“Voglio che mi sentiate dire: io ci sto! Io sono con voi”. Papa Leone, l’incontro mondiale dei Movimenti Popolari, e la ‘custodia della persona umana ai tempi dell’intelligenza artificiale’.

di Chiara GRAZIANI

La Chiesa sostiene le vostre giuste lotte per la terra, la casa e il lavoro. Come il mio predecessore Francesco, credo che le vie giuste partano dal basso e dalla periferia verso il centro. Le vostre numerose e creative iniziative possono trasformarsi in nuove politiche pubbliche e diritti sociali. La vostra è una ricerca legittima e necessaria. Chissà se i semi dell’amore, che voi seminate, piccoli come semi di senape potranno crescere in un mondo più umano per tutti e aiutare a gestire meglio le «cose nuove».

Papa Leone, incontro mondiale dei Movimenti Popolari, aula Paolo VI, 23 ottobre 2025

Senza alcuna pretesa di predire i contenuti della prima enciclica di Leone, pubblica dal 25 maggio, qualche riflessione sul magistero di papa Prevost può essere d’orientamento.  E’ certo, infatti, che nella sua predicazione,  ma anche nei segni e nelle scelte, si rifletta già la corposa lettera “Magnifica Humanitas” riguardo la “custodia della persona umana ai tempi dell’intelligenza artificiale”.

Una cosa è chiara. Magnifica Humanitas non sarà un’enciclica  sull’intelligenza artificiale ma soprattutto sulla “custodia della persona umana” in un mondo abitato da una nuovissima, enigmatica, presenza che abbiamo liberato dalla lampada e che ogni giorno è più nuova, visto che non fa che reinventarsi da sé con i modelli di autoaddestramento; così come la Laudato Sì non è un’enciclica “ecologica” , come Francesco ripeteva, bensì un’”enciclica sociale” basata sull’invenzione bergogliana dell’ecologia integrale, cura del creato opposta al paradigma tecnocratico.

Tutte e due le encicliche, dunque, hanno il medesimo punto di partenza, la “custodia” che non esiste senza “responsabilità” e che ha come orizzonte la giustizia sociale e lo sviluppo integrale di “ogni uomo e di tutto l’uomo”. Letteralmente dal primo minuto Prevost ha annunciato, per bocca del portavoce Matteo Bruni, che la “sfida” dell’intelligenza artificiale sarebbe stata al centro del suo pontificato e che il nome di Leone lo radicava nella scelta di campo della giustizia sociale davanti al sorgere di “cose nuovissime”.

Ora il “manifesto” di Leone, maturato in un anno di magistero che ha confermato il ruolo della Chiesa come particolarissimo attore internazionale super partes e credibile, sta per proporsi non solo ai cristiani ma ad ogni membro della fratellanza umana che ci si propone di costruire. Il primo a rivolgersi a “tutti gli uomini di buona volontà” del mondo fu Giovanni XXIII con la Pacem in Terris: era l’11 aprile del ‘63 e la vocazione universale della Chiesa cattolica spiegava le sue ali.

Di successore in successore, fino alla stagione rivoluzionaria di Francesco, il seme di Giovanni maturava nella terra di Leone, inteso come il XIII del nome che due secoli fa fu sfidato dalle “cose nuove” della rivoluzione industriale e indirizzò agli attori sociali la “Rerum Novarum”.

Leone XIII fu il primo ad individuare le responsabilità del capitale verso il popolo e indicare la necessità di proteggere chi rischiava di essere schiacciato dal sorgere di quella che abbiamo conosciuto come logica ideologizzata del profitto. Prevost è in questo sentiero. Il seme che sta coltivando è quello della giustizia sociale, intesa come comune orizzonte di liberazione e salvezza di ogni essere umano e dell’avvento di un “mondo diverso” (in linguaggio cristiano “civiltà dell’amore” nella quale tutti sono cittadini). Oggi l’alternativa è fra l’auto-invenzione quotidiana dell’intelligenza artificiale, in un vuoto etico e normativo, e la costruzione della giustizia sociale.

L’enciclica di Prevost è dunque attesa con qualche timore nell’Olimpo della tecno-oligarchia che cerca di liberarsi da ogni freno. E con speranza da quel mondo incarnato nell’assemblea dei movimenti popolari mondiali che Leone ricevette ad ottobre scorso, onorando un impegno preso da Francesco e, nel corso del quale fece un discorso denso, poetico, profondamente politico. In quell’occasione Leone individuò i suoi interlocutori privilegiati, davanti al sorgere delle cose nuove: ossia chi combatte per “terra, casa e lavoro”, sacri diritti senza i quali ogni progresso è finzione, corsa sfrenata al profitto di elite ai danni del bene comune. Disse, ai movimenti :

“Voglio che mi sentiate dire: io ci sto! Io sono con voi”.

