redazione
Il Tesoro di Antichità . 
Winckelmann e il Museo Capitolino nella Roma del Settecento
Una mostra per celebrare gli anniversari della nascita e della morte del fondatore dellâarcheologia moderna, Johann Joachim Winckelmann (1717-1768)
âVivo come un artista e come tale sono accolto nei luoghi dove ai giovani è permesso di studiare, come nel Campidoglio. Qui è il Tesoro delle antichitĂ di Roma e qui ci si può trattenere in tutta libertĂ dalla mattina alla seraâ.
Ă il 7 dicembre del 1755 ed è con queste parole che Johann Joachim Winckelmann, giunto a Roma da appena tre settimane grazie a una borsa di studio conferita dal principe Elettore di Sassonia, descrive a un amico la sua prima visita al Museo Capitolino, il primo museo pubblico dâEuropa, luogo in cui il vitale rapporto con lâAntico può essere coltivato in assoluta libertĂ , âvon Morgen bis in den Abendâ (dalla mattina alla sera).

Nei tredici anni successivi, fino alla tragica morte avvenuta a Trieste lâ8 giugno del 1768, Winckelmann, nato a Stendal il 9 dicembre del 1717 in una famiglia molto modesta, definisce i contenuti fondamentali del Neoclassicismo tardo-settecentesco e getta le basi teoriche dellâarcheologia moderna, dando vita a un raffinato sistema di valutazione cronologica e stilistica delle opere antiche fondato sullâosservazione diretta dei manufatti e lâattenta lettura delle fonti letterarie. âNovello Colomboâ, âscopritore di una terra a lungo presagita, menzionata e discussa, e lo si può ben dire, un tempo conosciuta e poi nuovamente perdutaâ. CosĂŹ Johann Wolfgang Goethe esprime lâimpatto rivoluzionario dellâopera di Winckelmann, e in particolare della Storia dellâArte nellâAntichitĂ pubblicata a Dresda nel 1764.
La mostra âIl Tesoro di AntichitĂ . Winckelmann e il Museo Capitolino nella Roma del Settecentoâ, ai Musei Capitolini dal 7 dicembre 2017 al 22 aprile 2018, intende celebrare gli importanti anniversari winckelmanniani del 2017 (300 anni dalla nascita) e del 2018 (250 anni dalla morte) e si inserisce nel contesto delle manifestazioni europee coordinate dalla Winckelmann Gesellschaft di Stendal, dallâIstituto Archeologico Germanico di Roma e dai Musei Vaticani.
Promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale â Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e a cura di Eloisa Dodero e Claudio Parisi Presicce, con lâorganizzazione di Zètema Progetto Cultura, la mostra ha una duplice finalitĂ : la prima, offrire ai visitatori il racconto degli anni cruciali che hanno portato, nel dicembre del 1733, allâistituzione del Museo Capitolino, il primo museo pubblico dâEuropa, destinato non solo alla conservazione ma anche alla promozione della âmagnificenza e splendor di Romaâ; la seconda, presentare le sculture capitoline sotto una luce diversa, ovvero attraverso le intuizioni, spesso geniali, del grande Winckelmann.
Arricchita da una selezione di 124 opere, il Tesoro di AntichitĂ si sviluppa in tre sedi diverse nellâottica di una âmostra diffusaâ: le Sale Espositive di Palazzo Caffarelli, le Stanze Terrene di Sinistra del Palazzo Nuovo e le Sale del Palazzo Nuovo.
Le Sale Caffarelli, sede centrale dellâevento, ospitano documenti originali, volumi, disegni, incisioni, dipinti, sculture antiche e moderne, in grado di narrare i primi anni di vita del Museo Capitolino, dallâimportante premessa costituita dallâallestimento del portico della Roma Cesi nel cortile del Palazzo dei Conservatori, allâacquisto di 416 sculture da parte di Clemente XII (r. 1730-1740) della collezione del cardinale Alessandro Albani nel dicembre del 1733, vero e proprio atto di fondazione del Museo, fino alla pubblicazione tra il 1741 e il 1755 del primo catalogo illustrato delle sculture capitoline, destinato a diffondere in Europa la conoscenza di un patrimonio inestimabile.

Sculture antiche delle Staatliche Kunstsammlungen di Dresda, un tempo esposte nel Palazzo Albani alle Quattro Fontane, tornano a Roma per ricongiungersi, dopo quasi trecento anni, con le opere della stessa collezione confluite nel Museo Capitolino. Vedute e preziosi disegni a sanguigna realizzati dallâartista francese Hubert Robert (1733-1808) e oggi divisi tra i musei di Valence e Valenciennes e il Getty Museum di Los Angeles, documentano la Piazza del Campidoglio e i palazzi capitolini nella seconda metĂ del â700. Ritratti di Pompeo Batoni (1708-1787) dal Museo del Prado e dalla Galleria Nazionale di Arte Antica di Palazzo Barberini danno un volto ai papi e alle personalitĂ che hanno contributo allâaffermazione del Museo Capitolino come centro di elaborazione culturale della Roma del tempo.
La sezione espositiva di Palazzo Caffarelli si chiude con la presentazione di alcuni aspetti del soggiorno di Winckelmann a Roma: i luoghi in cui abita, le ville, i palazzi e le biblioteche che frequenta, i personaggi che fanno parte del suo entourage; uno âspazio immersivoâ, in cui sono impiegate tecnologie di realtĂ virtuale, offre la possibilitĂ di approfondire alcuni passaggi della Storia dellâArte attraverso una selezione di sculture capitoline e riprese esclusive realizzate a Villa Albani Torlonia.
Nelle Stanze terrene di sinistra del Palazzo Nuovo, reintegrate nel percorso del Museo e riaperte al pubblico per la prima volta dopo alcuni anni, sono ricreati allestimenti espositivi ormai perduti: sculture oggi conservate nei depositi dei Musei Capitolini e della Centrale Montemartini, consentono una suggestiva immersione nella realtĂ settecentesca del Museo. Uno splendido tripode in marmo da Villa dâEste, un tempo importante elemento dellâarredo dellâatrio del Palazzo Nuovo e dal 1797 al Louvre, ritorna ai Musei Capitolini per essere esposto nel Salone e tornare a dialogare con una statua di Atena un tempo collocata di fronte a lui nellâatrio del palazzo, come rivela il raffinato disegno di Hubert Robert. La ricostruzione analogica nelle Stanze terrene è accompagnata da ricostruzioni 3D delle sale del Museo che hanno subito i cambiamenti piĂš significativi dagli anni del soggiorno di Winckelmann a Roma.
Nelle magnifiche sale che ospitano da quasi trecento anni la collezione permanente del Palazzo Nuovo, infine, è stato predisposto un percorso di visita speciale, dedicato al grande studioso tedesco: 30 sculture sono lette attraverso gli occhi di Winckelmann con lâobiettivo di evidenziare lâinfluenza esercitata dalla Storia dellâArte e dai Monumenti Antichi Inediti â lâopera italiana di Winckelmann pubblicata nel 1767 â sullâinterpretazione e la valutazione stilistica dei capolavori capitolini.
Negli anni in cui Winckelmann rivoluziona il modo di studiare le testimonianze del mondo antico dando inizio alla moderna archeologia, il modello di museo pubblico rappresentato dal Museo Capitolino si diffonde rapidamente in tutta Europa, segnando la nascita di modalitĂ del tutto nuove di fruizione dei beni artistici: un Tesoro di AntichitĂ non piĂš concepito come proprietĂ esclusiva di pochi, ma come luogo destinato allâavanzamento culturale della societĂ .
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