Virgilio Guidi e Tancredi, il nodo invisibile di due poetiche che attraversano il Novecento. Un pezzo di Contemporaneo a Foligno

di Monica LA TORRE

Esistono incontri che non si fondano sulla prossimità dei linguaggi, bensì sulla capacità di rivelare, attraverso la distanza, una medesima tensione conoscitiva. In questa prospettiva critica si colloca “Guidi – Tancredi. Un nodo invisibile”, esposizione allestita presso il CIAC – Centro Italiano Arte Contemporanea di Foligno dedicata  a due protagonisti rilevanti dell’arte italiana del Novecento: Virgilio Guidi e Tancredi Parmeggiani.

Allestita grazie  su iniziativa e contributo della  Fondazione Cassa di Risparmio di Foligno, la mostra, inaugurata il 27 giugno, chiuderà i battenti il  27 settembre 2026.

Il percorso espositivo

L’esposizione riunisce oltre settanta opere, alcune delle quali raramente visibili al pubblico, ponendo a confronto i lavori realizzati da Guidi tra gli anni Venti e Trenta con la stagione più intensa della produzione di Tancredi, sviluppata tra gli anni Cinquanta e Sessanta. L’ordinamento, non potendo seguire un impossibile parallelismo cronologico, sceglie una lettura critica fondata sulla relazione fra le differenti concezioni dello spazio pittorico e della rappresentazione.

Da un lato si sottolinea la costruzione rigorosa di Guidi, la luce che da elemento atmosferico si fa materia  strutturale, un uno spazio dove l’elemento naturalistico si dissolve in una sospensione percettiva rarefatta; dall’altro si evidenzia  il segno  frammentato di Tancredi, la superficie disseminata interamente, uno spazio dominato che diviene  sismografo della coscienza contemporanea, instabile; del reale complesso privo di linearità, di tregue.

La curatela

L’operazione curatoriale è affidata a Italo Tomassoni critico italiano dell’arte contemporanea e una frequentazione di rilievo con i  protagonisti delle avanguardie internazionali, affiancato dallo storico dell’arte Giovanni Granzotto. Alla base, la volontà di verificare come due esperienze distanti nella genesi, nella visione, nella percezione spaziale  possano essere ricondotte entro un medesimo orizzonte interpretativo, su un piano dove la loro radicale diversità confluisca comunque in una consonanza teorica e poetica. in un percorso nel quale la distanza tra i due artisti non venga attenuata ma, al contrario, resa esplicita.

È difatti la scommessa della solo  apparente inconciliabilità ad ispirare il  titolo della mostra, “Un nodo invisibile”, espressione attraverso la quale Tomassoni richiama esplicitamente il modello teorico del “Nodo Borromeo” elaborato da Jacques Lacan:

«un intreccio tra reale, simbolico e immaginario – specificherà il critico in occasione del vernissage –  che diventa chiave di accesso alle profondità dell’essere e della creazione artistica. In Guidi questa struttura si organizza armonicamente nella sintesi di luce, forma, colore e spazio; in Tancredi, invece, si contrae fino a trasformarsi in una tensione psicologica estrema, in una pittura che registra il dramma dell’esistenza e l’instabilità della coscienza contemporanea».

Il curatore Giovanni Granzotto sottolinea:

«Guidi attraversa il Novecento cercando nella luce la verità della natura, senza mai diventarne ostaggio: viveva la contemporaneità con l’occhio rivolto alla storia e il pensiero proiettato al futuro. Tancredi, invece, è stato “un uragano leggero”. Ha trasformato lo spazio in un campo mentale attraversato da energia, angoscia e libertà. È in questa distanza che nasce il loro invisibile punto di contatto: la necessità profonda di fare della pittura una forma assoluta di verità interiore».

L’esposizione offre tra l’altro l’occasione per approfondire il rapporto tra artisti uniti in vita da una reciproca stima, documentata già nel 1949, quando Guidi presentò il giovane Tancredi alla sua prima mostra personale veneziana, e successivamente nel 1953, in occasione della mostra alla Galleria del Naviglio di Milano sostenuta anche da Peggy Guggenheim.

Focus

Virgilio Guidi  (Roma, 1891-Venezia, 1984) occupa una posizione centrale nella vicenda artistica italiana del Novecento. La sua  ricerca, muovendo dall’esperienza della pittura tonale veneziana e dal dialogo con la tradizione figurativa, giunge a elaborare una riflessione essenziale sul rapporto tra luce, spazio e forma, facendo della percezione luminosa il principio generatore dell’immagine e della pittura un’esperienza di assoluta concentrazione poetica.

Virgilio Guidi – Adriana che dorme, 1928, olio su tela, 50x60cm
Virgilio Guidi – Notre Dame di Parigi, 1931, olio su tavola, 61x50cm

Tancredi Parmeggiani (Feltre, 1927-Roma, 1964) una delle personalità più complesse e drammatiche dell’arte europea del secondo dopoguerra, trasforma il linguaggio informale in una scrittura pittorica che ricerca l’intensità emotiva, nella quale  segno e colore esprimono una continua tensione esistenziale.

Tancredi Parmeggiani – I matti, 1960, tecnica mista su carta, cm172x152
Tancredi Parmeggiani – Senza titolo, 1958, olio su tela

Sostenuto da Peggy Guggenheim e vicino alle esperienze dello Spazialismo – di cui firma il manifesto nel 1952,  a Venezia, con Alberto Burri e Lucio Fontana, che lo aveva fondato a Milano nel 1947), manterrà sempre una irriducibile autonomia espressiva.

Monica LA TORRE  Foligno  19 Luglio 2026