Vito Acconci: quando l’Arte (fuori del perimetro della cornice) si fa corpo e si unisce con la vita

di Marco FIORAMANTI

VITO ACCONCI (New York, 1940 – 2017). L’ARTE VISSUTA FUORI DAL PERIMETRO DELLA CORNICE: L’ARTE CHE, ROVESCIANDO LE TRADIZIONALI DINAMICHE DI CONTEMPLAZIONE PASSIVA, SI FA CORPO E SI MISCHIA CON LA VITA.

LA DIVISIONE E L’ABBANDONO DELL’IO COME CORPO-SOGGETTO

Vito Acconci Theme Song 1

Poeta, fotografo, body artist, perenne ricercatore, pioniere del video e della performance, innovatore e visionario nel campo dell’architettura e dell’arte pubblica, allergico alle mode e critico rispetto allo spirito e alle estetiche del tempo. Vito Acconci è stato uno dei più grandi artisti del Novecento.

Erano gli anni Sessanta quelli in cui l’artista amava esplorare nuovi linguaggi, usare differenti discipline inseguendo quel suo personale filo rosso che conferiva autenticità al prodotto finale.

Autodidatta, fare arte per lui significava scoprire ogni giorno sé stesso nel suo mutare, opporsi alle regole, uscire dal pensiero comune. Affascinato dalla scrittura e dalla parola in particolare, si affaccia all’esperienza artistica attraverso la poesia sperimentale. Il passaggio dal testo scritto, solipsistico, all’azione interattiva viene spontaneo. Gli “atti linguistici performativi” si trasformano in un’azione dinamica nella quale il linguaggio parlato acquista maggiore forza evocativa, ancestrale, primigenia. L’artista, materializzandosi sulla scena, si fa soggetto/oggetto “minimalista” dell’agire.

SITUAZIONISMO: Parola, Azione, Significato.

Già a partire dal 1967 l’artista si era orientato verso le prime sperimentazioni poetiche con una componente di tipo rituale. Nel triennio ’67-’69 Acconci è stato editore e redattore, insieme a Bernadette Mayer, della rivista 0 to 9, stampata in ciclostile con tiratura di quattrocento copie uscita in 6 numeri più un fascicolo speciale (dedicato agli Street Works del ’69) legata in particolare alla scrittura intesa come testo/evento, poesia da agire.

Acconci punta esclusivamente a valorizzare “l’attività fisica dello scrittore”. Lo definiva “lo spazio del corpo”. Ne è un esempio questo testo inedito del 1967 (untitled):

Se viene scelta ogni seconda parola, il testo dice “vado” “uno” “a” “altro” “io” “giù” “poi” “su” “il” “lato” “io” “ancora” “così” “finché” “in tempo” “raggiungo” “fondo”. Se viene scelta ogni terza parola, il testo dice “da” “a” “dove” “giù” “dietro” “il” dove” “ancora” “sopra” “in” “raggiungo” “io” “fondo”. Se viene scelta ogni quinta parola, il lato” “io” “dietro” “lato” “io” “e” “in” “il”. […]

A Situation Using Typewriter, Voice, Description (1969). Si tratta di frasi enunciate dai significati concettuali direzionate sotto dettatura dei performer a un dattilografo. Si tratta di un elenco di metafore, che simulano frasi da vocabolario, modi di dire che giocano prettamente sul versante percettivo (ascolto&scrivo). In A Situation using street, walking running (1969) Acconci utilizza lo spazio attorno a sé per contestualizzarlo rispetto alle parole usate, una sorta di parallelismo tra le parole e il loro uso nel vocabolario. L’attività è una rifondazione del significato nella parola.

PEDINAMENTO. New York, ottobre 1969

Un artista, ogni giorno, attraversa a piedi le strade della città, sceglie a caso una persona – oggi un uomo in giacca di pelle, domani una ragazza in cappotto arancione – e la segue ovunque vada, il più a lungo possibile. Il pedinamento può consumarsi in una manciata di minuti, quando, ad esempio, il viandante salga all’improvviso su una macchina; può durare ore qualora la sconosciuta entri in un ristorante. Following Piece termina nell’istante in cui la “preda” sgattaiola dentro un luogo privato (la sua casa, il suo ufficio), dove Vito Acconci non può accedere. A questo punto il voyeurismo della performance è game over: l’artista inscena il rito di una relazione fittizia con un estraneo, fruga nella sua intimità per depistare sé stesso, si ciba della quotidianità di un altro come un parassita. Le componenti principali dell’arte di Acconci sono quella teatrale e quella socio-psicologica pur se a nessuna delle due intende conformarsi (al teatro per il suo impianto letterario, alla seconda perché riesce ad opporle una costruzione formale).

Vito Acconci, Following Piece. Street Works IV. 3–25 Ottobre 1969. New York. Fotografie di Betsy Jackson

PERFORMANCE. La nozione di performance si sviluppa nel 1972, il body artista entra nella galleria Sonnabend di New York ne trasforma lo spazio secondo una rappresentazione rituale.

Verso la metà degli anni ’70 le sue opere passano ad essere vere e proprie installazioni spaziali dove l’uso della voce diventava solo strumento di attenzione e possibile avvicinamento per il pubblico presente. Lo spazio non doveva essere il contenitore vago quando il luogo della visione.

