Villa Rubini a San Pietro Intrigogna (Vicenza), un gioiello da salvare

di Francesco CARACCIOLO

L’edificio settecentesco, facente parte di un complesso architettonico di grande pregio dal punto di vista storico-artistico, sorge in aperta campagna, lungo la riviera berica, a pochi passi dal piccolo centro di San Pietro Intrigogna, a poca distanza dal borgo di Longara, nel territorio comunale di Vicenza. La parte dominicale è stata edificata verso la fine del sec. XVIII su progetto probabilmente del grande architetto Ottavio Bertotti Scamozzi, tra i maggiori interpreti del movimento del Neo-Palladianesimo che attecchì nel Veneto nel ‘700.

Il complesso architettonico s’inserisce in un vasto possedimento che copre un’area di 13.000 mq.  comprendente, oltre alla villa padronale, le adiacenze della fattoria (con le barchesse e i magazzini della seta) e i terreni circostanti. Qui si praticava un’intensa attività agricola, incentrata principalmente sulla coltivazione dei gelsi, finalizzata all’allevamento dei bachi da seta, che rappresentava una delle maggiori fonti ricchezza della pianura veneta tra il Settecento e l’Ottocento. Tuttavia, alcuni documenti del catalogo nazionale dei Beni Culturali tracciano le origini del sito già a partire dal XIV secolo (e non sarebbe l’unico caso conclamato di stratificazione attraverso i secoli che testimonia l’avvicendarsi dell’evoluzione della villa veneta).

La villa vera e propria (fig. 1), che versa in uno stato di grave incuria, possiede un elegante disegno neoclassico nelle sue forme essenziali,

1. Ottavio Bertotti Scamozzi (attr.), Villa Rubini, prospetto principale, fine sec. XVIII, San Pietro Intrigogna, Vicenza
2. Ottavio Bertotti Scamozzi (attr.), Villa Rubini, particolare del timpano e del portale principale

che si può notare in particolar modo nella bella facciata con timpano triangolare (fig. 2), dove insiste un bugnato liscio e il cui comparto centrale è scandito da quattro paraste, poco aggettanti, con capitello ionico.

L’edificio centrale suddetto è diviso in un doppio ordine con sottotetto; entro il timpano triangolare vi è lo stemma della famiglia “Rubini” a forma di aquila con scudo al centro; si aprono in facciata sette finestre per ogni piano: quelle del piano inferiore sono più strette e di forma rettangolare – l’apertura centrale corrisponde ovviamente al portale d’ingresso sormontato da un ulteriore timpano triangolare – quelle del piano superiore invece hanno una forma perfettamente squadrata. Le statue acroteriali della facciata principale sono quasi del tutto scomparse: sulla facciata posteriore, quasi del tutto simile al fronte che aggetta sulla strada, compaiono invece delle statue allegoriche femminili che non sembrano del tutto pertinenti allo stile della villa e alla sua epoca di costruzione.

Rispetto alla facciata principale, le ali laterali sono più basse e prive di decorazioni significative: entrando nella tenuta si possono ancora ammirare dei portici colonnati.

3. Ottavio Bertotti Scamozzi (attr.), Villa Rubini, facciata posteriore
4. Il Cardinale Giambattista Rubini, in una incisione degli inzi del XIX sec.

Merita un cenno la storia della famiglia Rubini, la quale era di nobile lignaggio, inserita qual era nel patriziato veneto ma discendente da un antico ceppo di origine bergamasca. I Rubini si sono dedicati da sempre alla mercatura, accumulando un ingente impero economico; nel Settecento una diramazione della famiglia fondò uno stabilimento per la filatura e la tessitura della seta.

Tra i membri illustri della famiglia Rubini ricordiamo il cardinale Giambattista Rubini (1642-1707), che fu eletto vescovo di Vicenza nel 1684 (fig.4). Villa Rubini, ora di proprietà dell’IPAB, è frutto di un lascito testamentario da parte della contessa Lucietta, moglie di Pompeo Rubini, dal quale non ebbe figli. Purtroppo, la villa e le sue immediate pertinenze versano in uno stato di deplorevole decadimento.

Francesco CARACCIOLO  Vicenza 30 Agosto 2026