attaccata più o meno apertamente con la censura e con la violenza. Ha dichiarato Joumana El Zein Khoury, direttrice del World Press Photo.

Può sembrare ovvio, ma quando sei immerso nel flusso intenso del lavoro, alcune verità si rivelano lentamente. Un giornale pubblica ogni giorno. Noi premiamo le storie una volta all’anno. La nostra selezione diventa la testimonianza di un anno intero, un punto di riferimento. Non esiste una edizione del giorno dopo per ristabilire gli equilibri o riformulare un pensiero. Questa consapevolezza ha aumentato il mio rispetto per il processo che coinvolge ogni storia premiata”, 

La foto vincitrice e i due finalisti dell’edizione 2026, selezionati tra i 42 progetti vincitori, sono stati annunciati il 23 aprile scorso durante la conferenza stampa inaugurale della mostra, presso la De Nieuwe Kerk ad Amsterdam, da dove parte ogni anno il consueto tour internazionale.

A vincere il primo premio è stata la fotografa statunitense Carol Guzy con lo scatto “Separati dall’ICE” pubblicato sul giornale Miami Herald nel reportage sui cambiamenti nella politica statunitense in materia di immigrazione nel 2025, quando i tribunali sono stati trasformati in punti nevralgici per le operazioni di espulsione di massa condotte dall’Immigration and Customs Enforcement (ICE). Agenti dell’ICE hanno arrestato migranti privi di documenti subito dopo le loro udienze, causando spesso separazioni familiari profondamente traumatiche e scatenando feroci proteste pubbliche.

3 Separati dall’ICE © Carol Guzy, ZUMA Press for Miami Herald

La fotografia, scattata all’interno dello Jacob K. Javits Federal Building di New York il 26 agosto 2025, documenta il momento in cui Luis, un migrante ecuadoriano, viene fermato dagli agenti dell’ICE dopo un’udienza presso il tribunale per l’immigrazione. Le figlie sconvolte di Luis si aggrappano al padre mentre viene arrestato.

Ecco il commento di Joumana El Zein Khoury:

“Questa immagine mostra il dolore inconsolabile di bambini che perdono il padre in un luogo costruito per la giustizia. È una testimonianza cruda e necessaria della separazione familiare in seguito alle politiche di riforma degli Stati Uniti. In una democrazia, la presenza della macchina fotografica in quel corridoio diventa un atto di testimonianza: racconta una politica che ha trasformato i tribunali in luoghi di vite distrutte. È un potente esempio di quanto sia importante il fotogiornalismo indipendente”.

In questa mostra fotografica è proprio il senso del dolore a prevalere in molte immagini che documentano un’attualità cupa, contrassegnata da guerre, turbolenze politiche, carestie, incendi e cataclismi vari; la foto vincitrice potrebbe essere accostata, tra le altre, a quella dell’indiano Yasir Iqbal intitolata “Il dolore di una figlia in Kashmir” (pubblicata su Outlook India Magazine), nella categoria Singole; in questo caso la giovane raffigurata non urla, ma perde i sensi durante il funerale della madre, morta per le ferite causate da un mortaio mentre fuggivano dalla loro casa il 9 maggio 2025, nel corso del conflitto che vede l’India contrapposta al Pakistan in una pluridecennale contesa sui territori del Kashmir.

4 Yasir Iqbal, Il dolore di una figlia in Kashmir

Un accorato dolore è anche quello che una giovane donna prova per la perdita della sua cavalla, uccisa quando i droni russi a lungo raggio hanno colpito il loro quartiere e distrutto gran parte dell’isolato circostante a Odessa, in Ucraina, l’11 luglio 2025. La foto, di David Guttenfelder, è stata pubblicata sul The New York Times e fa parte della categoria Storie.

5-Guerra di droni ©David Guttenfelder The New York Times

Insieme alla foto vincitrice, grande risalto viene dato ai due progetti finalisti. “Emergenza umanitaria a Gaza” di Saber Nuraldin (EPA Images), nella categoria Singole, mostra civili palestinesi che si arrampicano su un camion di aiuti umanitari nel tentativo di procurarsi della farina. La foto è stata scattata il 27 luglio 2025, quando il camion è entrato nella Striscia di Gaza attraverso il valico di Zikim, durante quella che l’esercito israeliano ha definito una “sospensione tattica” delle operazioni per consentire il passaggio degli aiuti. Per la giuria questa immagine rende visibile la portata e l’urgenza della carestia nel secondo anno di questa guerra a Gaza, mettendo lo spettatore di fronte alla realtà della drammatica situazione locale, evidenziandone al tempo stesso le implicazioni collettive e globali.

6 Emergenza umanitaria a Gaza © Saber Nuraldin-EPA Images

Il secondo finalista è Victor J. Blue con lo scatto “I processi delle donne Achi” (realizzato per The New York Times Magazine) nella categoria Storie.

7 I processi delle donne Achi © Victor J. Blue, The New York Times Magazine

Raffigura Doña Paulina Ixpatá Alvarado, ritratta insieme ad altre donne Maya Achi fuori da un tribunale a Città del Guatemala il 30 maggio 2025, dopo aver ottenuto giustizia grazie alla condanna di tre ex membri delle pattuglie di autodifesa civile che le avevano stuprate ripetutamente, a partire dal 1983.