Con quell’insolito “io”, Leone quel giorno ha gettato il corpo del Papa nella mischia delle “giuste lotte”. E, in quel giorno spiegò chiaramente quale sarebbe stato il suo “ punto di vista sulle cose nuove” che sono oggi, l’oggetto della sua prima enciclica. “Cose nuove” che citò ben 14 volte nel suo discorso.

“Ci sono certamente “cose nuove” nel mondo – disse – ma quando diciamo questo, in genere adottiamo uno “sguardo dal centro” e ci riferiamo a cose come l’intelligenza artificiale o la robotica. Tuttavia, oggi vorrei guardare alle “cose nuove” con voi, partendo dalla periferia”.

Magnifica Humanitas ha, dunque, il baricentro nelle periferie. Adotta la visione che Prevost definisce “profetica, poetica e creativa” di chi per amore della giustizia e della pace si dà alle “giuste lotte” (che sono poi il contrario dal basso della guerra giusta delle elite). Addirittura sembra affidare la possibilità di successo a questa scelta di campo che indica a tutti compromettendosi per primo. “Io ci sto!”.

Le “cose nuove” possono essere alleate o nemiche. Se l’intelligenza artificiale ci porterà alla “schiavitù del lavoro” o, al contrario, sarà lo sguardo profondo della comunità per individuare sofferenze e difficoltà e suggerire soluzioni rapide ed efficaci, dipenderà da quanti si comprometteranno per darle un’etica: ai vertici delle big tech ma anche nelle reti dei movimenti, chiamati a riempire, dice il Papa, il ruolo che fu dei sindacati. In fondo AI impara da noi e copia.

Sempre dal discorso ai movimenti popolari:

“Poiché condividiamo tutti la stessa umanità, dobbiamo assicurarci che le “novità” siano gestite in modo adeguato. La questione non dovrebbe rimanere nelle mani delle élite politiche, scientifiche o accademiche, ma dovrebbe invece riguardare tutti noi. La creatività di cui Dio ha dotato gli esseri umani e che ha generato grandi progressi in molti ambiti, non è riuscita ancora ad affrontare al meglio le sfide della povertà e, perciò, non è riuscita a invertire la rotta sulla drammatica esclusione di milioni di persone che rimangono ai margini. Questo è un punto centrale nel dibattito sulle “cose nuove”.

Un punto che non è estraneo anche all’altra grande preoccupazione che Leone ha spesso manifestato. Quella dell’invadenza delle “cose nuove” che generano “idolatria del profitto”. Ed anche “idolatria” tout court che ha i suoi tecno-teologi che parlano per una tecno oligarchia. Il  segreto e l’ombra, infatti, sono stati la cornice che ha accompagnato, mesi fa a Roma, il ciclo di conferenze di Peter Thiel, presidente del consiglio di amministrazione di Palantir, la piattaforma trasversale che, incrociando miliardi di dati personali, è in grado di vedere in profondità nella vita delle persone e nell’organizzazione delle comunità. Uno straordinario potere che chiede di essere liberato dagli ultimi vincoli per lasciare l’intelligenza artificiale evolversi fino alla forma di Intelligenza Artificiale Generale, con l’imprevedibilità fra le sue caratteristiche. Una teoria che sfiora, se non è già, il culto, tanto che AGI ha anche un nome per indicarla come entità autonoma e praticamente divina: “la Singolarità”.

La nota dottrinale sull’intelligenza artificiale “Antiqua e Nova”, approvata da papa Francesco alla fine del 2024, ha espressamente indicato l’attesa della Singolarità come idolatria, un’idolatria coltivata nelle big tech e nelle oligarchie militari e che, alla fine, ha il solo obiettivo di mostruosi profitti basati sull’esclusione di gran parte dell’umanità. Sembra uno scenario da fantascienza, ma neppure Asimov era arrivato ad immaginare tanto e l’intelligenza artificiale ha già preso il timone delle guerre qui ed oggi.  La questione è più che reale e sentita, visto che l’allarme è stato categorizzato già nella Antiqua e Nova, voluta da papa Francesco.

Magnifica Humanitas, enciclica sociale, poetica e politica, sta come segno di contraddizione e di alleanza con le periferie umane di tutto il mondo. E si ripropone di togliere il nome di Dio non solo dalle mani dei signori della guerra giusta, ma anche da quelle dei nuovi oligarchi.

Chiara GRAZIANI  Roma 20 Maggio2026