Il pubblico doveva essere consapevole di “abitare” quello spazio, quella situazione. Da lì poi la scelta di dirigersi verso l’architettura vera e propria dove lo spazio è l’ambiente tout court in cui ti muovi. La differenza con il modello di architetto è che Acconci-artista si rivolge al pubblico attraverso un coinvolgimento spaziale mirato e diretto, al contrario dell’autoreferenzialità tipica del professionista. Impensabile credere che, dalla fase di progettazione a quella dello spazio realizzato, si possa avere il controllo totale della situazione. I mutamenti sono non solo inevitabili ma necessari. È a proposito delle azioni di Acconci che, nei caffè di New York, si comincia a parlare di Body Art.  

Mentre i giovani delle contestazioni studentesche occupano le università americane indossando t-shirt e jeans stretti, gli artisti si servono del corpo come il più viscerale dei mezzi di espressione, come strumento di militanza politica, come linguaggio: un corpo vivo che respira, esplora sé stesso, geme e rivendica. Un repertorio di sussurri, mugolii e rumori del corpo di sorprendente espressività prelinguistica, odori e sapori estemporanei, mnemonici; è il riscatto di sensi atrofizzati e addomesticati, è l’immersione dei liquidi corporali negli umori.

Le Neoavanguardie degli anni Sessanta e Settanta sabotano il crescente processo di mercificazione del sistema dell’arte, sempre più viziato dall’ingordigia del consumismo e dai feticismi della borghesia: agli artisti non diverte più l’immortalità della materia e fuggono via dai luoghi tradizionalmente consacrati all’arte (musei e gallerie). L’opera allora avviene in spazi aperti, desertici e dispersi (Land Art), diviene idea ed esercizio della mente (Arte Concettuale), si smaterializza realizzandosi come evento unico e irripetibile sul o con il corpo dell’artista. Sono cinici cerimoniali di perlustrazione di un corpo quelli di Vito Acconci: gesti semplici esperiti fino al limite estremo della resistenza fisica e della tensione delle relazioni.

INSTANT HOUSE. Nel 1980 parte il concetto di Instant House, un’architettura fai-da-te. Progetti e plastici presentati come un’installazione su una rete metallica che fa da supporto e da trasparenza, pieno e vuoto al contempo oltre alla flessibilità d’uso a seconda degli spazi espositivi. La rete permette, anche all’interno dello spazio architettonico progettato, una riconfigurazione mobile dell’intera area. Flessibilità negli elementi d’appoggio, la possibilità di ripiegare e “accartocciare un muro”, forature piegamenti stessi della parete a formare sedute, appoggi sospensioni ecc. Lo slogan è “PROGETTARE LA LIBERTÀ” (To design freedom).

Istant house
Acconci Studio. Light beams for the sky of a transfer corredor. San Francisco International Airport 1997-2001)

ACCONCI, DESIGNER OF THE YEAR 2012.

Premiato dalla giuria Design/Miami che ogni anno segnala un progettista capace di mescolare arte, letteratura, architettura e design, Acconci ha come fiore all’occhiello la MUR INSEL, decisamente l’opera più nota al grande pubblico.

Detta anche Acconci-Insel (sotto e al lato), è una piattaforma artificiale a forma di conchiglia collegata da due ponti pedonali costruita nel fiume Mura a Graz, in Austria. L’isola fu creata in occasione dell’anno di Graz capitale europea della cultura, nel 2003, La costruzione, che ospita una terrazza e un bar (un café lounge) alla moda, ha una lunghezza di 50 metri ed è larga 20 metri, con la possibilità di ospitare fino a 350 visitatori.

In occasione del Designer of the Year Award il Design District di Miami ospiterà una mostra dei lavori dello studio Acconci, tra cui il progetto del parco giochi “Klein Bottle Playground” (a lato) che diventerà un’opera permanente in situ nel 2014. Anche quest’anno infatti la commissione di Design Miami/ ha colto l’opportunità del premio per restituire un progetto utile alla comunità.

Acconci Studio produrrà una struttura ricreativa per i bambini originariamente pensata per il programma di aiuti umanitari “Art for the World” e destinata ai piccoli dei rifugiati. Il progetto è ispirato dal matematico tedesco Felix Klein, che ha tradotto il concetto dell’anello di Moebius in una superficie continua (la “bottiglia di Klein”) che non ha distinzione tra interno ed esterno. Un paradosso che Acconci e soci hanno interpretato come una grande sfera percorsa da tubi ricurvi che convergono su sé stessi, tutta da esplorare.

NOTA BIOGRAFICA

Nato nel 1940 e cresciuto nel Bronx, Vito Acconci non sceglie l’artificialità dei riflettori di un museo, per le sue performance, va in strada alla luce del giorno. Comincia la sua carriera come poeta alla fine degli anni ’60. In seguito diviene un artista performativo e della videoarte, usando il suo corpo come soggetto di fotografie, film e video. Alla fine degli anni ’80 con l’Acconci Studio riunisce un gruppo di progettisti di spazi urbani pubblici, case, giardini, accessori per la casa. Frequenta la Regis High School di New York. Bachelor of Arts in letteratura, presso il College of the Holy Cross nel 1962. Master of Fine Arts in letteratura e poesia, presso l’Università dell’Iowa. Docente nel Nova Scotia College of Art and Design (Halifax, Canada), nel California Institute of the Arts, alla Cooper Union, nella School of the Art Institute of Chicago, nell’Università di Yale e al Parsons School of Design. Negli ultimi anni ha insegnato al Pratt Institute di Brooklyn.  Muore a Manhattan il 27 aprile 2017.

Marco FIORAMANTI Roma 10 Agosto 2025