La guerra civile in Guatemala ha portato al genocidio di migliaia di persone Maya Achi per mano dell’esercito e di forze paramilitari locali sostenute dallo Stato, che hanno utilizzato la violenza sessuale come arma sistematica per sottomettere le comunità indigene. Nel 2011, ben 36 donne hanno avuto il coraggio di rompere il silenzio, avviando una battaglia legale durata 14 anni contro i loro aggressori. La loro resilienza collettiva sta trasformando un’eredità di impunità legata alla guerra in una storica conquista di giustizia.

Una foto della sezione Europa, nella categoria Singole, ci colpisce particolarmente per il senso di solitudine, reso quasi pittoricamente da Paula Hornickel nella foto “Emma, il robot sociale”, scattata a Albershausen, in Germania, il 3 luglio 2025.

8 Paula Hornickel, Emma il robot sociale

L’immagine mostra la vecchia Waltraud, su una sedia a rotelle, mentre parla con Emma, un robot sociale che riconosce i volti e ricorda le conversazioni passate. Le case di cura tedesche stanno affrontando due crisi: carenza di personale e solitudine. Uno studio del 2023 ha rilevato che un residente su cinque di età pari o superiore a 80 anni si definisce «gravemente solo». Questa realtà ha portato alla sperimentazione di robot sociali come Emma, sviluppata da una startup di Monaco.

Nell’area Asia-Pacifico e Oceania, tra le Storie sono stati premiati, tra gli altri, gli scatti intitolati “Matrimonio nell’alluvione” di Aaron Favila (22 luglio 2025, Associated Press), ovvero uno sposalizio che si svolge in una chiesa allagata. Quando il tifone Wipha ha colpito le Filippine e allagato la chiesa di Barasoain, una coppia di giovani decide di non annullare la cerimonia del loro matrimonio e di andare avanti comunque, a testimonianza del loro amore e della loro resilienza di fronte a condizioni avverse come un’inondazione.

Tra i vincitori di questa edizione c’è anche l’italiana Chantal Pinzi, una fotografa comasca che ha conquistato il premio nella categoria Storie per la regione Africa. Il suo progetto, “Farīsāt: le figlie della polvere da sparo”, racconta di un gruppo di donne in Marocco che partecipano alla Tbourida, una storica tradizione equestre patriarcale. Per secoli, la Tbourida è stata un’attività esclusivamente maschile, ma le cavallerizze hanno lottato costantemente per l’inclusione da quando la riforma del codice di famiglia marocchino ha rafforzato i diritti legali delle donne.

9 Chantal Pinzi, Farisat Le figlie della polvere da sparo

Sempre per l’Africa ricordiamo, tra le immagini premiate nella categoria Singole, “Joburg Ballet School” di Ihsaan Haffejee (Soweto, Sudafrica, 7 dicembre 2025, per GroundUp).

La foto mostra giovani ballerine nel backstage del Soweto Theatre durante lo spettacolo di fine anno.

Mentre nel Sudafrica dell’apartheid il balletto era riservato ai bianchi, oggi la Joburg Ballet School offre corsi di formazione sovvenzionati a bambini provenienti da contesti storicamente svantaggiati, con sedi a Soweto, Alexandra e Braamfontein. I genitori descrivono l’esperienza dei loro figli con la danza classica come qualcosa che mai avrebbero pensato possibile.

10 Ihsaan Haffejee, Joburg Ballet School

Questa mostra, ospitata al 2° piano del Palaexpo, offre un notevole approfondimento del materiale esposto grazie a didascalie particolarmente esaurienti. Molte immagini producono un forte impatto emotivo sul pubblico, soprattutto quelle che documentano realtà scomode, sofferenza e disperazione. Una delle domande che si sono posti i membri della giuria 2026 è: “Abbiamo bisogno di contenuti espliciti per comprendere cosa sta accadendo nel mondo?

Significativa appare la risposta della Presidente della Giuria Globale Kira Pollack:

I contenuti espliciti possono confrontarsi con verità difficili, ma devono essere realizzati con partecipazione, nel rispetto della dignità. La sfida consiste nel catturare emozioni forti e dare forma a immagini che ci aiutino a comprendere la realtà, anziché suscitare semplice sgomento e indurre le persone a distogliere lo sguardo”.

Un’altra domanda che sorge spontanea è se nell’era dell’intelligenza artificiale ci sia ancora bisogno del fotografo. Ovviamente i membri della giuria del concorso concordano nel ritenere che la presenza di un professionista dietro la macchina da presa sia più importante che mai, perché l’IA trasforma le esperienze vissute dalle persone in simulazioni, mentre il fotogiornalismo è fondato sul principio della testimonianza diretta. Pertanto, una narrazione visiva affidabile, basata sulla verità, è tutt’altro che obsoleta, e anzi essenziale per capire la realtà.

Nica FIORI  Roma  10 Maggio 2026

Palazzo Esposizioni Roma Via Nazionale 194, Roma

Orario: dal martedì alla domenica ore 10-20 (lunedì chiuso)

www.palazzoesposizioniroma.it